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Keep the news in the Wayback Machine. Sign Fight for the Future's letter.

Full text of "Raccolta di viaggi dalla scoperta del nuovo continente fino a' di nostri"

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KBD 



RACCOLTA DI Yllliiiil 



XIII. 



RACCOLTA 



DI VIAGGI 

DAXXA SCOmTA 

IIEL MOVO COMIXEXTE 

FllfO A*Dl' IVOSTRI 

DA F.C. MARMOCCHI 

Tom. XIII. 




PkATO 



VIAGGI 



I IS ASIA 



Tom. .*). 






••• *• • 



— 1 



VIAGGIO 

IN SIRIA E IN PALESTINA 



DI 



<&2<i>TiLSt^2 iaa>;jKitst3i>sir 



▼•lame Vale* 



»ftAVO 

TIHOCKAFIA CIACHETTl 
1844. 



A 



ffraDullore; C*.. C.^nlilt 



PROEMIO 



Yi 



isitalo ch'io mVbbi la Grecia e T Egit- 
to le due SI famose e si interessanti regioni , 
culla e patria delle arti e delle scienze , co- 
me de savi ordinamenti che fruttarono bene- 
fici oggimai patrimonio comune ad ogni ci- 
vile nazione, mi prese vaghezza di ugualmen- 
te conoscere la terra d' Israello , V unico pae- 
se del mondo dove il culto del vero Dio siasi 
mantenuto pressoché tre mila anni : la Terra 
Santa, in una parola, dove nacque la reli- 
gione che purissima, come insegnolla il Divi- 
no Maestro e colla parola sua , e coli' organo 



XI T. 



degli Apostoli neir Evangelo^ è si acconcia a 
diffondere l'universale felicità, non che a mi- 
gliorare e a perfezionare la condizione e la 
natura dell'uonfìo. La Terra Santa ebbe in di- 
verse epoche diversi nomi, che ricevette o 
dai popoli che l' abitarono , o dagli avveni- 
menti straordinari che formano la sua storia. 
Nella scrittura è particolarmente chiamata. 

I ^ Terra di Canaan^ dal nome di Canaan 
il minor dei figliuoli di Ham e il nipote di 
Noè , che vi fermò la sua stanza dopo la ca- 
duta di Babelle , e poi la divise ai dodici nati 
da lui , i quali furon lo stipite di altrettante 
numerose tribù , onde in seguilo derivò una 
distinta nazione. 

2." Terra d'Israello (1) perchè gl'Israe- 
liti , posterità di Giacobbe , vennero a sog 
giornarvi. 

oJ" Terra di Jeho^a , cioè Terra del Si 
gnore 



(1) I Giudei andramente dimisero il mondo in due parli, la Terra r/i 
itraello e !a Terra fuor fV israello , cioè i paesi abitali dai popoli idolatri 
o gentili. 



o» 11 8^ 

k."^ Terra Promessa^ perchè Iddio avea 
promesso ad Abramo che i discendenti suoi 
r avrebbero posseduta. E perchè erano Ebrei, 
così il paese eh' essi abitarono fu chiamato 
Terra degli Ebrei. (1) 

5/ Terra Santa ^ nome che le danno oggi 
i Cristiani , perchè quella che Dio prescelse a 
seggio immediato del culto suo , che venne 
santificala dalla presenza , dalle opere, dalle 
predicazioni e dai patimenti di Gesù Cristo , 
e che fu la patria dei Patriarchi , dei Profeti 
e degli Apostoli. 

6.® Terra di Giudea. Intesero sotto questa 
denominazione la parte di territorio eh' era 
toccata alla tribù di Giuda. Ma sembra, che 
più lardi , quando ebbe questa tribù superato 
le altre in potenza tutto il regno d'Israello 
prendesse il nome di Giuda o Giudea. Dopo 
la separazione delle dodici tribù, le provincie 



(I) Chìamavansi cos) da Abramo denoinioato l'Ebreo, che traversò 
r Eurrate per veuire nella Terra di Canaan. Dopo che uscirono dall* Egitto 
fnron detti generalmente Israeliti, e tornati dal ser\ aggio di Babilonia 
acquistarono il nome di Giudei, dalla tribù di Giuda, che delle dodici, era 
la più ragguardevole. 



»» 12 »« 

abitale dalle tribù dì Giuda e di Beniamino 
formarono uno stato a parte, che si chiamò 
Terra di Giuda o Giudea ^ nome che tutto il 
paese mantenne finché slette il secondo Tem- 
pio , e la dominazione Romana. 

7.® Il nome di Palestina^ che sembra es- 
sere stato quello della Terra Santa al tempo 
di Mosè, l'è provenuto dai Filistinì (Philìsli- 
nis) o Filistei, popolo uscito d' Egitto , che , 
dopo espulsi gli aborigeni , stabili la dimora 
sua sulle rive del Mediterraneo, dove tanto 
consegui di possanza , che diede il suo nome 
a tutto il paese, benché di fatto non ne pos- 
sedesse che una piccola parte. 

Si assegnano diversi limiti alla Terra San- 
ta : ma pare , dopo le carte più recenti e 
più esatte , che avesse di giro quasi dugento 
miglia e di larghezza , verso il mezzo , cir- 
ca ottanta o novanta^ secondo che si al- 
larga o si ristringe più o meno . 

A norma dell'alleanza fatta con Abramo, 
la donazione della Terra Promessa compreii- 
deva in origine tutto il paese eh' é situato dal 



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TERRA PHOMKSSA 



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Il ..)I'S . H Mi 



N'ii, 




n 



fiume delV Egitto sino al gran fiume delV Eu- 
frate. I suoi precisi limili come Dio segnolli a 
Mosè , lì abbiamo indicati nella Genesi (XV, 
18) 9 colla esaltezza dì un testimonio ocula- 
re. Tutta voli a, gl'Israeliti non furono posti 
immediatamente al possesso di questa regio- 
ne : che la promessa del Signore non si tffet- 
tuò che sotto il regno di Salomone. Quando 
gì' Israeliti divennero padroni del paese dì 
Canaan , Giosuè lo rfiVise in dodici parti y che 
le tribù , secondo le famiglie loro trassero a 
sorte. In questa di\isione i discendenti di E- 
fraimo e di Manasse , figli tutti e due di Giu- 
seppe, e che Giacobbe adottò, ricevettero 
ciascuno la sua porzione , come tribù distin- 
te. Il paese posto a settentrione , fu assegnato 
allo tribù , d' Asor, di Neft^li , di Zabulone e 
d'Issachar : il centro a quella d'Efraimo, e alia 
metà di quella di Manasse : il mezzogiorno a 
quelle di Giuda , di Beniamino , di Dan , e dì 
Simeone : e le contrade al di là del Giorda- 
noy sulle quali gF Israeliti avean subito preso 
dominio prima di conquistare tutto il paese 



>a i4 Ko 
di Canaan, vennero date alle Iribù di Ruben, 
di Gad , e all'altra mela di[quella dì Manasse. 
La tribù di Ruben ebbe il mezzogiorno, quel- 
la di Gad il centro , la mezza tribù di Ma- 
nasse i distretti del INord. La tribù di Levi , 
che formava di fatto la decimaterza tribù , 
non possedeva terreni: ma, dopo il coman- 
damento di Dio, si concessero ai Leviti^ 
che intendevano al servigio degli altari , la 
decima e le primizie dei beni dei loro fratelli^ 
colla esenzione da qualunque obbligo civile. 

Il secondo rimarchevole scompartimento 
della Terra Santa , fu quello eseguito da Sa- 
lomone -, il quale fece, dal regno che aveva 
ricevuto da Davidde padre suo , dodici pro- 
vince sottoposte ciascuna ad uno speciale go- 
vernatore. I suoi stati confinavano : a lei?ante y 
coir Eufrate ^ a ponente y dalla parie del Me- 
diterraneo , col paese dei Filistei -, a mezzodì 
coir Egitto. Avea tributari! , per consegueo- 
za, i regni di Siria, di Damasco, di Moab , 
e di Ammone, e cosi parve entrato al domi- 
nio di tutto quanto il paese, ch'esser doveva 



^3 lo s^ 

retaggio ai nepoli di Àbramo, come aveva pro- 
messo I Jdio. Ma ciò non fu che una brillante j 
parentesi neWa pairina storica degl'Israeliti, 
poiché dopo la morte di Salomone , dieci tri- 
bù ribellaroDsi al figlio suo Roboamo e costi | 
tuirono, sotto Geroboamo , uno slato che si i 
denominò Regno d'Israello. Le due tribù di ! 
Giuda e di Beniamino^ rimaste fedeli a Ro- 
boamo , formarono il Regno di Giuda. Questo 
Regno comprendeva tutta la regione meridie- ! 
naie toccata in sorte a queste due tribù ^ come 
ogni brano del territorio di Dan e dì Simeone i 
che stendevasi dentro a quello di Giuda. Gè- ì 
rusalemme^ situata nella tribù di Beniami- 
no', n'era la metropoli^ ossia città regia . ~ 
Il regno d' Israello compone vasi di tulte le 
province del settentrione e del centro^ abi- 
tate dalle altre dieci tribù, e aveva per capi- 
tale Samaria, nella tribù d' Efraìmo . Ma que- 
sta divisione ^ dopo aver durato dugento 
cinquanta quattro anni^ cessò airepoca in cui 
Salmanazar^ re d'Assiria, conquistava Israello. [ 



La Terra Santa passò dalla dominazione 
dei monarchi Assiri e Persi successivamente a 
quella dei Greci e dei Romani. Al tempo di 
Gesù Cristo era compartita in cinque distinte 
province^ cioè la Galilea^ la Samaria^ la Giu- 
dea^ la PereUy e V Idumea. 

La Galilea comprendeva il paese , clic da 
principio abitavano le tribù d'Issachar^ di 
Neftali y d' Aser, e la mezza tribù di Dan. La 
dividevano in Jlla e Bassa Galilea. 

La Samaria si componeva del territorio 
primitivamente occupalo dalle due tribù d' E- 
fraimo e di Manasse^ e ch'era posto di qua 
del Giordano proprio tra la Giudea e la Ga- 
lilea. 

La Giudea comprendeva le terre già ap- 
partenenti alle tribù di Giuda ^ di Beniami- 
no, di Simeone e all'altra metà di quella di Dan 
ed aveva presso a poco la stessa estensione 
dell' antico regno di Giuda. 

La Perea componevasi de' sei cantoni di 
Abilene , di Traconite , d' Jturea , di Golo- 
nite, e di Perea propriamente detta. Alcuni 



geografi vi aggiungano un quinto cantone^ 
quello delia Decapolì * 

L' Idumea fu incorporata alla Palestina 
sotto i Romani^ e comprendeva il lato più 
meridionale della Giudea^ e una porzione 
dell' Arabia . 

Sotto i Romani^ la Palestina era una di- 
pendenza del governo di Siria^ e f u ^ sul 
cominciare del secolo decinioquinto ^ divisa 
in tre provincie ^ cioè . 

1.® Palestina Prima ^ la quale compren- 
deva gli antichi regni di Giuda e di Sa- 
maria . 

2.^ Palestina Secunda^ che racchiudeva gli 
antichi distretti di Galilea e di Traconite. 

7).'' Palestina Teitia^ o Salutar is^ che si 
componeva delle antica Peren ed Idumea. 

Nelli dinsioni moderne y di questa parte 
dell'impero Ottomano^ la Palestina, non fe- 
ce mai uno slato da se : ma fu sempre in- 
corporata al paese di Sciam (cioè di sini- 
stray relativamente alla Mecca ^ guardando 
F oriente ) detto altrimenti Siria . Questa 



XM. 



-« 18 »o 

ultima provincia andò sin oggi divisa in pa- 
scialicati ^ o governi y che sono quelli di 
Acri^ di Tripoli^ d'Aleppo e di Damasco. 
Ma perchè la loro estensione aumentava^ 
e diminuiva secondo che avevano più o me- 
no potenza i pascià che la governavano y 
così non mai i confini furono con precisio- 
ne fissati . 




Castrilo di Daniala 



PARTE PRIMA 



PALESTINA 



TERBA SANTA 




j^f^-JX 



Tomba di Lataro 



CAPITOLO PRIMO 



Partenza da Damiata— Foce del Nilo — Passa^:gio del Bo[!az— In miP 

— Il nostro va:c.dlo — Pcss^rgieri a bordo — Vista delle ceste di Sina — 
laffe— l5bnè--Ekron— Ashdod — Ascalora — Gaza — Si Arisch — Par- 
tenza [>er la Sania Cllà — Garavarid di pelltjvrim — PiaLura a; Siiar;:, 

— Ramìa — Oppine — Rcvma nei contorni — Viaggio nouurnc a Gi- 
ru.'alemme— Accidente— Fermata a un posto militare — Se^.iiita la via •!] 
Grrusaiemme — Kanet el Aaneb — Abcu Ghosh — Vaile ii Terebinio 

— V.e^nanic di Ger:!c'itmme — Primo aspetto delia Cilià Santa— Ar- 
ri v: a G- ròsa lemme . 



Damiata , 8 Agosto 4850, 




ri DOD son rare le ocrasìoni per le 
grilla (Iella costa di Siria ; ma essendo 
Aotico «epoicrdo Frmcio. dlfficilissimo tFovarle comodc e ve- 
ramente sicure, ci decidemmo di comune consiglio a profit- 
tare del primo mezzo di trasporto che ci si presentasse, per 
mandar finalmente ad effetto il nostro antico proponimento 
e visitare al più presto la Terra Santa. 



ii ROBINSON 

Sorgeva sulle àncore presso la riva ona navicella della 
capacità di circa 50 tonnellate , senza ponte e carica di riso, 
la quale attendeva propizio il vento per salpare , e spiegar 
ie vele alla volta della Palestina. Risolvemmo imbarcarci 
sovr'essa. Pattuimmo col padrone il prezzo del trasporto 
delle nòstre persone e dei nostri effetti, e fummo subito 
d'accordo per la semplice e chiara ragione, che la somma di 
10 piastre per noi profferlagli dovea reputarsi da lui come 
un vero benefizio piovuto dal cielo; se non che, avendo 
Beirout per metà del suo viaggio, la lunghissima girata che 
poi far dovette permetterci a Jaffa gli cagionò notabile per- 
ditempo. 

Imbarcati gli equipaggi e preso congedo dal nostro egre, 
gio ospite signor Darmandy, console di Francia aDamìata, 
ci recammo verso mezzodì a bordo, e senza metter tempo 
in mezzo facemmo vela. Parecchi schiavi Arabi, che erano 
sul liio, com'ebber veduto il nostro naviglio sciogliersi dal- 
la riva, ci guardarono con occhio invidioso, che pareva si- 
i;nifìcare il desiderio d'involarsi alla soggezione del viceré 
deir Egitto : ma la vigilanza con che i doganieri spiano ge- 
losi ogni lor movimento, non ci permise di assecondarne le 
brame. — Passa orna tutta la notte cinturati air imbacca - 
tura del fiume. 

9 Agosto. Questa mattina, il piloto del Boghaz , giudican- 
do il momento propizio, venne per tempissimo a bordo onde 
trarre il bastimento fuor della sbarra. Per misura di precau* 
zione cominciò dal far trasportare in tanti battelli una parte 
del carico, che poi in alto mare doveva essere riposta nel 
luogo primiero. Eseguita questa operazione ci mettemmo ai 
argo. Per buona sorte non alitava che un leggiero venticello, 
ed il mare era si fermo, che potemmo facilmente discer* 
nere i banchi di sabbia per mezzo i quali facea d'uopo 



i . 



VIAGGIO '^ 

traghettarp.Niiliaincno il vascello urlò più volle, con grande 
rincrescimento del capitano, che lo significava con indecenli 
parole in quel suo linguaggio, il quale si presta meraviglio- 
samente air espressione delP ira. Finalmente, sormontati gli 
ostacoli, eccoci fuor dello stretto senza disgrazia. Presto il 
carico Tu rimesso e ordinalo di nuovo al suo posto , e quin- 
di spiegammo tutte le vele al vento . 

Allora ciascun di noi cercò accomodarsi alla meglio fra 
quel grandissimo ingombro del bastimento. I passeggieri e- 
rano : il signor Cadalvene, un Italiano , e molli schiavi di 
ambedue i sessi destinati pelle case che lady Ester Slhano- 
pe possiede nei dintorni di Tsaida. Quanto al signore di 
Breuvery egli aveva preso la ìia dì terra che dal Cairo gui- 
da a Gerusalemme. Gli schiavi viaggiavano sotto la scorta 
di un vecchio e rispettabile Turco, ch'era da parecchi anni 
al servizio della Sthanope. Nel bastimento nostro non vi 
avevano camerini, benché si pagasse come se vi fossero sta- 
si: ma sovrapponendo P una sulle altre parecchie sacca di 
riso, elevammo una specie di barriera Tra noi e ì nostri 
compagni di viaggio , Arabi ed Abissini coi quali non era 
troppo piacevole trovarsi a contatto: benché questi popoli 
sieno per natura dolci e innocenti , come potemmo farne in 
qualunque caso esperienza, pure non sempre i loro costumi 
si accordano colle abitudini nostre di civiltà e di nettezza- 
Una stuoia distesa sopra le sacca di riso e di caffé ci faceva 
da tappeto, e nna vela aperta sul nostro capo ci difendeva 
dalla sferza del sole. Il capitano, tenendo da noa mano la pi- 
pa e dair altra H limone, sedea colle gambe Incorcicchiate 
alla poppa del bastimento, in mezzo al musulmano equi- 
paggio. Noi aveaoio viaggiato abbastanza in Oriente per 
conoscere, che, nella nostra qualità di Europei, bisognava 
provvedessimo, benché a ciò non tenuti, al vitto per noi 



U ROBinSOIf 

stessi e pei nostri compagni di viaggio : quindi, ali* ora di 
pranzo facemmo aumentar il riso condito col burro e col 
grasso, che in tali occasioni usa somministrarsi. Il capitano, 
e il Turco del quale ho fatto parola , coilocaronsi al desco 
d* appresso a noi ; e finito il nostro desinare, passanuno la 
vivanda prima alla ciurma e poscia agli schiavi. Il vento 
durò favorevole gran parte del giorno, di maniera che po- 
temmo fare lungo cammino ; ma a misura che il sole de- 
chinava all'orizzonte diminuiva, e sulla sera tacque perfet- 
tamente. Passammo la notte chi in ciance, chi in racconti , 
e chi finalmente nella contemplazione della volta stellala. 

1 Agosto. È nota la noia profonda che accompagna ge- 
neralmente i viaggiatori nelle traversate di mare: ma questa 
volta lì assalse in si dispiacevole guisa , che non mai avea- 
mo provato altrettanto. Il nostro Vascello non avea ponte , 
talché era cosa impossibile uscire dal posto che avevamo 
dapprima scelto, e che per la gran moltitudine dei passeg* 
geri erari divenuto soprammodo angusto e ristretto. Rima- 
sti immobili totalmente sul mare, fummo molto tormen- 
tati dal caldo, non mai temperato dal soflio del vento. Fi- 
nalmente verso sera vedemmo leggermente incresparsi la 
superficie delPonde a ponente; lo che ci annunziava il ri- 
torno prossimo del vento propizio. 

il Agosto. Stamane, sul far del giorno, cominciammo a 
scoprir terra : ma invece di avere in vista il porto verso cui 
eramo diretti i comuni desiderii, contro la nostra aspetta- 
zione ci accorgemmo aver veleggiato alla volta del mon- 
te Carmelo. Il capitano, a cui facemmo i più acerbi rimpro- 
veri per essersi troppo rimosso dal retto cammino massime 
quando il vento spirava propizio ; ingenuamente rispose, che 
liersuaso essere il tempo cosa di poco momento per noi, in 
comparazione della personal sicurezza, aveva studiatamente 



▼ I AGGIO •:, 

eriuio le basse piaggie d^Egillo prererendo di navigare alla 
volla della teslè nomioata montagna, che infatti è il punto 
più alto delle coste di Siria. Ma perchè sbadati, non ponem- 
mo attenzione al corso del legno, e perchè di nautici ordi- 
gni Dienf altro noi avevamo che la bussola , fummo ob- 
bligati di sapergli grado come ad uom prudente. Ricono- 
sciuta in seguito la nostra posizione, demmo di piglio al ti • 
mone, e ordinammo al capitano di navigare verso mezzo- 
giorno lungo la costa: a tre ore dì sera eravamo dinanzi a 
Jaffa. 

Ad un nostro segnale, parti immantinenti dal porto un 
battello , per prenderci e portarci in terra. Avute dai bar- 
caioli le necessarie informazioni sullo stato sanitario della 
città, ponemmo entro il fragile palischermo le nostre baga- 
glie, eci abbandonammo in balia di quelle genti, non senza 
però un certo sospetto, cagionatoci dal vederle proprio di- 
sadatte al mestiere del marinaro. Intanto la navicella che ci 
avea condotti d'Egitto, prosegui il suo cammino per alla 
volta di Beiront. NelP approdare alla spiaggia passammo ra- 
sente a un brick austriaco , eh* era ancorato nella rada , e 
avea trasportato da Costantinopoli un carico di mercanzia 
vivente, cioè pellegrini Greci, Armeni e Rossi, incamminati 
per Gerusalemme. In questo luogo V ancoraggio é mal sicu- 
ro , perchè troppo vicino ad una scogliera posta al cospetto 
della città (1); e però i bastimenti, anzi che starsi quivi legati 
alle gomene, nei tempi procellosi riduconsi in allo mare. Nel 
recarci al luogo fissato pel nostro sbarco, passammo per do- 
ve sembrava fosse T antico porto. Comecché in antico avesse 



(1) Allorché r imperatore Vespasiano diede raualtu alla città , gli abitan- 
ti, ch'erano tutti pirati, fuggirono sopra i loro vascelli: ma sorpresi da una 
burrasca, perirono fra questi sco«(ll. 



XIII. 



•Mi ROBINSON 

una grande capacità, non può oggi ricevere che piccole bar- 
che : e se ne vedevano infatti qua e là parecchie. A giudica, 
re dal numero grandissimo degli oziosi accorsi alla spiaggia 
per vedere sbarcare i Milordoi (i), farri vo nostro aveva ca- 
gionato nella città qualche senso ; ma seda un lato eravamo 
obbictto della curiosità orientale, in compenso vedemmo tra 
la moltitudine, che facevaci pressa attorno, assai cose da in- 
teressare la nostra. Erano tra la folla alcuni individui con 
vestilo mezzo orientale e mezzo europeo , ai quali pareva 
che gli altri mostrassero una specie d' ossequio : il loro co- 
stume somigliava in complesso a quello dei mercadanli Le- 
vantini; una lunga toga di cotone o di ^eta, fatta di stoffa 
a strisele chiamata kombar^ calzoni larghissimi (scerwal ), e 
sul capo, invece di turbante, un cappello appuntato all'uso 
di Francia e di Spagna ! Dimandai che rango avessero quei 
personaggi , e mi fu risposto eh' erano i consoli rappresen- 
I tanti delle potenze europee : la qual cosa era infatti verissi- 
ma: giacché posto ch'avemmo il pie sulla spiaggia, ci fu 
mestieri rendere ad essi stretto conto delle nostre persone. 
Dichiarata la mia nazione, fui invitato a portarmi dal con- 
sole Inglese, un cerio signore Damiani, d'origine Levantino; 
quindi lasciai mio malgrado gli amici, che trassero ciascuno 
ai suo agente. Ebbi caro però di conoscere uo uomo di 
tanto garbo: soprammodo gentile, volle condurmi in sua ca- 
sa, che sorgeva, mi narrò per parentesi, nel luogo istesso 
ove fu già tempo quella di Simeone il Cuoiaio, nella quale 
albergò san Pietro. Pel sito non eravi da ridire , giacché 
siede va stdla piaggia del mare; e poi non mi sentiva dispo- 
sto a ribattere, appena giunto, le tradizioni di un paese, ove 



(I) Nome che in generale dasst in Oriente ai viaggiatori Europei. 



VIAGGIO 3" 

tulle le cose devono il loro interesse a qualche antica me. 
moria. Mi abbandonai, trovatomi solo, ai pensieri che in 
folla destavami nella mente il mio nuovo stato. La vista di 
Terra Santa contentava il ferventissimo dermici desideri, 
che entrommi nel cuore da giovinetto, e che soddisfare io 
credeva impossibile cosa : ed oggi ancora sebbene ne calchi 
il venerabile suolo , ciò che vedo e sento, non mi par vero. 
i^ Agosto. ì^ dimane, accompagnato dal cortese mio 
ospite, visitai Jafia e le sue fortificazioni. Io vorrei proprio 
chiamarla la città delle Scale^ giacché fu mestieri, per V ine- 
guaglianza del terreno, sul quale siede , ridurre una gran 
parte delle sue vie alla forma di scala. Fabbricata sopra una 
eminenza di figura conica, domina il mare; e dalla parte di 
terra ha un recinto di mura alla moresca, fiancheggiato a 
distanze ineguali da parecchi bastioni. Le case murate con 
pietrami, si innalzano a grado a grado dalla ripa in terraz- 
ze, e a chi giunge dal mare presentano una veduta bizzarra 
e ad un tempo piacevole, massime a viaggiatori noiali, come 
noi eravamo, dal monotono aspetto che offrono i villaggi di 
fango del Basso-Egitto (i). Ma quella grata impressione ve- 
niva subitamente distrutta dalla mancanza d'ogni verdura: 
eccettuati ì contorni^ che più sono prossimi alla città, dove 
alcune palme, simbolo e in qualche maniera vessillo della 
Palestina (2),sollevansi maestose, la costa non è che una lun- 
ga fila di monticellidi sabbia paurosi per nudità ed aridezza. 



'1) Perocché la terra, di cai entrate in posaeMO, non è come la terra 
d* Egitto: ma é una terra di montagne e di >a!!i. (Deuteronomio, X],10,11.) 

{•£) Parecchie medaglie romane, confate In occasione della conquista di 
Palestina, rappresentano una palma Nel maggior numero è da una parte 
il ritratto di Vespasiano, e dall* altra la figura deli' imperatore, che sta In 
pie palleggiando l' asta colla man destra, al cos|)ctto di una donna pian- 
gente a^sìsa air ombra di un palmizio. 



t% ROBINSON 

La popolazione ordinaria di Jaffa non passa le quattro mila 
anime ; un quarto di essa è cristiana. Non potrebtiìe chiamar- 
si questa città una piazza di commercio, perchè vi si trat- 
tano pochi negozii: ogni suo traffico sta nella vendita degli 
oggetti più necessari ai pellegrini, che vanno a Gerusalem- 
me o che ne ritornano, essendo essa in cerio modo il porto 
(Iella città santa. 

Jaffa, oppure Yaffa,come gP indigeni soglion chiamarla, 
non è altro che V antica Joppe di cui tante volte si fa men- 
zione nella Scrittura. Al suo posto approdarono sopra zat- 
tere i cedri del Libano pel tempio di Salomone ; il profeta 
Giona quivi imbarcossi per Tarshish; quivi San Pietro re- 
suscitava Tabita ; quivi Simeone il Cuoiaio ebbe la sua di- 
mora; e quivi Noè, dicono le tradizioni, costrusse V arca. An- 
ilromeda in questo luogo, secondo la favola, fu incatenata al- 
lo scoglio, e Perseo deterse il sangue delle ferite, che riportò 
combattendo i Centauri. Finalmente fu in questo luogo, che 
Giuda Maccabeo bruciò la flotta deiSirii. 

Jaffa ai dì nostri acquistossi una trista celebrità , per due 
atti inumani , che, malgrado gli sforzi tentati per attenuar- 
ne r efferata barbarie, deturpano la memoria di Napoleo- 
ne. Lo spedale, ove a molti de' suoi soldati infermi di pe- 
ste, fece dare il veleno, perchè non cadessero nelle mani 
dei Turchi, è oggi un convento di frati Armeni; e il luogo 
che fu teatro air eccidio de' suoi prigionieri, si mostra sul- 
la spiaggia del mare, distante circa un* ora di cammino dal- 
la città , a mezzogiorno. Il paese, eh' è situato tra Jaffa e 
Gaza , air ovest delle montagne della Giudea, e che nomasi 
pianura del Mediterraneo^ costituiva V impero dei Filistei , 
e racchiudeva le cinque città di Gaza,d' Ascalona, d' Azoto, 
di Gath e di Ekron. Questo territorio chiamasi ancora Fa- 
lastin , e può considerarsi, come la Palestina propriamente 



VIAGGIO »l 

detta. Seguendo la via che procede verso il mezzogiorno 
lango la costa, si trovano, tra Jaffa e El-Arich, frontiera 
naturale della Palestina da questo lato, molte città che nel- 
la storia de' Filislei sou famose , e che tutte non solo de- 
caddero dair antica potenza e dall' antico splendore, ma le 
più non offrono che un cumulo di ruine : ne ragionerò 
tenendo V ordine con che si presentano sulla carta. 

Lungi un'ora da Jaffa si incontra Yabnè, l' antica Jabuen 
o Jamnia, tuttavìa ragguardevole borgo; e più lungi dodi- 
ci miglia, Edzoud, delta Azoto dai Greci e dai Romani, ed 
Asbdod nella Scrittura La strada che vi conduce , attra- 
versa un paese ineguale quindi e quindi seminato di grano 
e di cardi, e la città mostrasi l>ella e ridente fra le pasture, 
che le verdeggiano intorno ubertose. Era già uno de' go- 
verni satrapici de' Filistei , che tolta 1' arca santa agl'Israe- 
liti , la trasportarono in Asbdod , e la deposero nel delubro 
del loro nume Dagone. Non vi si trovano punte rui- 
ne. Lasciar. do Ashdod, si passa Tukair , smantellato 
villaggio posto sulla vetta di una collina , il quale 
ai viaggiatori viene indicato come il luogo, dove sor- 
geva Ekron , città un giorno ricca e possente. Ma il pro- 
feta lo aveva detto Ekron torà divelia dai fondamenti. 
E si risolve in tal guisa la discrepanza delle opinioni sul 
vero sito di questa città, che ha quasi perduto anche il no- 
me. Su ponte di macigni si varca in seguito un fiume; e do- 
po uu' ora e mezzo circa di viaggio, percorrendo la via di 
Gaza vicino al mare, s^ incontran gli avanzi della città 
d' Ascalona , già sede orgogliosa pur essa dei satrapi Fi- 
listei ; ed oggi un solo abitante più non ricovera fra le sue 
mura ! Cosi verificavasi appunto quello che intorno a lei 
profetò Zaccaria. Non iorà più abilatal Di Ascalona si 
impossessarono facilmente i Crociali , che vollero tosto 



À» ROBINSON 

rislaurarne le rorlificaziooi; ma fu più tardi ripresa da Sa- 
tadioo, che tutte abbate va le opere dei. Cristiani. Distante un 
giorno e mezzo di cammino da Jaffa è Gaza, che occupa la 
sommità di un poggetto tre miglia in circa lungi dal mare. 
Questo poggetto, che ha di circuito presso a poco due mi - 
glia , sembra essere slato dentro il recinto delle vecchie 
mura tutto compreso: anzi, prima che si mutasse la tattica 
militare, fu certo una buona fortezza. Oggetti di antichità 
rimarchevoli non vi hanno. Solo in parecchi luoghi delia 
ciltà si ritrovano colonne infrante di marmo bigio, sparse 
qua e là per terra. La sua popolazione di circa due o tre 
mila anime è un miscuglio di Arabi e di Musulmani. Gaza , 
vedova de^ suoi re e spoglia de' suoi baluardi , è oggimai 
governata da un agà turco (i). Le caravane vi fanno le 
provvisioni pel tempo che impiegano a traversare il deser- 
to dì Suez. Valicando il Wady- Gaza, trovasi air est, do- 
po un* ora di cammino, il villaggio di Deir, e più oltre sei 
miglia quello di Kan-Jounes ( Jenysus) , situato sopra un 
altura al settentrione della vallata : egli è i' ultimo borgo 
che paga tributo al bascià deir Egitto. Quinci due ore 
vien Rafa , che una volta chìamavasi Rafia . Il sito di 
Galh, la città più meridionale de' Filistei, come Ekron 
ne era la più settentrionale, è tuttavia sconosciuto. Dieci 
ore di viaggio per una regione, dove la sabbia e la vegeta- 
zione si disputano continuamente V impero , conducono ad 
El-Arish, che vuoisi essere la vetusta Rinoculo , edificata 
sopra uno scoglio non molto eccelso circondato di mobili 
arene. La sua rocca assai forte , col villaggio che dalia par- 
te orientale sembra come sospeso, offre, dicono, una impo- 



( 1 ; Gaza r.*rà Uìna rè ( /accaria, ÌTLy 5.) Gazza strappasi il crine, 
(Gcffirij» X ) 



VIAGGIO "»» 

nenie veduta. Cessa, di qui partendo, ogni sorla di vegeta- 
zione, inaridisce ogni fontana, e più non trovasi clie acqua 
leggermente salmastra. El-Arish da questa parte del deserto^ 
è r ultima città della Siria, ed è soi^gella al bascià delfEgilto. 

Jaffa 42 ^j^o^^o-Nella sera di questo giorno ci mettem- 
mo in cammino per Gerusalemme, pel fresco. La nostra ca- 
ravana si componeva dei miei primi compagni di viaggio e 
di una turba di pellegrini, uomini e donne, d' ogni naiiooe 
e d'ogni credenza , che avean dimandato di unirsi a noi 
col prelesto, cbe bisognava prestarsi mutuamente contro 
gli Arabi, cbe infestavan le strade, ajuto e difesa. Avean 
costoro diverse cavalcature : i più ricebi, che parlando ge- 
neralmente eran Turchi montavano destrieri magnificamen- 
te bardati. Venivano dopo Armeni, Greci, Russi ed Ebrei , 
altri in groppa di muli , ed altri sugli asini. I fanciulli erano 
alla rinfusa ammucchiati entro panieri di vinco sospesi ai 
fianchi dei cammelli : colla faccia velata procedevan le don- 
ne; avean però ben tagliato lo scilinguagnolo, e da alcune 
parole che intesi fra quel loro perpetuo cicalio, potei giudi- 
care che esercitavano molta influenza sulla vita sociale, beo 
lontane dair essere cosi passive, come si crede in Europa. 

La strada che dappoi seguitammo, passò buona pezza 
fra giardini ricinti con siepi di fichi d' India, che sono vera- 
mente impenetrabili; talché porto opinione, che sia più fa- 
cile abbattere un muro di pietra, che farsi un valico attra- 
verso di tali siepaglie. Queste piante efano allora coperte 
di frutti maturi: i miei compagni ne presero senza difficoltà 
una satolla ; ma io li trovai più che altro insipidi al gusto. 
Entro i giardini osservai melagrani, fichi ed aranci', e tramez- 
zo alla verdura vidi di tanto in tanto piccole torri, dove sì 
riparan V eslate ì mercadanti di Jaffa. Questa pianura , che 
dalla Bibbia tanto vien decantata, a cagione della sua fer- 



-j ROBINSON 

tililàe de suoi fiori, che spontaneamente produce bellissi- 
mi, si estende lunghesso la costa da mezzogiorno a setten- 
trione per quanto è paese tra Jaffa e il monte Carmelo : a 
levante conflna colle montagne della Giudea e di Samaria. 
Il suolo è cosparso di finissima arena, la quale ha , benché 
mista alla ghiaia, un' ubertà prodigiosa : ma di abitanti, e 
più di coltivazioni , v' ò gran penuria. Appaiono d* ogni 
parte, quanto e lunga la strada, borghi e villaggi deserti e 
rovinosi, io maniera che a vederli rattristasi il viaggiatore: 
giacché non riconesce la causa che riduce allo stremo di 
tutto un paese già tempo si copioso di beni e si popolato. E 
se attribuisce una condizione cosi miseranda al mal gover- 
no de'suoi dominatori , ei forse, dopo un esame più atten- 
to^ dimanderà a se medesimo: // tremendo giudizio^ eh§ Iddio 
fulminava contro questo paese^ non sarMe dunque adempi-- 
to f Dovranno adunque riguardarsi gli attuali suoi re eo^ 
me strumenti visibili della celeste riprovazione? n Gli stranieri 
» divorano sotto ai vostri occhi il vostro paese. Egli é di- 
» sertato come una terra che han messo a ruba i nemici. » 
Questo disse Isaia profeta. 

In tre ore di viaggio si giunse a Ramla : quivi lasciata la 
caravana , ci recammo difilati air ospizio • Questo conven- 
to appartiene ai padri Francescani di Gerusalemme , e fu 
edificato , perchè offrisse un asilo ai pellegrini che vanno 
alla santa città, o ne tornano. È situato quasi air ingresso 
delia borgata : alte muraglie , che il chiudono tutto air in- 
torno, gli fanno schermo e difesa ; né si entra, che da una 
porilcciuola bassa ed angusta, per impedire agli Arabi di 
passarvi senza discendere da cavallo. Dimandammo d* es 
sere ammessi , ma s'aspettò lungo tempo innanzi d' aver la 
risposta. I frati, cioè, un superiore, due religiosi, ed un lai- 
co, dei quali si componeva, come iu seguito abbiam saputo. 



VIAGGIO '^ 

quel moDastero, o eraoo addormeolati o facevan le viste di 
non udire. Finalmente, quando avevam risoluto di sdraiar- 
ci per terra e cosi passare la notte ecco il padre guardiano 
che affacciosi al parapetto della terrazza mostrò eviden- 
temente di non gradire una visita in ora si tarda e im- 
propria. Nulla meno, alle istanze che molte si porsero e 
fervorose, ci aprirono Tuscio, e e' introdussero nel refetto- 
rio, dove ci venne dato un breve rinfresco. Intanto il guar- 
diano, che alla fl«onomia e alle maniere giudicava esser noi 
persone da riconoscere liberalmente V accordatoci ospizio, 
lasciò andar la freddezza , e la nostra conversazione si fece 
tosto più animata e più viva. Avendo io poco innanzi per- 
corsa la Spagna, potei dargli notizie recenti del suo paese 
nativo; e il buon vecchio, in ricambio, intrattenucmi sul- 
le cose , che doveva osservare nella sua patria adottiva . 

Dopo cena ciascun di noi fu condotto alla cella, che gli 
era assegnata. Benché riflnito della fatica , non potei chiu- 
der occhio: era tormentato dal caldo, proprio soffocante, e 
per giunta da un nuvolo di zanzare. Presi adunque il par- 
filo, lasciando il letto, di passeggiare su e giù pei chiostri 
del monastero le poche ore , che rimanevano della notte. 
Questi chiostri mettevano in un giardino, la coltura del 
quale è V unica distrazione che abbiano ai mondo i pii ce- 
nobiti: le bianche muraglie sono coperte di massime e di 
sentenze, che vi scrissero i pellegrini giunti prima di noi 
in quei luoghi; e alcune sone dettate col buono spirito dei 
secoli primi, si che toccano il cuore ed aggiungono nuovo 
incanto ad un viaggio , che offre da se il più vivo e pos- 
sente interesse. — Dimani raggiungeremo la meta de' no- 
stri desideri . 

13 Agoiio. Rama, o Ramla, come la chiamano i paesa- 
ni, è situata in una ubertosa pianura, che apparteneva alla 



XIII 



^^ ROBINSON 

tribù d' Efraimo. Si crede esser questa la celebre Arima- 
lea, ove diomrava quel Giuseppe, che otlenae da Pilato il 
corpo di nostro Signore Gesù, lo staccò dalla croci io 
rinvolse in un lenzuolo (1 ), e lo mise nel sepolcro nuovo^ che 
s' era fatto. I frati del luogo hanno per tradizione , che la 
cappella del loro convento occupi il posto dove già era la 
casa abitala da queir uomo pio. Rama non offre antichità 
d' importanza: ma poco lontano dalla città, al nord-est , ve* 
desi eccelsa torre o mìtiarelto^ che si chiama la torre dei 
Quaranta Martiri; giacché fece parte , già tempo , di una 
chiesa dedicata ai quaranta giusti , che, irremovibili nella 
fede, furono trucidati a Sebaste in Armenia. Vi si ascende 
per una scala di pietra, che ha cento venti cinque gradini, 
e scopresi di lassù tutto il piano di Sharon , che conGna 
air est colle montagne poste intorno a Gerusalemme , e 
all'ovest col Mediterraneo o Gran Mare; al nord e al sud 
tutto è aperto. La chiesa fu convertita più tardi in moschea 
da Saffr-ed-din sultano d' Egitto ; e oggi più non presenta 
che una bella mina. Non lungi di là si trovan gli avan- 
zi d' una immensa cisterna, la di cui volta, forata perchè 
v' entrasse V acqua piovana, sorreggono archi e pilastri. 
Vogliono i paesani, che Tedificasse la madre di Costantino ; 
ma lo stile della sua archiiellura sembra indicarla un la- 
voro dei Saraceni. Una volta queste ruine eran tutte den- 
tro le mura: la qual cosa prova che Rama, in tempi più 
avventurosi , aver poteva di circonferenza tre e quattro 
miglia. Infatti, per la situazione sua lungo la grande via. 



(1) E quel lenzuolo che gli erangeliitl chiamano Sindone, e che è conc- 
leiuto lotto il nome di 5<inlo S'uiario. 



VIAGGIO ^ 

che da JaOa conduce a Gerusalemme, doveva essere fre- 
quentata, e per la fertilità dei cootornì riuscire della più 
alla importanza . 

La sera , a dieci ore , ci mettemmo in viaggio alla vol- 
ta di Gerusalemme. Nella stagione estiva si cammina d'or- 
dinario la notte per evitare il caldo eccessivo; giacché non 
v*ha sulla strada un villaggio abitato, e a mala pena si trova 
qualche albero grande abbastanza, che garantisca dai co- 
centi raggi del sole. E poi speravamo, partendo a quest" ora , 
di liberarci dalP importuna turba di pellegrini d'ogni colo- 
re, eh' eransi accompagnati con essonoi nell* uscir di Jaffa. 
è verissimo, che non avevamo da lagnarci del fatto loro ; 
ma perchè qualche volta mostravano sentimenti ed affetti 
del tutto contrarli al 6ne, che avevano già esternato del lo- 
ro pellegrinaggio , cosi pensammo che non altro potreb- 
bero che turbare il placido corso delle nostre riflessioni , 
neir avvicinare la Città ddl' anima. La nostra compagnia 
riducevasi adunque alle persone, che la componevano dap* 
prima , cioè: il signore di Gadaivène , io , i nostri servi, e 
due o tre altri indivìdui. 

Dopo aver percorso cinque o sei miglia di una pianura 
fertile si ma incolta, giungemmo alle falde d' una catena di 
monii che dan princìpio al paese descritto con tanta sem- 
plicità nella Scrittura, come t7 paese montuoso ddla Giudea-^ 
Un poco oltre dello smantellato villaggio di Amoas, entram- 
mo in certe gole nomate Bab el-Wady , o Porta della Pia^ 
mira. Avevamo fin qui goduto un bel chiarore di luna; ma 
le montagne cominciarono improvvisamente a. proiettare le 
gigantesche loro ombre, e non si vedea più la strada: talché 
lasciai alla sagacìtà della mula, che mi portava , la cura 
di trovarsi tra quel buio il sentiero, e le abbandonai le bri- 
glie sul collo. 



3C nODINSOX 

Di qui partendo, la via serpeggia tortuosa per circa tre 
ore fra poggi non molto elevati , ma scabri ed a picco , 
che si collegano sopra una base comune. Perchè si andava 
lunghesso la sponda ronchiosa di un torrente allora senza 
acqua, cosi uno de' nostri compagni di vi<iggio ebbe un in- 
contro che potea riuscirgli riineslo. Precedeva egli tutta la 
caravana che seguivalo in fila : ad un tratto la mula da lui 
cavalcata s' arresta ove il passo era più difficoltoso e più 
oscuro: ma stim^)lala dair uomo, e non potendo retrocede* 
re a cagione degli altri viandanti che le venivano dietro? 
balzò fuor di via sopra un masso, e quinci guatava con rac- 
capriccio alcuna cosa che giaceva a' suoi piedi, e dì cui non 
si potè sulle prime ravvisar la natura : ma dopo esame più 
atlenlo, ci venne fatto conoscere eh' era lo scheletro di un 
cammello, forse caduto morto dalla fatica nei caldi eccessivi 
dei giorni passati. I lupi avean già cominciato a farsene 
pasto, e quei laceri avanzi erano pur tanto schifosi , mas- 
sime pei cavalli, che ricalcitravano impauriti , e che non 
passarono che quando, smontali, noi cominciammo a trar- 
neli a mano. 

Alle due del mattino arrivammo <td un pozzo , accanto al 
quale si trovan ruine che sembrano di un quartier militare 
a guardia delle gole ivi posto. In questo luogo ci slam fer- 
mati a prendere un pò* di riposo. 

14 Agosto . Alla punta del giorno uscimmo dal tenebro- 
so burrone, ed eccoci io poco d'ora a un borghetto, chia* 
mato Kariet-et-Aaneb dai nativi del paese, e Geremia dai 
Cristiani ; giacché si crede, che occupi il luogo della vetusta 
Anathoth, ove nacque questo profeta. 

Fu quivi per un momento interrotto il nostro cammino 
da cavalieri Arabi, che ci dimandarono il caffer^ ossia tribu- 
to in denari, a nome del famoso Abon-Ghosb, capo di ima 



VIAGGIO 57 

famiglia che s' è usurpato, come un privilegio ereditario, il 
diritto di multare i viandanti, e ciò in prezzo della vigilan- 
za con che presume difenderli dai ladri, quando però gli 
aggressori dou sieno ì suol slessi scherani. Alla vista del no- 
stro Ormano cessarono dair inchiesta ; ma poi si fecero a re- 
clamare un backshe^sh^ ossia semplice dono, e non credem- 
mo prudenza per questo metterci al nego. Il villaggio di Ge- 
remia siede air ingresso di una gran valle in posizione assai 
forte; e sulla vetta di una montagna che gli sovrasta, s' in- 
nalza r abitazione dal capo arabo, di cui dianzi ho fallo pa- 
rola. Non molto lungi si trovan gli avanzi di un tempio cri- 
«tiano, che forse rimonta ai tempi delle Crociale. Il mona- 
stero di cui faceva parte, e che apparteneva ai Padri dì Ter- 
ra-Santa, rimase disabitato dal memorabile giorno , che i 
religiosi vi furono posti a morte dagli Arabi, avvenimento 
ch'ebbe luogo è già un secolo. 

Continuando la nostra via, e superando parecchi dirupi, 
entrammo in altra vallea, la cui superficie appariva coltiva- 
ta a scaglioni, con sostegni di muri a secco: il torrente che 
la divide si varca sopra un ponte di macigni. Fu in questa 
valle, detta comunemente di Terebinto o di Elah , che il 
garzouello Davidde combattè e vinse il gigante Golia : essa 
è lontana da Gerusalemme tre miglia. 

Più avvicinavasi la Città Santa, più era sassosa la via e 
più scompariva ogni sorta di vegetazione. Non havvi su quel- 
le rupi che uno strato appena di terra, e il poco di verdura, 
che forse vi si mantiene la primavera, tutto e oggi, in au- 
tunno, riarso dal sole. Pare che questi luoghi non sieno fre- 
quentati da essere vivente, e senza esageraziojie può dirsi, 
che non respiravi on uomo, non vi ormeggia un quadrupede 
non vi canta un uccello. Unico indizio, che manifesta la vi- 
cinanza della metropoli della Giudea, sono le prove della 



r>8 ROBINSON 

celeste maledizione che visi ravvisano ad ogni piede sospinto, 
intanto che i suoi antichi abitanti van dispersi in terre Ionia" 
ne. Più volte, camniin facendo, fui per gridare , come lo 
straniero venuto da remoti piusi; perchè il Signore percosse 
cusì questo suolo , e perchè scoppiò Tira sua con tanta vio- 
lenza ? (!j. 

Impaziente d' essere primo a scoprir la Santa Città, pre- 
correva la caravana; e giunto a una foce, tra due montagne 
non molto elevate, che vedevam da gran tempo, improvvi- 
samente si offerse ai miei sguardi una cerchia di mura con 
merli, al di sopra dei quali apparivano alcune cupole e qual- 
che torre. Non dimandai s*era quella Gerusalemme: e quan- 
do pur r avessi desiderato , a chi volgermi colle parole, s€ 
fuori della città non mostravasi persona viva? Sentii nulla* 
meno che quella era la Città Santa: ma fui pur tanto deluso 
nell'idea, che io m*era formato dell'aspetto suo generale, e 
delle sensazioni che mi aspettava provare in veggendo la 
prima volta quella città, che il cielo aveva privilegiata si 
lungo tempo delle sue grazie, e che in epoca più recente e 
memorabile sempre, il Signore prescelse a teatro delle pene 
da lui durate per redimerci. Ma pili assai che la vista della 
città (la quale non si mostrava che in parte a* miei occhi), 
mi cagionava stupore la singolarità della posizione fra le 
montagne, e in un suolo, dove, per quanto stendevasi il guar- 
do, non si discopriva né coltivazione, né acqua, né traccia di 
praticabile strada. E come i miei compagni di viaggio arri- 
vavano sullo spianato ove io era, tosto mostravano anch' essi 
e nel volto e negli atti quella confusione, che suol generare 



(i) . ..perché iraiffredironU leggi, mutarono lo ttatuto, e infrautero U 
palio eterno (Deuterooom io, XXIV.) 



yxAcsicsxo m ^QBmn^i^ 



GKRU$Al.b.>niE DAL ìfO>TR DEGLI OLIVI 



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VIAGGIO 59 

una speranza delusa. Tulli quanti rimanemmo assorti per 
qualche minuto in esiasi contemplativa, e ninno osava co- 
municare al vicino le sue emozioni, o Torse non potea farlo, 
tanto lo sbalordiva quel nuovo slato: poi taciturni si riprese 
il cammino alla volta della città. 

Entrammo per la porta di Jaffa o di Bethlem, che si chia* 
ma ora con l'uno ed ora con T altro nome: poscia volgendo 
subitamente a mancina, giungemmo in pochi minuti al con- 
vento latino di San Salvadore, che è situato in un angolo 
della città fra settentrione e ponente, e sui declivio di una 
collina, che è il monte Gihon secondo le più fondate conget- 
ture. E perchè la nostra caravana era alquanto numerosa , 
fummo alloggiati alla Casa-Nova, specie di succursale che i 
frati fecero ediGcare nella altra parte della via, per albergo 
di viaggiatori, e specialmente delle donne, che potessero vi- 
sitare que* luoghi o per curiosità o per divozione; giacché 
secondo la regola dell' ordine non si concede a queste V ac- 
cesso neir interno del chiostro. Il vasto quartiere, che ci fu 
destinato, queHo era appunto che la defunta regina d' Inghil- 
terra occupò qualche tempo. Quando vi entrammo era affat- 
to di mobili sprovveduto; ma dopo l'arrivo nostro, quattro 
o cinque letti vennero senza indugio messi in assetto, e ci fu 
data una tavola grande abbastanza per servirsene ali* uopo 
e di scrittoio e di mensa. I servi ebbero alloggio nella casa 
vtcina.Trovammo quivi l'amico no^ro signore deBreuvery, 
che ci diede una nuova pur, assai dolorosa, cioè, che l'a- 
mico dei cuore Cornelio Bradford, pochi giorni innanzi a- 
vea finita la vita fra quelle mura. Era console per T Ameri- 
ca a Lione, e lo aveam conosciuto nella escursione da noi 
fatta sul Nilo. Impaziente di ritornare in Europa, intraprese, 
alcune settimane prima di noi, il viaggio dal Cairo a Geru- 
salemme. Quantunque febbricitante , ebbe l'imprudenza di 



M) ROBINSON 

salire sulla terrazza del coDvento per godervi il Tresco della 
sera, e improvvisamente assalilo da violenta infiammazione 
di gola n'ebbe a morire dopo due giorni di malattia. La 
perdita di un' uomo, che avevamo pocanzi visto robusto e 
sano più che altri mai, e che ci fu rapito si crudelmente nel 
fior deir età (contava 21 anni ) suscitò neir animo nostro i più 
mesti pensieri, che appoco appoco portavan ciascuno a gra- 
vi considerazioni sul proprio stato. Recapitolando i peri- 
coli, che di numero tanti avea superati negli altri viaggi, io 
dovetti aprire il cuore a un presentimento, che mostra vami 
nell'avvenire una serie di casi e prosperi e avversi, ma sen- 
za che potessi idearmi la qualità di loro natura, né l'epoca 
del loro avvenimento. 

Eravamo tultavia contristati da una penosa alTlizione, 
quando vennero a dirci, che se volevam presentare gli osse- 
quii nostri ai capi del monastero, potevan come disoccupati 
riceverci in quel momento. Il Padre Guardiano^ al quale si 
conrerivano,col titolo di Reveren lissimo^ onori da vescovo, 
trovavasi fuor del chiostro (a Costantinopoli, io. credo ) per 
affari concernenti l'ordine suo, e veniva rappresentato dal 
padre vicario^ di stirpe Italiano^ dal padre procuratore^ che 
era Spagnuolo, e finalmente dal segretario. Formano questi 
tre dignitari il capitolo che amministra gli stabilimenti reli- 
giosi di Terra Santa, dei quali è capo- luogo Gerusalemme, e 
sono a quel grado elevati dal generale dell'ordine France- 
scano. La comunità e composta ordinariamente di una qua- 
rantina di frati Italiani e Spagnuoli,ed il convento che abita 
è un vasto edificio d' irregolare costruzione, che ha parec- 
chie corti e parecchi giardini, con riciuto di solide niura. 



CAPITOLO SECOiVDO 



GKiBiiemrrift— SubiIimenU della Terra Santa — Raggiugniamo il Breuviry 
— Kcrle di un compagno di Viaggio — Chiesa della Resiirreiione — 11 
!n:Die Caivar.o — Il Santo Sepolcro —Glia alle nve del Giordano e del 
Mar ¥crlc — Strada di Gerco — Bsihania— Tomba di Lizarc — Fon'ana 
^egli Apostv'i— Scena della Parabola del Samaritano canlafvols — Mon- 
tagna della Temanone— Fonia d'Eliseo — Gerico— Scena di notte — Il 
lago Asfaltile o Mar Morte— Il fiume Giordano — Deserti) di Sn^.8di — Ri- 
tDmc a Gerusalemmi . 



GeruMÌemme , 45 Ago.%to . 



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ssendo quel giorno doinenic;^, e di più la festa delPAs-» 
sanzione, nella chiesa del convento Tu celebrata la messa 
con maggiore solennità e con affluenza grandissima di fedeli. 
L'abito musulmano da noi portato, eccitò dapprincipio mol- 
ta sorpresa e forse molto disgusto nei poveri cristiani ivi 
accorsi : ma una impressione tanto sinistra fu loro tolta via 
dall'animo, quando ebber visto, che ci eravamo strettamen- 
te uniformati alla liturgia di quel giorno. 

Dopo mezzogiorno, il dragomanno o V interprete del con. 
vento venne a trovarci da parte del religiosi, e si offerse di 
accompagnarci alla chiesa della Risurrezione delta comune- 
mente il Santo Sepolcro. Di buon grado accettammo V of- 
ferta, tanto più che in quest'ora il pubblico non vi era 



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ii HOBINSON 

ammesso : giacché non è aperta a tulli che in certe giornate, 
e^oloa certe ore. La folla dei pellegrini, che per entrarvi in 
quei giorni Ta pressa e tumulto, è, mi dissero, immensa so- 
prattutto nella domenica di Pasqua. In queste occasioni , i 
Turchi che han l'incombenza di far guardia alle porteli 
trattano con modi villani e brutali; e quantunque i pelle- 
grini paghino una certa tassa per F ingresso, pur li respin- 
gono, eli percotono come se fossero vili beslje. Per visitare 
in altri tempi la chiesa, vuoisi ottenere uno speciale permes- 
so del governatore di Gerusalemme ; perchè alle mani di lui 
o de suoi subalterni ne sono alTidate le chiavi 

Usciti dalla Casa-Nova prendemmo la via, che conduce al- 
la porla di Betlemme, che è chiamata Harat-el-Nassara, o 
Quartiere dei Cristiani. La prima strada a mancina ci guidò 
innanzi al Santo Sepolcro. Benché la cupola meravigliosa 
di questo ediGcio si vegga da pressoché lutti i punti della 
città, pure la chiesa propriamente detta è di malagevole ac* 
cesso : giacché manca di peristilio, ed é quasi del tutto ac- 
cerchiata da fabbriche, che in diverse epoche fu permesso 
murare a ridosso delle sue mura. Non vi si entra che dalla 
parte d' Oriente, ov' é un vasto atrio, dal quale si discopre 
una gran parte del sacro edificio. Quivi si fa un considera* 
bile trafifico dì rosarii e di crocefissi, e i mercanti seggon 
per terra dappresso ai loro banchi. Una facciata gotica op- 
pure moresca, a due archi, sta in prospello dell'atrio ; e in 
origine serviva certo d' ingresso laterale. Una delle porle 
venne murata; T altra, che vi riman praticabile, è di una 
costruzione massiccia, e v'é aperto un finestrino per mozzo 
del quale si comunica colle persone che son di fuori. Si ve- 
de su questa porta un piccolo fregio con basso rilievo, che 
rappresenta la trionfale entrata di Nostro Signore in Geru- 
salemme. Sorge a destra del loggiato una eccelsa torre, che 



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CHIESA DFI. S. SEPOLCRO 



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VIAGGIO 43 

UD tempo serviva di campanile. Quando la chiesa è aperta 
al pubblico, la custodiscono i Turchi ; i quali , assisi sopra 
un divano coperto di stuoie e guarnito di guanciali, riscuo- 
tono da quanti vogliono entrare un lieve tributo. La costoro 
presenza eccita, non v' ha dubbio, lo sdegno nel pellegrino, 
che vien devoto a visitare la tomba di Cristo da terre lon- 
tane ; e quello sdegno a mille doppi si accresce , ove rifletta 
con qual tremendo castigo sono puniti ì Cristiani, che osas- 
sero violar la soglia d' una moschea. Dee tutta volta rac- 
cansolarsi pensando, che se quel tempio, e gli altri luoghi, 
che SODO l'oggetto della sua curiosità e della sua venerazio- 
ne, non andaron distrutti, bisogna saperne grado alla Inte- 
ressata protezione dei musulmani. Si dentro che fuori, quel- 
r edificio niente offre di rimarchevole, né per l' architettura 
oè per gli ornati. Han voluto coprire tutlo che ne fa parte 
con un sol tetto, ed è per ciò edificato senza regola e sim- 
metria. Ma entrati nel venerando rlcinto , quando, chiuse le 
porle, non parlavamo più che a voce sommessa, allora ci 
entrò nel cuore quel misterioso e sacro spavento (grentu^ loci) 
che inspira la religione del luogo. Una piccola lastra di li- 
scio marmo, che nel pavimento del vestibolo era incassata ) 
attrasse la nostra attenzione. Dissero che ricopriva la pietra 
di Unzione^ su cui il corpo di Nostro Signore fu deterso, un- 
to e imbalsamato (!}, prima che venisse deposto dentro il 
sepolcro. Questo monumento, sul quale ardon sospese 



(1)Gli Ebrei oon iinbaUamavano i morti airnsania degli Egiziani, ma 
in più semplice modo. Fregavan dapprima le salme con vari aroma li: ciò 
lliUo le iuTiloppavano dai piedi alla lesta eoo bende ammollate d* olio odo- 
roso: poi copri%ano la testa del morto con un panilino, cbe avea prfssoa 
poco la forma di fazzoletto. È chiaro, che i cadaveri cosi imbalsamali non 
potean conservarsi cbe alcuni giorni: e poi non praticavasi una tale ope- 
razione, che per le persone ricche e distinte : giacché gli aromi e i pro- 
romi che bisognavano, erano molto costosi. 



U ROBINSON 

parecchie lampade di enorme valore, è aUornialo da ferreo 
cancello. Ed eccoci , procedendo più olire, alla parte del 
tempio, che propriamente si chiama navata: cioè uno spazio 
aperto di forma circolare e di circa trentacinque passi d 
diametro, con intorno sedici pilastri, che sopportano una 
loggia sormontata da cupola, mollo rassomigliante a quella 
del Panteon in Roma. In mezzo a tale rotonda, e precisamen- 
te ov*è l'apertura che le dà lume, un piccolo monumento, 
venti piedi lungo e sei largo, s* innalza sedici incirca da terra) 
sotto una volta che è da colonne sorretta. Questo monumen- 
to occupa il luogo, ove suppongono essere stato il sepolcro di 
nostro Signore, e bisogna fare, per salirvi, alcuni gradini, che 
poi mettono in una cappella. Non è superfluo dire, che i primi 
fondatori di questa chiesa, per ripianare la superficie inegua- 
le e ronchiosa del monte Calvario, furono obbligati dove ad 
abbattere e dove a rinfiancare la pendice; avendo cura però 
che pochissimo o niente si mutasse la faccia del luogo, che si 
credeva più immediatamente il teatro della passione del Re- 
dentore. Per condiscendere al desiderio del dragomanno 
che ci accompagnava, noi deponemmo i turbanti e le scarpe, 
e così entrammo nel santuario. Molli pellegrini vi si trag- 
gono ginocchioni Nella cappella esteriore, osservammo un 
ceppo di marmo di circa un piede e mezzo quadrato, che 
indica il posto, ove stava TAogelo che annunziò alle pie don- 
ne la risurrezione del Cristo. Egli noti è qui; perciocché egli 
è risuscitato^ com'egli avea detto: venite^ e vedete il luogo^ ove il 
Signore giaceva (1;. Quinci, curvati della persona, per un 
uscio basso e ristrelto, sul quale liravasi una cortina, en- 
trammo nel santuario ossia camera sepolcrale. A mano destra 



(i: San Matteo, XXvni,4. 



VIAGGIO 45 

è un altare, inalzato sopr^ ìì sepolcro nuovo ^ dove, se- 
rondo antichissima tradizione, il corpo del Nostro Signore , 
dopo staccato dalla croce fu deposto da Nicodemo. Lampade 
d'oro e d'argento in gran numero, donate dai principi Cri- 
sliani, ardono qui giorno e notte. Le muraglie sono dentro 
incrostate di marmo grigio, e la volta tutta quanta è an* 
nerita dal fumo. Angusto è lo spazio dinanzi air altare , e 
non contiene che tre oal più quattro persone. Dopo, rimasi j 
alcuni minuti in ginocchio a contemplare i misteri' della re- 
denzione, che in questo sacro luogo ebhero compimento, di 
là ritirandoci passammo nel coro del tempio, che, posto con- 
tro T entrata del Sepolcro, guarda levante, e appartiene al 
Greci della Chiesa Orientale. Non debbo qui pretermettere, 
che quantunque i Cristiani d'ogni nazione possono visitare 
con devoto intendimento i Santuarj e le cappelle, di cui in 
seguito farò discorso ; pure. Tunica setta, a cui si diedero 
in custodia, ha la speciale autorità di celebrarvi pubblica- 
mente i riti del cullo. Cessi adunque la meraviglia, che si 
le diverse parli della chiesa, e si le reliquie ch'essa contie- 
ne, sieno state più volte roggelto di controversie fra le co 
munioni rivali. Perchè bisogna comprarne la proprietà dal 
turchi magistrati, cosi facilmente ne viene a possesso il mag- 
giore offerente. Prima dell'anno 1685 i Cattolici Romani o 
Latini, come quivi sono chiamati, avevano dell' intera chiesa 
un tranquillo dominio, e il diritto sol essi di celebrarvi le 
ceremonie religiose. Ma i Greci della Chiesa d' Oriente ne 
usurparono In queir anno i privilegi, e insorsero allora le 
più violenti discordie. Nel 12 Marzo 1808, un incendio, 
che ebbe principio dalla cappella Armena, e che di là si pro- 
pagò alla cappella Greca, alle celle de' Francescani , alla cap- 
pella della Vergine e alla gran cupola, ridusse in cenere una 
gran parte dell' ediflcio: alcune colonne di marmo bellissime, 



46 ROBINSON 

e parecchi mosaici , cbe la fondatrice del tempio, San- 
l' Eieiia, fatto avea costruire, furoD coosunli^ dal fuoco : solo 
fra tanti danni rimase intatto il Sepolcro! La fabbrica che 
oggi sussiste, incominciata subito dopo il disastro, nel set- 
tembre del 1810 fu condotta al suo Qne. 

All'epoca dell' incendio, gli Stabilimenti di Terra Santa 
non potevan disporre di molto danaro : Roma occupavasi 
d' altre 'cose , e lo zelo religioso dei Cristiani d' Europa 
s^era, a detta dei monaci, assai raffreddalo. Ne venne pe- 
rò, cbe i Greci , secondati dai Russi , essendosi offerti di 
ristabilire quel tempio a loro spese ottennero il possesso 
delle parti, cbe si reputano le più importanti deir edificio : 
quindi V antipatia cbe regna mortale pur troppo fra i mem- 
bri delle due comunioni, e cbe , talvolta manifestandosi con 
atti d* aperta ostilità, dà luogo , se vogliamo creder veraci 
i racconti di alcuni viaggiatori , a scene violente , cbe pre- 
giudican tanto la causa e gì' interessi del cristianesimo. 

Ma non più di questa digressione , e si torni al coro del 
tempio. Appartiene ai Greci , come già dissi , ed è condotto 
come ogni altro edificio di questo genere. Ha neir interno 
un recinto murato, cbe alla sua estremità verso oriente si 
termina in semicerchio, ove si trova V aitar maggiore. Nel 
mezzo del pavimento è incrostato un segno di forma circo- 
lare , cbe i Greci chiamano V ombelico della terra, perchè lo 
riguardano come il centro del mondo . (1) La ceremonia 
della distribuzione del ay^o^ fuq, o fuoco sacro , ha luogo 
in questa cappella , il Sabato Santo. Pretendono , cbe que- 
sto fuoco esca in miracolosa memoria fuor dal Sepolcro , 
e i pellegrini della comunione greca vi accendono le loro 



(1) Gli aotìchi geografi Cristiani ponevano la Terra Santa nel centro del 
mondo conoaciula. 



VIAGGIO 47 

lorcie credendo cbe venga dal cielo. Air estremila occiden- 
tale eh* è la rotonda del Sepolcro , hanno fatto un modesto 
oratorio ad uso dei Costi, il quale però non comunica con 
esso sepolcro. Le arcale e le volte sottostanti alle adiacenti 
{gallerie son chiuse, e occupate da frati Armeni, Giorgiani, 
Abissini, e da altri religiosi delle diverse comunioni cri- 
sliane, e porta ciascuna gli ornali secondo il gusto delia 
sella a cui appartiene. 

Di la ci condussero alla cappella dell' Apparizione , che 
trovasi dal lato settentrionale , e cbe fu cosi nominata, giac- 
ché posta nel luogo istesso dove il signore , dopo risorto , 
comparve a Maria Maddalena per racconsolarla nel suo 
cordoglio. I Latini la posseggono soli. Una porta fatta nel 
muro a sinistra conduce alle loro celle , cbe non hanno al- 
tra uscita. Di guisa tale che , sebbene abbian voce di custo- 
dire il sepolcro , millameno debbono , in realtà , dirsi pri- 
gionieri a discrezione dei Turchi, cbe ne sono veracemente 
i guardiani. 1 frali v' introdussero un organo , cbe tanto ca- 
giona di noia al Greci loro vicini , la di cui liturgia vieta 
ogni sorta di musicali strumenti nei riti del servigio divi- 
no. Oltre l'altare del centro, avvene uno più piccolo a man- 
cina dedicato alla Santa Croce ; e vicino alla porta un al- 
tro , che fu eretto in memoria della flagellazione del Sal- 
vatore. Infatti , vedesi in uno sfondo un frammento della 
colonna di granilo, che si dimostra come V identico pilastro 
a cui Cristo fu avvinto, (ij 



(1 ) L'autore , come amico del vero, darà opera di non oracUere nessuna 
di quelle co^e a cui in Terra Santa suolsi d'ordinario richiamar l'atten- 
zione del viaggiatore, qualunque sia d'altronde il ridicolo a cui questo 
spirito di candore possa esporre la sua opinione. Una volta per intte : ciò 
ch'egli narra delle reliquie e delle località , non fomia necessariamente ar- 
ticolo di fede ; e poi spera , che il leUore , facendo qualche stima del suo 
criterio , non voglia confonderlo con quegli uomini cbe tutto credono cie- 
canii^nti*. 



r 
I 



^ ROBINSON 

Passati da questa cappella al ricinlo dell' altra, che ap- 
partiene ai Greci , e che abbiam già descritta, ci trovammo 
dinanzi air altare della Prigione nella quale Gesù fu rin- 
cbìuso mentre i Giudei facevano i preparativi del suo mar- 
tirio. Subilo dietro al coro, è un altare posto nel silo in 
cui i soldati getlaron le sorti sulla tunica di lui. Un poco 
a destra di questo altare si trova una scala di circa trenta 
gradini, per la quale scendemmo a uo santuario sotterraneo 
detto Cappella di Sant' Elena» che è totalmente spoglia di 
ornati. Un'altra scala di undici gradini ci condusse di là ad 
una grotta scavala nel monte, dove la madre di Costantino 
tro^ò, dicono, le tre Croci. Fu dopo questa scoperta che 
r imperatrice fece inalzare lo stupendo edificio , del quale 
si veggono oggi gli avanzi • Rimontando alla chiesa trovasi 
a mano sinistra una cappella denominala V Improperio; do- 
ve fanno vedere un ceppo di marmo, cbe dicono esser 
quello su cui si assiedeva Nostro Signore , quando i soldati, 
poiché rivestito lo ebbero di regie insegne , gli dicevan in- 
giurie e gli davano schiaffi. Quindi per una scala angusta 
ed oscura salimmo al monte Calvario o Golgota. Ha questa 
scala diciannove gradini : alcuni sono di legno e si appog- 
giano alle muraglie della chiesa , gli altri furono collo scal- 
pello incavali ne! masso. Il Calvario è a scilocco del Sepol- 
cro, e n'è cento passi all' incirca lontano. La sua cima é 
una specie di piattaforma che ha da ogni lato quarantaselte 
piedi, e sulla piattaforma s' inalzano due cappelle cbe da 
una volta sono divise: In quella del fondo si vede un mo- 
saico, che indica il posto dove Gesù fu confitto alla Croce; 
e in quella sul davanti è un' altare o una tavola di marjno 
traforato in guisa , che , senza poterle toccare , si veggono 
le tre buche dove rizzarono le Ire croci ed anche la fendi- 
tura apertavi dal terremoto quando il Dio dell'Universo 



VIAGGIO 49 

spirò. Lo scettico dirà senza dubbio, e lo ha detto, cbe que- 
ste buche opera sodo deiruomo: ma la fenditura del mon- 
te, per quanto V epoca possa esseme controversa, da tutti 
si riputa naturale. Tuttavolta, la prova di siffatte partico- 
larità secondarie non è di momento agli occhi del pio pelle- 
grino: una serie d^ irrefragabili testimonianze lo ha convinto, 
a intera sua soddisfazione, quello essere certamente il luogo 
ove terminarono i patimenti, le umiliazioni e T agonia, cbe 
Gesù Cristo fu condannato a soffrire prima del suo glorioso 
trionfo. Si, le cose che il Cristo dovea tollerare^ secondo che 
Dio V avea dichiarato per la bocca de' suoi Profeti , tutte si 
consumarono a pochi passi del luogo ove ora noi siamo , ed 
ove, dopo essere stali gran tempo assorti nella contempla- 
zione di questo fatto che si avverò (!}, noi meditiamo le 
conseguenze che ebbe innumerevoli e segnalate pel mondo 
cristiano ! 

La chiesa del Santo Sepolcro non ha, come dissi di so- 
pra , né sculture , né dipinti cbe sian rimarchevoli ; assicu- 
rasi oullameno, e ciò é molto probabile, che quadri d'im- 
menso prezzo ornassero le sue mura. Andarono forse ven* 
duti in un momento di gran bisogno : giacché non bau li- 
mili le avarie , o contribuzioni forzose che dalle autorità lo- 
cali sono Imposte continuament.e ai Cristiani colle più fri* 
vole scuse. 

Dopo ogni cosa veduta che d' importanza racchiude quel 
celebre Santuario , noi ritornammo al convento; e sì espri- 
meva cammin facendo il rammarico , che i primi fondatori 
di questo edificio e degli altri cbe di tal sorta esistano in 



(1) Auctor nominis ejus Cbristus, Tiberio imperante, perprocaratorein 
Pootium PUatttDi supplicio adfectus erat. Tacito, Ann. lib. XK, tap. 
XLi V. — Vedi aiicba Sveto3(io. 



XIII. 



<V) ROBINSON 

Terra Sanla, non si limitassero , nel porre al coperto i luo- 
ghi saeri da lor venerati , a solo proteggerli dalle intemperie 
delle stagioni e dagli oltraggi dei profani ; giacché se la- 
sciavanli nello sialo primitivo senza il sopraccarico di ador* 
namenti stranieri , è a credersi che sarebber mancate allo 
sceltico molle cagioni di dubbio, e che tolti coloro che in 
materie di culto non sentono come gli attuali custodi, di 
più buon grado presterebbero fede agli avvenimenti dì cui 
ci rinnovano la memoria. Lo zelo poco illuminato , che io* 
dussei primi cristiani a murar la farcia deMuogbi per ergervi 
tabernacoli e altari, certo più nacque ai veri interessi della 
religione che non avrebbero fatto i guasti del tempo ed an- 
che il totale esterminio de' luoghi Sanli. Cosi la pensiamo 
noi oggi: ma non vuoisi obbliare,cbe all'epoca in cui que- 
sto monumento s' inalzò sol Calvario, eravi tra i Cristiani 
più che ai di nostri unità di opinioni e di affetti. La fede lo- 
ro, bersaglio si lunga pezza a guerre e violenze, avea per 
la conversione al cristianesimo di Costantino, verso il prin- 
cipio del secolo quarto , conseguito in quel tempo un lumi- 
noso trionfo sulle superbe credenze del mondo pagano. Si- 
no allora i Cristiani s' erano contentati di gemere e di ve< 
gliare segretamente su i luoghi che rammenlavan l'origine 
del loro cullo ; ma quando poterono adorar finalmente con 
libertà e senza tema il Dio vero, vi edificarono tosto mo- 
numenti più duraturi di quelli che servivano prima a indi- 
carli, e con magnificenza gli ebbero fatti degna del Nume a 
cui la volontà unanime li consacrava di un popolo ricono- 
scente e devoto. 

Geìusalemme 46 Agosto. Appena riposati dal faticoso 
viaggio che aveamo compito, ci accingemmo ad imprendere 
nuove escursioni. Offertasi favorevole occasione per visitare 
le piaggie del Mar Morto, le rive del Giordano, e l' antico 



VIAGGIO M 

Gerico, ne profittammo subito. Viagg^ìare per quelle regio- 
ni, continuo infestale dagli Arabi masnadieri, che solo co- 
noscoDo la ragione del più forte, torna più o meno perico* 
loso quando non sì abbia con sé una scorta d' armali, ia 
quale sì ottiene sempre che si profondano ricchi doni al go- 
vernatore e somme considerevoli ai subalterni. Parecchi 
viandanti erano sulle mosse verso quei luoghi; e una tal 
circostanza, che risparmiava alle nostre borse una lassa gra- 
vosa, ci fece risolvere alla partenza. 

Uscimmo dilla porta dì Santo Stefano, cosi chiamata dal 
nome del Protomartire ( cioè primo martire) che ivi presso 
fu posto al supplicio. Passata in seguito la valle del Cedron 
per un viottolo che serpeggia intorno al monte Oliveio, 
giungemino a Bethania, picciol villaggio, eh' è situalo sulla 
cima orientale del poggio (I). Ivi ci siam fermali alcun poco, 
onde contentare il pio desiderio di quei che slruggevaosi di 
\isilar la tomba donde fu Lazaro richiamato ad una secon- 
da esistenza dalla voce miracolosa dì Gesù Cristo, che gli 
gridò: Lazaro vieni fuori! Quantunque Bethania ottenesse 
celebrità da si notabile atto dell' onnipotenza divina (S), pu- 
re è altresì più famosa perchè fu il luogo dove nostro Si- 
gnore solca riiìrar^i la sera co' suoi discepoli, dopo speso la- 
boriosamente r intero giorno % insegnare nella Città e nei 
Tempio ; ed è per ciò che la trova più interessante il pelle- 
grino cristiano. 

«lo un* angusta valle di là scendemmo ; e in suir entrarvi, 
subito ci si offerse una polla copiosa d* acqua salubre, che 
si chiama la Fontana degli Apostoli, Un muro la circonda. 



(1) BelhaDia era lontana da Genisaletntne circa quindici stadi ( Sam Gio. 
\l, 15 ) Oggi questo TiUaggio è detto Laxaria, 

(8) Io SODO la risnrresione e la vita (San Gio. XI, S5.) 



:ì:> eodinson 

ed è concava nelP interno, come, per V ordinario, le fonti 
del paese. E qui un* altra fermata, sì per dare agio e tempo 
di raggiungerci ai conduttori , e si per bere alla sorgente 
ove Gesù e i suoi Discepoli spesso pigliavano refrigerio, 
nelle frequenti peregrinazioni che andavan facendo da Ge- 
rusalemme a Gerico; città ragguardevole allora, e soggior- 
no a gran numero di Levid. In quel tempo la via da Geru- 
salemme a Perea^ oltre il Giordano^ era popolatissima di 
mercatanti, e di preti al servigio del Tempio, ctie si recava- 
no sempre dalP una air altra città. Oggi la è intieramente 
deserta : in tutto lo spazio che divide Gerusalemme da Ge- 
rico non incontrammo anima viva ; anzi, né vestigio d'uo- 
mo né segno di coltivazione scorgevasi in alcun luogo. (1). 
Di qui partendo, la strada va parecchie ore tortuosamen- 
te aggirandosi per una regione tetra e paurosa ; montagne 
mute ed a picco ; torrenti profondi e ingombri di roccie ; 
sterilità e desolazione per tutto! Fra quante ha vie la Pale- 
stina, riguardasi questa come la più pericolosa ; giacché og- 
gi tuttavia, come un tempo, la infestano i masnadieri (2). Fu 
assai volte osservato, che non poteva trascegliersi una sce- 
na più conveniente alP affettuosa e istruttiva parabola del 
Samaritano caritatevole ; parabola che molti fra i chiosatori 
più giudiziosi tengono essere non già una semplice finzione 
ma un fatto reale. Tre ore in «Irca dalla città si ritrovano le 
mine di un convento edificato nel luogo islesso dove già 
era V albergo dì cui fa menzione il racconto. Le nostre guar- 
die avvisaronci qui di procedere molto guardinghi e disposti 



(t) Le vie 800 deserte, oon ?i si Tede più un passeggiero (Isaia XXXIIl, 
8,9.) 

(2ì Gli assassinii che vi si comnetCevaBa fraqueDtemaQte, le acquista- 
rono il iioiue di ria Sanjfuinota. 



VIAGGIO 53 

a un' assalto ; e mentre che esse andarono innanzi ad es- 
plorare il terreno, noi le seguitavamo, sempre tenendoci 
suir avviso e colle orecchie e cogli occhi : uscimmo però da 
quel difficile passo senza incontrarvi molestie. O che i Tur- 
chi della scorta sospettassero davvero una aggressione, che 
poi atterriti dal nostro numero non effettuarono quegli in- 
visibili nemici, o che abbian voluto abusare di nostra cre- 
dulità per Tarsi raddoppiare il compenso dei prestati servi- 
gi, gli è ciò appunto che non so dire : asserisco però, che 
luogo non vidi mai [ e si ne vidi più volte di orrendi) come 
questo propizio alle scorribande e agli attacchi dei malan- 
drini; giacché d*ogni sorta loro forniva e nascondigli ed 
agguati. 

Sei miglia dopo queste mine, termina la via d' improv- 
viso alle falde di una eminente montagna, e dMmprovviso 
poi s* apre a destra verso la pianura dì Gerico. Il Demonio, 
giusta le tradizioni, sulla cima di questa montagna trasportò 
Gesù Cristo, per dimostrargli di colassù le monarchie della 
terra e la gloria di esie: e nelle solitudini di questa monta- 
gna. Gesù Cristo compieva il rigoroso digiuno dì giorni qua- 
ranta ; donde venneci il nome di Quadragesima o Quaresima. 
Come rimarca V Evangelista,è una montagna soprammodo 
alta e da salirvi difficile. Al pari delle altre che valicammo 
formasi tuttaquanta di strali calcarei, e verdeggiavi appena 
un qualche cespo d' erba e una qualche macchia d'arbusti. 
A quando a quando in profondi squarciamenti si apre, qua- 
si cbe una grande e terribile convulsione vi avesse dall' imo 
sconvolto la terra. Scavate si veggono nei suoi fianchi pa- 
recchie grottt', dove gli eremiti dei mezzi tempi venivano a 
farvi, per imitar Gesù Cristo, il digiuno quaresimale. Per 
non deviare, noi tralasciammo di visitarle; giacché ivi pure 
si avea sospetto di una qualche aggressione. 



»» ROBllfSOM 

Lascìaodo i monti sceodeaiino per un seoliero precipitoso 
alla pianura di Gerico. C indicarono tosto la fonte obesi pre- 
tende esser quella di cui raddolciva le acque il profeta Eli- 
seo. Gli abitami di Gerico dissero ad Eliseo: buono^ o signore^ 
come tu vedi, è il soggiorno della nostra città; ma sterile ha il 
suolo^ e cattive le acque . E rispose Eliseo : portatemi un va* 
so nuovo^ e fneitetevi dentro del sale: glielo portarono^ ed egli 
andò alla fontana, ee. ee. (i). Le acque zampillano oggi in 
una vasca dì pietra, dalla quale in rigagnoli divise van giù 
ad innaffiare alcune terre coltivate, e si perdono finalmente 
in una pianura di sabbia. 

Tre miglia dopo questa sorgente si trova Rieba, misera- 
bil villaggio che occupa il luogo dove già era P antica Geri- 
co, e cbe si compone di venti a trenta rozzi tuguri con In- 
torno una siepe di aridi pruni. Smontammo a un torrione 
quadrato, cbe era in mezzo a una corte ricinta di mura. Il 
capo degli Arabi ba il suo domicilio in questa bicocca. Detta 
è volgarmente la casa di Zachea il Publicano^ cbe visse in 
Gerico. Fummo alloggiati nel primo piano, al quale salivasi 
per una scala di macigni presso cbe smantellata. Al letto, 
cb' era scosceso, avean con rami d* alberi in qualche manie- 
ra posto un riparo. Dopo una picciola refezione ci adagiam- 
mo in stuoie di giunco, cbe furono il nostro letto. 

Rifiniti dalla fatica, dopo un giorno dì marcia lungo e 
penoso, dovevam facilmente ancbe su quel durissimo strato 
comporci al sonno ; ma in tal circostanza eravamo poco di* 
sposti a gustare le sue dolcezze. Pieno di agitazione dor- 
mii pocbe ore, e poi desto ( i miei compagni di viaggio rus* 
sa vano ancora) mi levai, e appoggiatomi al fiarapetto della 



(1)U. de'ae; ff, f9, il. 



VIAGGIO SS 

torre mi diedi tulio ai pensieri che suscita vaomi nella mente 
le rimembranze del luogo: rimembranze che interessanti 
sopra modo ) come ognuno può flgurarsi, mi lasciaron nel* 
r animo una impressione cosi profonda, che mai non potrà 
cancellarsi dal tempo. 

A mezzogiorno, un vasto ammasso si estende d* acqua 
ilagnanle : è il Mar Morto, o il Lago Asfaltide. Osservai da 
levante una catena di monti ì quali erti e ineguali di Torme 
mi si rappresentavano allo splendor della luna cosi figurati, 
che io distingueva benissimo il Nebo, il Peor, ed il Fasga. 
Bagna ad essi le falde un ragguardevole fiume, che viene 
dal settenlrione e silenzioso va al lago : è il Giordano. Un 
altra catena di poggi non tanto alti, stendendosi dalla parte 
occidentale, termina l'orizzonte; e son le montagne della 
Giudea, che per condurmi a Gerico ho traversate questa 
mattina. Il cielo splendente d' insolito chiarore e frequente 
attraversato dallo strascico luminoso delle stelle cadenti, mi 
ofire colla tetra sembianza degli oggetti che quaggiù veggo 
un singolare contrasto. Il lago mi richiama alla mente la 
valle di Sìddim, ch'era già sì ubertosa e racchiudeva pa* 
recchie grandi città. Sodoma, Gomorra, Adama, Seboim e 
Zoar, le quali giacciono oggi sepolte sotto le acque. Queste 
piagge, ove Abramo e Loih furono un di visitati dagli An- 
geli, ora più non le cerca che il torvo Arabo del Deserto , 
il quale sente in passarvi un raccapriccio superstizioso. Le 
montagne orientali mi tornano alla memoria gli accampa- 
menti degli Israeliti, gli altari di Barack, le profezie di Ba- 
laam ; e mi ricordano, che dalla vetta del Nebo il popolo 
eletto, nell'uscire di schiavitù, vide la prima volta la Terra 
Prome$ML^ ed ivi l' illustre suo duce rendeva l'estremo so- 
spiro. Ottennela infatti la terra desiderata : ma la perdeva 
più tardi a castigo d' enormi falli, e la sua posterità era ogi;i 



56 ROBINSON 

dispersa sulla faccia del globo! Il Giordano mi rammemo- 
rava la separazione delle sue acque da Giosuè, da Elia, e da 
Eliseo comandala, il passaggio degr Israeliti, il battesimo di 
Gesù Cristo, e le prediche di San Giovanni. A poca distanza 
dair attuale villaggio ioalzavasi l' antica Gerico , si famosa 
per la scuola dei profeti, e pei tanti miracoli che vi opera- 
rono Elia ed Eliseo. In questa città Zacbèo ricevette il Signo- 
re nella sua casa, e Gesù rese a Bartimèa il lume degli occhi. 
I patriarchi rizzarono spesso le loro tende in questa pianura, 
e vi combatterono sanguinose battaglie.il Dio degli Eserciti 
segnalovvi la sua onnipotenza, quando, per favorire il suo 
popolo, volle che i baluardi e le mura di Gerico rovinasse- 
ro ai clamori della moltitudine e allo squillar che i leviti 
facevano colle trombe, e quando nelP assedio di Hai, a pu- 
nire i delitti di Achan, permise invece che fosse rotto dal- 
l' inimico. Se al firmamento sollevo gli occhi, ricordo Elia 
che vi poggia sopra un carro di fuoco ; osservo e noto il 
luogo dove la volta celeste si aperse e in forma di colom- 
ba giù ne discese lo Spirito Santo e venne a posare sopra 
Gesù, mentre odiasi dair alto una voce la quale diceva: 
C>i4^f} è il/igliuol mio prediletto, in cui ho posto tutto il mio 
amore! 

No: mai non sarà che io dimentichi quella notte: no mai 
più, finché io viva, non mi usciran dalla mente e dal cuore 
quei luoghi, che mi commossero a tanta soavità di pensieri 
e d^aO'elti ! 

Gerico^ 47 Agosto. Stamani, al romper dell* alba, colla 
scorta che da Gerusalemme ci accompagnò, e col rinforzo 
di soldatesca a cavallo che ne fu somministrato dal capo dì 
quel villaggio, e' incamminammo verso 11 Mar Morto e dopo 
circa due ore di viaggio,non molto lungi alla foce delGior- 
dano, vi siamo giunti. Sulla via che si percorse, e gran 



VIAGGIO r»7 

lempo innanzi di trovare le rive del lago nonappar traccia 
di vegetazione. Il piano è tutto coperto ali* intorno di una 
crosla salsa e biancastra, che Fazione del sole vi forma; 
poiché quella (erra evidentemente impregnata di sale viene 
a stemperarsi sotto la pioggia (i). Poco distante alla piaggia 
attuale rimarcasi una specie di antica riva, la quale è forse 
prodotta dal ritirarsi che fecero le acque del Giordano al 
tempo, che questo fiume andava soggetto a straripamenti. 
Lo spazio intermedio presenta un terreno che si direbbe 
solcato dair onde, e che é coperto qua e là da pezzi di le- 
gno imbiancato dal sole. Il mare, a levante della pianura di 
Gerico, é aperto : le sue rive, da questa parte, appaioQ spia- 
nate, e il lago vi forma come una baia di circa cinque o sei 
miglia. Una doppia catena dì montagne, rassomiglianti a 
quelle che fiancheggiano il Nilo, ma assai più elevate, mas- 
sime quelle dal lato dell* Arabia, chiudono il marea levante 
e a ponente. A vederle, si direbber lontane circa sette o 
otto miglia le une dair altre, e pare che scendan nel lago 
precipitose. 1 limiti delle sue acque a mezzogiorno si cer- 
cherebbero indarno coir occhio, die in tal direzione il Mar 
Morto allargasi immensamente. 

Questo deserto di sabbia e d' acqua, ove regna eterno il 
silenzio , offre un aspetto cosi malinconico e tetro , che op- 
prime il cuore : diverso dalle oasi (uadi) , che almeno di 
quando in quando ricreano la vista , é sempre cupo , ari- 
do, desolato. Tutlavolla , per ispiegare le contradizioni che 
offrono ì racamti di alcuni viaggiatori , i quali badando so- 
lo air effetto e piacendosi di creare fantastici orrori, laddove 



;i; Fece Mosfe allusione a questa circostanza nel Deat. XXIX, !25, • Que- 
sta terra arta dallo zolfo e di un taU corrosici. • 



Xill. 



58 ROBINSON 

noD SODO che difformità Dalarali, non signiGcarono sempre 
con fedeltà le emozioni da loro provate , bisogna dire, che 
a rendere quei luoghi più tristi contribuiscono e lo slato 
dell'atmosfera, e Torà del giorno. Per esempio, quando 
noi vedemmo il lago, una brezza meridionale ne increspava 
leggiermente la superficie, ed era il cielo senza nuvoli, tal- 
ché mancava in gran parte quel denso vapore, che il fa più 
.orrendo. L' immobililà del Mar Morto è dovuta si alla pro- 
fondità del bacino dove si adagia, difeso dai venti, e si alla 
gravezza delle sue acque che tengono in dissoluzione un quar- 
to del loro peso di sale. I contorni del lago, perchè impregna- 
ti di questo minerale , non producono alcuna pianta ; e forse 
r aria istessa imbevuta di particelle saline , che l' evaporarsi 
del lago diffonde, non favorisce la vegetazione: quindi il 
lugubre che hanno le rive del Mar Morto. L'acqua, beoché 
limpidissima ed inodora , ha un gusto salso ed amaro sìnm 
alla nausea. Se non fossimo stati curiosi di verificar da noi 
slessi il grado cosi vantato della sua pesantezza, non avrem- 
mo pensato certo a bagnarci. Da questa parte vi si discen- 
de per un piano dolcemente inclinato: di modo che se vo- 
lemmo trovar fondo bastante per potere appagare la nostra 
brama , ci fu giuocoforza inoltrarci fino a certa distanza, 
onde aver fondo bastevole al nuoto. Ma quantunque ivi 
r acqua ne presentasse più resistenza che quella degli altri 
mari , pur dovemmo far uso e delle braccia e de* piedi per 
reggerci a galla ; e per mille prove ci convincemmo esser le 
cose che intorno alle sue proprietà ci narrarono gli scrittori 
e antichi e moderni , tutte per lo più esagerate. Confesso , 
che nella poche ore, che dimorai nella vicinanza del lago, 
non vennemi fatto di scorgere un solo uccello : è falso però 
che da lui s' inalzino esalazioni cosi pestifere , che a quanti 
provassero a sorvolarvi dieno tosto la morte. Il non esservi 



VIAGGIO 59 

di sorta volatili, deve attribuirsi piuttosto alla impossibilità 
io cui si troverebbero di accattarsi da vivere; giacché né il 
lago come ognun sa nutre i pesci, né le sue rive spoglie af- 
fatto e d* erbe e di piante offrirebbero agli uccelli di qualun- 
que specie sien essi allettamento e richiamo. Raccogliemmo 
lungo la riva molti pezzi di una materia nera, che sembra 
pece indurita, e della quale si trova, dicono, grande ab- 
bondanza sulle montagne che circondano il lago. Presenta- 
ta alla flamma di uno stoppino , subito arde spandendo un 
intollerabile puzzo , ed ha la singolare proprietà , che bru- 
ciando poco scema del suo peso e niente del suo volume. 
Non vi trovai punto V asfalto^ per cui tanto godeva di rino- 
manza : vero é però che le mie indagini e le mie osserva- 
zioni limilaronsi esclusivamente alla piaggia settentrionale . 
Era questo bitume un'importante ramo di traffico ai tempi 
antichi ; massime neir Egitto , che lo impiegava in buon da- 
to per la imbalsamazione dei cadaveri. 

Il Mar Morto , che cuoprc colle sue acque la fertile valle 
di Siddim, valle un giorno si ricca , si bella e si deliziosa da 
essere nelle istorie sacre comparata ai giardino del paradi- 
so , ebbe in diverse epoche diversi nomi, che ne indicano 
I* origine e la natura. La Bibbia lo chiama quando il mare 
del Piano alludendo, alla circostanza di cui ho parlato (Dsc- 
TEROifOMJo, IH, 17. Joelb; XY, 5 ] , quando Mar SaUo, 
pel gusto amarissimo delle sue acque (Deuteronomio ; III, 
17. Giosuè; XV. 5.) , e quando Mare d' Oriente^ a cagione 
di sua postura relativamente alle montagne della Giudea • 
Lo storico Gioseffo, e i Romani scrittori, lo denominarono 
Lago Asfahide , che é quanto dire bituminoso , giacché 
pretendono, che vi si trovi bitume in gran copia. 11 nome di 
Mar Morto , sotto il quale é conosciuto più volgarmente , 
gli fu dato per servire alla tradizione antica ed erronea , ma 



60 ROBINSON 

generalmente ricevuta , che nessuno animale possa vivere 
nelle sue acque idrosolforiche e salse. Gli Arabi lo dicono 
Bar Loulh^ ossia Mare di Loth. Sulla estensione sua , di- 
screpanti sono le sentenze ; il fatto sta , che mai con esat- 
tezza non fu misurato. Avrebbe cento miglia di lunghezza 
e venticinque tutto al più di larghezza , secondo Plinio. Ma 
il Dottor Shaw, ed altri viaggiatori moderni, che lo studia- 
rono , a quel che sembra con maggior precisione , assicu- 
rano che ha di lunghezza circa sessanta miglia inglesi , e 
venti sol di larghezza. 

Non si conosce bene il silo dov'erano Sodoma, Gomorra, 
Adama , Seboim , e Zoar , delle quali le prime quattro fu- 
rono dairira di Dio annichilite ; e fino ai di nostri nessuno 
scoperse un vestigio dei loro avanzi , se pur ve ne ha. 

Rimontati a cavallo, seguitammo lunghesso la piaggia del 
Mar Morto ; e traversando un terreno screpolato ed inegua- 
le , giungemmo in poche ore alla foce, donde il Giordano si 
gitta in quel mare con impetuosa violenza. A vedere quella 
considerevole massa di acque che perennemente si versano 
nel lago, nel quale d'altronde scendono numerosi torrenti 
dalle circostanti montagne , ed a considerare che non resul- 
ta nessun aumento nel suo livello, vieo fatto naturalmente 
di domandare a noi stessi, dove il lago scarica il superQuo 
de' suoi umori (ij. Giova credere che il soprappiù delle sue 
acque vada assorbito dalla evaporazione (2). Prima che fos- 
se il Mar Morto, si dubitò lungo tempo in qual luogo a per- 
dersi andasse il Giordano: ma dopo le recenti scoperte di 
Burckardt si presume, che andasse a scaricarsi dentro il golfo 



(1) Il doUor Shaw ha calcolato, che il Giordano porta quotidianamen- 
te al Mar Morto 6,000,000 di bolU d'acqua. 

(2) Vedi Hallbt. 



VIAGGIO 61 

orientale dal Mar Bosso . L'antico letto del fiume, che 
scorreva in tal direzione, e che oggi è colmo di mobile sab* 
bia, è visibile ancora per tuttaquanta la sua estensione. 

i Nella sua foce il Giordano avrà circa novanta passi di lar- 
ghezza. 

Di là , battendo sempre la riva destra del fiume vestita 
di salci e di arbusti, che ne mostrano il corso, e ne celano 
quasi le acque , giungemmo , dopo un' ora di viaggio , al 
luogo , dove facendo un angolo improvviso torcesi verso 
occidente. Quivi è appena largo trenta passi ; e perchè dal- 

I l'una parie e dall'altra calan le sponde con dolce pendio 
nel fiume , che ha poco fondo in quel posto ( 5 piedi di 
acqua ) , si congettura essere stato uno dei guadi o passaggi 
ordinari , di cui la Scrittura fa tante volte menzione , e il 
medesimo forse che si trovava rimpetio a Gerico, e condu* 
ceva , passandolo , a Bethabara, ove, dopo la tentazione 
di Nostro Signore, Giovanni amministrò il santo Battesimo. 
Giusta la tradizione ivi lo valicarono gì' Israeliti entrando 
la prima volta nella terra promessa, ed ivi Gesù Cristo da san 
Giovanni fu battezzato (1). 

Smontammo da cavallo colla intenzione di ripetere il 
bagno ; e lo abbiam fatto con maggior desiderio e con mag- 
giore soddisfazione , giacché ci volevamo detergere delle 
particelle saline che, dopo il lavacro nel Mar Morto, ci pun- 
gevano ancora la cute, e a quelli di noi stati esposti ai raggi 
del sole avean sollevato sopra la pelle dolorosissime escoria- 
zioni . Volli guadare il fiume: ma l'alveo n' era cosi pieno 



(1) Secondo i Greci, il luogo dove Gesù Cristo fa batteszato si trova a 
sud alcune miglia più lungi. Nella ricorrenza della Pasqua, parecchie mi- 
gliaia di pellegrini, apparteoenti quasi tatti al rito greco, vengono a bagnar- 
si nel Giordano sotto la protezione del muizelim, ossia governatore di Ge- 
rusalemme, e di una forza militare considerabile. 



6S ROBINSON 

di sassi, e la corrente così impetuosa, cbe durai fatica a 
reggermi in piedi. Alcuni tentarono dì mettersi a nuoto (e vi 
eran Ira noi espertissimi nuotatori), ma non poterono gran 
tempo lottare contro la rapidità e la violenza dell'acqua , 
che gli avrebbe travolti, se non veniva lor fatto di racco- 
mandarsi ai salci della riva . In questo luogo V acqua del 
Giordano è piuttosto calda e biancastra; ma non è ingrata 
né di odore né di gusto: mettendola in un bicchiere subilo 
cangia quel suo colore. — Parca che il Giordano av^'sse dop- 
pie rive : Y inferiore, o quella dell* attuale suo letto, gli so- 
vrasta oggi (17 Agosto) da sei a otto piedi; e la superiore 
gli è forse lontana trenta e piò tese. Lo spazio che le divide 
è coperto di tamarindi, di salci , d'olivi selvaggi e di altre 
piante, che ci crescon spontanee. Macchie si folte, chiamate 
t* orgoglio del Giordano^ sono oggidì, come un tempo, la 
tana degli animali selvaggi che vivono di buon grado lungo 
le fresche acque e lontano dalle abitazioni degli uomini, ma 
più non hanno a temere d* esserne espulsi da qualche stra- 
ripamento (l):sono pantere, copiosissime in Palestina , lupi 
comuni, e lupi dorati. Nullaostante questi animali non e* in- 
spiravano alcuna paura ; altro non temevamo che un improv- 
viso assalto dagli Arabi, i quali più assai cbe ì bruti selvaggi 
rendono mal sicure quelle boscaglie: talché procedevasicon 
sospetto, credendo vederli ad ogni piede sospinto uscir fuori 
da qualche macchia. Ai tempi di Giosuè, il Giordano andava 
soggetto a periodiche escrescenze che oggi non han più luogo 



(1) In tal proposilo, ecco una bella allusione del Profeta : H nemico 
verrà con più impeto e con più ferocia del Giordano quando straripa : egU 
ti avanxerà come un leone contro queste città jì forti e ji ricche i ( Cebi- 
HiA ; XLII, »9. ) 



VIAGGIO 65 

Se le rive esterne in realtà ne dimostrano le antiche piene 
nella stagion delle pioggie o allo struggersi delle neve su| 
monte Libano, non so come spiegare F attuai decremento del 
fiume, a meno che non voglia supporsi, o che abbia scavato 
un alveo più profondo, o che riesca per altro sbocco. Co- 
munque sia, il Giordano viene riguardato anch'oggi come il 
fiume più considerevole della Palestina. Nasce alcune miglia 
al nord-ovest di Paneas , o Cesarea Philippi alle falde del 
monte Ermone, una delle ramificazioni dell' Anti-Libano. 
Pare che scaturisca di sotterra appiè dì una rupe, sulle cobte 
della quale scavarono parecchie nicchie, ove sì leggono epi- 
grafi in lingua greca. Non è da principio che un rigagnolo 
insignificante ; dopo aver corso tra le paludi del lago Me- 
ron, che più lardi fu detto Samaconiti^ uno spazio di circa 
quindici miglia, passa disotto alla città di Giulia, aotìcameo* 
te chiamata Betsaida. Là si distende in bello ed ampio lago, 
che piglia il nome da Tiberiade o da Geoesareth, e dopo un 
giro tortuoso di circa sessanta miglia attraverso di una valle 
profonda chiamata El-Ghor, si gìtta nel lago Asfallide o 
Mar Morto. Di cento trenta miglia è presso a poco V intero 
suo eorso : la sua larghezza e la sua profondità non sono 
per tutto uguali ; la prima, nel termine medio , è intorno 
novanta piedi, e la seconda a 9 piedi. Gli Arabi lo denomina- 
no Sheriat-el-Kebir. 

Sulla riva sinistra del fiume è un luogo di sbarco, oggi 
ingombro di piante: e fu quivi probabilmente deposta V ar- 
ca deir alleanza, quando gV Israeliti guadarono il fiume per 
condursi alla Terra di Canaan. Molti pellegrini della nostra 
caravana troncarono rami di salcio per farne bastoni, ed 
altri empirono coir acqua del Giordano le boccie,che aveaoo 
seco portate, e qualcheduno guerni le bisaccie con ciottoli 
raccaltati nel letto del fiume. 



64 BOBINSOBf 

Dalie rive del Giordano tornammo a Gerico; che per con- 
durci sino a Gerusalemme Iroppo era tardi : e però fu giuo- 
co forza passare un'altra notte nella torre: ma non avendo 
previsto un tal ritardo, noi ci trovammo allo stremo di vit- 
tovaglie, né si poteva trovarne in sì miserabii villaggio, gli 
abitanti del quale, più mandriani che agricoltori, non ci 
somministrano che un poco di pane inferigno e un poco di 
latte agro. 

La notte innanzi il nostro sonno fu rotto dagli urli dei 
lupi, che sembravano venir dal burrone situato ai mezzo- 
giorno di Gerico : e però quella sera, suir imbrunire, dìem- 
mo di piglio ai nostri archibugi, evia coirintenzione di farne 
caccia. Il primo di noi a sparare falli il suo colpo ; ma in 
quella cinque o sei animali, che avean somiglianza di lupi, 
impaurili allo scoppio, da varie direzioni uscirono d' ag- 
guato, e traversarono la pianura alla volta del Giordano. 

Si fa spesso menzione di Gerico nella Santa Scrittura. Fu 
questa la prima città che Giosuè tolse ai Cananei, e fallala 
spianare, pronunciò un tremendo anatema contro chiunque 
tentasse di rialzarne le mura. Si videro più tardi, sotto il 
regno di Acabbo, gli effetti di tale maledizione nella persona 
di Jel di Betel, che voleva ristabilirla (1). Nella divisione 
delle terre fra le tribù, Gerico toccò a quella di Beniamino, e 
fu una delle città che specialmente si assegnarono ai preti e 
ai leviti, che V abitarono in numero circa di dodici mila : 
ebbe pure gran rinomanza per la scuola che vi stabilirono 
dei profeti. Ai tempi di Nostro Signore non era seconda a 
Gerusalemme, che per la estensione, e per la magnificenza 
degli edifici. Marcantonio, nel suo delirio amoroso, donò 



(1) Libro terzoilc*Re; XV, 54. 



VIAGGIO «"> 

Gerico e il territorio che ne dipendeva alla regina di Egitto. 
Vespasiano, nella guerra che fece sanguinosissima alla Giu- 
dea^ demoli le sue mura, e passò gli abitanti a filo di spada. 
Riedificata da Adriano, Fanno 156 dell'era nostra, ebbe 
losto a provare nuovi disastri. La restaurarono poscia i Cri- 
stiani, creandola sede di un vescovado : ma nel duodecimo 
secolo gì' infedeli ne fecero da capo sterminio, e non è dopo 
mai più risorta dalle ruine. Non ho veduto nei lunghi miei 
viaggi, che mi ricorda^ uomini sparuti e mendici come gli 
abitanti della moderna Gerico ! 

I contorni di Gerico eran già tempo i più ubertosi della 
Palestina: giacché abbondavano di vomì e di palme: e per- 
ciò nel Deuteronomio, XXXIV,Gericoèqualrhe volta chia- 
mata la ciuà delle palme: producevano inoltre mollo opo- 
balsamo o balsamo di Gilead, di cui sì fa anche oggi gran 
stima io tutto l'Oriente. Ma di tante ricchezze non v'ha 
più vestigio su quella terra! E il pellegrino che vi cercasse 
la benefica pianta, per cui è famosa, e il bel flore volgarmen- 
te denominato rosa di Gerico^ sulla natura della quale tanto 
s'imbarazzarono i chiosatori, rimarrebbe ingratamente de- 
luso: che r una e l'altra sono oggimai sconosciute a chi 
abita quei paesi ! 

i& Agosto, Avevamo divisato di ritornare a Gerusalemme 
pel deserto di En-gedi, asilo favorito agli oppressi di tutti 
i secoli, e dove s' inalza il famoso convento di San-Saba: 
ma poi non credemmo di avere bastevole forza per avven- 
turarci ai pericoli e ai disagi di si trista regione. Una soli- 
tudine orrenda è, dicono, il sito di quel convento ; giacche 
fabbricato dentro un burrone parecchie centinaia di piedi 
profondo, dove il Cedron scavossi il letto, che è per vero 
senz' acqua una gran parte dell'anno. Ripigliammo adunque 
la via già fatta, e dopo sei ore e mezzo e più anche di viaggio, 

XIII. 0. 



m ROBINSON 

rientranuno nel convento Ialino. La differenia del tem- 
po da noi impiegato nel ritorno a Gerusalemme deve attri- 
bairsi alla difficoltà della strada, che dalla pianura di Geri- 
co alla Città Santa è un continuo salire per lo spazio di cir- 
ca diciannove miglia. 

Venendo dal mezzogiorno, quando girasi attorno al vil- 
laggio di Bethania,la vista di Gerusalemme è ad una mira- 
bile e interessante, perché desta nelFanimo grandi memo- 
rie. Quivi Gesù trovò il popolo che movevagli incontro con 
in mano rami d'olivo e cantando: Osanna! Benedetto il re 
d' liraello^ che viene in nome del Signore ! — Un silenzio dì 
morte, ch'era solo interrotto dai colpi d'archibugio , che 
le nostre guardie andavano scaricando nell' approssimarsi 
alle porte, regnava per intorno alla città, quando noi supe- 
rammo il burrone, che si trova a levante. Dentro le mura 
uguale silenzio: giacché entrammo nell' ora in cui ciascuno 
faceva ìaeiesta. Al calpestio de' nostri cavalli echeggiavano 
quelle vie derelitte ! 



■ i W PttttlfeiU ' gi ^ 



CAPITOLO TERZO 



C'-rAìrm di Geraialcrame. — Teneri» lear.n . — ?rL^ di GfUfmar.i. 
— Sfpoìcra della Santa Vergine. —Morta degli Oìm — Panf^r^ms dplli 
5Uii . — Chiesa dell' AttSMione . — Vaile di Giosaiat . — Tcmbe m^dem! 
d?^i Ebrei. — Sepclcn dp' Patriarchi . MontagM delle offesi.— Viìlangia 
il Siloan. — K:U5 passata nella :hiesa del Sante Sef clero .— J^tanu ìù 
!• antichità I 



Gertinalemme , ti Agosto 



i^oslamm» per Ire di io Gerusalemme, quindi rìprendem* 
mo il nostro viaggio per visilare gli immediati contorni della 
santa Città — Uscendo di essa per la porta orientale, o porta 
di Santo Stefano, già chiamata porta delle mandre^noì discen* 
demmo sulle rive del Kedron (1) per un viottolo erto e ron- 
cbioso. Nelfesliva stagione il torrente è quasi senz'acqua; 
ma sembra, se ponesi mente al suo letto ampio ed ingom- 
bro dì scogli, che nelF inverno, quando cadon le piogge, e si 



I) fkrhesi anclie Cedron, parola ebraica che significa ofoir/tò, oppure 
trinuzia. 



6» ROblXSO^I 

slruggoo le nevi, sia ao torrente pericoloso. Si travers.*! so- 
pra un ponte di un solo arco , cbe guida ali* orto di GeiM- 
mani (i), nome dato anche oggi ad una piantazione d' oli% i 
che trovasi giù in una valle rinchiusa da mura di pietre a 
secco, e che estendesi Tra il torrente Kedron e il Monte de- 
gli Olivi. Questi olivi, di numero sette o al più otto, sono 
molto decrepiti. La terra ove sorgono è nuda, senza fiori e 
senza erbe, priva affatto d' ogni verdura. Un sentiero, che da 
un muricciuolo è separato dalle altre parti dell' orto, lo per* 
corre in direzione obbliqua, e si ritieu maledetto: giacché, 
dicono, è appunto quello per dove Giuda andò incontro al di- 
vino Maestro , onde tradirlo col bacio. In fondo al giardino é 
un banco d' arida roccia, e quivi s' addormenlarono Pietro 
Giacomo e Giovanni. Gli esatti limiti di quest'orto, certo il 
più interessante e il più sacro tra quanti furono mai, non si 
conoscono, e conoscerli poco importa: il fatto sta, e lo ab- 
biamo dall'Evangelo, che Cesti recom co' suoi discepoli dilà 
dal torrente Kedron^ overa un orto, e che quest'orto era si- 
tuato sul monte Oliveto : per conseguenza noi passeggiava- 
mo , fuor d' ogni dubbio, quel suolo che già toccarono i piedi 
di Nostro Signore, e gli alberi che ci davano ombra erano 
i germogli di quelli sotto cui riposossi più volte, e^ tra le al- 
tre, nella sera che fu imprigionato. Additano sempre la grot- 
ta, ove appunto si ritrasse in tal giorno, ed ove $' inginocchiò 
e nell'agonia dello spirito sudando goccie di sangue venne foi^* 
tificato da un angelo. Questa grotta, che si ha in grande ve- 
nerazione, è incavata nel vivo macigno, e vi si entra per al- 
cuni scalini rozzamente incisi. Esternamente ha una forma 
circolare, e un diametro di circa quindici piedi : riceve il 



(1; Altra parola t'braicA, cbe iuatìt tirelioÙK 



VI AGGIO (il) 

lume giù (la uoa vòlla, che è aperta nel mezzo, e sopportala 
da pilastri. Si notano ancora ivi presso le reliquie di antichi 
sepolcri. Poco lonlano^al nord delia medesima grotta, osser- 
vasi tuttavia un edificio di pietre, che rassomiglia alia cupo* 
la d* una chiesa, ed è quasi al livello del terreno con gotico 
ingresso d* ordine acuminato. Credesi che ricopra la tomba 
delia Vergine Santa, e se ne attribuisce la costruzione alla 
pia madre di Costantino* Vi si discende per ampia e bella sca- 
la di quaranta sei gradini in macigno. A destra, e pressoché 
a mezzo, vedesi un cenotafio eretto in memoria di Gioachino 
e di Anna parenti di Maria, e in uno sfondo a mancina quel 
di Giuseppe suo sposo* Di là, un altra scala conduca a sot- 
terranea cappella illuminata da lampade che ardono sempre. 
Nel mezzo, un poco a mano diritta, si rappresenta un altare 
che s'erge sopra la sacra tomba, ed è nella roccia incavato. 
Dietro r altare, nella curva delia cappella, trovasi un altro 
altare, dove qualche volta si celebra la messa. Quando anche 
tutto si volesse ammettere che han di plausibile gli argomenti 
asati a provare V improbabilità che era questa la tomba di 
Maria Vergine, è impossibile non sentire una devota emozione 
trovandosi nel mausoleo d' una famiglia tra quante mai fu- 
rono la più veneranda* Appartiene questa cappella ai Greci, 
ed é singolarissima cosa che tanto i Turchi quanto i Cristia- 
ni elessero custodi, perchè vigilassero alla sua conservazio* 
ne. I primi hannovi un oratorio accanto al sepolcro della 
Vergine Santa: ma si astengono dal venirvi, quando si cele- 
bra qualche cerimonia religiosa, come celebravasi oggi, che 
é, secondo il rituale della Chiesa latina, V ottava dell' Assun- 
zione. Parecchi francescani con cereo in mano e genuflessi 
facevano le loro orazioni. Senza numero molti eran quelli 
che o discendevano, o salivano la scala, e avean tutti un 
cof:li*f^iio pio e decoroso. 



70 ROBINSON 

liscili ru<irt dei sepolcro, poggiammo al Monte degli Olivi, 
di rigendoci verso la chiesa dell' asceosioDe. Questo monte, di 
cui tante volte si fa menzione neir Evangelo, si estende dai 
settentrione a mezzogiorno nella lunghezza di circa un mi- 
glio. JLa poca erba, che nella primavera lo ricopriva, é oggi 
del lutto riarsa dai scirocchi autunnali. Ma ai manco di ver- 
dura suppliscono in parie alcuni gruppi di quelle piante a 
cui deve il suo nome. Una volta la montagna e la valle n*e- 
rano piene, e quindi la denominazione di Djèbel Tor, o 
Monte degli Olivi ; ma perchè Polivo cresce lentamente, ne 
viene che quando muoia per decrepitezza, o sia da altra ca. 
gione distrutto, ripiantasi rare volte. L'olivo conserva tutta 
la sua energia dugento anni prima che incominci a sce* 
mare di forze : e poi Anche dura, gitta dal tronco rampolli 
che gii sopravvivono, quando é morto. 

Percorsi circa due terzi del monte, ci additavano il luogo 
d' onde il Nostro Signore guardò la città peccatrice versan- 
do lagrime sulla futura sua distruzione : Vedete voique' gran» 
di edificii f Saranno così distrutti, che non resteratwi pietra 
eopra pietra! 

Ahi ! in che spaventevole modo adempivasi la profezia ! 
Più non rimane vestigio delia vetusta città di Davidde e di 
Salomone ; non una torre, non una porta, niente rimane di 
ciò che al tempo degli Ebrei fu si grande. Fuit Hieroso^ 
lyma ! 

Fuor dalle mura trovasi bene, gli è vero, qualche funebre 
monumento d' un'epoca incerta: ma questi sepolcri furono 
anch'essi violali e posti a soqquadro, come se il decreto che 
Iddio fulminava contro questa città, designata allo stermi- 
nio, non risparmiasse V asil della morte ! 

Quinci meglio si rappresenta il panorama di Gerusalem- 
me : giacché il monte sul quale siede, si abbassa da levante 



TIAGGIO 71 

ponente con giusto declivio, in maniera die da questo lato si 
offre più bella Utscernesi chiaramente T interno deir atrio 
del Tempio, in mezzo al quale sMnalza, nel luogo appunto 
ove già era quel sacro edificio, la moschea d' Omar si fa- 
mosa, e poi dietro a quella appaiono, colla più gradevole 
successione, il Santo Sepolcro, le altre chiese, i conventi, le 
moschee colle loro torrette; e quantunque la moderna Ge« 
rusalemme sia la medesima della Scrittura, solo perché è si* 
luata nel medesimo porto, pure veduta di qui la vedeva di 
Stanne dispiega tuttavia bastevole magnificenza, affinchè 
I r immaginazione possa tal concepirla qual era una volta la 
perfezione della beltà, e la gioia di tutto il mondo. 

Ci furono dopo indicati nei vicini contorni di mano io 
mano altri luoghi di minore interesse, e raulentìcità dei 
quali riposa su tradizioni men certe. Nel recinto (fi Gero- 
\ salemme non v' ha, per vero dire, un palmo di terra che 
I non abbia la sua particolare leggenda. Appartiene a questa 
i categoria il posto ove Cristo insegnò agli apostoli V Orazio- 
i ne Dominicale, e loro disse : AUorchè pregherete, direte: Pa- 
dre no$tro, ecc. (1], ed anche la grotta ove il simbolo della 
■ nostra fede venne composto. Ma lasciando siffatte cose da 
parte, ci recammo senza mettere tempo in mezzo a visitare 
^ il luogo ove il figliuolo di Dio, nato da una donna, toccò l'ul- 
tima volta co' sacri piedi la nostra terra. Poi li menò fuori ( gli 
apastoli e i discepoti ] /ino in Betania ; e, levate le mani in allo^ 
li benedisse : e mentre li benediceva, partissi da loro, e salì al 
cielo (2). In mezzo di vasta corte s' inalza una piccola cupo- 
la, esternamente di forma ottagona, e internamente roton- 
da; la quale in gran parte ricopre il mus*«o, ov' è impressa 



(1)Saiv Loca; XI, 2. 
:^) Idem; XXIV, 50, 5f. 



7i llOBI\SO\ 

la forma d' un piede o di un sandalo, che ha volla a setten 
Irìone la punta. Dicono essere V impronta del piede lascia- 
lavi da Nostro Sijniore in quella che sali al cielo. L' impera* 
Irice Elena frce ivi edificare un convento, che fu poi cam* 
biato in moschea : ma questi edifici! oggimai vanno in mi- 
na. Da una altura, che trovasi a poca distanza di là, sulla 
via di Belhania, si gode un magnifico punlo di vista, una 
gran parte cioè del Mar Morto, oltre il quale appariscono 
i poggi di Moab. Piegando un poco al nord della cap|>ella 
deir Ascensione, si trova la vetta più alta del Monte Olive- 
to: quivi gli apostoli si ritrassero dopo l'Ascensione di No* 
stro Signore. Mentre guardavano verso il cielo, ed erano 
tuttavia rapiti neir estasi, in che li avea lasciati il glorioso 
trionfo del loro Divin Maestro, videro comparire due ange- 
li, che dissero: uomini di Galilea (1], perché ti fermate rt- 
guardando verso il cielo ? (Questo Gesù, cAe, parteniosida voi, 
andò m cielo, verrà neW i$tee$a maniera che voi lo vedsste sa- 
lire. 

Da questa montagna scendemmo poscia alla va!lediGio- 
san*atte, chiamata altresì qualche volla Jophet, ossia ralle 
di Sangue^ È una continuazione di quella del Kedron. Gre*» 
don gli Ebrei, dietro un passo della profezia di Joele^ che 
in questa angusta valle avrà luogo il finale giudizio. Si de^ 
siino i popob\ e salgano alla valle di Giosafatle: io sarò ivi 
seduto per giudicarvi tutte le nazioni che verrannovi da ogni 
parte. Era per conseguenza il cimitero prediletto degli anti- 
chi Ebrei (2) ; a giudicare dal piccolo spazio che vi è lascia- 
to sgombro dalle pietre sepolcrali senza numero molte, è 



(1^ Gli apofColi erano quasi tulli nativi di quella provincia. 

(2) Questa lalle «ino dal regno di Giosia serviva da cimitero : giacché 



"•. e 



Ih III r I.| W •• 4*. iU l'I- » 




TOÌIBK IIR'PATHIAHCHI 



VIAGGIO 73 

sempre ii luogo che i loro disceDdenli prescelgono pel me- 
desimo oggetto. Le tombe soo fatte colla più grande sem- 
plicità, e affatto senza ornamenti : consistono in una lapide 

macigno, che , più o meno larga, indica il rango a che 
rteneva il defunto. Le iscrizioni sono in lingua ebraica, 
oentano il nome e V età del [sepolto , e il giorno della 
Aiiorte. 11 terreno è si duro , che a scavarvi una fossa 
costa enorme fatica. Vuoisi che il privilegio d* esservi sot- 
terrati non si acquisti che ad altissimo prezzo. 

In quella medesima valle veggonsi tre sepolcri, o piut- 
tosto tre mausolei, che fanno colla loro grandezza un ri- 
marchevole contrapposto alla semplicità delle tombe moder- 
ne. Sono le tombe di Assalonne, dì Giosafatte e di Zacaria. 
Vengono collettivamente denominate le tombe de Patriar^ 
chi. La più notabile è quella di Assalonne. Staccasi dalla roc- 
cia nella quale fu incisa ; ha una base quadrata ; in ogni fac- 
cia pilastri d'ordine ionico, sormontati da un fregio ador- 
no di metopi e di triglifi . S' innalza sopra la base una fab- 
brica di mattoni pure quadrata e della medesima dimensio- 
ne: tutto è ricoperto da una cupola che termina in punta. 
Questo monumento ha dì altezza diciotto, o al più venti 
piedi. Manca di entrata : ma sulla parte superiore vi fecero 
con violenza un' apertura d' onde i Maomettani , gli Ebrei e 
i Cristiani, uomini e donne, giovani e vecchi , gittano sassi 
in passando per mostrare il raccapriccio, che loro inspira la 
rìbelKone di un figliuolo contro il padre. La terra è tutta 
intorno ad una grande altezza ingombra di pietre. Potrebbe 



fi legge : • cb' egli comandò che si levasse dalia casa del Signore V idolo di 
Ugno iacrilego, e che lo portassero a Gerusalemme nella valle di Kedron , 
Die , dopo bruciatolo , oe gittasserole ceneri sulle sepolture del popolo . • 
( Libro IV. pei Rb; XXX ili, 6.) 



XIII. 



10 



74 BOBIKSON 

darsi che questa fosse la colonna^ che Assalonne, essendo 
anche viro, si fece inalzare nella valU del re; ma è Impro- 
babile che sia stalo quivi sepolto: lo fa piuttosto presso al 
luogo dove fu trucidato : perocché leggiamo nella scrittura : 
E presero Assalonne e lo gitlarono nella selta dentro una gran 
fossa , ed alzarono sopra quella una quantità grande di 
pietre. 

Immediatamente dietro a questo mausoleo, in un lato del- 
la roccia che è infranto, vedesi rarchitrave d'una porta ebe 
introduce ad una camera funeraria. Quivi è, dicono, il se- 
polcro di Giosafatte, che diede il suo nome alla valle ; ma 
ciò non può essere: giacché la Scritturaci narra: che Gio- 
safatte riposava dappresso a' suoi antenati^ e che fu sepolto 
nella città di David , padre suo. Potrebbe credersi in vece, 
che quello fosse la tomba di Zacaria figlio di Barracbia. Ha 
pur essa una base quadrangolare, e divisa dal masso dove 
fu incisa: è ugualmente ornata di pilastri d'ordine ionico: 
ma invece di metopi e di triglifi è fregiata da un grossolano 
architrave, che fa sporto, e dal quale s'inalza uno piramide 
di mattoni. Ivi presso nel fianco della montagna è uno sca- 
vo che racchiude tre camere , l' ingresso delle quali é sop. 
portato da colonne d'ordine dorico, piuttosto basse. Non 
islà questo livello degli altri monumenti, di cui ho fatto pa- 
rola; talché per entrarvi bisogna salire la rupe. Yien chia- i 
mata la grotta di San Giovanni; dove questo apostolo si \ 
ritirò nella settimana della passione di Nostro Signore , de- : 
liberato di non voler più cibarsi, fintantoché non riceveva la 
notizia della sua risurrezione. , 

Quel misto d'architettura greca, con ciò che pare eviden- | 
temente di costruzione ebraica, in origine , ha dato assai da 
pensare a tutti coloro che han visto cotesti monumenti, ed é 
stato spiegato in varie guise. Ma, benché precisar non si possa 



VIAGGIO 75 

repoca cui risalgono le costruzioni agginnte posteriormen- 
te, pure gli é certo, ebe indicano uno stato barbaro deir arte. 

La via|che tengon le carovane, che da Gerusalemme vanno 
a Gerico, passa per l'appunto sopra questi sepolcri. — Non 
molto lon tano di là, ai sud , è II villaggio di Siloè : è compo- 
sto di quaicbe casolare in parte fabbricato ed in parie inca- 
vato nel macigno, sui pendio d'una montagna che i Cristia- 
ni hao chiamata Monte delle Offese, ossia Monte di Corru- 
zione, perché Salomone, già vecchio, viedifieò un tempio a 
Chamos , idolo di Moab, ed un atiro a Moloc^ idolo de' fi- 
gliuoli d' Ammone. Scendemmo nella vaile , e passando il 
torrente del Kedron , giungemmo alla PÌ9cina di 5i7oé, cosi 
chiamata perché situata vicinissimo al villaggio di questo 
nome. 

Questa piscina é doppia, che é quanto diro ha un bacino 
superiore ed un altro inferiore. Il serbatoio superiore , che 
chiamano la piscina del re, serviva probabilmente ad innaf- 
fiare i giardini reali; il serbatoio inferiore per l'opposto 
sembra essere stato destinato in servigio degli abitanti. È 
probabilmente lo stesso che TEn-Rogel , o la fontana dei 
Gualchierai, e siccome ne' dintorni non havvi alcun' altro 
fonte o corso d'acqua , cosi può presumersi che quivi fosse 
unto re Salomone da Sadoc sommo sacerdote , e dal profe- 
ta Nathan. Questi due serbatoi ricevevano l' acqua dalla 
fontana di Siloé. L' acqua scaturisce dietro un macigno per 
un condotto sotterraneo , e cade in un picciol serbatoio non 
molto profondo. Una volta sorgeva in quel luogo una cap- 
pella edificata in commemorazione della cura del cieco na- i 
to, a cui Nostro Signore restituì la vista. Oggidì si scende 
a questa fonte per una scala di sedici gradini, che conduco- 
no ad un terrazzo, dal quale si va in riva all' acqua per un 
altra scalinata dì tredici gradini: laonde la chiamano talvolta 



7G BOBINSOIf 

la Fontana delle Scalinate. Il Goodotto cbe passa sotto la 
montagna é , per quel che si vede , opera degli uomini , e , 
chinandosi alquanto, si può inoltrar molto addentro. Un 
giorno r acqua , traboccando dalla piscina superiore, reca- 
vasi per un passaggio sotterraneo nella piscina inferiore, si- 
tuata alquanto a mezzodì , ma che in oggi è affatto secca- 
Notai che parecchi pellegrini , dopo averne bevuto si lava- 
no gli occhi; lo che fecero, credo io, in commemorazione 
del miracolo surriferito. Andate a lavarvi nella piscina di 
Siloe^ si legge in San Giovanni. 

Di là salimmo per un erto sentiero che ci menò a Geru- 
salemme, dove entrammo per la cosi detta Porta dell' tm- 
mondezzaio. Supposi esserle stato dato un tal nome, perchè 
per questa porta venivan portate fuor di città le immondi- 
zie degli animali offerti in sacriGzio nel tempio. È cavata nel 
muro orientale, a mezzodì della gran moschea ad essa con- 
tigua. Non ponno quivi passare che i soli pedoni. Tenemmo 
la via che guida al Santo-Sepolcro , avendo già mostrato dì 
bramare di passar la notte nell' interno della chiesa. Nell'en- 
trare trovammo i frali adunati nella cappella dell' Appari- 
zione. Ognun di noi prete un cero acceso, e seguitammo 
la processione, che si fa ogni giorno su quell'ora (al tra- 
montar del sole ) attorno a varie stazioni stabilite in com- 
memorazione della passione di Nostro Signore. A ciascuna 
di queste stazioni si cantò un inno particolare. Finita la ce- 
rimonia (fummo dispensati da lavarci i piedi}, ci recam- 
mo al refettorio per cenare. 1 frati , pel solito dodici di nu- 
mero, sono i custodi particolari del Sepolcro. Altri frati 
danno ad essi di tempo in tempo la muta. Lasciando stare 
qualunque quistion religiosa, è forza dire, che la loro è 
una funzione poco gradevole, poiché sod rinchiusi in celle 
basse ed umide , e non hanno , come osserva Maundrell , 



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s. stPOLcmo 



VIAGGIO 77 

altro incarico fuor quello di pregare e di assettare le lampa- 
de ; aDzì dìcesì , che sieno colà mandali per caslìgo , e che 
a lor reclusione duri non solo parecchi mesi ma varii anni. 

l'ire cosi, la disciplina dell' ordine debb' esser più severa 
nel che generalmente si crede. Questo genere di vita, 
si disgiungano anche le molte avanìe e gV indegni 
lenti ai quali sono esposti que' frati, non può sicura- 
^le essere invidiato da nessuno. Puossi adunque con ra- 
gione supporre, che coloro i quali si dedicano alla cura del- 
le anime in quel paese, son mossi da motivi più sublimi e più 
nobili di que' che ad essi attribuiscono i loro nemici. In un 
paese in cui F apostasia procura tanti vantaggi temporali, 
eirè già malagevole cosa pel pastore spirituale il tener 
neir ovile il gregge alla sua custodia affidato. Si cessi dun- 
que da qualsiasi oltraggio gratuito contro di loro. 

23 Agosto. Poco dopo mezza notte fummo chiamati per 
assistere a mattutino . Siccome ci eravamo giusto allora co- 
ricali , cosi fummo subito lesti , per quanto ci pesasse d' al- 
zarci a quell'ora, lo avea vedule le imponenti cerimonie 
della Settimana-Santa nella chiesa di San -Pietro di Roma , 
ed aveva assistito alla celebrazione dei divini uffizii nella 
cattedrale di Siviglia, i due più bei tempii cristiani d'archi- 
lettura greca e gotica ; ma non avea mai provato quella 
sorta di religiosa emozione che sentii all'udire dall' alto del- 
le gallerie che circondano il Santo-Sepolcro gl'inni cantati 
dai frati , nel silenzio della notte , attorno alla tomba istessa 
di nostro Signore ! Era un soggetto veramente degno del 
pennello d'un Rembrandt, per l'effetto scenico. Alcune 
torcie accese spandevano una fioca luce ; in guisa che in 
mezzo alla oscurità, in cui erano immerse la basilica e la 
pesante sua architeltura , il pavimento di marmo bianco, gli 
angoli di alcune colonne , le senili facce e i bianchi capelli 



78 ROBINSON 

de' frali , cui facea cornice un' aureola luminosa, erano i so- 
li obbielti che apparissero in rilievo. 

Mentre aspettavamo che il custode venisse ad aprirci le 
porte della chiesa , esamhiammo qualcuno degli oggetti cu- 
riosi, che si conservan nelhi stanza delle cose antiche. Fra 
queUe reliquie, si osservano particolarmente la spada e ^li 
speroni di Goffredo di Buglione. La spada consiste in una 
lunga lama diritta, logora dalla ruggine di otto secoli. Sé 
ne fa uso soltanto, allorché si riceve qualche cavaliere del 
Santo Sepolcro. Nel vestibolo della gran chiesa del Sepol- 
cro ci si mostrò il luogo, ov' era una volta la tomba di cote- 
sto illustre difensore della fede cristiana , non che quello di 
suo fratello Baldovino. In forza di alcuni cambiamenti fatti 
dai Greci hi quella parte delF edificio , dopo il grande ra- 
cendio dei 1808, que' due sepolcri furono sacrilegamente 
lavati di là per ispirito di partito . Giudicandone da una 
slampa di cotesti monumenti, che ho veduta, eran rag- 
guardevoli solo a cagion delle ceneri illustri che contene- 
vano ; a questo titolo avrebber sicuramente dovuto esser 
rispettati dai cristiani di qualunque setta. 

Finalmente , verso le sei del mattino vennero con sonuno 
nostro piacere a liberarci da quella specie di prigionia, e 
cosi potemmo ritornare ai meno incomodi nostri apparta- 
menti della Casa-Nuova. 



■ li^acjfcMac i 



CAPITOLO QUARTO 



Pàrtema per Betlemme.— Valle di Bbraim o de Giganti — Aspetto del 
paese. — Mai ■ Elias . — Stella de'Ma^i. — Casa di Simeone il Giusto 
— Tomba di Rachele — Rama e i Santi Innxenti — Prima veduta di 
Betlemme. — Arri?o al convento Sac-Gicvanm . — Veduta della terraoa. 
— Villigjic di Betlemme. — Chiesa di Santa Mana . — Grotta della Na- 
UTiià. —Gita ai serbatoi di Salcmone. — Paese al sud d: q:23ti ssrbi- 
tci — Ritona a Betlemme . 



25. Agos(o . 



0. 



'ggì dopo pranzo ci siam messi in viaggio per Betieoioie • 
Avevamo coosecrato la precedente settimana a visitare 
i luoghi teslìmonii de' miracoli e de' pariimenti di Nostro 
Signore : ora , col cuore meno oppresso , diamo un passo 
verso il luogo della sua nascita. Questo luogo è circa sei 
miglia lontano da Gerusalemme, o presso a poco due ore 
di cammino, poiché da veri pellegrini vi andammo pede* 
stri, e quasi potrei dire scalzi , essendosi le nostre scarpe 
consume, a tale che parevano proprio sandali, nei giri che 
avevam fatto i dieci giorni indietro; e ci era stato impossi- 
bile di procurarcene altre , almeno come te bramavamo , 



80 ROBINSON 

nei miserabili bazari di Genisaleanne. Giace Betlemme al 
sud della valle di Efraim, o valle de" Giganti, cosi chiamala 
a motivo della gigantesca statura de* suoi abitauti. È situa- 
la su i confini del territorio, che toccò alle tribù di Giuda e 
di Beniamino; ed è particolarmente celebre per essere stata 
il campo de* molti combattimenti tra i Filistei e gli Ebrei , 
sotto David e i suoi successori. Uscendo dalla città, traver- 
sammo la parte superiore della valle di Gihon; e dopo esser 
salili, per una strada piena di ciottoli , sulla montagna che 
trovasi rimpetto, scendemmo in una vasta pianura. Come tur 
li i dintorni di Gerusalemme , questa pianura è sassosa , e 
lascia vedere appena qua e là qual che particella d' una 
terra rossiccia e leggiera; ma è affatto spoglia d* alberi , e 
benché aulicamente sia stata ragguardevole per la sua 
numerosa popolazione, pure vi si vede appena un'abitazio- 
ne. Circa a mezza strada, trovammo il convento di Mar-Eli- 
as, vicino al quale è un pozzo che dicesi esser quello, ove 
apparve la stella ai Magi dell* Oriente. AH* ovest della via , 
sur un poggio non molto alto, è una torre in ruina che chia- 
mano la casa di Simeone, detto il Giusto, quello stesso che 
era lunga pezza ed impazientemente vissuto aspettando la 
consolazione (f Israele. Avendo un di incontrato il fanciullo 
Gesù nel Tempio, sei recò nelle braccia, e benedisse Iddio , 
dicendo. Ora, o Signore , tu lascerai morire in pace il tuo 
servo , poiché ho veduto co' miei occhi il Salvatore che ci 
dai . (i ) Anche 1* Israelita a* nostri giorni aspira da lunghi 
anni alla felicilà di vedere la città de*suoi padri; e quando nel- 
la sua tarda età ha visto compiuto il suo desiderio , par che 
dica al suo Creatore : Signore, son pronto a partire. 



(I)Sa?ì Lcca ; H, i8, », 7)0. 



VIAGGIO 81 



Poco tempo dopo esserci dilungati dal convento, giugnem- 
moad ana tomba situata sul lembo della via, presso alla qua- 
le stavano orando molte Ebree. Dimandai che tomba fosse, 
e mi venne risposto esser quella di Rachele, moglie di Già- 
cobbe e madre di Giuseppe e di Beniamino. Alla vista di 
quelle figliuole d'^lsraele tosi riunite intorno a quel modesto j 
monumento, fummi forza credere che, almen questa volta, ; 
non vi era alcun inganno, e che quello era proprio il luogo | 
in cui era stata sepolta Rachele, come ieggesi nella Sacra J 
Scrittura (i )• Mi confermai poi in questa opinione veggen- 
do poco lungi di là un oratorio turco , e dissi: » I poveri i 
cristiani della Palestina non son forse ancb'eglino i figliuoli 
I indigeni di questa terra? Non ponno essi pure avere le loro 
j affezioni? Perché dunque le tradizioni locali, a cui essi cre- 
I dono, dovranno eccitare T indignazione di quasi lutti i viag* 
giatori che visitano la Terra-Santa? Son forse giusti gli epi- 
I teli senza carità che si danno a religiosi, che hanno si po- 
tentemente contribuito a preservar dalPobbiio le tradizioni 
locali ? Non sono essi indegni d' un cristiano ? » 

Il monumento è moderno , ed ha V apparenza e la forma 
della tomba d'un santone arabo. È quadrato ed ornato di 
quattro pilastri che sostengono una cupola colorita di bian- 
co, sotto la quale s'inalza un catafalco di mattoni rozzi: il tut- 
to è circondato da un muro poco aito. Circa due miglia lungi 
da questa tomba, all'ovest, è il villaggio di Ramla, come avea 
detto il profeta Geremia, udissi un grido , un lamento , un 
pianto ed un gran rammarichio: Aackele piange i suoi figliuO" 
li, e mm è voluta esser consolata, perciocclié non sono più. In 



(1) » E Rachele mori, e fu seppellita nella via L'Efrata, eh' è Betlem- 
me. E Giacobbe rizzò una pila sopraia sepoltura d'essa. Questa èia pila della 
sepoltura di Rachele, che dura inQno al dì oggi » (Gbnbsi; XXXV, 19 e 20) 



\ill. 1 i 



82 ROBINSON 

tutte le città e in tutti i villaggi di cotesto paese , non che 
loDgo coteste coste, le madri hanno pianto i loro figliuoli 
assassinati, ricusando qualunque consolazione, allorché la 
ipada (T Erode era ro$$a di sangue , ed ogni macchia veniva 
dal sangue d^una vittima innocente. (1) Via via che si procede 
verso Betlemme ^ soprannomata Efrata o la Fertile , più 
abbondanti diventano gli olivi e i fichi; i fianchi della mon- 
tagna, sulla quale giace il villaggio, son coltivali a foggia 
d* anfiteatro. Il convento latino , situato sur una eminenza 
nell'estremità orientale di questa montagna, veduto di quivi 
sembra imponentissimo; ma i suoi muri massimi, fiancheg- 
giati di torri merlate, gli danno anzi aspetto d'una fortezza 
che d'una pacifica dimora di frati. Questa illusione dileguossi 
a mala pena, quando il vedemmo più da presso . Porzione 
della porta maggiore, che in origine serviva d'ingresso, fu 
murata: la sola porta che esista oggidì è bassa e stretta, di 
modo che è uopo chinarsi per entrare • Battemmo forte e 
chiedemmo d'essere introdotti. Àfiiaicciossi tosto ad una fé* 
nestreila un frate, e dopo essersi accertato che non avea 
nulla a temere, scese e levò la stanga, che di dentro chiudea 
la porta . Questa si apre internamente, e dà in una corte a 
vòlta, che serve come di vestibolo alla chiesa del convento. 
Aspettammo sin tanto che un frate avesse recalo al padre 
guardiano la commendatizia, della quale eravam latori. Di 
li a pochi minuti , il messaggero ritornò, e ci condusse per 
un corridoio pieno d'andirivieni sul terrazzo del convento. 
Ivi trovammo raccolta tutta la comunità, che godeva il 
fresco della sera, poiché era stato un caldo eccessivo per 
alcune ore della giornata. Il sole incominciava a tramonta- 
re, ma il giorno era tuttavia alto a bastanza, perchè veder 

(I) San Matteo ; II , 18. 



VIAGGIO 83 

potessimo i varìi laoghi interessaDti delle vicinanze, via via 
che i frati ce li venivano indicando. 

In un luogo qualunque della sottoposta vaile, che va dal- 
l' est all'ovest, e dove si veggon tuttora alcuni pastori, che 
guardano le greggie ad essi affidate, presentassi, or son 
diciotto secoli, un angelo del Signore ad altri pastori che sta- 
van ne' campi , vigilando a vicenda le loro greggie, per an- 
nunziare ad essi una lieta notizia^ che doveva essere argo- 
mento di gioia grande, — Oggi nella città di David ( qui 
dove noi siamo ) vi è nato un Salvatore , che è il Cristo , il 
Signore, (i). 

Come se noi stessi udito avessimo la melodica voce de'ce- 
lesti messaggieri, quando annunziarono al mondo la nascita 
del Salvatore con un cantico che avea per ritornello: Gloria 
a Dio nel sommo de' cieli, e pace sulla terra agli uomini da 
Dio diletti, stemmo alcun tempo assorti ne' nostri pensieri, 
e cessammo dalla nostra meditazione sol quando ci si mostrò 
la grotta in cui Giuseppe nascose la Vergine Maria e il bam- 
bin Gesù, pria di fuggir seco loro in Egitto. Sorgi, prendi 
il bambino e sua madre, e foggiti in Egitto. (2) Nella mede- 
sima direzione, ma assai più lontano, è la caverna dove 
Daviddc tagliò segretamente la veste di Savd. Questa caver- 
na è situata all' est del villaggio , verso il mar Morto. Alle 
falde della montagna che guarda al norte, è il pozzo di Be- 
tlemme : vedesi presso la porta per cui i tre bravi servi di 
David entrarono a dispetto de' Filistei, che erano in Be- 
tlemme, ed attinsero l'acqua di che abbisognavano; ma Da- 
rti non volle berne, e ne fé' una libazione al Signore; perchè 
quell'acqua era il sangue di quegli uomini, ed essi comperata 



(1) San Mattbo; II. 

(2) Idem, Ibid. 



j 



^\ R0BINS05 

Rateano a rischio della propria vita. (1} Poscia ci si mostra- 
rono allri luoghi di non si graode interesse, e di eui meno 
aulenliche sono le tradizioni. 

Tornandoci allora a mente il passato, ci trasportammo 
col pensiero al tempo in che que' dintorni erano il teatro 
degli interessantissimi eventi con tanta semplicità narrali 
nel libro di Ruth. Sotto la porta di Betlemme era Booz se- 
duto, allorché passando uno de'suoi parenti, gli gridò: Vieni 
un po' qui é siedi, ecc. ecc. e Mora, in presenza di died 
uomini, tutti seniori della città, comperò il possesso di Aoa- 
mi e ricevette la mano di Ruth, ecc. ecc. Sovra coteste col- 
line il divin bardo d'Israele facea pascere le sue mandre; 
ivi pur risonarono gli armonici concenti della sua arpa e i 
lieti accenti della sua voce, quando invitava l'universo a 
celebrare la gloria del Creatore. Nello spazio che tra questa 
montagna comprendesi e quelle che costeggiano il Mar 
Morto, è una collina isolata fatta a cono, che volgarmente 
chiamano la montagna de' Franchi, certamente perché in 
qualche epoca fu in possesso di questi ultimi, al tempo delle 
loro guerre co' Saraceni. Opinano alcuni giudiziosissimi 
viaggiatori essere il sito cotesto dell'antica Betharea, di cui 
parla il profeta come luogo opportuno a stabilirvi un faro; 
altri invece vogliono , che ivi giacesse la Massadea di Gio- 
seffo, edificata sur una roccia trarupata che Gionala l' As- 
moneo avea fortificata , e che Erode avea renduta inespu- 
gnabile • 

24. Agosto. Il villaggio di Betlemme é situato in luogo 
ameno sul pendio d'una collina , al sud di profonda valle 
che va dall'est all'ovest. I dintorni, come che montuosi, 
non sono però mollo elevati, e generalmente sono ben 

(1) Samcbub; XXII, 16. e 17. 



PIAGGE© TihL L •■IX !£.i? 



BETLEHME 



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VIAGGIO 85 

cottivalL I Bellemmiti son pressoché tulli fellah» od agrìcoU 
tori ; le loro case soo male costruite» Siccome sorgono sur 
un deelivio , così scavasi la parte inferiore del masso, che 
per lo più serve di stalla agli armenti . Essendo il macigno 
poroso e friabile, tagliasi con fragilità, e serve nella stagion 
del verna(che in questo paese è crudissimo) di miglior riparo 
che non sarebbero muri di pietra. 

Questa maniera di costruzione non è particolare ai Be- 
tlemmiti; io Tbo vista usala in parecchi luoghi delTOrienle; 
e siccome in quesle contrade gli usi non cambiano come in 
Europa, cosi puossi ragionevolmente supporre, che tale fosse 
fi modo di vivere dìcìoUo secoli addietro. In queir epoca 
Maria venne a Betlemme, dov' era estrania, per far registra- 
re il suo nome, e in tale qualità essa vi dimorò. In oltre, la 
siluazion parlicolare in che trovavasi,dovea farle desiderare 
di star nascosta agli occhi altrui (l).Questa circostanza spie- 
ga bastantemente il perché sia sotto terra il luogo della na- 
scita di Nostro Signore. Abbattete que'grossi muri, e spogliate 
i luoghi consacrati degli abbellimenti ad essi estranei, e tro- 
verete fra le rovine lo scavo ordinariamente fatto ne'fianchl 
della montagna per allogarvi le mandre, come vedesi anche 
oggi sotto il contiguo tugurio. Riguardo alla identità del luogo, 
l'avvenimento di cui fu il teatro era troppo importante per- 
chè i primi Cristiani non potessero perderlo d'occhio. Coloro 
persino, che sonosi vie maggiormente mostrati sceltici ri* 
spetto air identità dei lungi santi, ammettono in questa cir- 
costanza l'autenticità della tradizione. Come novella prova 
a sostegno, T istoria ne dice, che Adriano, nell'odio suo 



(1) • Anche Giuseppe st partì dalla città di Nazaret, che è in Galilea ; e 
riccome era della casa e della famiglia di David, così andò in Giadea, nella 
I città di DaTid, chiamata Betlemn:e, per farsi registrare con Maria , ch'era 
I Incinta. • ( $An Luca, U, 4, 5. ) 



J 



86 ROBINSON 

contro i crisliani, innalzò in quei luogo sacro un tempio eh' ei 
dedicò ad Adone. Dopo un secolo, un' imperatrice romana, 
madre del primo principe cristiano, fece un pellegrinaggio 
ai luoghi, in cui la sua fede novella aveva origine. La casa 
ove la Santa Vergine trovato aveva un temporario asilo, e 
il luogo in cui Dio, spogliato essendosi della sua gloria, or 
sun$e umana forma^ dovean naturalmente eccitare il costei 
entusiasmo. 11 sontuoso edificio, che veggiamo a' di nostri, si 
debbe alla sua magnificenza ed alla sua pietà. La tradizioDe 
attribuisce parimenti a questa principessa molti altri mo- 
numenti ; ma quando si considera V età sua di già avanzala 
quando visitò la Terra-Santa, e il breve tempo che vi si 
trattenne, si dee piuttosto presumere che avendo essa prima 
dato un nobile esempio, a lei si attribuissero i monumenti 
eretti da altre persone dopo la sua partenza, e che le genti 
si avvezzassero a riguardarla come la.6ola fondatrice dei 
medesimi. 

Vaghi di visitare il monastero io tutte le sue parti, ci riu- 
nimmo nella cappella dedicata a santa Caterina; vi si cele- 
bra d'ordinario il di\ino ufizio, troppo vasta essendo e qua- 
si ruinata la cappella maggiore. Di là, munito ogni pellegrino 
d' un cero acceso, la processione scese per una scala nei 
sotterranei, in fondo a questa scala è una piccola sepoltura 
incavata nel macigno. La volta è sostenuta da una colonna 
collocata nel mezzo. Ivi trovasi il mausoleo degi' Innocenti 
trucidati per ordine del barbaro Erode. Per un passaggio 
angusto e buio giugnemmo nella cappella sotterranea della 
Natività, che è la grotta o stalla primitiva, ma che poi fu 
allargala pei bisogni del servizio religioso ; è lunga circa 
dodici passi, e quattro larga. È illuminata da lampade, che 
stanno continuo accese. La volta, che si è lasciata nei natu- 
rale suo stato, puntellandola soltanto con un pilastro, e tutta 



VIAGGIO 87 

aoDerita dal fumo delle lampade. I muri ìoterni e i pavi- 
menti SODO oruati di marmi. In un luogo del pavimento , 
all'estremità orientale, e precisamente rimpello ad un alta- 
re appoggiato al masso, che in quella parte è tagliato in ar- 
co, vedesi un cerchio di diaspro e d'agata contornato d' una 
gloria d'argento. Attorno al cerchio sono incise le seguenti 
parole: 

Hic DB ViftcìNB BlàBiA Jbsvs Chbistus hatus est ; 

semplicissima, ma eloquente inscrizione, fatta ài certo per 
eccitare pii sentimenti nel pellegrino cristiano. 

Qualche passo più lungi è la mangiatoia in cui fu deposto 
il bambin Gesù. La vera mangiatoia, che gì' Italiani chiama- 
no Presepio, fu levata di qui e trasportata a Roma sotto il 
pontificato di Sisto V (1). È stato messo in sua vece un truo- 
golo basso di mattoni, somigliante a que' di cui si fa comu- 
nemente uso in quel paese per dare a mangiare ai besliami 
e specialmente ai bovi da lavoro. Rimpelto a questa man- 
giatoia è r altare de' Magi. 

Ritornando alla cappella de' Santi Innocenti, di cui tenni 
parola, e quasi di fronte a questa cappella, trovasi una stan- 
za mortuaria, ove sono due altari. Quello a mano manca co- 
pre le tombe di Paola, matrona romana, e di Eustocbia di 
lei figliuola, le quali, dopo esser vissute tre anni io Betlem- 
me, ivi morirono in odore di santità. L' attuai monistero, 
non che un convento di monache, ma che in oggi è desti- 
nato ad altr' uso, sono i testimooii, che cotesta dama ha 



(l)U cappella, dove ora vedesi questa mangiatoia, irovasi nella chiesa di 
Santa -Maria Maggiore; questa cappella è degna d'osservazione pe' suoi 
nccbl e begli ornamenti. 



n. BOBINSON 

lasciali della sua oiagniflceoza. Ella fondò eziaodio uo ospi- 
zio per gii stranieri. Coleste varie prove della sua pietà veg- 
gonsi riportata in San Girolamo. Nel quarto secolo questo 
grande scrittore della Chiesa, recatosi in pellegrinaggio a 
Betlemme, fu talmente colpito dalla particolar distinzione 
che Nostro Signore aveva concesso a quella città, che quan- 
tunque non fosse in allora che un meschino villaggio privo 
di risorse, pure vi fermò stanza, ed ivi dimorò Ano al giorno 
di sua morte, essendo allora giunto alla avanzata età di no- 
vani' un anno. La sua tomba é in uno sfondo poco di là di- 
stante ; la cella già da lui occupala è a sinistra* In questa 
cella, ritirato dal mondo, applicossi per cinquanf anni allo 
studio della Sacra Scrittura, sino allora scritta in ebraico e 
in t;aldeo* Dalle sue dotte meditazioni emerse quella tradu- 
zione latina della Bibbia, che chiamasi comunemente Vulga- 
ta. Presso alla tomba di lui si mostra parimente quella di 
sanf Eusebio, che gli die mano a lavorare. 

Indi risalimmo la scala per recarci a visitare la gran 
chiesa, della Santa Maria di BetUmme. Ha la forma d*uoa 
croce latina. La navata è divisa in ale da quaranta colonne 
d* ordine corintio, poste a due file da ogni lato. Queste co- 
lonne, i cui fusti sono d^ un sol pezzo, hanno due piedi e 
mezzo dì diametro e diciotto d* altezza, compreso il capitel- 
lo. La distanza fra ogni fila di colonne è di circa trenta pie- 
di, e quella degP intercolunnii, di sette. E' pare sia slato in 
parte distrutto, e non sia mai stato fiotto il letto eh* erano 
destinate a sopportare; poirhè esso è in legno, come T ar- 
chitrave e il cornicione. Io inclino però per V ultima di que- 
ste supposizioni, perchè é incominciato sopra un piano troppo 
dispendioso per le meschine risorse del paese, il pavimento 
era io orìgine di marmi preziosi, e i muri sino alP altezza 
dei tetto erano internamente ornali di bei musaici. I marmi 



VIAGGIO 89 

SODO stati levati e trasportati nella gran moschea di Gerusa- 
lemme ; i musaici son deperiti per mancanza di manutenzio- 
ne, o sono stali in parte distrutti dagl' infedeli. La nave è se- 
parata da tre altre braccia della croce da un muro, nel qua- 
le è stata forata una porta, di modo che è distrutta ¥ unità 
dell'edificio. Oggidì questa chiesa non ha più alcuna destina- 
zion religiosa. Un viaggiatore del secolo decimo sesto infe- 
risce che arrivando a Betlemme, trovò quella parte del mo- 
nastero occupata dallo icheik del villaggio : senz* altro egli 
avea scelto quel vasto alloggio per sé e pel suo harem a fine 
di sottrarsi alle violenze de' suoi sudditi ribelli. In altre cir- 
costanze gli abitatori hannovi trovato un sicuro asilo con- 
tro la tirannia de* loro capi. E in vero, il convento, protetto 
com' è dalle sue grosse mura, può resistere a qualsiasi at- 
tacco, che sostenuto non fosse dall' artiglieria. Il coro,sitnato 
all'oriente, non che le due ale di fianco, terminano a ferro 
di cavallo, e sono fatti a volta nella loro estremità. Non vi 
si vede nulla di rimarchevole. Ad ogni lato dell' aliar mag- 
giore è una scala che conduce alla cappella della Natività 
ora per me descritta. 

Betlemme, 24 Agosto. Abbiam passate le ore pomeridia- 
ne nel fare una escursione ai tre immensi serbatoi, che si co- 
noscon comunemente sotto il nome di Piscine di Salomone. 
Giacciono all'estremità sud d'angusta valle e solinga, clie 
dista un' ora circa a mezzogiorno di Betlemme. Uscendo dal 
convento, trovammo sulla porta una folla dì Betlemmìti, i 
quali ci assalirono col presentarci le loro mercatanzie, con- 
sistenti in corone, in crocifissi e in lavori di madreperla rap- 
presentanti soggetti religiosi. La massima parte degli abitanti 
sono cattolici. Paiono una razza ardita e robusta , e poco 
disposti a sottomettersi servilmente ai Turchi od agli Ara- 
bi. Pretendesi, che siano di carattere inquieto e turbolento. 

un. I ^2 



90 ROBINSON 

Qualora s'impongano ad essi nuove tasse o credano ave- 
re qualche argomento di querela, maomettani e cristiani si 
uniscono contra i loro oppressori, e allora guai ai loro ne- 
mici! 

Mezzo miglio circa pria di giungere alle Piscine, traver- 
sammo una valle stretta e piena di ciottoli, chiusa ad ogni 
lato da scoscese montagne* Le scorre per mezzo un limpido 
ruscelletto, ed annaffia nel suo corso alcuni orti e molte 
piantagioni. Il luogo è questo che viene indicato per le cosi 
dette Deliciae Salotnonae^ altrimenti r orto chiuso ; dove Sa- 
lomone era solito ritrarsi, lo mi son fatti degli orti e dei giar* 
dini ; ed ho piantati in essi degli alberi fruttiferi d' ogni ma- 
niera ; io mi son fatti dei serbatoi d' acqua per adacquare il 
bosco ove crescono gli alberi, ecc. ecc. (1) 

Lepescine o serbatoi, che s'attribuiscono a Salomone, fi- 
gliuolo e successore di David ( e Y antico loro aspetto con- 
ferma in certa guisa la verità di quest'asserzione], son tre 
di numero. Coteste cisterne, che hanno la forma d'un qua* 
dralo oblungo, sono in parte scavate nel macigno e in parie 
costruite in mattoni ; il tutto è intonacato d' un grosso stra- 
to di gesso. Son situate sur un terreno inclinato, di modo 
che r acqua del bacino superiore cade neir inferiore, e quel- 
la del secondo nel terzo bacino. Il serbatoio air ovest é il 
più vicino alla sorgente del ruscello che dà V acqua: è circa 
quattro cent' ottanta piedi lungo. Il secondo è lungo circa 
sei cento piedi, e il terzo presso che sei cento sessanta; sono 
tutti e tre approssimativamente larghi circa dugento set- 
tanta piedi, e ponno contenere una gran quantità d' acqua, 
che in un piccolo acquidotto conduce a Gerusalemme. Questo 



(I) Ecclesiasti, U, 5. e G, 



VIAGGIO 01 

acqaidotto posa su fondameoti di pietra. L'acqua passa j 
per certi tubi di terra cotta, del diametro di circa dieci poi* 
liei, i quali soD rinchiusi fra due pietre interiormente inca- 
vate per riceverli; queste pietre sono coperte da altre pietre 
non tagliate, ma perfettamente fra loro legate con cemento. 
Dal lato della montagna, attorno alla quale gira, quest* acui- 
dotto è talmente addentrato nella terra, che in parecchi i 
luoghi non lo si vede. 

La fonte, che in parte fornisce V acqua dei serbatoi, è da i 
questi lontana circa centoquaranta passi. Si giugne alla sua 
sorgente per una scala, che conduce ad una stanza a volta, 
lunga quarantacinque piedi e ventiquattro larga: di fianco 
a questa è un' altra stanza alquanto più piccola : sono en- 
trambe chiuse da magnifici archi di pietra, che pajono anti- 
chissimi. L'acqua esce da tre o quattro sorgenti diverse, e 
si raccoglie in una specie di bacino d' onde passa nei ser* 
batoi per un largo condotto sotterraneo. Credesi ehesia que- 
sta il Fon$ signalut^ o fontana suggellata, alla quale Salo- 
mone paragona la sua sposa. (1). 

Alcune centinaia di passi lontan di là , al nord del serba- 
toio superiore, travasi un vasto Kan fortificato, od ospizio 
per carovane , di cui le finestre danno sur una corte inter- 
na. A giudicarne dalla sua estensione e dalla solidità della sua 
costruzione, è stato evidentemente edificato in un' epoca in 
cui il paese situato al mezzodì di Gerusalemme era più di 
quello sia in oggi frequentato; poiché ci è parso che qualcun a 
delle sue stanze non sia stata da lungo tempo abitata. Oggidì, 
la sola città importante della Giudea, che s'incontri in cotesta 
direzione,è Uebron, un giorno chiamata Arbae Herjath-Arba, 



(1) SAL0)i03ie ; CéntìcM, IV, Il 



'^ ROBINSON 

situata circa ventisette miglia al sud-ovest lungi da Gerusa 
lemme, ed una delle pia antiche città del mondo. Dopo es- 
sersi separato da Loth , Abramo venne a fermar sua stanza 
nella pianura di Mambré , presso a Hebron, e comperò un 
campo colla caverna che vi era , onde avervi il suo sepol- 
cro. Oltre Abramo e Sara, Isacco suo Cgliuolo, il suo nipo- 
te Giacobbe, colle loro mogli Rebecc a e Lia, non che il suo 
pronipote, tutti furono ivi sepolti. L'imperatrice Eleoa fece 
innalzare sulte loro tombe una magnifica chiesa; ma da gran 
tempo i Turchi ne ban fatto una moschea , e nessuno che 
non sia maomettano può entrarvi. Il viaggiatore Aly-Bei , 
che visitollo nel 1807, die una circonstanziata descrizione 
del suo interno. Le sale che contengono i sepolcri, son coperte 
di ricchi tappeti; Tiogresso è difeso da cancelli di ferro e da 
porte di legno incrostate d'argento, con chiavistelli e toppe 
dello stesso metallo. Meglio che cento persone sono impie- 
gate io servigio del tempio. Hebron chiamasi in oggi £1- 
Khalil, cioè il Prediletto, nome col quale è conosciuto Abra- 
mo in Qriente. Novera circa cinquemila abitanti, ed ha sog- 
getti a sé quindici o sedici piccioli villa*ggi , nelP intervallo 
de'quali vivono pacificamente sotto le tende parecchie tribà 
d'Arabi nomadi. 

Venti miglia al sud d' Hebron era Berseba , il Pozzo del 
Giuramento, o il Pozzo delle sette agnelle, perché ivi Abra- 
mo fece lega con Abimelec , re di Cerar, al quale die sette 
di quegli animali in testimonio del patto che aveano giu- 
rato. 

Al tempo di San Girolamo e di Eusebio, i Romani vi 
mantenevano un presidio. I limiti della Terra-Santa sono 
spesse volte indicati nella Sacra Scrittura con queste parole: 
da Dan a Beerseba; perché la prima di queste citlà marcava 



^_l 



VIAGGIO 95 

la frontiera settentrionale, e la seconda la frontiera meri- 
dionale della Giudea dalla parte dall' Idumea o d'Idam. (1). 

Noi bramavamo d' andare almeno sino ad Hebron ; ma i 
Betlemmìli che ci scorgevano essendo in discordia cogli abi- 
tanti di cotesta città, il vfaggio ne parve pericoloso: e però 
ritornammo al convento dì Betlemme. 

Siccome assai di rado gli stranieri ivi si fermano non più 
di due o tre di, cosi loro non si danno celle separate, come 
si costuma negli altri conventi. Alla sera il refettorio è con- 
vertito in dormitorio; a tal effetto si mettono alcune mate- 
rasse su ì divani appoggiati lunghesso i muri: e cosi noi pas- 
sammo la notte. 



(I) • LMdumeé, alla quale si diede io aegaito il nome d'Arabia Pe- 
trea, a cagiooe delia natura pietrosa dei suo suolo, fu la culla del genere 
ornano. Colà pria cbe altrove tanno coltivate le arti e le scienze ; colè 
foron teotate con successo grandi intraprese commerciali , ancho avanti 
che i mercafanti di Tiro o di Sidone volgessero in mente di diventar tot- 
t' altro cbe miseri pescatori; colà fu adorato il vero Dio , e le opere suo 
celebrate furono in un linguaggio che non é stato per anche eguagliato , 
allorché gli Ebrei gemeano nella schiavitù, e T idolatrìa e l'ignoranza re- 
gnavano per tutto. Ma fu pronunziata una terribile maledizione contro 
questa terra un di si favorita; dall'apogeo della umana prosperità essa fu 
dannata a cadere nello stato della più abbietta roiserìa, dal qua!e sfato 
d'abbiezione ella non si rialzerà mai più. > (Labordb; nella prefazione 
della sua opera delle Peregrinazioni in OrienU.) 




Sucri ticio d' Àbramo 



CAPITOLO Qimo 



Partenza da Gerusalemme perla Galilea. — Ci congediamo dai frau — Uluma 
passeggiata attorno alla città. —La Gerusalemme della Scrittura —La città odier- 
na — Descnuone della strada da Naiarei che paua per Nablous. — Schikem 
Sychar. — MoDU Hebal e Gansim— Hablous. — Poco di Giacobbe. — Sabusta. 
r antica Samana.— Djenin . l' anuca Jezrael — Convento di san Giovanni nei 
deserto —Convento delia Santa-Croce. — Antica feruhtà della Giujea —Suo 
aspntoattuàle.—Lydda. — Tomba di San-Giorgio.- Ritorniamo a Ramla —Via 
di Naiareth —Piume Belo. — Slaiiom. — Ecclissi di Luna . — Arrivo a Naia- 
reth. — Monu Thabor ed Hermon — Nain ed En-Dor. — Pianure di Esdrelon 
e di Safed — Rovine di un ponte sul Giordano. — Bisan o SciL^poli —Monte 
Gilboa.— LagodiGeneiareth. — Tibenade e Srafad— Monta dell. Beatitudini 
-Fertilità della Galilea. — Cana —Ritomo a N3:i:?ih 

Genualemme 27 Agosto . 



.^^^■*h^ ^ 




r ASCIAMMO finalmeote Gernsalemme 
i^ dopo aver visto tutto cbe di più 
^ ragguardevole offrono e quella cit- 
Frofeii tàei suoi dintorni . Partimmo dopo 

mezzodì per la Galilea . Ma prima della nostra partenza , 
andammo a far visita ai superiori del convento, per salutarli 



VIAGGIO 95 



I 



e lìDgraziarli della dataci ospitalità, avendo preventiva- ; 
mente avuta la diligenza di mandar loro per mezzo del 
dragomanno una somma sufficiente a rimborsarli delle spe- 
se, che aveano per noi incontrate. È stile in simil caso di 
non esigere veruna retribuzione , cbè ciascun viaggiatore j 
paga secondo le proprie facoltà. Ne' tempi primitivi , allor- ! 
cbè Jebovah eleggeva Gerusalemme a sua dimora e il luogo i 
in che sorger doveva il suo tempio, questa città fu cooside* ! 
rata come la metropoli della Giudea , e come la comune ! 
proprietà de' figliuoli d' Israele. E però le case non si affit- 
tavano, e qualunque Ebreo forestiero potea chiedervi gra- 
tuito alloggio per diritto d'ospitalità. Anche oggi è cosi. 
Tutti i Cristiani , qualunque sia la nazione cui appartenga- 
I DO, sono egualmente bene accolti , purché il loro viaggio j 
. abbia un motivo religioso; e se, partendo, non han modo i 
onde ricompensare T ospitalità loro concessa, gli addii del- i 
r ospite suo non sono conluttociò meno cordiali e sinceri. 
Avendoci i Padri latini date alcune commendatizie pei su- 
periori degli altri istituti della Terra-Santa , ci congedammo 
da essi , e partimmo. 

Nel mentre che i nostri domestici stavano inlenti ad allestire | 
ogni cosa per il viaggio, facemmo per V ultima volta il giro i 
della Santa Città , seguitando la linea delle mura esterne^ 1 
Non si sa nulla circa alle fortificazioni di Gerusalemme, an- j 
teriormente alla total distruzione di questa città per opera | 
de' Caldei. Dopo il lor ritorno dalla cattività di Babilonia , 1 
gii Ebrei riedificarono Gerusalemme, e può vedersi nella I 
istoria della sua ricostruzione qual fosse la direzion delle 
mura, non che il nome e il sito delle sue porte. Nell'inter- 
vallo di tempo trascorso fra la sua prima distruzione per 
fatto di Nabuccodonosor e la seconda operata da Tito , Ge- 
rusalemme fu presa quattro volte senza esser rasa; cioè: 



96 ROBINSON 

da Scislak, re d' Egitto , che la disertò in modo ch'essa non 
si riebbe mai totalmente; da Antioco, soprannomato 
Epifanio; da Pompeo, che rendè gii Ebrei tributarli di Roma; 
e da Erode con un'armata romana capitanata da Sosio. 
Leggesi in Gioseffo , che prima delle funeste guerre degli 
Ebrei contro i Romani, Gerusalemme era edificata sovra 
due colline Tuna situata rimpetto all'altra, e da una valle 
disgiunte. Sulla più elevata (Sioone) sorgeva la cùtà alta , 
e sull'altra , chiamata Aera, era ìmciuà bassa; la quale pa- 
re sia stata la parte più considerevole di Gerusalemme. Per 
valle è certamente mestieri intendere quella specie di de- 
pressione del suolo, in cui vedesi oggidì il quartiere degli 
Ebrei ; poiché l'altezza relativa dell'una collina sopra Pai- 
ira non è troppo grande. Eravi pure un'altra collina meno 
alta di Aera, e che era separata da questa per una larga 
vallicella, che venne inseguito colmata a fine di chiudere 
il Tempio nella cinta delle mura. Siccome la popolazione 
aumentava ogni giorno, e la città slendevasi fuor degli an- 
tichi suoi limiti , Agrippa vi inchiuse una quarta collina^ che 
e situata al nord del Tempio , e che chiamavasi Bezeta. 

In tal modo Gerusalemme fu notabilmente ampliata. In 
queir epoca la sua totale circonferenza era di circa quattro 
miglia e mezza. Oggi non riman nulla delle mura descritte 
da Gioseflb ; ma il sito delia città antica è indicato in modo 
si preciso verso i tre lati , ove si trovano i burroni che le 
servono di limiti naturali, che tranne su la sua estensione 
verso il norie , non può esservi su ciò la menoma difiicoltà. 
Il solo punto di controversia, che sussista fra coloro che vo- 
gliono ammettere la tradizione e quelli che paiono inclinati 
a negarla , si è di sapere, se il presente monte Calvario era o 
no com;)reso nel recinto delle mura della città. Lo storico 
Giosefl'^i dice, che il muro occidentale esteucle\asi a! nord 



VIAGGIO 97 

soltanto sino alla torre Psephioa, e che quindi prolungavasi 
air^st facendo un circuito. Or dunque se ammettesi, che 
la torre, in luogo della quale è in oggi la cittadella gotica 
edificata presso la porta di Betelemme, formasse Pangolo 
nord ovest della città , e che il muro, prolungandosi , de- 
' scrivesse una dolce curva air est, si può facilmente compren- 
dere come il monte Calvario si trovasse fuor della città, sen- 
za che per ciò Gerusalemme perdesse nulla di quella forma 
compatta, alla quale allude il Salmista. E' pare che la pri- 
mitiva sua forma sia stata d' un quadrato oblungo , la quai 
forma ha ad un di presso anche ai di nostri, comecché la 
città abbia molto perduto della sua estensione. 

Dopo che Gerusalemme fu distrutta da Tito^ V impera- 
tore Adriano edificò una nuova città su porzione del sito 
occupato dalla città antica . Ei chiamolla JElta Capitolina, 
Costantino- il-Grande l'ampliò insignemente, e le rese il sue 
primo nome. Ma dopo che i Romani T ebbero distrutta, non 
fu mai più governata dagli Ebrei , e fu di continuo sotto- 
I posta al giogo e alla dipendenza di padroni stranieri^ come 
1 dei Romani, de' Saraceni , dei Franchi, dei Mamalucchi , e 
I infine dei Turchi. Questi ultimi la posseggono anche oggi. 
; La odierna Gerusalemme racchiude nel suo ricinto molte 

colline, sulle quali credesi che fo6se edificata la città antica; 
ma queste colline non si riconoscono più che alle strade che 
, vanno salendo o scendendo. La città è tutf air intorno cir- 
condata da un' alta muraglia merlata , in gran parte fatta 
di pietre calcaree prodotte dal suolo istesso , e a quando a 
quando fiancheggiata di torri sporgenti. Dal lato dell' est , 
questa muraglia tien dietro all'antica linea di circonvalla- 
zione, che estendevasi lungo la valle di Giosafat. Al sud la- 
scia fuori il Tyrapeion e una grandissima parte del monte 
Sion, che anticamente eran compresi nel recinto della città. 



93 ROBINSON 

Dal lato dell'ovest segue esattamente la stessa direzione 
delle antiche mura prolungaodosi al nord sino alla torre 
Psephioa , dove , dopo aver preso una iosigae porzione di 
terreno situato all'ovest del Calvario, quattro cento passi 
distante dalla torre, si dirige all'est verso la valle di Gio- 
safat, e forma da quella banda i limiti settentrionali. 

Il recinto della città non ha in oggi più di due miglia e 
mezza di circonferenza. Vi si entra per cinque porte. Quella 
dell'ovest la chiamano la porta di Jaffa o di Betlemme , 
perchè di là incomincia la via che mena a questi due luo- 
ghi. Quella che è al nord, conduce a Damasco ; in conse- 
guenza nomasi Bab-el-Sham , o la porta di Damasco. La 
terza guarda dal lato del burrone all'est; la dicono la porta 
di Santo-Stefano : è rimpetlo al monte Oliveto. Circa nella 
metà del muro trovasi la porta Santa o porta Dorata , che 
conduce alla moschea d'Omar: è in oggi murata, perchè 
un pregiudizio superstizioso invalso tra i musulmani fa ad 
essi credere, che da quella porta entreranno gl'inimici che 
dénno effettuare la loro rovina. Siffatta credenza è nata 
senz'altro dalla tradizione, la quale vuole, che per questa 
porta, o a dir meglio per quella ch'era quivi, Nostro Si- 
gnore facesse il suo trionfale ingresso in Gerusalemme. Dal 
lato meridionale sonovi due porte, una che chiamano la 
porta di Sion^ o porta del profeta Davidde; l'altra, più 
piccola, per la quale non ponno passare che i pedoni , chia- 
mata una volta porta dell' Immondezzaio. 

Verso Vasr (1) , essendo tutto allestito per la nostra par- 
tenza, fummo a cavallo, ed uscendo per la porta di Jaffa, 
demmo l' ultimo addio alla Città Santa. 



(1) Divisione di tempo , che nei paesi maomettani corrisponde a tre ore 
P' meridiane. 



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VIAGGIO 99 

I viaggiatori, che vaoDo a Nazaret, ma più particolar- 
mente i pellegrini , prendono per lo più la via diretta che 
passa aNablouso Nablusa,e traversa la pianura d'Esdraelon. 
il primo oggetto interessante, che si trova su quella strada, 
è Bir, distante tre ore e mezza da Gerusalemme. Credesi 
esser V antica Micmas della Scrittura. L' odierno suo nome 
deriva da una parola araba che significa pozzo. Infatti uno 
ve n'ha ivi presso, alle falde della montagna sulla quale è 
situata la città. Colà si ritrasse Jotham fuggendo la vendet- 
ta di suo fratello Abimelecco. Supponsi parimente essere il 
luogo istesso in che i genitori di Gesù, tornando dal fare la 
Pasqua , s' avvidero che il loro figliuolo , allora in età di 
dodici anni, era rimasto a Gerusalemme, e retrocedendo 
lo trovaron nel Tempio^ seduto fra i dottori^ che stava ascoU 
tandoli e interrogandoli. .Aìcun poco distante da Bir , si tro- 
vano due strade che s' incrocicchiano : quella a man ritta 
conduce a Nablnsa. Otto ore lungi da Gerusalemme si veg- 
gono le rovine d'un caravanserai , ospizio di carovane 
{khan Leban) , cosi chiamato a motivo del villaggio di qUe* 
sto nome, situato in una valle deliziosa. Maundrell, che co- 
si lo designa , dice : <f il khan , o il villaggio , occupa il 
sito dell'antica Lebna menzionata nel libro dei Giudici, XI, 
19. n ]n qualche parte dei contorni (il luogo preciso non si 
conosce; poiché la Scrittura dice: Non cercale Betel, 
Betel sarà ridotto a nulla ] era Betel , o la casa di Dio, no- 
me che gli fu dato dal patriarca Giacobbe dopo la sua me- 
morabile visione riportata nella Genesi. 

Trenta quattro miglia distante da Gerusalemme , nella 
direzione del nord, trovasi Nablusa (corruzione di Neapoli 
o Città Nuova), la Shichem del Vecchio Testamento e la Sy- 
cbar del Nuovo, una delle più antiche città della Palestina, 
e un giorno capitale della Samaria. Essa giace in angusta 



100 ROBINSON 

ed amena valle tra il monte HebaI e il monte Garisim, 
avente il primo al norie e il secondo al mezzodL Queste 
due montagne sono d* nna medesima altezza, e sono elevate 
circa sei cento piedi. Né l' una né V altra è coltivata ; ma 
quella di Garisim è più bella. i< Ivi , dice un viaggiatore mo- 
derno , ebbe luogo la commovente cerimonia prescritta da 
Mosè, eseguita da Giosuè, ma cbe poscia non fìi mai più 
ripetuta. Sei tribù stando ritte presso al monte Garisim be 
nedissero il popolo , mentre sei altre , poste nel monte He- 
baI lo maledirono. Giosuè lesse tutte le parole della legge, 
e i Leviti ripeterono ad alta voce le benedizioni e le male- 
dizioni, aHe quali il popolo disse, ^Imm ! (1) Saria statò 
difficile scegliere un luogo più adattato per una simile ce- 
rimonia. Le due montagne sono a distanza tale V una dal* < 
Taltra, cbe i figliuoli d' Israele poteva capire nello spazio 
cbe le separa , e ch'era agevole alla folla adunata , in una 
giornata quieta, d'udire la voce da amendue le parti. Uno 
spettacolo veramente imponente sarà stato cotesto. Infatti 
figuriamoci V arca dell' alleanza posta nel centro e circon- 
data dai seniori , dagli officiali e dai giudici , con alla testa 
il venerabile Giosuè ; ogni tribù colla sua bandiera partico- 
lare situata neir ordine assegnatole da Dio, e cb'essa do- 
veva occupare per T ultima volta ; tutto il popolo d'Israele 
cbe si stende fin dove può giungere occhio umano, come una 
immensa e fitta falange. Vuoisi pur ricordare che ciascun 
individuo di quella vasta moltitudine era poco avanti stato 
testimone di parecchi stupendi miracoli operati in fkvor lo- 
ro , la caduta delle mura di Gerico e la separazione delle 
acque del Giordano ; quindi allorché uomini , donne , 



(1) Giosuft ; vm, 33 e 34. DBunEONono; XXVU, 11. 



VIAGGIO 101 

faodulli e stranieri, rimembrando qaeste cose, ripeterono 
ad una : Àmen ! Questo unanime grido echeggiar dovette 
con imponente sublimità su quelle montagne, e salir mae- 
stosamente inverso il cielo. Saria questa una bella scena pel 
pennello di Martin. — » Trovasi tuttavia aNablusa un pie- 
col numero di Samaritani, i quali adorano Iddio su quella 
montagna , e che son rimasti fedeli alla fede dei loro padri. 
Eglbio osservano religiosamente i precetti della legge che 
riconoscevano , ed aspettano il Messia. Secondo la loro ver- 
sione del Pentateuco, versione adottata da Kennicot, Gio- 
suè rizzò il sacro altare non già sul monte HebaI, ma si in 
vetta al monte Garisim : recansi in certe epoche dell' anno 
al luogo, ove suppongono fosse il tempio, per compiervi di* 
versi atti di divozione. La loro sinagoga è semplice ma 
pulita , e fra gli altri libri antichi posseggono una copia del 
Pentateuco , per la quale hanno una singolare venerazione: 
asseriscono che fu scritta di propria mano del nipote di 
Aronne. E' credono che sienvi molti Samaritani stabiliti in 
Inghilterra e in parecchie altre contrade dell' Europa. Tro* 
vansi eziandio alcune famiglie ebree, che dimorano in una 
piccola corte, presso al bazar (1) • » 

L' odierna città di Nablusa è composta di due lunghe vie 
che occupano il mezzo della valle: queste vie sono traver- 
sate da molte altre più piccole, che la tagliano, perla mag* 
gior parte, ad angoli retti. Si pretende, che contenga una 
numerosa popolazione , e che giaccia in rìdente situazione. 
I dintorni son benissimo coltivati. Gli abitanti son governati 
da magistrati eletti da loro stessi , ma la cui nomina deb- 
b' essere confermata dal bassa di Damasco, sotto la cui 



(1) Hankt* s; Nolices of thie Holy-Land. 



102 ROBINSON 

giurisdizione (erritoriale è situala la città. Nod vi si trova 
alcuna antichità ; ma vi si mostrano ancora ai viaggiatori i 
sepolcri, ove Turon deposte le reliquie del patriarca Giusep- 
pe, delgran-sacerdote Eleazaro e di Giosuè. Il corpo del pa- 
triarca, che certamente era stato imbalsamato , secondo il 
metodo egizio, fu portato d'Egitto dagrisraelili per esser 
sepolto nella terra di Canaan. Sovra questa pretesa tomba 
s' innalza un piccolo oratorio turco , sormontato da una cu- 
pola bianca , simile a quella che copre la tomba di Rachele, 
situata sulla via da Gerusalemme a Betlemme. Quel luogo 
si chiama Maschebad Sidiny Yucuf. 

Giosuè era nativo d'Efraim. Ma il primario oggetto di 
venerazione del luogo è il pozzo di Giacobbe^ cosi chiama- 
to perchè era vicino al campo, che Giacobbe diede a suo fi- 
glio Giuseppe. Questo pozzo è specialmente interessante 
a motivo della conversazione , che Gesù Cristo ebbe col- 
la Samaritana, e che vedesi riportata in San Giovan- 
I ni (lY; 5, 25.) • Air uscire da Nablusa , la via si dirìge a 
i traverso d'una valle ben alberata, e circa dopo tre quar- 
I ti d'ora di cammino si giugno ad un'abbondante sor- 
gente d'acqua, che chiamano Bir Scheba, e un quarto 
d'ora dopo, in cima ad una collina, d'onde scopresi la 
valle di Sebasta. Di là scorgesi l'antica Samaria, capitale 
un giorno di dieci tribù , situata sul pendio di una bella e 
larga collina che solitaria si estolle in niezzo ad una valle 
mirabilmente coltivata. U villaggio attuale, che nomasi Sa- 
buste , è piccolo, e gli abitanti sono eccessivamente pove- 
ri (1). Ha però qualche avanzo dell'antico suo splendore. 



(l)Dopo essere stala distrutta da Ircano (prima di G. C. an. 219), fu ìd- 
teramente riedificata e notevolmente ampliata da Erode soprannominato il 
Grande , che le diede il qome di Sebaste , e vi eresse un tempio in onore 
dell* imperatore Augusto (Sebastos) Cesare. 



VIAGGIO 103 

Yeggonsi quasi ad ogni passo molte colonne di pietra tutto- 
ra io piedi , ma che non hanno più capitelli. La cittadella 
era, secondo tutte le apparenze, sul culmine della monta- 
gna. Tra le rovine più odierne, le più notevoli di tutte son 
quelle d' un vasto convento, che innalzavasi sopra il sepol- 
cro o torrione dove san Giovan-Battista ebbe , dicesi , moz- 
za la testa. Sabouste dista otto ore al nord da Gerusalemme. 
Il secondo luogo rimarchevole, che in seguito si trova,è Dje* 
nin. Credesi che sia la Jezerael della Scrittura. I re di Ge- 
rusalemme vi avevano un palagio, in cui Nabot fu messo 
in pezzi, e dove Jezabele fu precipitata da no balcone. Vi 
si veggono parecchie rovine , ma nessuna è antichissima. 
Djenin è situata all'ingresso della vasta pianura d'Esdrae* 
lon. Era un giorno la città limitrofa della Samaria, separa va 
questa provincia dalla Galilea. Giunto a cotesto luogo, il 
viaggiatore ha traversalo il territorio che spettava alla mez- 
za tribù di Manasse , e che stendeasì air ovest sino al mare, 
ed è entrato su quello d'issachar. Da Djenin a Nazaret evvi 
una giornata di viaggio. Noi non tenemmo quella strada. Ci 
si disse ch'era poco sicura, perchè gli abitanti di Nablusa , 
razza di turbolenti e accattabrighe , erano in disgrazia di 
Abdallah , bassa d' Acri. In simil caso , i terzi il più delle 
volte rimangon vittime; inoltre que' di Nablusa, quasi tutti 
Turchi od Ebrei , sono accaniti contra que' Cristiani (i j che 

(1) « È oltremodo grande la diversità di trattamento che un cristiano 
prova dalla parte dei Turchi in alcune parti della Siria. In certi luoghi lo 
ti lascierebbe senza nn soldo , forse gli si torrebbe la vita , se per caso be- 
stemmiasse contro la religione di Maometto bisticciandosi con un Turco ; 
mentre che in altri luoghi lontani solo poche ore di là , ei può impunemen- 
te rispondere al maomettano scagliando contro Ini ^ante invettive quante 
costui può dirne contro la reiigion cristiana. A Szaffad. dove trovasi una pic- 
cola comunità di cristiani , i Turchi sono intollerantissimi: a Tibcriade, per 
l'opposto , ho veduto alcuni cristiani battere varii Turchi nei pubblici ba- 
zar!. E*! pare che questa diversità provenga unicamente dalla natura del 
governo locale . • (bdrckaedt). 



lui ROBINSON 

non sono della città ; e Dondimeoo Nablosa era aotìcameDle 
UDO dei luoghi d'asilo! Fummo adunque costretti a ritor* 
Darcene alla costa riprendendo la stessa via per la quale 
eravamo veouti. 

Alcune persone della carovana presero la strada di San 
Giovanni nel deserto. Questo villaggio, che trovasi al nord 
di Gerusalemme, da cui è lontano solo un' ora circa di caai- 
mino , è situato in una contrada la quale, benché denomi- 
nata dem-lo , ha un aspetto molto romantico, e che è co- 
perta di vigne e d'oli veti. Dicesi che il convento sia un so- 
lido edificio , perfettamente conservato , essendo stato af- 
fatto ricostruito con insigne spesa , circa un secolo fa. Am- 
mirasi particolarmente la chiesa, che è ben proporzionata ; 
è ornata di belle colonne che la dividono in ale , e che so- 
stengono una cupola. Per una scala di marmo , situata in 
fondo alla chiesa, si va ad un superbo altare eretto sul luo- 
go medesimo, dove secondo una iscrizione latina che vedesi 
la da presso , nacque san Giovan Batista , precursore di Cri- 
sto (Ij . Gli abitanti del villaggio e dei dintorni sono per la 
maggior parte musulmani. Su quella stessa strada ( quella 
di Gerusalemme j circa a mezza via dal convento , si trova 
un altro santuario denominato, cappella della Santa Croce. 
Ivi , sotto un aitar maggiore, si mostra il luogo occupato 
dall'albero, che somministrò il legno col quale fu fatta la ve- 
ra croce ! Appartiene ai Greci. 

Lasciala la strada, che mena ai due luoghi de' quali par- 
lava , prendemmo a destra , e giugoemmo in poco d' ora al 
luogo d' onde , quindici giorni prima , avevamo per la pri- 
ma volta veduta Gerusalemme. Là scendemmo di cavallo , 



(1) HlC PBAECL'RSOR DOHIlfl NAT US EST. 



VIAGGIO 105 

e ci riposammo alquanto pria di dare un addio, probabil- 
mente per sempre, a que' luoghi che aveano in noi destato 
sensazioni piene d' un interesse non mai sentito. 

E indagando le cause particolari della sterilità del paese 
per noi percorso, la quale sterilità si poco s'accorda colle 
belle descrizioni che molli scrittori tanto sacri quanto pro- 
fani ci hanno lasciate dell'antica sua fertilità, non pensam- 
mo un momento di porre in dubbio la veracità delle loro 
asserzioni, per quanto paiano esagerate alla vista di quel 
suolo in oggi arido e deserto. Gli è gran tempo, che il pro- 
feta avea predetta la dolorosa impressione che un tal con- 
trasto produr doveva suir animo del viaggiatore : Chi pas-- 
sera di là, rimarrà sorpreso ( Ezech. XVIIl, i6. ) . L'antica 
feracità della Giudea e la numerosa popolazione, ond' era co- 
perto il suo suolo, sono oggidì altrettanti fatti incontrasta- 
bili. Mosè , poco tempo pria di morire , rivolto agi' Israeli- 
ti , lor dipingeva il paese che andavano ad abitare come 
una buona terra , piena di ruscelli^ di laghi e di fonli^ do- 
ve le sorgenti de' fiumi spandono in copia le loro acque nelle 
pianure e lunghesso le montagne. Indi soggiunse: che era 
una terra , la quale produce (armento , orzo e vino ; dove 
nascono i fichi ^ % melagrani^ gli olivi; una terra d'olio e di 
miele; di cui le pietre son ferro ^ e dalle cui montagne si 
estraggono rame e metalli. Dicesi anzi che superasse il pin- 
gue Egitto per r abbondanza delle sue produzioni. Tacito , 
dopo aver detto che il clima della Palestina era secco ed 
eccessivamente caldo , aggiugne : gli abitanti sono robusti , 
pazienti e laboriosi ; il suolo è fertile e rimarchevole per la 
varietà delle sue produzioni. Gioseflb, parlando delle pro- 
vince della Giudea e della Samaria, dice : Amendue son com- 
poste di valli e di montagne; basta all' agricoltura V umidi- 
tà del suolo ^ e sano feracissime; abbondano di marmi e 

xiii. i4 



\ 0)6 ROBINSON 

producono gran copia di frutti autunnali^ e selvatici e domesti- 
i et; per dir vero non sono bagnate che da pochi fiumi , ma 
' la pioggia vi mantiene la terra a un grado d' umidità suf- 
fidente ; T acqua de' fiumi che posseggono i dolcissima^ e V ec- 
cellente qualità de' loro pascoli fa sì che le vaccine e le pecore 
diano annuabnenle una maggior quantità di latte che quelle 
delle altre contrade. 

La Terra-Santa era specialmente rinomala pei molti be- 
stiami , i quali costituivano per gli abitanti inesausta sor- 
gente di ricchezze. Gr Israeliti avevano tutte le specie d^ ani- 
> mali, che servono ad alimentare e a vestir Tuomo, o dei 
quali si fa uso a diversi utili lavori , come buoi , montoni , 
I capre, cavalli, ecc. Le montagne fornivano in copia non 
I solo una gran varietà di foraggi, ma si anche una sufficiente 
quantità di ruscelli, I quali venendo alla china portavano 
la fertilità nel paese piano e nelle valli. Noi leggiamo che 
nella division delle terre, la porzione toccala alla tribù di 
! Giuda non conteneva meno di cento dodici città murate ; 
! a ciò possiam farci un'idea della popolazione sparsa un 
tempo su quel suolo. Gioseflb , parlando di cotesta provin- 
cia e di quella di Galilea, di cui era nativo , dice positìva- 
menle che erano popolatissime; e adduce questo fatto come 
prova della loro fertilità. .Essendo in oggi un fatto cono- 
sciuto la popolazione della Giudea, è facile spiegare il come 
quelle roccie calcaree e quelle aride pendici, che vediamo a 
noi dintorno, fossero in quell'epoca rese fertili e produttive, 
i Infatti, non é da supporsi , che nella divisione d'una contrada 
specialmente ragguardevole per notevole diversiià del eli* 
ma e la gran varietà nella fertilità del suolo, tutti gli abi- 
tanti siano stali egualmente ben divisi. Coloro i quali ebbe- 
ro in sorte le fertili valli, erano ampiamente compensali dal 
prodotto delle poche cure , cui la coltivazione delle terre 



VIAGGIO 107 

esigeva. Quelli in vece che irovaroosi meno favoriti, furono 
dalla necessità costretti d'impiegare tuttala loro attività e 
tutta la loro industria per agguagliare ta prosperità de* loro 
fortunati vicini. Trovansi tuttora, ed ovunque, le traccie di 
questo raddopiamento d* attività , e di coltivazione più 
avanzata di quello d'oggigiorno, e ciò appunto nei luoghi, 
mi sembra quasi impossibile , che T aratro abbia potuto sol- 
care. Ma allora , come odiernamente, in molte parti del Li- 
bano le pendici d'ogni montagna, disposte artificialmen- 
te a scaglioni , erano dalla base fino alla cima coperte di 
fichi , di viti , d* olivi. A ciascuno è noto, che il fico , ed in 
spectal modo la vite e V olivo , crescono più facilmente in 
in un terreno arido e sassoso; e che il frumento e Forzo , 
favoriti dalle pioggie della primavera e delF autunno, vi 
prosperano ammirabilmente : in questa guisa trovasi giu- 
stificata r esattezza degli scrittori sacri anche in ciò che ri- 
sguarda la descrizione di quei luoghi. Tali sono le prove che 
trovansi nella Sacra Scrittura concernenti T antica fertilità 
del suolo e la popolazione della Giudea ; le quali vengono 
pure confermate dalle testimonianze di molti storici profa- 
ni. Da ciò che ho precedentemente detto , dedurre si pos- 
sono quali siano i cangiamenti, che questi luoghi altra volta 
tanto favoriti hanno in oggi subito. Nullostante non è nel 
piano di quest'opera lo esaminare partitamente tutti questi 
cangiamenti , né il discutere le cause che li hanno prodot- 
ti : basti sapere , che un Dio giusto cangiò una terra fertile 
in un mare salato , per le iniquità de suoi abitanti! Ed è 
molto meno intenzione dell'autore di determinare fino a 
qual punto siansi avverate le profezie, che risguardano la 
Giudea. Non può restare dubbio alcuno nell' animo d' ogni 
uomo imparziale sulla veracità degli storici, che parlano del- 
la sua passata grandezza, e sull'autenticità delle profezie 



103 ROBINSON 



che hanno predelle ta sua ruina. Quesl' ullinio argomeBlo é 
sialo d' ailronde ampiamenle trallato da usa penna molto 
più abile ed esercilala della saa. La sola domanda ch'egli 
farà a se slesso sarà la seguente : Quali furono gli agenti i 
più immediati che contribuirono a produrre un si meravi- 
glioso rivolgimento ? La risposta a tale inlerrogazione tro- 
vasi nella storia. Quantunque la Terra Santa sia siala sue- 
cessivamente depredata dagli Assiri, dai Caldei, dai Sirie 
dai Romani , nulladimeno questa prosperità non si estinse, 
che allorquando gli Ebrei ebbero cessato di formare una 
nazione distinta. Allora la Giudea spopolossi ; e siccome la 
feracità del suolo dovevasi principalmente alla numerosa 
popolazione che V abitava; quando la terra fu (com'era sta- 

I IO predetto) intieramente spopolata e devastata ^'ed i suoi abi- 
tanti dispersi in straniere contrade^ allora avvenne, che que- 

I sta terra si cuopri di duolo, e decadde. Durante i diciotto 

; secoli scorsi dopo quest' epoca, la Palestina é stata alterna- 
tivamente devastata dai Saraceni , dai Crociali , dai Turchi^ 
e dagli Arabi erranti ; e questo slato di cose non avrà forse 
fine, che allorquando il compimento della maledizione, che 
l' aggrava , sarà consumalo , e cbe giunto sia il giorno pro- 

I messo della sua liberazione. Piacesse al cielo, che quesf epo- 
- ca non fosse lungi ! Non avvi alcuno Israelita, cbe noo de- 

I Sideri veder giungere questo fortunato momento, con mag- 

I gior ardore di quello che io stesso non nutra, io , che sono 
stato testimonio degli orribili patimenti di questo popolo 
sventurato ! La vista di questa terra, che mostra il segno 
deirira celeste scritto in terrìbili caratteri, fa veramente 
male al cuore, e contrista profondamente l' anima. 
^Agosto. Spuntava r alba del 28 agosto, quando sboc- 

: cando noi dal burrone entrammo nella ricca pianura di 
Ramla. Però invece di continuare il viaggio in linea retta 

! 



VIAGGIO 109 

io mi ailonlanai da' mìei compagoi, e voltando ud poco sul- 
la destra presi la strada ebe conduce a Loudh, anticamente 
Lidda. Questa città , dopo esser stata distrutta sulf inco- 
minciar delle guerre della Giudea, fu ricostruita, e prese al- 
tura il nome di Diospoli (1) . Essa, dipoi divenne un luogo 
assai importante; ma oggi non vi si scorge cbe un ammasso 
di mine , la più bella delle quali sono certamente gli avan- 
zi d'una diiesa (2) magnifica fabbricata , si dice, o piutto- 
sto ristaurata da Riccardo-Guor-di-Leone in nome di San 
Giorgio patrono dell' loghillerra , di cui questa città era il 
luogo natio, ed ove la tradizione racconta fosse martirizza- 
to. Quest' ultima leggenda non è tanto soddisfacente quanto 
la prima ; ciò non pertanto non si è mancato di assegnare 
un luogo, cbe rammenti questo avvenimento. Mi si disse di 
inginocchiarmi mentre un prete greco recitava una preghie- 
ra, onde chiamare sopra di me l' intercessione di quel san- 
to , di cui porto il nome. San Giorgio è in grande venerazio- 
ne in tutto l'Oriente. Non sono quasi mai entrato io una 
chiesa greca senza vedervi un quadro, nel quale egli è rap- 
presentato in atto di atterrare il dragone; ed affinchè a que- 
sto riguardo non possa succedere equivoco alcuno , si ha 
cura di scrivere in uno degli angoli dei quadro queste paro- 
le: Ayio^ rtapyioi . Anche i Turchi hanno per esso grandissi- 
ma venerazione , e posseggono un oratorio aH' estremità 
occidentale della Chiesa, il tetto della quale è caduto, ma 
la volta al di sopra dell'altare esiste ancora. Un fatto cu- 
rioso , e che molti viaggiatori hanno osservato, si é , che in 



(1) I nomi greci introdotU sotto II regno dei re di Macedonia, furono dal 
popolo di rado conservali. 

(2) Le nottre Città mranno de$oìatB , ed i tempj non earanno più che 
un ammtueo di rvine: disse U Profeta. 



I 

! ilo ROBINSON 

I 
I 



tutte le chiese rovinate, che 'sincnotrano ad ogni passo (1), 
r aitare trovasi sempre in uno stato di conservazione più o 
meno perfetto. I Cristiani , che sono devoti in Oriente, de- 
ducono da ciò ( e questo pensiero è per essi una consola- 
zione j che verrà un giorno in cui saranno liberati dal gio- 
go deir islamismo , e che le loro chiese torneranno al libe- 
ro culto del Dio de' Cristiani. Anco lo sventurato Israelita 
perseguitato attende con impazienza il giorno della promes- 
sa liberazione; mentre il Turco crede , che rislamismo ha 
veduto i suoi giorni dì supremazia, e trova pochi che co- 
me lui non prevedano un rovescio di fortuna. È omai tem- 
po che l'oppressore sia a sua volta oppresso ! 

Fu in conseguenza della cura miracolosa del paralitico 
guarito da San Pietro a Lydda , che gli abitanti di Sharon 
ricevettero il santo Evangelo. Questo luogo è lungi da 
Ramla quasi cinque miglia: la strada è coperta di sabbia e 
totalmente scoperta ai raggi del sole. Circa alla metà del 
cammino entrai in una specie di piccolo ospizio , eretto per 
le caravane e per la comodità dei viaggiatori : presso di 
esso trovasi una fonte d'acqua eccellente, ombrata dalle 
frondi di un superbo sicomoro. Queste costruzioni, la fon- 
dazione ed il mantenimento delle quali devesì alla carità ed 
alla pietà di qualche particolare, sono comunìssime in 
Oriente . Nelle Città , e ne' luoghi molto frequentati sono 
sovente annoverate nel numero dei monumenti i più rimar- 
chevoli. In altri luoghi non sono che una specie di semplice 
rimessa , ove trovansi grandi bacini di rozza pietra pieni 
di acqua , presso de' quali è sempre un piccolo vaso di terra 
per l'uso di coloro che vogliono dissetarsi: ma il viaggiatore 



(1) / santuarii d'Israele earanno dùinttH: disse il Profeta. 



VIAGGIO 111 

noD é meno riconoscente alla mano invisìbile che provvede 
a' suoi bisogni. 

Arrivando al convento , seppi che i miei compagni di 
viaggio avevano continuato il loro cammino verso Jafla* 
Passai dunque la serata sul terrazzo Insieme al padre Tom- 
maso discorrendo di differenti cose per me viste, dopoché 
ci eravamo lasciati , e delle impressioni che i luoghi sacri 
avevano in me prodotte. 

Al tramontar del sole ci avviammo verso Nazareth : e sic- 
come avevamo intenzione di ritornare, afGdammo alle cu- 
re del superiora del Convento le nostre canlinette da tra- 
spolrto , e quelli fra i nostri effetti che più ci avrebbero im- 
barazzati. Uscimmo dalla città dalla porta orientale , la sola 
che esista verso la pianura ; e dopo aver percorso pel tem- 
po di mezz'ora la strada che è presso il mare, giungemmo 
al luogo, ove essa forma una curva voltando verso il mez- 
zogiorno. Là trovammo il fiume Kardatiah (T antico Belo ] , 
che volge al mare una piccola quantità di acque sopra un 
letto di sabbia , il più bello che io abbia mai veduto (1) . 1 
Scaturisce da una la{2[una che trovasi sei miglia distante al 
sud-est , e che gli antichi chiamavano palude Cendivia. Nel- 
la stagione piovosa e' diviene un rapido torrente , come ac- 
cade alla maggior parte dei fiumi, che dalle montagne della 
Siria discendono al mare. Straripa allora ed inonda le pro- 
pinque campagne: di guisa tale che per quattro mesi del- 
l' anno la pianura è più o meno sotto le acque. I calori della 
state la inaridiscono : ma la terra seccandosi forma delle 



I (O Secondo Plinio , l'arte di fare il vetro fu scoperta da cerfl marinari» 

I che facevano bollire una pentola sopra la sabbia di questo fiume. Di là 1 ve- 

I trai noB solo di Sidone, ma anche delie altre città vicine , trassero V arena 

che era lor necessaria. La scrittura non fa, credo, menzione alcuna di que- 
I sto fiume. 



11^2 ROBINSON 

larghe fessure come in Egillo, dopoché il Nilo ha ritirate le 
sue acque. Le esalazioni prodotte da questo disseccamento 
cagionano sovente fiere malattie: ma ciò che all' uomo è 
nocivo , diventa favorevole alla vegetazione. Molte piante 
acquatiche prosperano In questo suolo, e il cotone soprattut- 
to vi cresce in modo meraviglioso : lo seminano nel maggio, 
e raccolgonlo di settembre. Il paese produce egualmente 
de' cereali ; e V annuo tributo che que' popoli deono al Sul- 
tano, lo pagano con questi prodotti , che i bastimenti Euro- 
pei vengono ogn' anno a prendere nel porto per trasportarli 
alla residenza del governo. ^ 

Tre ore di cammino ci condussero ad un pozzo posto ai 
piedi di una montagna , sulla quale è situato un villaggio 
chiamato Pere. I mukeris^ o mulattieri, pieni sempre di 
sollecitudine pei loro animali, ma nulla curanti coloro che 
Il prendono a nolo , ci pregarono discendere e fermarci un 
istante. Aderimmo alle loro inchieste , tanto più volentieri 
in questa circostanza in quantochè noi stessi eravamo un 
poco stanchi ed abbattuti dal caldo , che avevamo sofferto 
nella giornata. Stendemmo dunque a terra i nostri tappeti, 
e dopo esserci un poco rinfrescatici abbandonammo al son- 
no, raccomandandoci però di svegliarci dopo un paio 
d'ore. 

3. 5dtenifrre. Questa mattina, svegliandoci, siamo stati 
molto sorpresi in vedere, che la luna , la quale splendea di 
una luce straordinaria, quando attraversammo la pianura, 
ora era eclissata intieramente. La veduta di questo ecljsse 
produsse in noi tutti un effetto tanto maggiore, quanto me- 
no ce lo aspettavamo. Dico tutti , poiché mentre dormiva- 
mo la nostra comitiva si era accresciuta di molte persone , 
che andando da Nazareth a Acri ci avevano raggiunti. Que- 
sto magnifico fenomeno fu per noi un interessarne spetl.iculo 



VIAGGIO 115 

ma gli Arabi noo lo videro senza inquietudiae, e sembrò 
lo riguardassero come uo segno di funesto presagio. 

Montando la collina appiè della quale ci eravamo ferma- 
ti ; io poco tempo giungemmo su i confini deir amica tribù 
di Zàbulon. Mezz'ora dopo arrivammo al villaggio di Aby- 
iene , situato in una valle circondata da colline non molto 
elevate e ben coperte da boschi. Un' ora di viaggio di più 
ci condusse nella bella pianura di Zàbulon. La strada si di- 
vide colà in due rami , V uno dei quali va a destra , l'altro 
a sinistra. L' ignoranza della guida consegnataci per custo- 
dire i cavalli , fu la causa, che invece di prendere la retta 
via di Nazareth, che è quella a dirilta,si voltasse a sinistra e 
si procedesse per più ore sulla strada di Cana. Questo luogo 
non era più che a una piccola distanza quand' egli riconob- 
be il suo errore; ma siccome era buio, riesci va difiiciie il 
porvi immediatamente riparo. Finalmente dopo avere aspet- 
tato qualche tempo sul margine della strada colla speranza 
di trovare qualcuno che potesse dirìgere i nostri passi, pas- 
sò un contadino , il quale , appena conosciuto il nostro im- 
barazzo e' insegnò il luogo ove desideravamo giungere; ma 
la via che vi conduceva traversa un paese montagnoso, e 
per mezzo di campi recentemente arati : in oltre i nostri ca- 
valli erano stanchi , e perciò era dubbioso che potessero 
condurci fin là. Non sapevamo dunque a qual risoluzione 
appigliarci , se dovevamo seguire la nostra strada , o fer- 
marci al primo villaggio che si troverebbe. Nullostante 9 
desiderio che avevamo di giungere al luogo destinato vin- 
se, e ci determinammo a continuare il nostro cammino. 
Giungemmo finalmente a Nazareth , ma soltanto a sei ore 
del mattino; di modochè avevamo messe undici ore a per- 
correre una via che ordinariamente si fa in sette , non es- 
sendo distante ventun miglio. All'ingresso del villaggio 

un. 1S 



Ili ROBINSON 

vedemmo un'abbondante fontana ombreggiata dagli alberi; 
chiamasi « la fonte della Vergine » . In questo istante parec- 
chie giovani o donne andavano e venivano per attingervi 
l'acqua necessaria nel giorno , in larghi coppi di terra, che 
portavano sulle loro teste secondo l'antico costume. Tratti 
dal nome di questa fonte, fermammo i nostri cavalli per 
considerare la scena che passava sotto i nostri sguardi , e 
che in modo cosi sorprendente rammentavaci i costumi dei 
secoli i più remoti , e la probabile occupazione di quella che 
in questo villaggio fu scelta fra tutte per essere la madre del 
Messia. 

Giunti che fummo al Convento, io era cosi stanco che 
mentre preparavansi le nostre camere mi addormentai sul 
lastrico del cortile ove eravamo discesi da cavallo, e ci 
voile del buono a svegliarmi. Il signor di Cadalvène mìo 
amico era di nuovo attaccato dalla febbre che lo aveva tor- 
mentato nell'alto Egitto; accesso di febbre cagionato senza 
dubbio dall'abbondante rugiada della notte. Il signor di 
Brenvery essendogli caduto sotto il cavallo aveva ricevute 
delle gravi contusioni. Il nostro servitore pure soffriva di 
oltalmia; di maniera che quella notte non era stata per noi 
che una notte di guai , ed entrammo nel convento piuttosto 
come invalidi che come pellegrini in perfetta salute. 

Il convento di Nazareth appartiene ai missionari di Terra 
Santa: questo é situato al fondo del villaggio ei\ all' estre- 
mità da levante. Il fabbricato é semplice, forte e circondato 
da alte mura. Neil' interno del recinto avvi una chiesa, delle 
cellette per i monaci, e gran numero di camere per i pel- 
legrini e viaggiatori. La chiesa occupa il luogo, ove, secon- 
do la tradizione, era un tempo la casa che abitavano Giu- 
seppe e Maria avanti che fosse stala miracolosamente tra- 
sportata a Loreto Chiamasi la «hiesa dell'anounziazione in 



VIAGGIO 115 

memoria dell' ìncaroazione di nostro signore; questa chiesa 
non è commendabile che pel luogo che occupa ; le propor- 
zioni ne sono irregolari ed è adorna con più ricchezza che 
buon gusto. Dietro T altare maggiore vi è una scala , per 
mezzo delia quale si scende a u6(» scavo fatto nella roccia 
e ove si vedono due colonne di granito, una delle quali 
posta al limitare indica il luogo o v'era assisa la Vergine 
Maria quando Tu dall'Angelo Gabriele salutata come madre 
dei Messia; l'altra insegna il posto occupato dall'angelo 
quando soddisfece alla sua missione. Quella che è posta più 
avanti , è stata, dicesi , rotta dai Saracini al di sopra del suo 
piedestallo: la parte rotta è slata levata , mentre la cima 
della colonna resta sospesa alla volta, in ogn' altro paese un 
fatto simile, facile d' altronde a spiegarsi , sarebbe passato 
inosservato; ma qui, ove il popolo naturalmente credulo 
ed inclinato al meraviglioso, prova un religioso rispetto per 
la santità del luogo , e si riguarda come effetto d' un potere 
sovrumano ed invisibile. È deplorabile il vedere incorag- 
giare si assurde credenze ; esse non ponno essere nate che 
in un secolo d' ignoranza : mantenerle vive nel secolo dei 
lumi nei quale viviamo , non è che gratuitamente esporre la 
santa nostra religione a non meritale critiche. 

4 Settembre. Qui pure come a Gerusalemme si fanno al 
pellegrino vedere le differenti località che richiamano alla 
memoria l'infanzia di nostro Signore, e la vita de suoi 
genitori. 1® Il luogo in cui Giuseppe sposo della Vergine e 
tutore del fanciullo Gesù esercitò la professione di legnaiuo- 
lo: questo luogo non è molto distante dal convento, ed una 
pìccola, ma ben custodita cappella lo insegna. 2® La sina- 
goga nella quale Cristo spiegò il testo d'Isaia che lo risguar- 
da; ciocché scandalizzò sommamente tutto il popolo ebrai* 
co. 3^ Una camera che rinserra un'enorme pietra (lunga 



116 ROBINSON 

nove piedi, larga sei, ed alta quattro) chiamala « Mensa 
Christi n sopra la quale Gesù Cristo cenò V ultima volta coi 
suoi discepoli avanti la loro partenza da Nazareth alla volta 
di Gerusalemme. Pretendesi pure d* additar il precipizio del 
quale il popolo volle precipitare Gesù ( S. Luca IX 29. ] 
ma esso trovasi a troppa gran distanza dalla città perchè 
questo sito si possa ritenere per identico. Questo luogo è 
tuttavia convenevole per V esecuzione d' un cosi perverso 
disegno; poiché le roccie che orlano il precipizio, sono con- 
fusamente ammonticchiate le une sulle altre in enormi am 
massi. La vista di questi differenti luoghi produsse in noi 
un impressione dolorosa piuttosto che dilettevole. Questo 
appello continuo fatto alla nostra credulità , di già molto 
affievolita dalla nostra visita a Gerusalemme, fu cagione che 
ci ritirassimo sopra un'eminenza che domina il villaggio , 
dove potemmo in pace abbandonarci a rimembranze se non 
gradevoli almeno basate sopra più autentiche tradizioni. Il 
villaggio di Nazareth o Nnsserà, come odiernamente lo chia- 
mano, è posto sopra una pendice che chiude all'ovest una 
valle deliziosa e d'ogni lato ricinta da montagne sassose 
ma poco eminenti, le quali , legate alla base , pare ne ab- 
biano a impedire V accesso ai nemici. Ed è in questo bacino 
in cui tutto sorride all' occhio ed ove la terra è sempre ver- 
de e fiorita, che il Salvatore del Mondo fu concepito; e ri- 
condotto bambinello, passò i primi anni di sua gioventù (1) . 
Questi fatti sono cosi incontestabili sotto il punto di vista 
semplicemente storico, che ancora, in tutto l'Oriente , co- 
loro i quali credono nella divina missione di Gesù Cristo, 
chiamansi Nazareni, o seguaci dell' Uomo di Nazareth. Che 



(i) Or egli è solito a guisa di rampollo dinanzi al Signore, ed a guisa di 
radice da terra arida ( Isaia; UH, 9) . 



.1/ I . /«ir 



S'.C'BXBSCD^r 




3fO>TE TABOK 



VIAGGIO «7 

ogna dì più per reoder questo luogo interessanlissimo 
^i dì ogoì viaggiatore cristìaDO ? 

Ve. Questa mattina mi sono col Brenvery incam- 
erso il Monte Tbabor, la ciltà diTiberiade, il borgo 
^na, e qualcb* altro luogo de' più notevoli di questa parte 
della Galilea. Il Gadalvene, trattenuto dalia febbre , non 
potè accompagnarci. Eraci stato permesso di lasciare, du- 
rante la notte neir atrio del convento, i cavalli che aveamo 
noleggiato pel trasporto de' nostri bagagli, sotto la custodia 
della nostra guida. Alla due dopo la mezzanotte , un frate 
laico venne ad aprirci le porte, e ci mettemmo in cammino 
alla volta del Thabor, cbe sorge air est di Nazareth. L'oscu- 
rità della notte ci permise appena di distinguere il paese che 
costeggiava la strada , il quale ci parve molto selvoso ; gli 
alberi cbe vedemmo erano querele bistorte. — Dopo due 
ore di viaggio, giungemmo alla base della montagna a poca 
distanza del villaggio di Deborah, posto dalla parte occiden* 
tale, e incominciammo ad arrampicarci verso la cima, an- 
dando per un sentiero cbe traversa una selva di querele e 
dì arbusti , di cui il monte da questo lato è tutto vestito. 
In sul principio la salita è abbastanza agevole ; ma a mezzo 
il monte divenne più scoscesa. Discendemmo da cavallo , e 
prendemmo i nostri cavalli per la briglia : nulladimeno non 
potevano cbe a stento montare , poiché la nodità del sasso 
su cui eraci d'uopo di tanto in tanto camminare, impediva 
che i loro piedi trovassero un valido punto d'appoggio. Fi- 
nalmente , dopo una salita faticosissima di circa un' ora , 
durante la quale fummo obbligati di riposarci più volte, 
giungemmo al vertice più alto della montagna : la quale 
veduta dalla base , pare terminarsi a picco ; ma giunti che 
fummo sulla cima, trovammo un piccolo piano di forma 
ovale e della circonferenza di circa un miglio. Presto levossi 



t18 



ROBINSON 



il sole che si mostrò in tutlo lo splendore Orientale , pre* 
sentando ai nostri sguardi attoniti uno de' più belli ed in- 
teressanti spettacoli che V immaginazione possa concepire. 
Un magnifico nappo d' acqua , circondato da monti, sten- 
devasi a' nostri piedi dalla parte di greco-levante ; era il 
lago di Genezareth. Alla sua estremità, verso settentrione, 
scorgeasi la cima nevosa del monte Hermon. A levante apri- 
vasi la valle del Giordano, oltre la quele lo sguardo per- 
deasi nel deserto delf Hauran (i) • A mezzogiorno steodeasi 
r immensa pianura d'Esdraelon limitata io fondo, nella di- 
rezione di Gerusalemme , dalle montagne d' Israele, e a le- 
vante da quelle di Gilboa. Al sud-ovest la veduta era im- 
pedita dal Monte Carmelo. L* enorme montagna che sorge 
al nordest , e che gli Ebrei chiamavano Hermon , i Sidooi 
Sirion , egli Amorrei Shenir , oggi è dagli abitanti del pae- 
se conosciuta col nome di Diebel-es-Sheikb. È la più eccelsa 
cima della catena deirAntilibano : i biancastri vapori che 
si agitavano intorno la sua base , e che adombravano la 
parte delle sue coste non ancora percosse dai raggi del sole, 
mi richiamavano alla memoria quelle rugiade abbondanti 
delle quali parla il salmista, e che paragona al prezioso par- 
fumo che fa sparso sopra la testa d' Aronne, e scorse sulla 
sua barba e sulle sue vestimenta (2) . Le città di Naio e di 
En-Dor sono alla sua base : e fu air entrata della prima dì 
queste città, che nostro signore richiamò alla vita T unico 
figlio della vedova (3), e neir ultima ove visse la maga con- 
sultata da Sanile , poco prima della fatale battaglia di Gil- 
boa. (4) Alla sua base, dalla parte di settentrione stendesi il 



(1) Nome dato qui a ogni luogo iiolato arido, o fertile che sia ; e qual- 
che \olta ancora ad immense pasture. 

(2) Salmo CXXXUl. 

^) San luca ; VII, 14. 
(4) Salmo XXVIII. 



VIAGGIO 119 

lago , il cui solo oome risveglia le più interessanti meniorie: 
questo lago fu il teatro dove Cristo operò vari miracoli, e 
sulle sue sponde nacquero i più de' suoi apostoli. Il Giorda- 
no ci rammenta il battesimo di Cristo, sacramento augusto, 
che apre le porte della celeste Cbanaan ai suoi figli adottivi. 
La pianura di Jezrel e d^Esdrelon, chiamata pure grande pia- 
nttra(r Armageddon dell' Apocalisse), era la parte più fer- 
tile della terra di Chanaan. Nella divisione fatla da Giosuè, 
cadde in sorte alla tribù d' Jsacchar la quale rallegrossi 
ndle tue tende. Parecchie arabe tribù, d' ìndole mansueta, 
appartenenti tutte alla numerosa famìglia d'Ismaele, allet- 
tate dalla ricchezza de' pascoli si sono sparse sulla immensa 
superficie dì questo piano, ov'esse vìvono sotto tende e pa- 
diglioni, eretti in mezzo alle loro mandre: nella slessa gui- 
sa de' patriarchi, che ne' prischi tempi conduceano a pascere 
ì loro bestiami e^ erravano fra le città ed i villaggi del 
paese di Chanaan, ed eziandio nei distretti i più popolati, 
senz'essere da chicchessia molestati. Nei più remoti secoli 
della storia degli Ebrei ; sotto la dominazione Romana, al- 
l' epoca delle Crociate; ed anche in tempi molto meno lon- 
tani, questa valle è stata il teatro di battaglie numerabili : 
niuoa terra forse non fu tanto di sovente bagnata di uma- 
no sangue, quanto la pianura che stendesi ai nostri piedi : 
colà Barak, sceso dal Thabor co' suoi dieci mila combatten- 
ti, fugò Sisara con tutti i suoi carri armati di falci, e futli i 
suoi soldati ; colà Josia, re di Giuda, pugnò contro Nechao 
monarca d' Egitto, e cadde sotto i colpi del suo antagonista. 
Un moderno viaggiatore che ha traversato questa pianura in 
tutta la sua estensione, ritiene ch'essa abbia un quindici mi- 
glia d'estensione quadrate. Ma comecché ella porti il nome di 
pfonura, nullameno è sparsa di molte colline, le quali, vedute 
dalle vicine montagne, si confondono quasi col suolo. Dalla 



i:0 ROBINSON 

altura sulla quale noi siamo dod veggODsi a occhiò nudo De 
Giltà De villaggi; scorgeseoe sollanto qualcuno coli' aiulo di un 
canocchiale! Nella direzione di Nablusa, in mezzo alle mon- 
tagne d'Ephraim, crediamo scuoprire le cime deirHebal e del 
Garizim ; ma non ci fu possibile vedere il mar Mediterraneo. 

Dopo aver contemplato il paese che ci circondava, che 
eccitò in noi interesse sì vivo, ponemmo il pensiero sulla bi- 
blica e classica terra che calpestavamo. Qui fu che Deborak 
e Barak assembrarono le loro schiere, prima di venire alle 
mani con Sisara. Durante la guerra romana, che terminò 
colla conquista della Giudea, il monte Thabor fu fortificato 
da Gioseflb, da quello stesso Gioseffo che quindi diventò lo 
storico della sua nazione. — ^A qualche passo da noi sono le 
mine d' una cappella, che rammenta la Trasfigurazione del 
Signore. E m giorni appresso Gesù prese seco Pietro e Jaco- 
pò e Giotatmi^ suo fratello ; e gli condusse sfipra un alto man- 
te, in disparte ; e fu trasfigurato m loro presenza. Sono stati 
in questo luogo inalzati tre altari, in commemorazione dei 
tre tabernacoli che S. Pietro propose di erigere : Unoper te 
(disse al nostro Signore), uno per Mosè, ed un terzo per 
Elia. Questo monte, quasi isolato, ha la forma di un cono 
tronco ed elevasi ISOO piedi sulla pianura, dove ha la sua 
base ; e deve essere stato sempre una posizione militare op* 
portooissima. Gli avanzi de' muri e le vestigie di fossati che 
lo circondano, indicano evidentemente che già tempo e' fu 
fortificato particolarmente dalla par4e del pord e del nord* 
est: osservaosi pure i resti di varie cisterne, che dovevano 
anticamente servire a ricevere le acqu^ piovane ; ma oggi 
son vuote. 

Attualmente il Thabor è abitato soltanto da pochi con- 
tadini, probabilmente rifuggitivi, che ne coltivano tanto 
quanto possa appunto bastare per la loro sussistenza. 



VIAOGIO 1!2I 

MaraviglìaroDsi e parTero inquieti della nostra visita, tanto 
la lor solitudine é di rado turbata da persone estranee. 

Dopo avere raccomandato al nostro conduttore di con- 
durre i cavalli, ripreso il sentiero che ci aveva qui menati, 
discendemmo per Torta pendice della montagna nella pia- 
nura di Sapliet: e qui presa la grande strada, che con- 
duce da Acri e daìia marina a Damasco, giungemmo in bre- 
ve tempo ad un vasto caravanserraglio ben fortificato, chia- 
mato Kan di Diebd Thor { cioè dei monte Thabor )• Ogni 
settimana vi è una fiera o mercato, frequentato principal- 
mente dai negozianti di Tiberiadc, i quali cambianvi le lo- 
ro mercanzie con del bestiame. Fummo invitati a restarvi 
tinche il calore del giorno non fosse cessato: ma le flsooo- 
mie di coloro che lo abitavano non inspirandoci nessuna 
confidenza, rifiutammo Toflerta, e procedemmo innanzi. 

Di là dirigendoci attraverso di un paese ineguale riden- 
te, fertile ma in gran parte incolto, arrivammo al fiume 
Giordano, distante circa quattr' ore di cammino dal Kan. 
In questo tragitto soffersi molto caldo, essendoché non ci ven. 
ne fatto d'incontrare un solo albero, un solo arbusto, che 
potesse offrire il minimo ricovero contro i raggi ardenti 
del sole: fortunatamente aveva portato meco una pezzuola 
che legai intorno al capo sotto il mìo turbante. Giunsi in 
tal modo al Giordano, ove ci riposammo sotto un arco di 
un ponte quasi diroccato, che attraversa il fiume un poco 
aldi sopra del villaggio di Szammagh (1] e vicino al luogo 
in cui il fiume esce dal lago. Sulf opposta riva avvi una 
pianura di una certa estensione, celebre per le spesse scor- 
rerìe che gli Arabi vi fanno. Verso T epoca della messe, vi 



(t) Voce araba, che .sigiiinca peice. 



XHI. 16 



ifì ROBINSON 

si mandano da Tiberìade delle guardie incaricate di assi- 
curarne la raccolla (i). Lungi cito o dieci miglia verso li 
mezzogiorno, trovasi Bisan, la Bethshan della Scrittura, e la 
Scythopoli degli scrittori Greci e Romani. Questa fu la cit- 
tà più considerabile della Decapali^ e la sola che si trovasse 
da questa parte del Giordano. Dopo la disfatta degli Israeli- 
li^e la morte di Saulle e de'sooi figliuoli, i Filistei appesero 
il corpo dello estinto re alle mura di questa città, d* onde 
fu tolto dagli abitanti di Jabesb-Gilead. Ammiranvisi tutto- 
ra le mine d'un teatro romano, nascosto in parte sotto le 
alte erbe ; come pure le vestigia d' una fortezza, probabil- 
mente r antica acropoli o cittadella fabbricata suir altura di 
una collina conica. A nord-est di questa collina riovengonsi 
vari sarcofagi, ed ai sud-est una strada selciata, che condu- 
ce air antica Tolemaide, moderna Acri. Oggi Bisan non è 
che un ammasso di miserabili capanne, abitate da circa due- 
cento poveri contadini. Nello stato attuale della Palestina, 
questo villaggio è escluso d' ogni partecipazione al commer- 
cio. Nelle vicinanze dì Bisan trovasi qualche pezzo di lava, 
e le montagne circonvicino hanno 1* apparenza di volcani 
spenti. Il monte Gilbon è nelle vicinanze di Bisan, e pone ai- 
r ovest il limile alla pianura del Giordano: gli indigeni lo 
chiamano tuttora Djebel-Gibbo; ed è una lun$!a siepe di 
monti, onde le diverse sommità s* inalzano a cinquecento 
piedi sopra la strada, e a circa mille sopra il Giordano. La 
pianura e circonscritta a levante da una catena di monta- 
gne, che sono un prolungamento del Gilead. Nel vallone in- 
terposto fra questo luogo e Bisan, un ponte di pietra con 



(1) Mangieranno eglino ttetn il vo$tro grano, e bereranno il it>sfro latte 
(FjEicniKLB, XXV. 4. ) 



PIAGGIO ^^ 

uo arco principale e due più piccoli, traversa il Giordano; 
e presso al ponte è un vaslo Ean^ per comodo dei viaggia- 
tori. 

Quando rumino sufDcienlemente riposati, ci spogliammo 
per bagnarci. In questo luogo il Giordano è largo circa tren- 
ta o quaranta piedi, ma è poco Tondo : qui le sue acque so- 
no limpidissime, menlrechè alla sua imboccatura, vicino a 
Gerico, mostransi albiccie, colore che evidentemente acqui- 
stano nel passar attraverso a terreni argillosi. 

La sera per il fresco, montammo di nuovo a cavallo. Av- 
vicinandoci all'estremità occidentale del lago di Tiberiade, 
osservammo un antico muramento, che ci sembrò una diga 
fatta senza dubbio per prevenire le inondazioni: ci dissero 
i paesani, che nella stagione piovosa, quando il Giordano é 
gonfio dai torrenti che scendono dalle montagne, le sue 
acque s* innalzano tre e quattro piedi sopra V ordinario loro 
livello. Una angusta pianura separa le rive del lago da una 
catena di colline inuguali che lo costeggiano all'ovest, in li- 
nea paralella.il sole declinava alquanto dietro le loro cime, 
le quali, riflettendosi nel lago, oflrivano una moltitudine di 
forme vaghe e dìlellevoli. L' opposta sponda è orlata da arì- 
de e scoscese roccìe di angolosi contorni, e da colline di pie-^ 
tra grigia. Insomma, neir insieme, questo del lago di Tibe- 
riade è un bel bacino d* acqua: ma l'aspetto uniforme delle 
sue rive e la loro nudità, e la mancanza totale di navicelle 
che ne solchino le onde, lo fanno tristo e monotono. (1) La 
sua superOcie è generalmente unita come uno specchio, e 
ciò devesi alla forma del terreno che lo circonda; ma, simile 



(I) SoUu il regno di Vespasiano, questo lago fu II teatro d'una baUaglia 
nasale, in cui perirono più migliaia d'uomini. 



.J 



iti ROBINSON 

ìd ciò a tutti i mari chiusi io mezzo alle terre, è esposto di 
tempo in tempo a improvvisi colpi di vento, a impetuosi 
uragani, a bufere, che discendono a un tratto dalle monta- 
gne (1). Anticamente cbiamavasi Mare di Chinnerelk, per 
la sua vicinanza alla città di questo nome. La scrittura In 
cliiama Mare di Galilea^ perchè, trovavasi in fatti sul limite 
occidentale di questa antica provincia della Palestina; e<l 
anche Lago di Genezareih^ dal paese che V avvicina ; ed inQne 
Mare di Tiberiade^ dal nome della ci Uà di Tiberiade situala 
in quelle vicinanze. Odiernamente chiamasi Lago di Tabarià^ 
questa essendo la sola città considerabile che trovasi sulle 
sue rive. La lunghezza di questo lago è di circa quindici 
miglia, e la sua larghezza è di sei a nove. Gli Ebrei erano 
soliti dire, parlando del lago di Genezaretb, che Dio anni^ 
va questo mare più di qualunque altro: ed in un certo senso 
r osservazione è giustissima ; poiché il nostro divino Reden- 
tore, prima e dopo la sua Risurrezione, V onorò colla sua 
presenza più dì qualunqu' altro sito. In Cafarnao, luogo si- 
i tuato sulle rive del lago, usò di fare la sua ordinaria resi* 
denza ; e perciò fu detto sua città (San Matteo IX. , 1.) : 
sulle rive di questo lago egli trovò la maggior parte de' suoi 
Apostoli, che esercitavano V umile professione di pescatore; 
e chiamolli a se, perche fosser testimoni de' suoi miracoli , 
ed annunciassero il suo regno alle genti : su questo lago e- 
gualmente, il Signore nostro, onde evitare la folla che strin- 
ge vaio dappresso, montò sopra una barca, dove si assise, e 



{ì)E, mentre navigavano , Egli s'addormentò : ed un turbo di renio eatù 
nel lago, talché la lor navicella si empieva ; e pericolavano. Ed essi, oeeo- 
statisi^ lo svegliarono ; dicendo. Maestro, Maestro, noi periamo. Ed egli , 
destatosi, sgridò il vento, e il fiotto dell'acqua: e quelli si acquetarotto^ e si 
fece bonaccia. ( San Llxa Vili ). 



VIAGGIO 1^ 

donde ammaestrò il popolo riunito sulla sponda. QuaP impo- 
nente spettacolo! Una immensa moltitudine di popolo, ra- 
dunata sulle vicine alture, riOettuta dalle acque del lago, ed 
ascoltante colui, che parlava, come uomo mai non pralò. Il 
carattere delP oratore; il luogo; il solenne silenzio che re- 
gnava: tolto insomma contribuiva ad aumentare reflello 
di questa scena maestosa. Fu sopra le acque di questo maro, 
che Gesù,/*a/l05t tern, pasteggiava come uno spirilo, ad onta 
della burrasca^ che erasi levata, e dell* agitazione dell' onde. 
Fu a queste medesime onde, cb* egli parlò minaccioso ; disse 
al mare : taci e sta cheto: e il vento s'acquetò^ e si fece gran 
bonaccia. (S. Marco; IV, 39) • Finalmente fu sulle rive di 
questo lago, cbe Gesù apparve a' suoi discepoli tre giorni 
dopo la sua Risurrezione : e fu quivi, cbe rimproveralo a 
Pietro di non essere stato fedele, ed avuto per tre volte da 
lui la confessione e il pentimento del fallo commesso, con- 
fermollo nelle funzioni d'Apostolo, e ne fece uno de' soste- 
gni della sua Cbiesa. 

Dopo due ore di una deliziosissima passeggiata a cavallo 
lungo la sponda di questo lago, durante le quali rimembrami 
mo cammin facendo gli avvenimenti, de' quali bo già parla- 
tO) e moltissimi altri di cui questi luoghi furono il teatro al 
tempo di nostro Signore, giungemmo alla città di Tiberia- 
de, situata sulla riva occidentale del lago, ma peraltro più 
al nord cbe al sud. 

Un miglio circa avanti di giungere in detta città, trovam- 
mo, quasi suir orlo del lago, varie sorgenti minerali, chiuse 
in un fabbricalo di forma quadrata sormontalo di una cu- 
pola. La prima stanza è un anticamera per attender chi si 
bagna e per vestirsi e spogliarsi: il bagno, o per meglio di- 
re il serbatoio, cbe contiene l' acqua calda, è un poco più 
basso del pavimento, nella stanza intema ; la quale costituisce 



r" 



^ 



i^ ROBINSON 

un quadralo di circa dieci piedi. Il mio compagno di viag- 
ll^io pretende, che l'acqua minerale qui raccolta contenga 
una soluzione fortissima di muriato di soda mescolato ad 
una quantità considerabile di ferro e di zolfo. Questi bagni 
sono rinomati per la loro virtù contro i romatismi, e con- 
tro la precoce debolezza, e vi concorrono i malati da tutte 
le parti della Siria. Una specie di scheletro, interamente no- 
do fino al collo, era nel bagno, e sembrava talmente assorto 
ne' suoi pensieri, che appena fece attenzione, quando en- 
trammo. L'acqua , che dalla cisterna scende nel lago, forma 
una corrente considerabile, e lascia sulle pietre che bagna 
un deposito di colore giallastro. Trovansi nelle vicinanze 
molte altre sorgenti minerali; ma sino ad ora non ne fu tratto 
partito alcuno. Mi abbruciai fortemente una mano, immer- 
gendola imprudentemente in una di queste fonti, per assi- 
curarmi nel grado di calore deli' acqua, e per conoscerne il 
sapore. Questo luogo chiamasi El-Hamman, nome generico 
con cui si appellano in Siria le sorgenti calde : il suo antico 
nome ebraico Emmaus, ba credo la slessa significazione. 

Mei tratto compreso tra queste sorgenti a Tiberiade in- 
contrasi un gran numero di caverne scavate nel fianco delle 
colline situate all'ovest. L'ora tarda non ci permise d'esa- 
minarne la natura, ma é probabile servissero di ritiro ai 
monaci del medio evo: si mostrano ai viaggiatori come le 
lofiibe^ delle quali l'Evangelo fa menzione, abitate già da- 
gì' indemoniati, 1' uno dei quali fu istantaneamente guarito 
da Gesù-Cristo. ( S. Marco; Y, 2, 5. }. 

Poco prima di giungere alla città, passammo per mezzo 
a rovine di antichi edifizi, che servono oggi ai Turchi di 
cimitero : fra esse rimarcasi una grande quantità di tronchi 
di colonne di granito rosso e grigio, rovesciate e sparse qua 
e là; le quali probabilmente sono gli avanzi dell' antica 



VIAGGIO l«7 

Tìberìade, costruita da Erode Agrippa, Tetrarca di Galilea, e 
da esso consacrala alla memoria dell' Imperatore Tiberio, 
che io qne' tempi regnava. I Saraceni, sotto la condotta del 
califfo Omar, se ne impadronirono. Air epoca delle Crocia- 
te, cadde in potere dei Grìstianì ; ma i Maomettani ne tor- 
narono padroni deflnitivameote verso T incominciare del de- 
cimo quarto secolo. 

Era già notte, quando giugnemmo alle porte di Tiberia- 
de. Il mmore prodotto dal calpestio de' nostri cavalli sve- 
gliò qualche soldato albanese, che era là di guardia unica- 
mente per formalità. Il nostro arrivo in questa recondita 
città eccitò primieramente un sentimento di sorpresa, al 
quale ben tosto successe la diffidenza : sodisfatti della pic- 
cola quantità di cognizioni che posseggono, e che riguarda- 
no come sufBcenle ai loro bisogni, gV Orientali non possono 
concepire, che gli Europei si decidano a lasciare una pa- 
tria, nella quale vivono fortunati, unicamente per curiosità 
o per amore della scienza. Air esibizione dei nostri Teske- 
res, o passaporti, ci fu permesso di entrare. Fummo con- 
dotti alla casa di un cattolico nominato Saba, pel quale ave- 
▼amo dal convento di Nazareth portate lettere di raccoman- 
dazione : esercitava le funzioni di segretario presso il gover- 
natore, ed era considerato come una persona importante , 
in on luogo dove ben pochi sanno leggere e scrivere. Que- 
sto galanf uomo parve compiacersi molto della nostra visi- 
ta, e subito si pose in dovere di tutto preparare per ben 
riceverci ; e malgrado le nostre istanze per impedimelo, fe- 
ce aggiungere molte vivande alla modesta cena, eh' egli di- 
sponevasi a dividere colla sua famiglia. È d'uopo aver viag* 
giato ne* luoghi, ove il denaro non è sempre un mezzo utile 
contro le privazioni, per potere apprezzare quanto è aggra- 
devole un' accoglienza franca e cordiale, rome quella che ci 



1i8 ROBINSON 

ora fatta. Queste prove di disinteresse sono certamente ra- 
re : ma quando incontransi, onorano tanto più colui che le 
da, inquanto che é ben difliciie, che il viaggiatore che passa 
possa rivedersi una seconda volta, anzi il più delle volte 
non è speranza d' incontrarlo mai più. Furono assettati i no- 
stri letti sulla terrazza, coperta da un pergolato di viti; e 
quando fummo coricati, la vista della volta stellata, che scor* 
gevamo a traverso le foglie, era di un* aspetto incantevole. 
6 Settembre. Ci alzammo di buon'ora, onde profittare 
della freschezza del mattino per visitare la città ed i suoi din- 
tomi. La moderna Tiberiade ( o Tabarià, come la chiamano 
gli Indigeni ), occupa soltanto una parte del sito dell* antica 
città. Essa è da ogni lato circondata, eccetto dalla parte del 
lago, da una forte muraglia solidamente costrutta, alta venti 
piedi e munita di parapetto ; ma ella non è armata di can- 
noni : sonovi stale fatte delle feritoie, ed é fiancheggiata da 
venti torri rotonde; le quali danno alla città, veduta da 
lunge, aspetto di fortezza : ma un esame più ponderalo ne 
fa tosto riconoscere rimililità. Tutta volta Tìberìad<^ risguar- 
dasi come capace di re<«istere nd ogni assalto, che dato fosse 
dai soldati della Siria (1). Al nord della città sopra un'e- 
minenza che la domina, sono le rovine della cittadella, che 
fu da un terremuoto distrutta or son pochi anni, il quale ro- 
vesciò al tempo stesso la maggior parte delle case della cit- 
tà. La metà del recinto, che le mura circondano, è tuttora 
vuota di case o di edificio qualunque. Nel più basso della cit- 
tà, sul margine del lago, avvi una piccola cappella, la quale, 
secondo la tradizione , occupa il luogo della dimora di 



(1) Sotto la dominazione di Daher, c«sa resistè air attacco di 80,000 uo- 
mini che I' af sedia vano. 



VIAGGIO lia 

Simone Bar-ìona ( V apostolo San Pietro ) , ebe Igooraodo il 
glorioso destino che l'attendeva, esercitava ramile profes- 
sione di pescatore. È questo an fabbricato bislungo, fatto a 
volta, in ciascuno de' lati del quale sono due piccole 6nestre, 
cbe servono a ricevere la luce esterna: serve oggi di Kan 
per i viaggiatori, che non hanno altro luogo nella città do- 
ve albergare. 

Là vicino eranvi alcuni pescatori, cbe ritiravano dal lago 
le loro reti. I pesci che presero, aveano la grossezza della 
perchia , e le rassomigliavano moltissimo ; ma non v' ha 
dubbio alcuno , cbe nel lago esistono pesci di molte altre 
specie. 

Qui, come in tutt' altro luogo, gli Ebrei abitano un quar- 
tiere separato, posto quasi nel centro della città , e circon- 
dato da un muro: vi s' entra per diverse porte, le quali son 
chiuse al cader della notte: non pertanto godono d' un in- 
tiera libertà religiosa. Un gran numero fra essi sono Ebrei 
d' Europa , qui rilìratìsi per finire pacificamente la vita. E 
preferiscono a questo fine Tiberiade, perché ella è una del- 
le quattro città sante del Talmud ( le altre tre sono : Sa- 
phet, Gerusalemme, ed Ebron) e perchè è bagnata dall' on- \ 
de di quel lago, sul cui margine pretendono debba nascere j 
il Messia. Quando ci trovammo in mezzo a loro, molti e' in- ] 
dirizzarono la parola in tedesco , ed altri in spagnuolo: ci 

i 

condussero a visitare la loro sinagoga , come pure una spe« ! 
eie di collegio cbe qui posseggono. Nella biblioteca annessa 
a questo stabilimento vedemmo tre o quattro rabini, che 
studiavano sopra grossi volumi rilegati in bazzana e scritti , 
in ebraico : parve avessero piacere a sentirci instrutti dei 
diversi fatti relativi ai primi tempi della storia della loro 
oazi(>i:e. 



XIII. 



i'A) BOBINSOBf 

La prima fondazione deUa scuola rabbinica di Tibertade 
rimoola air epoca deUa dislmzione di Gerusalemme fatta da 
Vespasiano. Dopo 1* annicbilamento della monarchia Ebrai- 
ca , Tiberiade divenne la residenza d' una successione di pa- 
triarchi, che esercitavano una sorta d' autoriti sopra gli 
Israeliti dispersi in diversi luoghi della Palestina* Questa cit- 
ta si rese di buon' ora celebre per la sua accademia, che fo 
presieduta successivamente , fino al quarto secolo , da di- 
versi dottori ebrei. Si pretende, che T ultima riunione del 
Sank edrim succedesse in questo luogo ; il Mishna, o testo 
del Talmud, vi fu redatto; ed èqui finalmente, che i cele- 
bri Hassorili si abbandonarono ai loro studi, i quali esi- 
gevano le più minute ricerche. 

Tabarià è forse la città più tristo di tutta la Siria. I Be- 
duini del Ghor.^ o della valle del Giordano al mezzogiorno 
del lago , e gli abiUnti del cantone di Szaffard , al setten- 
trione , sono i soli coi quali essa abbia qualche commercio* 
Le caravane, che da Acri vanno a Damasco , vi si fermano 
di tempo in tempo; ma ad onto di ciò , i bazari parevano 
deserti , e la metà delle botteghe erano chiuse per mancanza 
di compratori. Se non fossero gli Ebrei , ¥ antica metropoli 
della Galilea sarebbe verosimilmente abbandonato già da 
lungo tempo , a cagione dell' insalubre sua posizione ; cir- 
condato com'è da montagne sassose , cbe non lasciano libe- 
ro il passo al vento di ponente ( vento che neirestote regna 
in tutto la Siria ) , ma anzi concentrano il calore sulle rive 
del lago a un grado qualche volta insopportobile. Le febbri 
intermittenti vi sono comunissime ; e il timore di esser vit- 
tima di questo flagello de' viaggiatori , ed il pensiero d' aver 
lasciato a Nazareth im amico ( il Cadalvene ) attaccato da 
questa stessa febbre , furono il motivo per cui non d trat- 
tenemmo a Tabarià, quanto avremmo voluto. 



VIAGGIO 1M 

Nelle vicinanze di questa desolata città sono alcuni luoghi 
de' quali T Evangelo fa menzione , e che noi avremmo con 
piacere visitati; poiché è là che il Signor nostro passò gran 
parte della sua vita pubblica. Sulla sponda occidentale del 
lago era Cafarnao ; egli vi dimorò in casa della socera di 
Simone, che guarì dalla febbre. [San Marco; I,* 29, 50. 
ec. ) Vicino a Cafarnao eravi Bethsaìda di Galilea , dove 
stavano gli Apostoli Andrea, Filippo, e Pietro. (San Gio- 
vanni ; I, 44. ) Non lungi di là era situato Corozain , alla 
quale citlà , come alle due altre che ho nominate , il Signo- 
re indirizzò vivi rimproveri per 1* indifferenza, colla quale 
avevano veduto i suoi miracoli: (San Marco; XI, 21.) una 
altra Betfasaida , chiamata anche Julias , irovavasi ugual- 
mente sopra la riva nord-est del lago. Il Deserto^ dove Gesù 
saziò te moltitudini con cinque pani e due pesci , é a poca 
distanza da Tabarià , e fu riedendo a questa città da Cafar- 
nao, che traversò il lago camminando sulla superficie delle 
acque, e che provò la fede di Pietro permettendogli di segui- 
re il suo esempio. In quei dintorni furono Dalmanatha e 
Hagdèla ; nella quale ultima città probabilmente abitò quella 
Maria , nota nel Nuovo Testamento sotto il nome di Maria 
Maddalena. Guardando verso il nord , scuopresi la città di 
Sapbet, situata sur una delle più alte montagne della Ga- 
lilea. Pensano alcuni , che questa sia la Citron della Scrit- 
tura, la quale irovavasi nel paese di Zàbulon, e di cui gli 
Israeliti non poterono rendersi padroni. Scorgesi da gran 
distanza , ed a questo riguardo è molto possibile che questa 
sia la città fabbricata sopra una collina , alla quale alluse 
il Salvatore nostro nel sermone, che fece sulla montagna. 

Dopo esserci rinfrescati e bagnati nel lago, le acque del 
quale sono estremamente dolci , fresche e limpide , ripren- 
demmo la via verso mezzogiorno, per ritornare a Nazareth. 



io± ROBINSON 

L* amabile nostro ospite, che non ci aveva un solo istan- 
te perdati di vista, ci accompagnò fino a certa distanza 
dalla città. Ci fu impossibile , lasciandolo , di fargli accet- 
tare alcuna specie di regalo. 

Dì mano in mano che ascendevamo la montagna posta 
all'ovest della valle, l'aria che avevamo trovala soffocante 
in basso, divenne a poco a poco più fresca, la vegetazione 
offria del vigore e tinte più scure. Alla sinistra della via , 
sopra un terreno un poco elevato , vedemmo dei bovi im- 
piegati a trebbiare il grano : non avevano musarola e man- 
giavano lil>eramente il grano, che le loro fatiche aveva con- 
tribuito a far crescere; conformemente al precetto di Mosè: 
non legherete in alcuna maniera la bocca del 6ore, che batte U 
vostro grano neW aja (1). Quando il grano è separato dalla 
paglia , lo sventolano lanciandolo con una pala di legno 
contro il vento; la quale operazione ripetono, fin che il grano 
non sia intieramente pulito : dopo lo ammontano , e quindi 
lo portano nella casa stessa del proprietario; poiché in que- 
sti paesi non si vedono in alcun luogo granai isolati. La pa- 
glia, cosi tritata, serve pel nutrimento dei bestiami, e, mista 
al loto , per fare mattoni. L'aja è ordinariamente scoperta: 
la rendon piana con un rullo di legno, e procurano di farla 
più dura con gettarvi e battervi della calce, aflSnchè V erba 
non possa crescervi ed il caldo non ne faccia crepolare la 
superficie. Non ostante queste precauzioni , trovasi sempre 
mescolato al grano un poco di terra, che rende il pane sgre- 
toloso e cattivo. 

Dopo un'ora circa di cammino giungemmo ad Ayn-eU 
Raham ; é questo il nome che danno ad una bellissima 



(I) DBITTBBOflOlliO ; XXV, 4. 



VIAGGIO 



153 



sorgente d' acqua : qai sceodemiiio da cavallo ^ e facemmo 
colazione con del pane e delle frolla. — ^Dae ore dopo ci Irò- 
vammo in un luogo, nei quale sono grossi pezzi di pielra 
nera , cbe sorgono al di sopra del suolo, a poca disianza 
dalla via maestra. Sono chiamali Hadjar-elNassara,cioé 
le pietre dei Cristiani; e prelendesi che sieno gli stessi sassi 
sui quali Gesù Cristo s' appoggiò, ammaestrando le molli- 
Indìni accorse per ascoltarlo , e presso i quali succedesse il 
miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dopo 
on^ora circa di cammino da questo luogo, sorge, sopra un 
ripiano, una collina bislunga, sulP estremità della quale 
ergonsi due vette acute. Gr indigeni la chiamano Keroun- 
Hotlein ( le coma di Holtein ) : ma i Cristiani la denomi- 
nano monte della Beatitudine ( Mon$ Beatitudini$) . Circa a 
mezza costa di questo monte, sopra un terreno un poco più 
unito del resto, trovansi le fondamenta di una piccola chie- 
sa fabbricata nel luogo stesso, ove slavasi nostro Signore , 
allorquando pronunciò T ammirabile sermone sulla manta^ 
gna ; discorso nel quale è concentrato lo spirito e la sostan- 
za di tutte le virtù cristiane: E Gesù andava per tutta la 
Galilea; — edunagrande moltitudine di popolo lo seguitava; — 
Gesù vedendo tutto questo popolo ascese sopra una collina , 
donde t ammaestrò dicendo : Beati i poveri , ec* ec. ( Vedi 
San Matteo ; V, e seg. ) . 

Il paese per noi oggi percorso è composto di anguste vai* 
li, cbe succedonsi incominciando dal Giordano, ed elevansi 
SBCcessivamente le une sopra le altre. Il suolo è dovunque 
composto di 00 terriccio nero, profondo e senza pietre, il 
quale, sotto un tal clima, parve ai nostri occhi capace del* 
le produzioni più varie, quando una mano industriosa lo 
coltivasse. Quello che in qualunque modo è certo, si è, che 
il prodotto sarebbe più che sufficiente per ricompensare 



134 ROBINSON 

reDluplicatamente il coltivatore anirhe d(4le leggere fatiche. 
Daccbè entrammo nella Galilea siamo stati in modo parti-* 
colare colpiti dalla meravìgliosaferlìlità del suolo, dalla bel- 
lezza degli aspetti che il paese presenta, e per cui contrasta 
io maniera sorprendente colle aride roccie della Giudea. Sem- 
bra, come ho già fatto osservare, che il soffio della collera di 
Jehotah sioii aggravato m modo tutto particolare sopra que$ia 
ultùna corUrada^ e che abbia inaridito il territorio della figlia 
di Sion. Ma qui in Galilea, ove i favorì di Dio sonosi molti- 
plicati, niuoo ne profitta: le campagne sono incolte e quasi 
deserte. Lo slorioo del popolo ebraico, dopo aver descrìtto 
la naturale fertilità del suolo, fa di questo paese un quadro 
ben differente dal suo stato attuale: la Galilea contava al- 
lora numerosa popolazione valente ed induslre; i suoi campi 
erano ammirabilmente coltivati^ e si sarebbe a stento trotHito 
un pollice di terra improdwttivo. Ella era tutta sparsa di vil- 
laggi e di città, la pia piccola delle quali conteneva una po- 
polazione di quindici mila anime. Nelle due sole piccole 
Provincie deir Alta é Bassa Galilea poteron gli Ebrei riuni- 
re un esercito di cento mila combattenti ! Quale é dunque 
la cagione a cui attribuire il cambiamento operatosi a que- 
sto riguardo, se non la condotta oppressiva dei governatori 
verso gli abitanti di questa parte della Palestina ? 

E discendendo dalla montagna nella pianura,altraversam. 
mo un Tasto campo, dove crescevano diverse specie dì car- 
di, alcuno dei quali era alto quattro e cinque piedi : il cal- 
do, anch'oggi affannoso, e' impedi di coglierne : ma credo 
cbe queste piante sieno state descritte dal dotto naturalista 
Haselquisl, cbe percorse prima dì noi questo paese. 

Prima d'arrivare al villaggio di Turone, traversammo 
una stoppia, che i frati chiamano Degle Spine^ ed asserisco- 
no esser quivi che i discepoli di Gesù tagliarono le spicbe 



VIAGGIO 155 

in giorao di sabato, ( San Luca VI, 4 e S.) : quando vi pas 
sammo, la nies.^ era finita ; perciò non potemmo staccare 
alcuna spica, né per mangiarne il grano dopo averle spie- 
ciohte fra le nostre mani', né per portarle con noi alla pa- 
tria, e regalarne ai nostri amici. 

Cinque ore e mezzo dopo che fummo usciti da Tiberia- 
de, giungemmo a Kefier-Kenna, la Cana di Galilta^ cosi 
chiamata per distinguerla da un* altra città dello stesso no- 
me, situata nel territorio della tribù d' Asher: I maomettani 
danno il nome di Keffer, che significa infedele , alle città 
abitate principalmente dai Cristiani. Fu in Cana, che Gesà 
Cristo operò il primo miracolo riportato neir Evangelo, can- 
giando, neir occasione di nozze, T acqua in vino (1). È que- 
sto un piccolo villaggio, deliziosamente situato sul pendio di 
una collina esposta al sud ovest, tutta eulta a oliveti, po- 
msirii e giardini ; il proprietario d* uno de* quali e* invitò a 
riposarvici, nelle poche ore che ci proponevamo di passare 
nel villaggio : e profittando noi del permesso, stendemmo i 
nostri tappeti all'ombra di un superbo fico, ai piedi del 
quale serpeggiava un piccolo ruscello. Que* campagouoli ci 
diedero del pane, dei frutti e del formaggio, delle quali robe 
componemmo il nostro desinare, pasto ben modesto, in ve- 
ro, ma che la fame ci fece trovare eccellente. Mancava il 
vino, ma V acqua era purissima : veniva dalla sola fonte ab- 
bondante che trovisi neiie vicinanze ( a venti passi circa del 
luogo ove eravamo), e per conseguenza attigoevasi alla 
medesima sorgente, che forniva l'acqua alla cilKà,quando fu 
visitala da Gesà Cristo Signor nostro. Questa fontana é 



(I) Getti fece gnesio prinei/no di miracoli in C(ina di Galilea, e mani- 
ff$lò la sua gloria ; « I jvot discepoli eredeitero in /itt.(S.i?r Giova ?(3(t li; 11) . 



136 ROBINSON 

circondata da un muro : molte giovinette vi prendevano del* 
r acqua in urne di terra alle circa due piedi, e fatte di una 
specie di pietra calcarea molto compatta, comunissima nel 
paese. Li presso, ci furono mostrate le rovine di una casa, 
cbe ci dissero esser quella dove il Cristo fece il miracolo: 
ma dessa non eccitò il nostro interesse quanto la fonte, 
perché questa meno soggetta della prima air azione edace 
del tempo, non aveva bisogno della tradizione popolare per 
attestare ai nostri occhi la sua indentità. 

Nathaniello, che in seguito cbiamossi Bartolomeo Apo- 
stolo, nacque a Cana. — ^lo questo villaggio uno dei princi- 
pali abitanti di Cafarnao venne a trovare Gesù per pregar* 
lo di guarire il suo flgliuolo eh" era malato, e u' ebbe questa 
consolante risposta : vai , tuo figlio sta bene. 

Di qui in sino a Nazareth la strada serpeggia attraverso 
ad un laberinto di colline cretacee coperte di arbusti. Io tut- 
to questo spazio non incontrasi che un solo villaggio. Sic- 
come, ci eravamo trattenuti qualche tempo a Cana, V ora era 
tarda, quando arrivammo alle porte del convento : però e- 
rano chiuse; ma riconosciutici il guardiano, c'introdusse 
tosto, e ci affrettammo a fare una visita al nostro amico 
Cadalvene, che avevamo lasciato ammalato ; però la sua sa- 
lute era molto migliorata nel tempo della nostra assenza. — 

6 Settembre. Mentre nell'ora del meriggio stavamo assisi 
al rezzo sopra una delle colline, che dominano la valle dì 
Nazareth, e colla bibbia alla mano ci abbandonavamo sen- 
za distrazione alle dolci emozioni che ci faceva provare que- 
sta lettura gradevole, un messo del convento venne ad an- 
nunciarci i grandi avvenimenti già accaduti a Parigi. La 
notizia era giunta ad Acri per mezzo di un corriere, che 
consegnò nel tempo istesso al Cadalvene delle lettere, nelle 
quali era scritta in succinto la storia di quel successo. Questo 



I 

VIAGGIO iol I 

nostro eccellente amiox) occupava, alla sua partenza di Pa- j 
rigi, un Impiego alla corte del re: ora la caduta del gover- 
no distruggeva in gran parte le sue speranze di avanzamen- | 
to ; e trovavasi troppo lungi dal teatro degli avveuimenti, j 
per giudicare delle conseguenze, che aver poteva una si i 
;;rande rivoluzione. Ciascuno di noi aveva pure abitalo per 
lungo tempo la capitale della Francia , e vi aveva lasciati 
eccellenti amici, pei quali provavamo naturalmente molta | 
inquietudine. 



xiih 18 



CAPITOLO SESTO 



Riioruiam?. Sùiia cosu— Strada da Naareib ad Ach — Saffura.0 
Zippoi — Pianura o ciuà di Zahuloa — Valle d'Abileiie — Amvj 
ad Acn — Convento Latine — Partenia per Tiro — Via lungo la 
spiaggia. —Zib-— Scala di Tiro— Ras- 8l - Abiad o Capo Biancj 
—Antica Femcia — Ra3-5t-AY!i— Tiro anuca — Tssur o Tirj 
moderna . 



Nazareth 8. 9.10. iì.Setlefnbre. 



Lja penosa convalescenza del Cadalvene ci obblii^ò di 
restar qui più giorni; ma siccome il cangiamento d'aria ci 
sembrava il solo mezzo che produr potesse qualche stabile 
miglioramento nella salute di questo nostro amabile amico, 
desideravamo ardentemente di farlo trasportare sui lido del 
mare. Però lo stato di debolezza estrema in cui era caduto, 
rendeva diffìcile e pericoloso un tal viaggio; tanto più, che 
non ci fu impossibile di procurarci né carretta, né lettiga, e 
neppure buoni cavalli : e non pertanto leggesi nella bibbia, 
che altra volta, questa lena nutriva una grande quantità di 
cavalli^ e vi si trovava uìm innumerevole moltitiuline di 
carri {\), 

Avevamo intanto finita la visita delle diverse località ri- 
marchevoli della Terra Santa; per conseguenza ciascuno di 

(1) Isaia. 



VIAGGIO 130 

noi rlce\'B do diploma scrittq in Latino, $otlo$crillo dal su* 
periore del coùVeAto, il quale al bisogno potea servire ad 
attestare la veracità del nostro pellegrinaggio. Questo diplo- 
ma ci dà il diritto di aggiungere ai nostri prenomi il titolo 
allravólta si ricercato dì Tladgì o peltegrino. 

iS Settembre. La salute del Cadalvene essendosi abba- 
stanza ristabilita, lasciai questo interessante amico racco- 
mandato alle cure del sìgòór di Brenvery, e partii per Acri- 
Viaggiai in compagnia del superiore del Convento e di un 
altro Trate: il primo era tedesco, e andava ornato di molta 
istruzione e di afTabilissime maniere; era stato obbligato, 
in forza delF età avanzata , di rinunciare alle sue funzioni , 
e rendevasi al luogo che aveva scelto per ritiro ; e questo 
luogo era II convento di Harissa , nel Kesrouar , romanti- 
camente posto sopra un'eminenza che domina il mare. 
Viaggiammo la notte a fine di evitare il caldo. 

Dopo aver valicate le colline che orlano a settentrione la 
valle di Nazareth, ci dirigemmo verso ponente attraverso 
di un paese montagnoso e sassoso , e circa tre ore dopo, 
arrivammo al villaggio rovinato di Saphoury , il nome e la 
situazione del quale indicano sufficientemente il luogo di 
Sapphoriso Saphura, F antica ZipporoTsippor. Era questa 
là più grande delle città dì Galilea; e chiamossi per un tem- 
po Dìo Cesarea. Cosi la denominazione slessa, sotto la quale 
questo luogo è tuttora dagli abitanti conosciuto , è nuova 
prova ch'essa conserva i) suo nome antico. Il Talmud ne fa 
menzione come di una città dove si trovava una università 
Ebraica , celebre per la scienza dei Rabini. È questo il luo- 
go ove tenevasi uno dèi cinque Sanhédrtn, o corti dì giu- 
stizia della Palestina; le altre erano a Gerusalemme, a Ge- 
rico , a Gadara e ad Aràathohe • 



140 BOBllfSOll 

f 

La eccellente situazione di Zippor ne rendeva la difesa si 
facile, che rigaardavasi come inespugnabile. Gli abitanti si 
j rivoltarono sovente contro i Romani. Ma ciò che rendete 
j in parlicolar modo interessante per ogni viaggiatore Crislia- 
I no, si è lo avervi avuti i natali Gioacchino ed Anna, padre 
I e madre di Maria Vergine Santissima. Vedonsi ancora i 
resìdui d'una chiesa fabbricata sul luogo, ove si suppone, che 
fosse te casa abitata da que* felici parenti. 
I Anche nel pessimo stato in cui si trova Zippor offre tut- 

tora qualche traccia d'una gran magnificenza; i materiali 
i impiegali nella sua costruzione debbono essere costati enor« 
mi somme. La città che oggi non è più che un ammasso di 
i rovine , fu saccheggiata dai Romani nel quarto secolo , e 
j sembra che la chiesa stessa non fuggisse alla generale di- 
struzione. 

Nulla indica che Zippor siasi giammai rialzata dalle sue 
rovine : e la vicinanza di Nazareth, spiega naturalmente il 
I perchè essa è restata si lungo tempo in questo stato di oblio 
; e d'abbandono. Un castello rotondo, che era probabilmente 
I r acropo/i dell'antica città, occupa V altura della collina sul- 
la cui falda giace il moderno villaggio ; il qual castello vi- 
sto da lunge presenta un aspetto imponente; e mirandolo di 
I notte , come io lo scorgo , con un bel chteror di luna, è una 
j rovina molto pittoresca. 

In questo luogo comincia te pianura di Zàbulon , te quale 
avevamo attraversato in altra direzione andando a Naza- 
reth : ed anche questa volta ne ammirammo la maravigliosa 
' fertilità del suolo, e le beile selvose colline che te circon- 
1 dano in lontananza : è lunga 3 o 4 miglia e larga un miglio. 
; Ma nella lista dei villaggi situali in essa o ne' suoi dintorni, 
non trovammo nome alcuno che paresse corrispondere a 
quello dell'antico Zàbulon, città forte e di ammirabile 



VIAGGIO 141 

bellezza , che, secondo Gioseffo, separava la provincia di 
Tolemaìde dalla Giudea • 

La valle d' Abilene è la prima , che incontrasi lasciando 
quella di Zàbulon , ed avvicinandosi al lido. È più stretta e 
meno profonda di quest' ultima , e confinata ed orlata da 
collinette in gran parte vestite di querele. Avendo trovato 
un luogo solitario, distendemmo in terra i nostri tappeti e 
ci riposammo. 

12 Settembre. Allo spuntar del giorno montammo nuo- 
vamente a cavallo, e scendemmo nella pianura d' Acri. Av- 
vicinandoci alla città, il rumore del cannone venne air im- 
provviso a ferirci Torecchio. Quella romba continuò per qual- 
che tempo molto vivace ma irregolare, e vedendo da lunge 
ì globi di fumo che s' inalzavano dalle fortezze , potea cre- 
dersi che la città respingesse un assalto. Io non era scevro 
da qualche inquietudine; ma giunti alla porta udimmo la 
cagione di questo strepito, ed era questa : che il pascià aven- 
do ricevuto un firmano dal Gran Signore , che lo faceva 
possessore di Gerusalemme e di vasta estensione di paese 
air ovest del Giordano , in fino allora dipendenti dal pascia- 
licato dì Damasco , e* festeggiava con replicate salve d'arti- 
glieria un si fausto avvenimento. 

^crt, 14 5erffm&rf. Raramente sono in questo monastero 
più di tre o quattro frati : il qual numero riguardasi suf- 
ficiente per i bisogni del luogo. 1 viaggiatori sono dunque 
sicuri di trovarci comodo alloggio: si mangia insieme co' fra- 
ti nei refettorio su lunghe e strette tavole poste attorno al- 
la sala , e seduti , come i religiosi , colla schiena volta al 
muro. Le pietanze sono servite in piatti di stagno, e prima 
scalcale e divise in cucina. Il convento non esige cosa alcuna 
né per r alloggio né per il vitto , ed il soggiorno dei fore- 
stieri è io certo modo illimitato. Qualche viaggiatore ha , 



1i5 ROBINSON 

per quanto so , brullaméùiè abasato deir ospitalità accor- 
datagli. 

15 Settembre. I signori di Cadalvene , e di Breuvery so- 
Dosi questa mattina imbarcali alla volta di Beyroutb. Spedii 
per la stessa occasione là parte più |>esaDte de) mio baga- 
glio (1). 

i6 Settembre. Mi misi io viags^io per Tiro, Stdon e Beyrouth 
a tre ore dopo mezzogiorno. Aveva preso a nolo due ca- 
valli per questo viaggio , a ragione di un tallero per giorno 
di ambedue. UAdgi Mousa ( Mosè } , che ne era il proprie- 
tario, ne montava uno, e doveva servirmi di guida e di 
interprete. 

A poca distanza dalle mura della città , dalla parte del 
nord , vicino al mare , è una tomba modesta eretta alla 
memoria di Daher pascià. A destra della strada, sopra un 
pendi* , è situala la casa d* Abdallab pascià : dicesi sia di- 
s-posta con gusto ; ma io non la visitai , a cagione deir anti- 
patia naturale ben conosciuta del proprietario per gli stra- 
nieri , avversione che proviene senza dubbio da un senti- 
mifnto di diffidenza. Questo luogo chiamasi Abonaly , dal 
nome di uno scbeik che vi è sepolto. 

Un'ora dopo arrivanuno ad una fonte di acqua eccellen- 
te , chiamata Semar. Là vicino sono le mine di un con- 
vento , situato sur una collina poco elevata e presso un 
piceni villaggio. 



(1} Prima di lasciare Acri, voglio dire del tristo fine che fecero qaei 
buoDi frati da cui ebbi si cordiale ospitalità ; poco tempo dopo la mia par- 
leiiia , il superiore I due altri Mcerdoti ed un laico che ci aveva lasciali, «I 
nitiriruiio di peste, senza che niun altro caso si fosse dichiarato nella città. 
Sembra che circa un anno avanti , uno straniero morto di questa malattia 
nel convento , avesse lasciato alcuni bauli nelT appanamento che occupava. 
li laico , volendo assicurarsi di ciò che contenevano , ebbe 1* imprudenza di 
aprirli. Fu colpito dalla peste , e la comunicò agli altri. 



VIAGGIO 145 

A due ore di dt&lanza trovammo Zib , fabbricato sopra 
dì aD'emioenza presso la spiaggia del mare. Questo borgo, 
é verosìmiloieote TaoUca Aezibdb ( 9orgfinle d*af:qua calda]^ 
appartenente alia tribù d' Asber. Di qui partendo , la pia- 
nura offre un aspetto desolato : ella non produce più che 
erbe parasite ; e nullameno , traversata coni' è a distanze 
poco considerabili da rivi copiosi d' acque , sarebbe suscet- 
tibile della più grande ferlilìtà. Ma i) dispotismo turco fu sì, 
che le più fertili province della Siria sieoo oggi dagli abi- 
tanti abbandonate, principalmente da' Cristiani, i quali fug- 
gono nelle montagne ove trovano maggior sicurezza : trista 
e melanconica prova , che i favori stessi del cielo sotto la 
tirannide cessano di essere un benefizio ! ! I. 

Un'ora di più di cammino, ci condusse appiè d'una mon- 
tagna cbe sorge a picco , la quale supponesi il primo gra- 
dino dell' AQti-Libano, o Inescala di Tiro. La notte ci sor^ 
prese in questo luogo ; ma non tralasciammo per questo di 
progredire, sur una via eccessi valsente sassosa, fino che 
giungemmo a Burge-Nakkora , luogo chiamalo cosi a cagio- 
ne di una torre quadrata , nella quale abita un caphar ^pre- 
sidio) che difende e aita i viaggiatori. Lungo questa costa 
vedonsi frequentemente simili torri , che dicono inalzale per 
respingere i pirati. I soldati che vi erano di guardia ci per- 
misero di far wocere la nostra cena al loro fuoco; per ri- 
compensarli gì' invitammo a dividere la nostra pietanza, che 
era il solilo pitou (riso collo con butirro). Essi ne mangia- 
rono più dì noi, e presero dalla mia borsa Unto tab<icco da 
farmi temere di rimanerne privo per il resto del viaggio. 
Questo non è un genere superfluo per un viaggiatore in 
Oriente ; è invece un oggetto di assoluta necessità : e co- 
mecché se ne possa comprare luogo la via , nulladimeno 
non è facile trovarne di prima qualità, come era quello 



144 ROBINSON 

che meco aveva portato , che noo Vendesi che celle grandi 
città. 

1 7 Seltefiìbre. Non aveva oessuo desiderio di restare fra 
questi uomini sudici e grossolaui, più del tempo necessario 
per riposarmi. Perciò, allo spuntar delP alba rimontammo 
a cavallo, e discendendo la spiaggia al nord della montagna 
giungemmo in un' ora a Scaoderon, castello rovinato, posto 
presso il mare, e il nome del quale proviene da Alessandro 
Magno presunto fondatore di lui. Ivi vicino è una bella sor- 
gente d' acqua dolce. 

Mezz'ora circa più lungi, cominciammo a salire il pro- 
montorio, conosciuto sotto il nome di Ras-el- Abiad, o Capo 
Bianco, cosi chiamato a ragione del suo aspetto dalla parte 
del mare. La strada che lo attraversa sembra antichissima : 
é molto affondata, e quantunque in Siria oggi giorno non si 
usino più le vetture, vi si vedono ancora le traccie delle ruo 
te. Serpeggia sui fianchi della montagna, ed è tagliata nel 
vivo sasso calcareo, di cui il promontorio é formalo. Di 
tanto in tanto, enormi massi si sono dalla parte del mare 
distaccati, di maniera tale, che la strada in certi luoghi è 
strettissima. Un piccolo parapetto di pietre accomodate 
senza calce separa in que' punti il viaggiatore da un preci- 
pizio di più centinaia di piedi di profondità, appiè del quale 
s' infrange un mare senza fondo. Giuuto ad uno di questi 
passi discesi da cavallo ed osai affacciarmivi.Qual terribile 
spettacolo ! Eppure il mare era in quel momento perfetta- 
mente in calma: ma nel verno, quando il Mediterraneo, sol- 
levato dagi' impetuosi venti occidentali, spinge le sue onde 
furiose contro li scogli, gli spruzzi s'innalzano (mi dicea la 
guida) fino alla strada e bagnano i passeggeri! Migliaia di 
< olombi selvatici, che fanno il loro nido nelle fessure di 
i|ueste roccie, spaventa ti dallo scoppio del fucile che scaricai 



VIAGGIO 145 

afBoedi provare I* effetto deir eco, oode questo luogo è ri- 
nomato, faggirooo io tutte le direzioni. Mentre io guardava 
in fondo della scogliera mi sorprese un giramento di capo ; 
sicché mi volsi dalla parte della montagna, che inalzasi per- 
I pendicolarmente ad un'altezza ancor più considerabile: 
I Hadgi'Mousa venne fortunatamente in mio soccorso, e mi 
aiutò ad allontanarmi dal luogo dov' io era. Questo passag- 
gio è luogo un miglio circa, ed una iradizìone popolare 
attribuisce il taglio di questa strada ad Iscander o Alessan- 
dro il Grande. La vista di questo sentiero cosi tagliato come 
una scala, mi fece da prima supporre , che fosse l'antica 
Seah dei Tiri; ma sembra che debbasi ristringere que- 
sta denominazione alle montagne limitrofe a Tolemaide 
(Acri.) 

Arrivati sulla costa settentrionale del promontorio, en- 
trammo nella Fenicia propriamente detta, della quale Sido- 
ne o Tsidon era la capitale. Allorché per diritto di conqui- 
j sta ella fu riunita al reame della Siria, aggiunse al suo anti- 
co nome di Fenicia quello di Siria, e chiamossi d' allora in 
poi Syro-Fenicia. 

Il paese conosciuto da' Greci sotto il nome di Fenìcia, era 
circondato all'ovest dal Mediterraneo, ed all'est dalle mon- 
tagne della Giudea e della Siria. Al nord aveva per confi- 
ne TEIeutero, oggi Nahr-el-Dgebir, o Gran Fiume, mentre 
al mezzogiorno stendevasi fino ad Aco ( Acri ), o piuttosto 
fino al fiume Cison, che scorre al sud di questa citti. La 
I distanza da Aco all' isola d' Arado, presso l' imboccatura 
' dell' Eleuterio, dal mezzogiorno al setteolrione, è di circa 
150 miglia inglesi: ma la larghezza media del territorio 
della Fenicia non può essere giudicata più di 30 di queste 
stesse miglia. Erodoto dice, che i Fenici discendevano dagli 
I Eritrei, vale a dire dagli Edomiti, che i primi tentarono 



XIII. 



19 



146 ROBINSON 

traversare il mare sopra le navi. Dimodoché quando gli Eri- 
trei, Edomili o Fenici, poiché sotto questi tre nomi si addita 
un solo e medesimo popolo, stabilironsi a Tsidoo e a Tiro, 
divennero tosto celebri per le loro abilità nella navigazione, 
e per la prosperità del loro commercio. Nel tempo che i 
loro vicini erano impegnati in continue oslilità gli uni coo- 
; tro gli altri, i Fenici collivavano in pace le arti; e la palma, 
I quesf emblema della vittoria presso le altre nazioni, era di- 
i pinta sulla poppa dei loro navigli ed impressa sulle loro 
monete, come l'immagine dell'abbondanza ed il simbolo 
della pace. Non somigliavano in nulla agli indolenti popoli 
della Siria, né ai ruvidi popoli della Cananea, né ai Filistei 
' ancora più barbari. 

Dopo un'ora e mezzo dì cammino giungemmo a deiser- 
I batoi d'acqua, che i viaggiatori del medio evo chiamano , 
stagni di Salomone , ma che non si conoscono nel paese 
fuorché sotto il nome di Ras-el-Ayn, cioè testa della fonia- 
' na. Son questi tre serbatoi rozzamente murati e interna- 
mente intonacati con un cemento durissimo s'inalzano quin- 
dici o venti piedi sopra il livello del suolo che li sostiene, 
il quale é una pianura di cinque o sei miglia di circonreren- 
j za. La più grande di queste vasche, é lontana dal mare cir- 
j ca un quarto di miglio, ha la forma ottangolare , ed é larga 
{ in diametro un 22 lese. Il terrapieno forma un terrazzo in 
I giro largo otto piedi, alla base del quale ve ne ha un se- 
condo largo venti. L' acqua, invece di mantenersi al livello 
della pianura che la circonda, s'inalza con forza dentro alle 
vasche sino all' orlo, gorgogliando come se bollisse. La sor- 
gente é cosi abbondante, che dopo esser uscita per mezzo 
di un condotto oggi rotto dalia parte dell'ovest, l'acqua 
forma un ruscello capace di mandare tre o quattro moli- 
ni, nel tragillo che percorre per andare al mare. L'antico 



VIAGGIO 147 

coodotto^ Oggi ostrut(o,p.ra all'orienle, sostenuto da un ar- 
gine, per cui c'ommunioava con due più piccole cisterne lon- 
tane cento venti passi dalla grande. Questi serbatoi, riempiti 
che erano, fornivano d'acqua Tiro, per mezzo di un magni 
fico acquedotto, che può seguirsi tuttora in tutta la sua esten- 
sione. Traversando la pianura in direzione obliqua, e*s* avan- 
za per quasi tre miglia verso il nord, fino ad un monlicel- 
lo su cui è la tomba di un santone o monaco arabo: quivi 
volge verso T ovest, e traversando T istmo, scende in città. 
In differenti luoghi vi si osservano, ai suoi lati e sotto i suoi 
archi, mucchi di informe materia, che rassomigliano ad am- 
massi di roccie, ma che veramente non sono che stallattitì o 
cro.^te lartarose, prodotte dair acqua che filtrava e distillava 
dair alto. Siccome un monumento di questa importanza de- 
nota in chilo costrusse uno slato di grande prosperità, ci au- 
torizza a pensare, che secondo quello ci dice la storia di Ti- 
ro, fosse eretto ad un* epoca molto remota sì, ma però mol- 
to meno lontana di quella assegnatagli dalla tradizione. 

Dal fatto dello ìnalzameuto delle acque nelle vasche al 
di sopra del livello della pianura, deve presumersi che in 
esse provengano dalle montagne distanti circa una lega ver- 
so l'ovest. È notabile, che circa T equinozio di primavera 
esse divengono torbide, e tingonsi di un colore rossastro ; 
ma, dopo qualche giorno, riprendono la loro .ordinaria lim- 
pidezza : il qual fenomeno osservasi eziandio in qualche poz- 
zo situato verso la costa occidentale deir istmo, sopra il luo- 
go ove esisteva la vecchia Tiro (Palae Tirus) ben distinta 
da quella che più tardi fu costrutta neir isola vicina, quan- 
tunque in realtà delle due quest' ultima fosse la più antica. 
Questi pozzi sono al coperto di una vecchia fabbrica o torre 
quadrata, e credesi fossero scavati, quando la fu assedia- 
ta dagli Assiri, e quando questi ebbero tagliate tutte le 



148 ROBINSON 

communicazioDi colle cisterne che esistevaDO al di fuori delle 
mura (1). L'acqaa non vi è solameDte abboDdaole, ma an- 
cora di eccellente qualità. 

V antica Tiro, la più celebre delle città della Fenicia, e 
ricchissimo emporio del commercio del mondo intiero, fu 
fondata da una colonia di Sidooi (2j. Essa faceva parte del 
distretto che cadde in sorte alla tribù d* Asher, ma non fu 
giammai soggiogata compiutamente dagi'Isdraeliti. Ben pre- 
sto divenne celebre per la sua preminenza nelle arti, nelle 
scienze, nel commercio e ffella navigazione. Il vasto potere 
dei Tiri sul mediterraneo, ed anche sull'Oceano è ben co- 
nosciuto. Fondarono numerose colonie in paesi lontani , e 
portarono in tal maniera le beneficenze della civiltà in con- 
trade considerate prima come i paesi più selvaggi del mon 
do abitabile : fra le quali colonie Cartagine e Cadice sono 
certamente quelle, che offrono maggior interesse, sotto il 
punto di vista storico. La prima fu la nemica e la rivale di 
Roma. Dalla seconda, e dai luoghi vicini, partivano le spe* 
dizioni che scopersero e popolarono il Nuovo Mondo. Un 
gran numero di stabilimenti sulla spiaggia dell'Arabia, co- 
me pure neir Oceano Indiano, hanno la stessa origine. L' in- 
tera distruzione di Tiro, dai profeti con grande esattezza 
predetta, fu operata dagli Assiri condotti da Nabucco- 
doDOSor ( 573 an. Av. V E. V. ) 9 dopo che ebber pre- 
sa questa celebre città, che avea sostenuto per tredici anni 
r assedio; uno de' più lunghi di cui la storia faccia menzione. 
Nel tempo in cui questa profezia fu annunziata al mondo, 
un secolo avanti il suo compimento, gli Assiri non erano 



(i) GiosBFVO— Antichità ; Llb. IX,Cap. 14.— 

(2) Isaia la cfaiama: Figlia di Sidont. Tradtmt historiae ( dire $a5 
GIROLAMO )quod TyTUi colonia Sydonis tit. 



VIAGGIO U9 

allora che un popolo poco considerabile, mentre rhe i Tiri 
erano arrivali al più allo grado di ricchezza e di potere. 
L'orgoglio e la perversila, la gioia ch'essi oianirestarono 
insultando alla disgrazia degli Israeliti, la crudeltà che eb- 
bero di venderli come schiavi, furono le evidenti cagioni 
dei formidabili divini decreti che dovevano percuoterli. Que- 
sta parte della profezia, che annunziava la distruzione di 
Tiro ( dopo i70 anni ], ed infine la sua caduta definitiva, 
verificossi colla fondazione di una nuova città, che gli abi- 
tanti superstiti costrussero nelP isola vicina, mentre V antica 
città, ossia quella che era situata sul conlinente, resta an- i 
Cora oggi di sotto le sabbie sepolta. Tu non sarai più co- I 
strutta (disse il profeta) : e quando li cercheramw^ non ti irò- \ 
veranno mai più. 

La caduta della seconda Tiro, cioè della città isolana, non 
fu meno notevole: Alessandro il Grande erasi reso padrone 
di tutta la Siria, e di una parte della Fenicia, e Tiro sola 
resisteva ostinatamente alle sue armi vittoriose. Irritato per 
r inutilità degli sforzi falli per impadronirsene dalla parte 
del mare, concepì V ardito progetto di riempire lo stretto che 
separavala dal continente ; lo che esegui piantando grosse i 
travi neir acqua, e colmando lo spazio con immensi pielro- ' 
ni. Le rovine delPanlica città gli offrivano i materiali accon- 
ci per quest'operazione (1). Questo lavoro fu quindi coperto 
di terra (S); e sopra questo molo provvisorio, i macedoni 
stabilirono degli arieti ed altre macchine da guerra allora 



(1) Magna ¥is saiorum ad manum erat, Tyro vetere praebenle ( Quinto- 
Cosilo ; IV, 9 ). 

(ìi) Disfaranno U fiw tiMira^ distruggeranno le tus belU case, e giiteran- 
no m mezjM 4Mb acque le iue pietre^ e il tuo legname e la tua polvi. 
( £2ECaiCLL0 ; XXVI, i2. ). 



tM) ROBINSON 

in USO. Ma ci volle tuttavia del tempo, perchè non ostante 
que' lavori, un esito Telice coronasse V impresa del figlio di 
Filippo: fu soltanto dopo sette mesi di assedio rigoroso che 
gli abitanti, attaccali al tempo slesso per mare e per terra, 
ed avendo tutta la città in fiamme, sì arresero, V anno prima 
della venuta di Cristo 332 (1). 

Tiro riacquistò in seguito la sua importanza commercia- 
le, e sotto i successori di Alessandro, e dopo ancora la con- 
quista dei Romani, fu una città floridissima. L'Imperatore 
Adriano ne fece riparare le fortificazioni, e dopo aver fat- 
to la capitale di una provincia, gli accordò i privilegi di 
Colonia Romana. 

Della dominazione di Roma passò sotto il giogo de'Sara- 
cini,i qdali la conservarono lungo tempo. Nel i124, dopo 
un assedio di cinque mesi, fu presa dai Crociati, che furono 
obbligati a loro volta renderla ai Mamelucchi d' Egitto, nel 
1289. Ma la città fu distrutta da questi barbari fanatici, per- 
chè i Cristiani non potessero più slabilirvisi, e gii abitanti 
si ritirarono in Acri. Oggi Tiro è quasi nel medesimo stato 
j dì quando fu abbandonata, se pure non è accresciuta di un 
j centinaio di case, che occupano, al nord della penisola, un 
I piccolo spazio contiguo al porto. Questo non è che un an« 
• gusto bacino di forma circolare, ostruito quasi intieramente 
dalle arene e dai tronchi delle colonne degli antichi edifizi, 
I che lasciano appena il passo libero alle piccole barche. A 
guardia dell' ingresso sorgevano due torri, fra le quali si ti- 
rava probabilmente una catena per chiudere il porto. Il 



(1) Poiché Ka innalzati de* fbrii bailioni : ed ha folto d^muecki d* or- 
gemo come farebbe della poloey e de^ mucchi <f oro come si fa del fango che 
è nelle strade, il Signore epogUerà questa ciità di quanto possiede : distrug- 
gerà la forza che dal mare traeoa : sarà divorata dal fuoco ( Zac. II. ). 



VIAGGIO i51 

piccol numero dei. battelli pescarecci che apparleogono agli 
abitanti, staono riparati dall' ingiurie del mare dietro li sco- 
gli situati all'occidente dell'isola. Alla vista delle loro reti 
stese all'aria per asciugarle, fui vivamente colpito dal tristo 
compimento di quella parte della profezia riguardante Tiro 
la quale dice : Ella sarà in mezzo del mare simile ad un sas- 
so ignudo, non buono che a stendervi le reti de' pescatori. (!}. 
Vedesi tuttora qualche avanzo della doppia muraglia che 
circondava l' isola, e che attesta della solidità delle antiche 
fortificazioni (2) : non esisteva che una sola porta, che apri- 
vasi sull'istmo. Da questa parte l'isola era difesa da una 
trìplice muraglia. L'istmo è si fattamente ricoperto dall'a- 
rena, che il mare vi ha da qualunque parte deposta, che sa- 
rebbe impossibile, per chiunque ignorasse l'istoria di Tiro, 
di supporre che quel fenomeno fosse l'opera dell' uomo. La 
penisola ha circa un miglio di lunghezza e mezzo miglio di 
larghezza. Tutta la sua superficie è coperta d'antiche fon- 
damenta di fabbriche, che per la maggior parte non sono 
oj^'gi che rovine. Nella parte occidentale, dove il terreno è 
un poco meno rilevalo che altrove, trovasi la cittadella me- 
desima, che occupa verasimilmenle il luogo dell' antica. 
All' oriente veggonsi le rovine d'una chiesa gotica. Siccome 
era costume dei Cristiani di sacrare, come per espiazione, i 
ten[ipi pagani al culto del vero Dio, potrebbe perciò essere, 
che questa chiesa fosse stata fabbricata nel luogo stesso e 
coi materiali dell'antico tempio di Giove Olimpico, distrutto 
da Costantino il Grande; ovvero di quello d' Ercole, che i 
Tiri onoravano in maniera veramente particolare. L'interno 



(i) EzBGH. XX vi, 5. 

(i) Giosuè la chiamò: la città forte di Tiro ; ed in uu altro luogo: la 
fortezza di Tiro, 



17>^ ROBINSON 

è diviso in Ire navate^ separale da doppia linea dì colonne di 
granito. Airestremità dì ciascaoa delle due braccia della cro- 
ce eravi una torre, sulla quale si saliva per mezzo di una 
scala a chiocciola, che esiste intiera tuttora. Probabilmente 
è questa la cattedrale di cui parla Eusebio, quella cbe que- 
sto scriUore chiama il più bel tempio della Fenicia. Gugliel- 
mo di Tiro ne fu il primo arcivescovo. Questo saggio eccle- 
siastico dipendeva dal patriarca d* Antiochia, ed aveva sotte 
la sua dipendenza quattordici vescovi suffraganei. (l).Là fu 
sepolto Federigo imperatore soprannominalo Barbarossa^ 
il quale mori nel 1199. 

Tiro fu il luogo o^ e nacquero, o soggiornarono molti 
personaggi celebri nella storia. Hiram, V uno de' suoi re, era 
Tamico di Davidde e di Salomone: contribuì alla costruzio- 
ne del gran tempio, inviando a Gerusalemme dei cedri del 
Libano, dell* oro e degli operai. É probabile, che Salomone 
in riconoscenza di questi servigi restaurasse i serbatoi e 
l'acquedotto di Tiro, cbe porta oggi giorno il suo nome. 

Furon tenuti in questa città molti concìlii ecclesiastici e 
diversi sinodi; il più importante de' quali fu quello che con- 
dannò l'eresìe d' Atanasio. 

Gli indigeni non la conoscono oggi dì che per il suo antico 
nome di Tsur, senza sospettar tuttavia della classica origine 
<di questo nome, cbe i Greci, corrompendolo, hanno mutato 
in quello di Tiro, ed i Romani in quello di Sarra. 

Io era annoiato di vedermi circondato da un branco di 
cenciosi abitatori di questa un tempo opulentissima città , 
che dovunque andassi, mi accompagnavano : e indignato del 



(rFu forse a qae»r epoca, che le predizioni le più ravorevoti dei profeti 
ricevettero il loro a ieinp meato 



VIAGGIO 



153 



loro rifiulo dì alloggiarmi eoo un poco di decenza, li lasciai 
ìmprovvisameote Imbarcandomi sopra una fragile navicel- 
la. La loro mancanza di ospilalilà a mio riguardo, doveva 
senza dubbio attribuirsi ai sospetti per essi concepiti sul 
vero mio carattere ; avendomi visto prendere delle note 
mentre visitava quelle rovine, forse mi crederono uno spio- 
ne o un negromante. 



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Antica Cattedrale di Tiro 



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20 




Antiche Rotrine preiao Beiruuth 



CAPITOLO SETTIMO 



Ciiià di Eeirouih— Suo commercia — Paragone degli usi d' Orienie «m 
quelli d' Europa— Escurnone nelle mcniagne col Capitano Chesney— Di- 
simiQ abitai) dai Drusi — Brumana — Deir-sl-Khabt — Religione dei 
Dr USI — Convento di Mar - Hannah — Sh nm — Zibdi — Sclima — Ras ■ 
e.-MitaiLi — 1 Drusi — Lcro ospitalità — Arnvc a Deir - el - Kammar 



Beirouth 20 Settembre iSM). 




^wl ^ ^'^^^ moderna di Beiroulb, V anlico 
^^BerHo è situata all'estremità occi- 
V uc Td^elLbìa^ ; ^ ^ ' dentale di una punta di terra in for- 
ma di triangolo, che avanzasi nel mare circa quattro miglia 
fuori della linea della spiaggia. È fabbricata sopra una pic- 
cola elevazione presso alla sponda, e può avere tre miglia 
di circonferenza. Le mura, che la circondano dalla parte di 



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VIAGGIO 1S5 

terra, sono di recente costruzione e deboli, per esser com- 
poste di pietra friabile e fiancheggiate solo a lunghi inter- 
valli da torri quadrate. Generalmente parlando le strade 
della città sono strette ed irregolari, in qualche luogo, dove 
non sono botteghe, hanno apparenza eccessivamente trista : 
un marciapiede un poco più alto, destinalo ai pedoni, ne 
costeggia ciascuno de* lati, e nel mezzo scorre un ruscello, 
che contribuisce essenzialmente alla nettezza della città, ed 
alla quale arreca piacevole freschezza nella state. 

Beìrouth non rinchiude alcuno edificio pubblico importan- 
te. Le poche fabbriche monumentali, di cui altra volta era 
adoma oggi cadono in rovina. I bazzar^ quello specialmen- 
te ove si vende la seta, sono vasti e frequentatissimi dai 
montanari vicini. * 

La maggior parte della popolazione è maronita ; il resto 
componesi di greci, franchi, ebrei, e di qualche turco. 

Trovata Beiroulh ciò che poco mi attendeva d* incontrare 
in questo paese; voglio dire un eccellente albergo^ il di cui 
padrone è un maltese chiamato Giuseppe. Mi si dice , che 
questo stabilimento sia Punico in tutta la Siria che meriti 
il nome di albergo: e quantunque io fossi allora di già av- 
vezzo alle privazioni inseparabili della vita errante, che avf- 
va volontariamente abbraccialo, però, ritornando air anti« 
che mie abitudini, non potei fare a meno di stabilire un pa- 
ragone fra ì vantaggi che queste offrivano, e quelle che ave- 
va adottate ; come per esempio un* eccellente sala ador- 
na di divani invece della terra nuda appiè di un albero, un 
morbido letto guarnito di stoffe bianche in vece di un pic- 
colo tappeto con un sacco da viaggio per guanciale, un pran- 
zo composto di piA piatti e imbandito sopra una tavola co* 
perta di una tovaglia damascata in luogo di una sem- 
j plice scodella di pilao o riso cotto con burro mangiato con 



15U ROBINSON 

uo euccbiaio di legno. Il risullameulo di questi mieiconrror- 
ti, e di qualche altro, dei quali è qui inutile parlare, furono 
necessariamente, come ognuno può immaginare, in favore 
di quella che cbiamas vita incivilita. Ma in questo fortu- 
nato clima, ove ogni di incontrasi qualche nuovo oggetto 
del maggior interesse, lo spirito è troppo occupato per ab- 
bandonarsi a simili bagattelle : gli oggetti che un viaggia- 
tore europeo partendo del suo paese riguarda, assolutamen* 
te indispensabili, presto sono lasciati da parte, a cagione 
deir imbarazzo che il trasporto da un luogo ad un altro oc- 
casiona ; perciò si avvezza facilmente a farne dimeno. 

Raggiunsi qui i miei compagni di viaggio, cioè Brauvery, 
e Cadalvène; i quali vi erano giunti da s. Giovanni d'Acri. 
Quesi' ultimo è ancora in stato di salute molto delicata, e 
si propone profittare della prima occasione per tornare in 
Europa. 

Poco tempo dopo il mio arrivo mi recai a casa del signor 
Abbott, console britanno, la cui residenza officiale è Bei- 
routb, quantunque la sua giurisdizione si estenda sopra tutta 
la Siria. Tutte le altre potenze europee hanno qui i loro 
rappresentanti, essendo questa una città molto commercian- 
te, la quale può essere considerata come il porto di Dama- 
sco, da cui è lontana sole 90 miglia. Le esportazioni consi- 
stono in vini, galla, azala ( robbia ) , gomme, seta cruda e 
filata, che si raccoglie nelle montagne, e olio che producono 
le olivete che vestono tutta la pianura posta fra Beirouth e 
Sidone. Le importazioni consistono in mossoline, cotoni fi- 
lati, tele bianche e stampate, stagno, chincaglierie, panni ed 
articoli delle Indie Occidentali. 

Il commercio, quantunque ancora poco esteso, prende pe- 
rò quivi ogni di nuovo sviluppo: sono gii in Beirouth una 
mezza dozzina di case Europee. Sarà utilissimo ai viaggiatori, 



VIAGGIO i57 

arrivando io questa ciltà, regolarvi le loro disposizioni 
finanziere per il tempo che si propongono di restare nelf in- 
terno del paese ; poiché Beirouth appartiene al piccol nu- 
mero di città Siria che, dove si può scontare una cambiale 
senza molta perdita, o senza troppa dìflflcoltà. I pagamenti 
si fanno qui, come in lutto il resto delle provincie turche, in 
piastre turche e di Spagna: quindici delle prime fanno una 
delle ultime. La piastra turca dividesi in quaranta para. 

25 Settembre. Beìrouih non racchiude quasi alcuno ogget- 
to che meriti la pena di fissare T attenzione delF antiqua- 
rio ; poiché, quantunque essa occupi il luogo dell* antica 
Beryto, non vi si trova quasi traccia alcuna de* secoli pas- 
sata Il porlo é formato da una piccola baia, T ingresso della 
quale é difeso da due torri quadrale: una di queste torri è 
fabbricata sopra uno scoglio isolato, e presenta una rovina 
pittoresca ; e V altra é legata alla terra con un molo formalo 
d'archi dMneguale dimensione, a traverso dei quali passa il 
mare. L* intonaco di questo molo é quasi intieramente com- 
posto di pezzi d'antiche colonne. Sulla spiagi^ia verso T ovest 
vedonsi gli avanzi di un pavimento a mosaico di buon gusto, 
che al presente é quasi ricoperto dalle acque del mare. In varii 
luoghi della città trovansi cisterne e pozzi scavati nello sco- 
glio, come pure altre diverse sotterranee costruzióni. Verso 
il settentrione della città incontrasi qualche leggera traccia 
deir antico teatro, costruito da Erode Agrippa. 

Beirouth ha e^ identemente molto sofferto pei terremoti ; 
ma molto più ancora per i disastri della guerra, ai quali essa 
troppo di sovente andò esposta. Nel 1 1 1 1 fu tolta ai Saraceni 
da Baldovino primo re di Gerusalemme; e fu tolta ai Cro- 
ciati nel ii87. 1 Cristiani dieci anni dopo se ne impadroni- 
rono di nuovo, e durante le Crociate rimase frequentemente 



15S ft0BI5S0N 

devastata. Dopo, essa cadde in potere dei Drusi; ai quali fn 
tolta dai Turchi, che oggi ne sono i padroni. 

Circa r epoca nella quale la religione cristiana cominriò 
ad essere pubblicamente praticala, {iW abitanti di Beirouth 
si consacrarono allo studio, e sopra tutto a quello del dirit- 
to civile. Giustiniano la chiamò viadre eia nutrice delle kfjgi' 

Essa è tuttora città molto ^ridevole ; la bella sua situa- 
zione, il suo clima salubre, e la riira vegetazione de* suoi 
dintorni fan si che i viaggiatori vi prolungano sovente il 
loro soggiorno al di là del tempo fissalo alla loro partenza. 
Quanto a me, avendo ricevuto dal signor Abbott T invito di 
passare qualche giorno nella sua casa di campagna, situata 
nella montagna^ rimisi al mio ritorno la cura dì meglio stu- 
diare e conoscere i vantaggi di questo paese. Dopo mezzo 
giorno prendemmo dunque a nolo dei muli, e partimmo per 
Rrumana; cosi chiamasi il villaggio dove il detto signore 
Abbott abita nella siale. Il capitano del genio inglese Che- 
sney, col quale io aveva legala amicizia pochi giorni innan- 
zi, era con noi. Un gran numero di piccole case isolate iu 
mezzo a boschetti di gelsi, ben fabbricate, ricinte di giardini, 
e però isolate Tuna dall'altra, offronsi alla vista uscendo 
dalla città per la porta del mezzogiorno, e formano un snb- 
borgo piacevolissimo. L'occupazione principale dei proprie- 
tari, la maggior parte dei quali hanno inoltre delti stabili- 
menti in città, consiste neir allevare i bachi da seta. 

Dopo un' ora e mezzo di cammino, arrivammo appiè della 
catena delle montagne, che stendonsi in linea paralelta alla 
costa, e discendono da questa parte quasi n picco verso la 
pianura littoraie. Montammo, come ho già detto, su de' mu- 
li, poiché questa è la maniera più ordinaria e più comoda 
dì viaggiare in queste montuose contrade ; e per condurli , 
si servono di un pezzo di corda attaccato a una catena, che 



VIAGGIO ^^^ 

loro lega il muso: ma questa é una briglia insufQcenlissima 
quando il mulo, e chi lo cavalca, non sono d* accordo; ed 
avviene sovente, che quello resiste ostinatamente alla volon- 
tà del viaggiatore : il quale difetto è tutta volta compensato 
dalla sicurezza che questi animali offrono, allorché discen- 
desi un erto sentiero ; poiché se lasciasi a loro stessi sce- 
gliere la via, è raro che accada una disgrazia; ciò che in 
tal caso non avviene con dei cavalli, massimamente con 
quelli che si prendono a nolo. 

Dopo due ore giungemmo a Brumana, piccolo villaggio 
posto sopra una delle alte montagne, che orlano questa parte 
della costa siriaca, nel centro del cantone abitato quasi esclu- 
sivamente dai Drusi. Il signor Abbott e la sua famiglia sog- 
giornano ordinariamente colà tutta la state, per godere dei 
venticelli che spirano dal mare, e della deliziosa vista che 
stendevi sopra la pianura di Beirouth e sopra tutta la costa del 
nord e del sud. Quando la sua presenza é necessaria in cit- 
tà, egli n^é informato per mezzo di un telegrafo posto sopra 
il terrazzo della casa consolare. Il dottor Uolt Yates , che 
ci aveva lasciato al Cairo, era nel numero dei commensali, 
che si trovavano riuniti sotto il tetto ospitaliero del signor 
Abbott: soffriva della febbre intermittente, ed era venuto 
a Brumana per respirarvi Tarla pura della montagna, unico 
rimedio conosciuto, quando la china riesce inefflcace a stac- 
care quelle maligne febbri. 

25 Settetnhre. La prima escursione che facemmo a piedi 
nelle montagne^ fu a Deir el-Khalal (Convento del Castel- 
lo ) situato alla distanza di un'ora ed un terzo circa di cam- 
mino da Brumana, nella direzione del mezzogiorno. È pre- 
sumibile, come del resto indica il suo nome, la posizione 
che occupa e qualche vestigio d'antichità, che questo luogo 
anticamente fosse una fortezza : nel centro di un vasto spazio 



i60 ROBIKSO?! 

coperto di rovine, inalzasi un convento maronita abitato 
da due soli monaci : in faccia alla porta della chiesa vedonsi 
quattro colonne grossolanamente tagliatelle quali hanno 16 
piedi di circonferenza, e appartennero ad un tempio del 
quale non rimane che il coro. Il pietrame impiegato nella sua 
costruzione è calcare, e di grossezza straordinaria. Per cui 
se ne argomenta, questa essere probabilmente opera dei 
Fenici. 

26 Settembre. Questa mattina abbiamo fatto visita air e- 
miro di Brumana. Il suo palazzo o serra?, che cosi si chiama, 
è vasto edifizio ben costrutto, posto deliziosamente air e- 
stremità della valle, che si estende al mezzogiorno del villag- 
gio. La famiglia del principe e quella de) console sembra 
vivano in grande reciproca intimità. Fui meravigliato della 
maniera poco cerimoniosa, colla quale fummo accolti ; ma 
quantunque non fossimo stati ricevuti coir etichetta, che si 
osserva nelle case turche, non avemmo però a lagnarci di 
mancanza di cordialità o di benevolenza. Gli abiti delle don- 
ne druse rassomigliano a quelli delle persone del loro sesso 
in Turchia, distinguendole un singolare ornamento chiamato 
tanlour^ elìdesse portano sulla testa, il quale consiste io una 
sjiecie di tubo conico d'argento o di rame leggermente inar« 
genlato lungo un piede e mozzo secondo la condizione della 
persona, ed é d* una gran varietà di disegni: è fissato sopra 
un guancialetto attaccato sulf alto della fronte e leggermen* 
te piegato in avanti come il corno del favoloso liocorno. 
Sopra quest' ornamento gettasi una specie di mossolina,che 
distende fino ai fianchi, e della quale le donne si servono a 
piacere^ onde avvilupparsene il viso, quando escono fuori. 
Questa acconciatura di capo straordinaria, é, se non piace- 
vole, almeno pittoresca ; bisogna convenire però^ che dà 
alle donne un'aria d'imbarazzo e di impaccio sgradevole a 



VIAGGIO l(>l 

vedere. la qualche parte della moDlagDa questo corno por- 
tasi sopra nna parte della testa; ma questa moda scismati- 
ca, se posso cosi esprimermi, è ancor più spiacevole di quel* 
la ortodossa. Una delle figlie dell'emiro, giovine di 16 anni 
e bella, sembrava trista, quantunque fosse alla vigilia di ma» 
rìtarsi. Ne dimandai la cagione, e mi fu risposto, che il 
motivo era, perchè il suo fuluro sposo non voleva, eh* ella 
portasse il corno! 

All'uscire di Brumana trovasi un piccolo edificio di pie- 
tra, isolato e sormontato da una cupola, presso del qua- 
le avvi un vecchio albero. Vedutane aperta la porta io sta- 
va per avvicinarmi, quando alcune persone, che erano colà, 
mi avvertirono di allontanarmi. Il signor Abbott, al quale 
raccontai questo fatto, mi disse che era un oratorio Druso (1), 
e che aveva fatto bene ad obbedire all' avvertimento, poi- 
ché i settari sono gelosissimi a questo riguardo forse più de- 
gli stessi Turchi ; essendo le loro ceremonie ed i loro riti 
religiosi avviluppati in un profondo mistero. Tutto ciò che 
si sa della loro religione, non è ancora che per congettura : 
ella è un avanzo di una eresia dell'Islamismo, inventata da 
qualche ardito impostore con un fine politico. È evidente j 
che la loro credenza non deve la sua origine al fanati»mo , j 
perchè i Drusi sono un popolo molto tollerante specialmente | 
in materia di religione ; e a dire il vero, i dommi di essa, ' 
tali quali ci vengono dipinti, denotano piuttosto ignoranza 
che vizio. Sembra che abbiano coi Maomettani i medesimi I 
rapporti, che i Samaritani aveano cogli Ebrei; ed è cosa as. j 
sai rimarchevole, che si accusino precisamente della stessa 
idolatrìa di cui gli Israeliti imputavano i Samaritani, l'ado- i 



(I) Questi cappella chiamasi Khaloaé, Viiie e dire lunt^o /«o^ifo. 



xiii. 2t 



uà ROBliXSON 

razione cioè del viloilo. Ma questa imputaziooe riposa ìd- 
neramente sopra dei dettali , che siiccessivanieDle ripelutì 
dai via^'giatori sono stati in fine riguardali come delle veri- 
tà. I Drusi assicurano, che non è vero. Ciò che vi è di più 
cerio si è, che questo popolo si divide in due grandi classi, 
quella degli i4Aoti/t o intelligeìUi e quella dei Diaheli o {gtìo- 
ranli. Gli Ahouli,in numero di dieci mila, costituiscono Por- 
dine sacro o sacerdotale dei Drusi. Riconosconsi al loro tur- 
bante bianco, emblema di purità, ed alla particolare manie- 
ra colla quale ne formano le pieghe: è loro proibito di fuma- 
re tabacco; non giurano mai, e sono riservatissimì nella con- 
dotta loro e nelle loro parole: ttitta via possono ammogliarsi. 
Il capo deir ordine abita un villaggio chiamato El-Mulna. 
I titoli ed i privilegi degli A houli non passano necessaria- 
mente di padre in figlio : giunto ad una certa età qualun- 
que Druso che lo desideri , quando la sua condotta non è 
stata disonorata da qualche vergognoso vizio, può, dopo 
essersi assoggettalo a qualche preliminare cerimonia, en- 
trare neir ordine. 1 Diaheli, o non iniziati, formano la classe 
assai più numerosa del popolo; non osservano rito alcuno 
religioso, se non se (|uaodo le circostanze esigono di farsi 
credere maomettani; entrano allora nelle moschee, e reci- 
tano le preghiere coi Turchi. Esiste un gran numero di scuole 
Druse. I maestri sono generalmente Ahouli, pagati dagli al- 
lieyi, a'quali insegnano leggere e scrivere (1)! Il libro di cui 
ordinariamente si servono è il corano. Nei villaggi, ove.non 
esistono che scuole tenute da* cristiani, i drusi v'inviano pu- 
re i loro figliuoli, i quali apprendono a leggere ì salmi di 
Davidde. 



(1) Le lingua Tolgare dei Drusi é l'araba. 



VIAGGIO ig:i 

50 Settembre. La nostra conversazione, durante ì giorni 
precedenti, essendosi principalmente aggirata sopra i Drusi, 
i loro costumi, la loro maniera di vivere e la loro religio- 
ne, ci venne il desiderio, a me ed al capitano Chesney di 
fare un' escursione nelle vicine montagne abitate da questo 
popolo singolare. Perciò partimmo di buon mattino da Bru- 
mana. Queste montagne, che formano una delle basse re- 
gioni del Libano, sono coperte Gno alle loro più eccelse cime 
di una quantità di terra vegetabile, sufficiente perla cultura; 
e sono notabili per la numerosa popolazione che le abita. 
Borghetti e case isolate presentansi da ogni parte allo sguar- 
do. li numero deiDrusisifa ascendere a circa 70 mila anime; 
del qual numero, un terzo è quasi in istato di portar le armi. 
Ignorasi in qual epoca questo popolo stabilissi in queste mon- 
tagne: min kadim^ cioè da lungo tempo : e questa è la sola 
risposta, che si ottiene da ogni interrogazione fatta su que- 
sto proposito. I Drusi non abitano soltanto il monte Libano; 
ma sono pure sparsi nell'Hauran ( Aurantide), paese situato 
al sud est di Damasco. Il primo villaggio che incontrammo, 
avanzandoci verso il nord, fu Bouqfaya, situato sopra una 
altura, dalla quale scorgasi il mare. Trovasi colà qualche bot- 
tega; perciò potemmo fare le nostre provvisioni per due 
giorni : quivi prendemmo anche una guida : era un uomo 
che usciva dal servizio di un Inglese, che aveva abitalo mol* 
to tempo in questi paesi . 

Il secondo villaggio per noi incontrato continuando il no- 
stro cammino nel medesimo sensoria Mar- Elias (o Sanf £• 
Ha], cosi chiamato a cagione di due conventi contigui, po- 
sti amcodue sotto il patrocinio del santo di questo nome: 
uno è maronita, T altro è greco cattolico. La situazione di 
questi duecouvcnliè deliziosa. Airestremilà d'un lungo cor- 
ridore, che trovasi io quello dei Maroniti, avvi una finestra 



d' onde scoopresì il Medilerraueo : quello è il luogo di riu- 
niooe favorito de' monaci, nelle ore di ricreazione. Quan-^ 
do giungemmo uscivano' da pranzo, e prendevano il caffè. 
Era fra loro un religioso, che essendo staio a Roma qualche 
anno, parlava mollo bene l'Italiano; quindi la conversazione 
fu mollo più piacevole, che se avessimo dovuto farla col 
mezzo di un interprete. 

Di lassù scendenuno io una valle profonda e sassosa, sul 
pendio occidentale della quale, quasi nel fondo, è situato il 
celebre convento di Mar-Haonah-Shouair. Yi giungemmo nel 
momento in cui i monaci, in numero di 40 o 50, andavano 
a cena. La tavola era apparecchiata in una specie di sotter- 
raneo basso ed umido che serve di refettorio, e nel quale, 
sopra lunghe e strette tavole, erano poste porzioni di pesce 
salato, d'olive secche e di cattivo formaggio. Per quanto 
grande fosse il disappunto per i nostri stomachi affamati , 
nullameno mostrammo coraggio senza desiderio alcuno di 
star meglio dei nostri ospiti. È questo il principale stabilimen- 
to dei greci cattolici o latini nella Siria (1), onde il patriar- 
ca risiede nel monastero di Mar-Mikayl (San Michele) 
presso Aotoura. Il modo di vestire di questi frati, la loro fi* 
sionomìa e V austerità di vita che conducono, mi richiamò 
alla memoria ì Calogeri della Grecia : consiste il loro abito 
in una camicia turchina scura, in un paio di mutande, ed 
in un panciotto, che cuopre una tonoca di panno scuro e 
grossolano, simile a quello degli altri religiosi; ma invece 
del cappuccio portano sul capo una grande berretta di feltro 
cilindrica, dietro la quale lasciano sciolti i loro capelli, che 



(lì Trovasi nna relaiione completa e minata delle missioiii io Siria nelle 
Leitere Edificami e Curiote ( Tomo I, pag. 140). 



VIAGGIO 165 

cadono io lunghi ricci fino sulle spalle. La regola dell' ordi- 
ne è quella di San Basilio che, come è nolo, è severissima : 
i frati si levano la mattina alle quattro, e si coricano la sera 
alle nove : passano, come nelle altre religioni, la più gran 
parie del giorno in preghiera: ma negli intervalli, che sono 
fra i loro esercizi di pietà, tutti, meno lì superiore, l'economo 
ed il vicario, si occupano in una o in altra maniera a van- 
taggio dello stabilimento; uno fa o raccomoda le vestì della 
communità, un altro rattoppa le scarpe; questo è fornaio , 
quello è cuoco; e perfino i restauri delF edifizio sono stati 
fatti da uno dei membri della congrega. Ciascuno lava la 
sua biancheria; e a tale eRetto furono costruiti nel cortile 
una fila di lavatoi di pietra. Ma ad onta di questa costante 
attività, non è permesso a questi buoni frati che uno scarso | 
nutrimento tutto V anno : non ponno mangiare di grasso che in j 
caso di malattia ; ed hanno, come i greci scismatici,un gran | 
numero di digiuni, i quali osservano con molto rigore. 

Mar-Hannah^ ì Ottobre. Abbiamo visitato questa mattina 
la stamperia araba, alla quale questo convento deve una 
grande celebrità (1). Essa fu stabilita, verso la metà deirui* j 
timo passato secolo, dal fratello del superiore di quel tempo, 
che era incisore : chiamavasi Abdallah. Quest'uomo distinto, 
non solo fuse I caratteri immitando la più bella scrittura , 
ma acquistò una grande riputazione come autore, per Tele- 
ganza del suo stile. Il suo cranio è posto sopra uno scaffale 
in una delle sale del convento, come per incoraggiare gli 



(DII Volney, fisse quasi uo anno in questo ritiro. L'autore non saprebbe 
raccomandare abtiasUnza a' suol lettori, 11 Viaggio, o piuttosto la DeteH. 
zione della Sina e dell* Egitto di questo egregio autore: yì troTeranno lo 
scioglimento dMutle le difficolti filosofiche, che la lettura del presente gior- 
nale non avesse sufficientemente spiegate. 



i6G ROBINSON 

allievi, cbe egli baMascialo dopo dì luì. Ma ahimè! Qantum 
mutati ab ilio. Lo stabilimento è oggigiorno quasi abban- 
donato, perchè le spese non sono proporzionate ai mezzi. 
Eppure, dì quale utilità non sarebbe esso per stendere la ci- 
vilizzazione, se si trovasse in mani capaci ; e quanta facilità 
la sua ammirabile situazione non offrirebbe, per ritrarne 
tutti i vantaggi, di cui sarebbe suscettibile ! Nelle valli e nei 
profondi recessi del Libano, parte la più popolata della Sì- 
ria, in un popolo dì cristiani, che gode di una maggior li- 
bertà civile e religiosa di quella de* suoi fratelli d'Oriente, 
là dovrebbe farsi i primi tentativi di una rigenerazione po- 
litica. Se vi si riuscisse, la superiorità della condizione so- 
ciale degli abitanti della Montagna^ non tarderebbe ad esser 
sentita, apprezzata, invidiata, ed imitata dai Turchi loro vi- 
cini : allora il filantropo potrebbe sperare, che lontano non 
sarebbe il giorno, in cui la pienezza dei lumi e dell' istruzio- 
ne religiosa, che in origine ha si potentemente contribuito 
al nostro benessere, spargesse i suoi preziosi doni sulle con- 
trade stess, edalle quali* noi gli abbiamo ricevuti. 

I frati, per essere cristiani in paese d' infedeli, non pos- 
son posseder terre; ma hanno in affitto diverse possessioni, 
le quali appartengono all'emiro del distretto, che è quello 
di Mitayne, posto nella parte la più settentrionale del Li- 
bano, ed abitato da una popolazione totalmente Drusa. La 
coltivazione dì questi poderi è affidata a dei contadini, cbe 
rendon conto ai religiosi della metà del prodotto. 

Nel lasciare il convento dì Mar-Hannah visitammo ì viK 
laggi Drusi di Shoualir (da cui il convento trae la sua deno- 
minazione) di Mìtayne, di Zebdy, di Komaille, di Solima, e 
di Ras-el-Milayne, ove (lassammo la notte. Tutti questi vil- 
laggi sono posti a poca distanza gli uni dagli alljri, e ciascu- 
no d' essi racchiude uno stabilimento chiamato serai^ cioè 



L.„ 



VIAGGIO 167 

palazzo, cbc appartiene uir emiro del dlslrelto in cui è situa- 
lo. Il paese che aUraversammo è perfeUaineDle coltivato, 
fuorché alcuni boscM, ed abitato da una razza di contadini 
robusti e ben proporzionali, onde la fisonomia annunzia 
un'aria di ardire e d'indipendenza, che di rado incontrasi 
in Turchia. Ma la rozzezza delle maniere non è sempre in- 
conciliabile colla bontà: tutti i Drusi che incontravamo, sa- 
lutavanci con maniera amichevole, e sì fermavano sovente 
per indicarci il nostro cammino, quando per avventura cre- 
devamo averlo smarrito : passando presso i pomarìi ed i 
giardini, spesso i fanciulli ci correvano incontro con canestri 
di fichi o d' uva, pregandoci mangiarne, e ricusando alcuna 
cosa in contraccambio. 

Il vestilo degli uomini è semplicissimo: componesi di un 
soprabito, o blusa di grosso panno nero rigato di bianco, 
senza maniche, e discendente fino al ginocchio; portano 
sotto di esso una lunga tonaca {kombaz ) di tela, con mani- 
che che scendono fino al pugno: i calzoni sono della stessa 
8to0a« ma però meno larghi, che nelle altre contrade del 
Levante: una cintura di tela bianca o rossa, con frangia al- 
le estremità, cinge loro i fianchi, e ad essa raccomairdano 
le armi che sempre portano addosso, le quali consistono, in 
un poio di pistole, in un pugnale, ed in un corno per la pol- 
vere ; il fucile lo portano a tracolla. Hanno in capo un tur- 
bante pieno o gonfio verso la metà,o piano in alto: le loro 
scarpe sono piuttosto di forma europea che turca, quantun- 
que sieno di cuoio giallo e rosso, con cordoni simili ed il 
suolo elevato. Questa maniera di vestire è uniforme tra i 
Drusi, e li fa facilmente riconoscere dalle altre genti orien- 
tali. Non esiste diflerenza alcuna che per gli emiri ed i mini- 
stri delta rengione: il vestiario dei primi rassomiglia a queU 
lo de' signori turchi ; ma quanto agli ultimi, non difieriscono 



168 ROBINSO.X 

dal popolo pel vestito, fuorché uel colore di esso, che è 
bianco o nero, e per la mancanza di ogni arma offensiva, 
che vanno inermi. A Ras-el-Mitayne ci recammo, come di 
uso, direttamente a casa dell'emiro, e fummo molto bene 
accolti. Dopo un'eccellente cena, imbandita alla maniera 
turca, [ le donne mangiando a parte ], ci coricammo sopra il 
divano posto nella sala : il giorno le materasse stanno roto- 
late e chiuse entro le alcove. 

Non voglio dimenticare di dire, che i Drusi della classe 
comune amano molto la carne cruda : quando si uccide un 
montone, il fegato, il cuore, ec. ec, sono riguardati boc- 
coni da ghiotti , e li mangiano crudi ; i ragazzi spesso in- 
troduconsi furtivamente nelle cucine, per rubarne un pez- 
zo ; e mi si assicura, che le giovanette appartenenti alle 
classi elevate della società, ne sono esse pure ghioUissime ; 
ma non ho avuto occasione di assicurarmene io stesso. Il 
piatto favorito dei Drusi, il Kobbe^ che ho più volte assag* 
giato, è quasi intieramente composto di carne cruda. 

2 Ottobre. Il paese che oggi abbiamo percorso, non dif- 
ferisce molto nel suo generale aspetto da quello che aveva- 
mo ieri attraversato ; ma di mano in mano che ci allonta- 
niamo dalla spiaggia, i villaggi sono più radi, la vegetazione 
diminuisce: segfio evidente che ascendiamo a grandi altez- 
ze. Le fonti e le correnti sono abbondantissime: un torren- 
te fra gli altri, che conduceva un volume considerabile di 
acque veramente cristalline, in un canale artificiale in parte 
scavato nel masso ed in parte fatto con muramenti, fissò 
per più ore la nostra attenzione : scorre a mezzogiorno, nel- 
la direzione di Veteddino, ove trovasi il palazzo dell'emiro 
Bescir, e sembra essere di recente costruzione. 

Giungemmo a Deir-el-Kammar verso il tramonto del so- 
le, e discendemmo al convento dei Maroniti. Poco tempo 



TIAGGIO 160 

dopo il noslro arrivo, mr sentii iotieraoieote indisposto ; ciò 
che non potei spiegarmi, che rammentandomi d'essere sta- 
to esposto in due giorni precedenti ai raggi di un sole ar- 
dente, e che avevo senza dubbio troppo copiosamente bevu- 
to alle fontane lungo la strada, mentre sudavo. Feci chia- 
mare il medico europeo delP emiro Bescir, e mi posi in lette 
con un principie di lebbre. 



€SSHI(£^ 



xin. 22 



CAPITOLO OTTAVO 



Deir - el - Kammar — Beleddmo — L' Emiro Bescir e il suo palano 

— La ?ia di Damasco . — Descmione della ?ia di Beiroulh : falle 
di Nahr-el-Khadi; Ayn-Anab. Ap-Bessaba. ?alle di Gbadiry 

— Arrivo a Beirout — Il Guys console Francese —La bandiera in- 
colore—Società delle Signore Europee. 



Deir-el^Kammar, 3. Ottobre. 



e. 



comecché sempre malaliccio mi seolii dod perlanto for- 
za bastevole per' assistere al divino servìzio nella cappella 
del convento. La messa fu della dal legato pontificio, mon- 
signor di Losanna, che faceva in quel tempo il suo giro pa- 
storale in questa parte della Siria* L' Uffizio celebrossi in si- 
riaco ; ma V epistola e T evangelo del giorno furono ripetuti 
dal diacono ad alta voce nella lingua volgare del paese 
(r araba), affinchè il popolo potesse comprenderla. I tre 
quarti della popolazione sono Maroniti. 

Quando uscii dalla messa, potei giudicare della bellezza 
delle donne del luogo: sono grandi e robuste, ed il loro co- 
lore ha la freschezza, che mostrano le donne svizzere e le 
tedesche : invece del corno, che portano le Druse, le Maro- 
nite si limitano a coprirsi il capo con un velo di mossolina o 
con un pezzo di tela bianca. 



VIAGGIO 171 

La città di Deir el Kammar , il cui nome corrisponde a 
quello di m(ma$tero della luna (1), è fabbricata air ingresso 
d' una valle stretta, cbe scende fino al mare, da cui dista 
circa sei ore di cammino. È posta nel distretto d'EI-Sbouf; 
e quantunque la sua popolazione non superi le 5 o le 6 mila 
anime, essa è in oggi la capitale del principato dei Dnisi. 
Tutte le sue case sono costrutte di pietra, e generalmente 
parlando annunziano lo stato comodo degli abitanti : cuo- 
prono una grande estensione di terreno. I bazzarì sono va- 
sti, ed abbondantemente provveduti di oggetti di vestiario 
usati dai montanari ; i quali oggetti sono fabbricati nel pae- 
se stesso: certi abbas^ o vestiti di seta tessuti d' oro e d' ar- 
gento, ì quali vendonsi ai principali sheikbi Drusì, attiraro- 
no specialmente i nostri sguardi. 

Ma ciò cbe qui sveglia maggiore interesse, sono le tombe 

de' cristiani: ogni famiglia possiede un piccolo edificio di 

pietra, di circa quaranta piedi quadrati a ciò destinato : le 

tombe dei più ricebi, sono coperte con una cupoletta. Qui, 

in queste fabbriche, pongono i morti, e ne murano V ingres* . 

90 dopo ciascuna inumazione. Questo modo di seppellire, 

particolare a Deir-el- Kammar, proviene probabilmente dal- ! 

la difficoltà di scavare tombe nel suolo sassoso, su cui la ! 

• t 

città è piantata. 

1 dintorni ofirono gran quantità di gelsi e di vigne. Nel- 

V interno della città vedesi un ediflzio poco elevato, di archi- | 

lettura italiana, oggi deserto, ma cbe fu in altri tempi Userai 

o palazzo deir emiro Bescir: ora serve ad alloggiare gli | 

stranieri, cbe T emiro desidera accogliere eon particolare 



(i) Cosi chiamato dal Bonaftaro che trovasi In questo laogo, il qaale è 
dedicato alla saetlssima Vergine, che rappresentasi comunemente In Siria 
con la mena luna sotte I piedi. 



ut ROBINSON j 

distinzioae: solo il medico europeo di questo prioqHs oe i 
occupa oua brevissioia parte; e quanto al priocipe, egli di- i 
mora preseolemeote io ud villaggio distante un mezzo mi- 
glio da Deir-eUKammar, dalF altra parte delU valle* Questo 
luogo chiamasi Betteddeio, parola siriaca che significa le due 
mammeUe^ a cagione della forma delle due vicine montagne, 
sopra una delle quali il villaggio e fabbricalo. Quasi tutte 
le città di questo eantooe, hanno nomi siriaci. 

Deir^el-K^mmar^ 4 Ottobre. Visita a Beteddioo. A volo 
4' uccello, in linea retta, il palazzo di questo signore del 
Ubano (sospeso come il nido di un'aquila sulla vetta di una 
montagna) sembrava da noi poco lontano; ma per giunger- 
vi, fu d* uopo scendere per un tortuoso sentiero nel fondo 
della valle, e risalire poi per una via a svolte o a zigzag, che 
conduce alla montagna apposta. Il castello non è accessibile 
^ho dalla parl^ di levante: tutte le altre facciate di esso 
pi^saoo sopra il margine delle rupi, da cui la montagna è 
quasi tagUata a picco» Da levante, adunque, trovasi la porla 
d^ ingresso I che mette sopra una corte quadrata fiancheg- 
giata da tre lati da alquanti fabbricali, ed aperta dal quarto, 
d' onde godesi una magnifica vista, che stendesi sulla valle 
e siiMa città di Oeir- el-Kammar. La superficie di questa cor- 
te è tagliata nella viva roccia della montagna ! Nel mezzo è 
una bellissima fonte tutta di marmo, onde Tacque viene da 
sei miglia lontano per mezzo di un magnifico acquedotto: 
da questa fonte, ella è distribuita, per mezzo di tubi, nelle 
differenti parti del castello. Gli appartamenti della famiglia 
del principe sono da mezzogiorno, e compongonsi di una 
fabbrica bislunga, cbe occupa tulio un lato della corte. So- 
pra i due altri iati sono gli appartamenti, cbe servono per 
gli strapierì, e per i domestici ; e là trovans! le stalle, i ca- 
nili e diversi oflBzii. il centro del fabbricalo principale è 



VIAGGIO in 

fiuadralo, e sormontato da una cupola, che posa sopra arebi 
diagonali, sostequli da eleganti colonne. Là esiste ta gran 
sala di ricevimento, che è fornita air intorno di alti divani 
coperti di ricche stoffe e muniti di cuscini da riposo» Neirati- 
(olo sud- est, trovasi un piccolo padiglione decorato nel mo- 
do U più suotttoso; il pavimento è di marmo, come pure la 
iooCe che vi si trova nel mezzo; le mura interne, e il sof- 
fitto di questa stanza, sono adorni di rabeschi d' un gusto 
squisito. Questo piccolo padiglione ó nel suo insieme un ve- 
ro capo d' operaie le persone incaricate di mostrarlo alli 
stranieri, osservano con sguardo curioso V effetto che prò* 
duce sopra di loro» I bafl^i sono dall'altra estremiti. Para- 
lellamente, ma un poco piA verso mezzo di, costniiscesi uà 
nllr'ordino di appartamenti, destinati, quando saranno fini- 
ti, ad uso di Aqrem, vale a dire ad abitazione della famiglia 
del prìncipe: sono separati dal fabbricato principale per un. 
picoolo cortile piantato d'alberi. 

Mentre riposavo nella stanza, in cui mi avevano condot- 
to) por attendere il momento di essere presentato all'emiro, 
che non era ancor alzato , mi sentii air improvviso investito 
dalla febbre; e siccome io era stato bene il giorno avanti, 
convenni di esser caduto anch'io nelle mani della nemica 
acerrima dei viaggiatori nelF Oriente , della febbre intermit' 
tefuit. Il brivido mi durò circa un' ora , e fu cosi forte, che 
molte coperte, nelle quali fui ravvolto, non bastarono a ri- 
scaldarmi : e dopo il freddo sopraggiunse la traspirazione, 
che fu copiosissima, e si prolungò per tre o quattr' ore . To- 
stocbè Ali in istato di potere essere trasportato senza peri- 
colo, mi Cecero rimontare a cavallo, e mi condussero a 
Deir-el-Kammar. 

5 Ottobre, Profittai del giorno di riposo, che la febbre mi 
lasciava p<ir ritornare a Beteddino e visitare le parti del 



174 ROBINSON 

palazzo, che la mia iodìsposizione Don mi aveva permesso di 
esaoiiuare la vigilia. Quando enlrainel cortile, l'emiro stes- 
so, il principale oggetto della mia auriosità, passeggiava 
nello spazio fra la fontana ed il parapetto , che guarda la 
valle. Era circondato da gran numero di oflBciali , vestiti di 
abili diversi più o men ricchi; ma era facile riconoscer il 
principe alle dimostrazioni di rispetto che gli si facevano. 
Giudicando dalla sua apparenza , poteva darglisi qualche 
cosa più di sessantanni. II suo contegno è nobile, e l'aspetto 
grave: la sua barba bianchissima gli scende quasi fino alla 
cintura. Vicino a lui stavasi un giovinotto grasso e di fisono- 
mia poco intelligente; era, mi dissero, ano de' suoi figliuoli. 
L' emiro, che aveva sapulo V accidente accadutomi il giorno 
scorso, mi espresse il dispiacere che ciò fosse avvenuto nel 
suo palazzo; aggiungendo che egli pure non era esente da 
questa malattia. Dopo aver risposto a qualche domanda, che 
mi fece intorno a Mehemet - Aly, pascià d'Egitto, di cui 
avevo recentemente visitati gli stati , mi congedai e mi ri- 
tirai, non volendo importunare il principe più a lungo. 
Quando lo lasciai, diede gli ordini necessari, aflBnchè fossi 
convenevolmente trattato nel suo palazzo, e mi disse che 
io era il ben venuto. 

In molte altre parti del cortile incontravansi dei gruppi 
pittoreschi di soldati seduti sulle calcagna presso a dei ca- 
valli riccamente bardati, i padroni dei quali, giunti da dif- 
ferenti luoghi , erano in grave consultazione col principe so- 
pra qualche importante argomento: altri, più timidi attende- 
vano con ansietà l' istante di potere avvicinare Sua Altezza, 
per consegnargli le carte, che tenevano in mano, e lagnarsi 
senza dubbio di qualche ingiustizia, cosa d' altronde assai 
comune in questa terra d' oppressione. Gettai furtivamente 
uno sguardo nelle stalle, non osando fare di più , tanto 4 



VIAGGIO 175 

grande in questi paesi il timore del mal d' occhio (i) ; e vi 
scorsi un gran numero di superbi cavalli insellati e imbri- 
gliati e pronti al minimo segnale ad esser montati. Mi astenni 
dal lodare la bellezza di qualunque di essi, pel molivo che 
ho già fatlo noto. 

6 Ottobre. Ritomo della febbre. Il segno deir accesso è 
un' improvvisa bianchezza delle unghia : poi sopraggiunge 
il brivido accompagnato da un violento batter di denti. So- 
vente il malato è obbligato a fermarsi all' istante in mezzo 
ad una conversazione ed a coricarsi. Nelle ore pomeridiane 
mi sentii molto meglio , onde mi assisi sulla terrazza del 
convento, dalla quale scopresi una gran parte della città. 

8 Ottobre. La febbre anch' oggi è ricomparsa; ma sento 
che cede all' azione deìchininoj che ho preso nell'inlervallo 
degli accessi. Ghesney, vedendomi ornai in stalo di conva- 
lescenza, è partito per ritornare a Beirouth. 

9 Ottobre. Il mìo amico Breuvery ha lasciato Deir-el 
Kammar questa mattina per rendersi a Damasco. Io l' ho 
accompagnato fino ad una certa distanza della città. 

Le carovane contano tre giorni di cammino da qui a Da- 
masco ; ma un cavaliere ben montato , potrebbe facilmente 
fare il tragitto in due di. A due leghe da Deir-el-Kammar 



(i) Il mal d* occhio è una malia nociva, che proviene per quanto ere- 
desi dair aspetto di un demonio personificato, quantunque in\isibile, e che 
risulta dall' ammirazione di qualche spettatore imprudente. Questa strana 
superstffione non è particolare solo degli Arabi; cJiè differenti nazioni del 
Nord, e fra gli altri i montanari Scozzesi, e gli abitanti del contado di Cor- 
novaglla, dividono questa Idea . Ella é generalmente sparsa fra I Greci, che 
chiamano quest'incantesimo o xàxo fictrt; e fra gli abitanti del mezzogior- 
no dell* Italia che la &\codo jeUatura. Per preservarsene, questi ultimi im- 
piegano degli amuleti di differenti specie, I più communi dei quali sono 
pici ole mani di pietra o di corallo, con le dita acco^nodati In maniera da 
far le corna. Quanto agli Arabi, credono che questo incantesimo abbia in- 
fluenza anche sulle bestie: le qualr colpite dal mal d* oorhio dicono che 
diventano deboli , magre* e che in qualche caso perfino muoiono. 



1'76 BDBIN80N 

é Barouk, villaggio prinerpale del distrelto di quieto nome; 
donde la strada ascende per V ardua pendice di an' alta 
montagna chiamata Dfebel-Barook, la quale il Breavery la 
sali in Ire ore e mezzo. Neir inverno, qoand^ è coperta di 
neve, il passaggio ne diviene impossibile. 

Dal pie della montagna, a levante, ove cMutnds la gran 
pianura della Bekaa, fnoal Liettairi cbe V irriga, contasi 
nn'ora di cammino. Venti minuti dopo aver traversato que- 
sto dome, sopra un ponte di pietra, si arriva a Diob-el-Dien- 
nein, uno dei principali villaggi della Bekaa, situalo sol 
pendio dell' Aoli-Libaoo. Da Damasco a Djab-el-Djenneio 
contansi generalmente qnaltordici ore dt cammino. Perve- 
nuto sopra la vetta deirAnti'-Llbano, il viaggiatore discende 
in una valle piacevole bagnata dal Wadi^Halloaé, alPes- 
tremila della quale è posto il Kban-Doumas: sbocca sopra 
un ripiano ineguale e di considerabile estensione chiamato 
szakbret-el-Sciam. DI là si discende nel Ghouta, o piano di 
Damasco, non lungi dal villaggio di Mazza , costruito tra i 
giardini della città, cbe da questa parte steodonsi almeno 
per una lega partendo dalle sue mura* 

10 Ottobre. Questa mattina attendeva con somma ansietà 
Torà deir accesso, ma grazia a Dio, la febbre non è ricom- 
parsa. 

11 Ottobre. Essendo riuscito, almeno per quanto spera- 
va, a cacciare la febbre, mi sono messo in via per ritornare 
a Beìrouth. A tre ore del mattino i mulattieri erano alla 
porta del convento: aprii la finestra, e visto che era ancora 
notle,e sentendo che V aria era molto fredda a cagione della 
folta nebbia che inviluppava la città, voleva difierire la mia 
partenza fino al levar del sole, ma ne fui distolto dalle mie 
guide, che mi fecero osservare , che non v' era tempo da 



VIAGGIO 177 

perdere, se voleva giungere alla mia deslìnazioDe avaDti 
Dolie. 

Usciti di Deir-el Kammar, seguimmo la strada cbe ser- 
peggia iotoruo alla mootagoa, fiotaotocbè raggiungemmo 
il villaggio di Kefernouta, posto in mezzo ad una piaota- 
giooe di noci, e clrcoodalo di pampinose vigne. Di là scen- 
demmo in una valle profonda in cui scorre il Nabr-el-Ka* 
dhi, cioè fiume del giudice^ V antico Tamiri. La strada era 
ripida e sassosa, e V oscurila la rendeva viepiù difflcile ; di 
maniera cbe fui obbligato a scendere da cavallo, e condurlo 
per la briglia. Ma riconobbi tosto, alla resistenza cb*ei fa- 
ceva a seguirmi, cbe io era un cattivissimo conduttore, e 
dopo qualcbe minuto pensai, cbe era meglio seguire i suoi 
passi che cercare di dirigerlo. Traversammo il fiume sopra 
un ponte di pietra, chiamato Djissr-el-Kadbi, cbe fa capo 
ad un verde sito coperto di erba finissima e folta, ove at- 
tendemmo il giorno. 

Avanti di giungere al ponte, il fiume nel suo corso muo- 
ve diversi molini ; poi aprendosi il passo fra gli scogli, cbe 
ingombrano il suo letto, forma diverse cascate, passa rapi- 
damente sotto gli arcbi del ponte, e gettasi in fine con im- 
peto in un burrone cbe termina nel mare. Questo luogo è 
singolarmente romantico, e molto, ne son certo, piacerebbe 
ad un artista: Irascbi, scogli ed acque; in una parola, tutti 
gli elementi del paesaggio il più agreste vi si trovano ab- 
bondantemente riuniti. 

Partendo di là, la strada passa pel tratto di mezza lega fra 
piccole colline ben piantate di abeti e di querele: poi seguita, 
per un'altra mezza lega, le rapide pendici di una montagna 
più alla, la quale offre un accesso più difficile , poiché il 
terreno è sparso di scogli, e quasi intieramente sprofon- 
dato dalle pioggie e dal continuo passaggio dei muli e dei 

xiii. 25 



178 ROBIlfSOH 

ylaggiatorì. Ma una volta giunti sul vertice di queste mon- 
tagne, si è largamente ricompensati della fatica. Scorgemmo 
il Mediterraneo all'improvviso nella sua pacifica bellezza, 
nel momento in cui meno ce lo aspettavamo : sulla sua az- 
zurra superficie vedevansi qua e là alcune barchette pitto- 
resche del paese, munite dì bianche vele gonfie dal vento, e 
nulla ostante elle sembravano immobili : ai nostri piedi 
stendevasi per una estensione di più miglia dal nord al sud 
una pianura magnifica adombrala di boschi o coperta di pra- 
terie verdeggianti. Il lettore non ignora senza dubbio, che le 
rive del mare, ed in particolare quella dell' Oceano, sono 
generalmente sterili. Ma qui la cosa è ben diversa : perchè 
lungo le coste della Siria, gli alberi sono in tanto numero 
e la vegetazione in modo vigorosa, quanto neir interno delle 
terre. 

Scendendo da questo luogo elevato, giungemmo dopo un 
ora ad Ayn-Anab: Ayn^ nella lingua del paese, significa sor- 
gifUeo fontana. Trovatisi spessissimo di tali sorgenti o fonta- 
ne in questa montagna, come l'indicano i nomi di più vii* 
laggi vicini» Alcuna di queste forma piacevoli cascate. 
Presso Ayn-Anab avvi un gruppo di palme, cosa assai rara 
ad una cosi grande altezza sopra il mare. 

In mezz'ora giungemmo ad Ayn*Besaba, ove, sedotti 
dalla tiellezza del luogo, e da una bella sorgente, scendem- 
mo per far colazione. Questa sorgente, limpida e fresca, è 
circondata da un muro e coperta da una quercia di non or- 
dinarm grosseziza. Non m'aspettava di trovare su questa 
strada cosa che rassomigliasse ad un albergo, per cui avevo 
avuta cura di fare le mie provvisioni per il viaggio : ma fui 
piacevolmente sorpreso, quando mi si venne ad ofl'rire, da 
una casa vicina alla fontana, un arrosto di beceafichù Nella 
stagione in cui siamo, questi uccelli, che riguardansi come 



VIAGGIO 179 

ona pietanza squisita, si prendono in gran quantità colle pa- 
nie: preparati per essere infilati, non mi si chiese che venti 
parò, o venti centesimi. Ci diedero pure, a prezzi non meno 
moderati, delle fruita e del caCTè. 

Dopo aver fatto la $ie$ta sdraiato sull'erba iòlta, che cre- 
sce soH' orlo della fontana, discesi nel Wady o valle dì 
Ghadiry, di cui il villaggio più rimarchevole è Kefr Shyna. 
Sopra ona collina, che trovasi a tre quarti di lega al setten- 
trione del luogo dove il Gadiry gettasi nel mare, avvi il 
convento di Mar-Hannah-eUShoeyfbt. Passato il Wady , e 
dopo aver impiegato tre ore a traversare una pianura deli- 
ziosa dìiamata Ard-el-Beradjene, coperta di piantagioni di 
olivi, giunsi, circa il cader del sole, a Beirouth. 

i2 Ottobre. Ho pranzato in casa del signor Enrico Goys, 
console di Francia, che abita una delle più belle case di 
Beirouth; non solo essa è vastissima, ma dal terrazzo so- 
vrapposto si gode ancora di ona veduta di mare deliziosa. 
Ad uno degli angoli della corte superiore, vidi per la prima 
volta sventolare quei tre colorì, che fino allora mi si erano 
indicati come T emblema della rivolta: un brigantino da 
guerra francese, che allora giungeva, aveva portato T ordi- 
ne officiale d' inalberarli , ed aveva in tal modo liberati i 
consoli dall'imbarazzo cagionato loro dall' incertezza, in cui 
erano suir esilo del movimento popolare in Francia. 
. Il lungo soggiorno del Goys nel levante, lo ha posto in 
grado di ben conoscere il paese e le antichità che racchiu- 
de ; ed i servigi, che rende a questo riguardo ai viaggiatori, 
non SODO meno conosciuti deUa premura, colla quale acco- 
glie tutti coloro che visitano la Siria, a qualunque nazidne 
appartengono. La signora Guys è una amabile francese, che 
alle grazie della natura ha aggiunti lutti i vantaggi, i quali 
soltanto una scelta educazione può dare, e che s'incontrano 



. 180 BOBlNSOlf 

cosi di rado nelle donne di quesli luoghi. Il tempo, che pas- 
sai nella piacevole sua compagnia, fu solo di qoalche gior- 
no ; spero totlavia di non essere indiscrelo consegnando in 
queste pagine del mio diario, che questo breve intervallo 
di piacere intellettuale mi fece esitare assai nella mia riso- 
luzione di continuare la vita errante, che mi obbligava a 
volontariamente esiliarmi dalla società delle donne, sebbe- 
ne io riconosca la loro dolce e incivilitrice influenza. Vedrassi 
in seguito come andò a finire la mia irresolutezza, e quale 
di queste due tendenze opposte fu quella che vinse. 

La reclusione, nella quale vivono le donne dell' Oriente 
è la causa a cui vuoisi in gran parte attribuire le differen- 
ze, che veggonsi fra lo stato della socieli io queste contra- 
de e quello d'Europa : fra i Turchi, per esempio, siccome i 
due sessi non mai si mescolano insieme, l'amore è un sen- 
timento quasi sconosciuto ; e da ciò deriva quella freddezza 
di maniere, alle volte quasi durezza, che osservasi nei rap- 
porti degli uomini fra loro: avvezzi a comandare come pa- 
droni nelle loro case, se si trovano situati dalle circostanze 
sotto r altrui dipendenza, essi mal nascondono un' irasd* 
bilità ed un' impazienza di qualunque superiorità, che so- 
vente diventano fatali agli oggetti del loro risentimento. 
D'altronde, le donne, vittime di questo isolamento sociale, 
vedendosi inoltre prive della posizione dalla natura lor de- 
stinata, e cui erano fatte per render pia bella; e non senten- 
dosi stimolate alla virlA, né dalla propria stima, né dal de* 
siderio di meritare quella degli altri ; tralasciano necessa- 
riamente di coltivare il loro spirito, e restringono la loro 
educazione a ciò che è utile. Cosi quand'esse hanno delle 
tendenze viziose, l'impossibilità materiale soltanto e la tema 
di tremendi gastigbi impediscono, che abbandoninsi al li- 
bertinaggio reale o supposto del loro sesso. 



TI AGGIO 181 

13 Ottobre. Il Signor di Gadalvéne soffre sempre della 
Tebbre, che gli si è inanireslala di nuovo: lo trasportammo a 
bordo di un brigantino da guerra austriaco, ancorato da 
qualche giorno nella rada; e speriamo con ragione, che il 
cangiamento d* aria produrrà sulla sua salute un effetto ec- 
cellente, per cui la nostra separazione non sarà che mo- 
mentanea. 




Sinagoga di GeruialcguBc 



PARTE SECONDA 



SIRIA 

PROPRIAMENTE DETTA 




Dottore Musulmano 



CAPITOLO PRIMO 



Pariecia àà Beiro ul — San Giorgio eà il SerpEnle — Hahr ■ eì-Leban — El- 
Mellaha — Ras-Kahr-el Kelb — Amiche sculture «opragli scegli— Nabr- 
el-Keib, raaiico Lieo — Ingresso nel Kebiouan-— Anloura— Harissa — 
Bezjmmar — Aj'n-Wsrka - Ghadsir — Diòlreilo di Fetouch — Nahr-lbra- 
im. l'anlico Adenis — D^.lall. ar.l:camenie B;blus — Baircun . una voiu 
BC'irus— Sirada df Tnpcli lur.oo la costa — DisireUii di El-Ko-.ra - Am/o- 
UD — Anliclii Tempi — Kt:iit HI — Arrivo a Tripoli 

Beiroul ÌA. Ottobre 




Il mìo amico capitano Cbesney, impa- 

fziente di giungere a Damasco, donde 

Arca dell' Aiiean.a Una piccola caravaua partiva alla voi • 

. la di Bagdad^ traversando Palmira ed il deserto, questa matli- 

oa si è imbarcalo a bordo di un bastimento mercantile, che 

spiega le veleper Tripoli, afRne di compiere più prontamente 

il progetto che aveva in vista. Si propone di visitare i cedri 



XIII. 



2i 



K» ROBINSON 

'del Libano e le rovine di Banlbec, che sono salla sua stra- 
I da. Quanto a me, siccome desidero veder prima la parie del 
I Libano conosciuta sotto il nome di Kesrouan, cioè catena dei 
! castelli^ mi fu impossibile di accompagnarlo. Ha non rinun- 
I ciai per questo alla speranza di rivederlo a Damasco: intan- 
I to profitto di quest'occasione per inviar colà la maggior 
i parte del mio bagaglio, dimodoché mi troverò in stato di 
viaggiare con maggior facilità nel paese montuoso, che mi 
; proponevo di percorrere. 

I Bisognando di un compagno di viaggio, proposi ad un gio*- 

I vine Maronita, figlio di un mercantucolo di Beirout, di accom- 
i pagnarmi : era questi un affabile giovanotto, pieno d' intelli- 
; genza e dotato di un carattere gaio ed animato di desiderio di 
I istruirsi, ben raro tra'suoi compatriotti. Hannah (Giovanni), 
I che tale era il suo nome di battesimo, doveva mettere in 
1 sesto qualche aflare a Tripoli e a Damasco; e siccome non 
! aveva ancora percorso molto del proprio paese, cosi spera- 
I va, accettando la mia proposizione, di combinare V utile col- 
! r istruzione. 

Partimmo da Beirout circa tre ore dopo mezzogiorno , 
j montato ciascuno di noi sopra una mula, ed accompagnati 
i da un fanciullo a piedi, incaricato di aver cura delle bestie 
; nel viaggio, e di ricondurle al padrone, quando fossimo giun- 
ti al nostro destino. Dopo un'ora circa di cammino, in di- 
rezione precisa di levante, giungemmo ad un luogo, dove 
il mio amico maronita, grande amante di leggende, mi disse 
che il valoroso San Giorgio uccise il Dragone. Però in que- 
sto luogo era stata eretta, in memoria di tal fatto, una pic- 
cola cappella dedicata all'eroe cristiano, la quale, i Turchi 
aveano convertita in moschea. Seguendo la nostra strada , 
sempre nella medesima direzione, giungemmo tosto al Na- 
hr-el-Liban, o fiume di latte ; cosi chiamato a cagion del 



VlAtìGlO 187 

color bianco che prende, quando gonfia per le acque pluviali 
che scendono dalle montagne. Traversammo questo fiume 
sopra un ponte di sei archi, il quale pare opera dei Romani. 
Tagliammo sopra le sponde di questo rio alcuna di quelle 
canne delle quali in oriente si fanno le penne da scrivere 
{calamus ) ; ma le migliori si trovano sulle sponde del Tigri 
vicino a Bagdad. 

Di là passammo attraverso ad una serie di piantagioni 
di gelsi, la maggior parte chiuse ; fintanto che non fummo 
giunti air estremità orientale della pianura di Beiroul : al- 
lora volgemmo subitamente i nostri passi verso il nord, e 
per un* ora e mezzo circa seguimmo una spiaggia arenosa , 
che ci condusse appiè di un promontorio chiamato Ras-Na- 
hr-el-Kebir. 

Dalla parte meridionale di questo promontorio avvi un 
bacino quadrato, scavato nella roccia: V acqua salala che vi 
si fa entrare, è destmata a produrre il sale per mezzo dell' e- 
vaporazione. Chiamasi El-Hellaha, dalla parola araba melh 
che vuol dire sale. 

Siccome non esisteva passaggio naturale alcuno fra que- 
sto considerevole promontorio ed il mare, se n'è fatto uno 
riempiendo le cavità dello scoglio, che è sialo ridotto a su- 
perficie unita, e chiudendone la fessura con pietra e calce. 
La strada, cosi formala, non ha quasi più di sei piedi di lar- 
ghezza, e trovasi ad un'altezza considerabile sopra il livello 
del mare. 

Un' iscrizione incisa sopra una delle pareti dello scoglio , 
indica essere questa strada opera dell' imperatore Antonino : 
fra i macigni sospesi dalla parte dell'est, e che s' inalzano a 
cinquanta o sessanta piedi sulla via, vedonsi le traccie di 
una strada più antica. Quivi sulla faccia nuda dello scoglio 
che guarda il mare, sono diverse lastre scolpite, lo siile 



188 BOBl?fSON 

delle quali, il soggetto, e le dimensioni sono diflerenli , ma 
sembrano tutte risalire alla più remota antichità. Avendo 
io pà veduto in casa del Guys, a Beirout, un disegno di que- 
sti monumenti, mi arrampicai Ano in cima per meglio esa- 
minarli, senza di che, sarei probabilmente passato vicino ad 
essi, come fa la maggior parte dei viaggiatori, pensando che 
qualche soldato, ne' suoi momenti d' ozio^ si fosse divertito 
ad incidere questi caratteri per rammentare le imprese dei 
capi sotto i quali aveva, servito .'infatti è questa una posizio- 
ne militare fortissima, che apre o chiude le comunicazio- 
ni tra una parte della costa e T altra. Quantunque consi- 
derabilmente danneggiata dal tempo e dagli spruzzi del ma- 
re, mi fu nulladimeno facile, dopo ponderato esame, di ri- 
conoscere, che questi disegni sono di un lavoro pregevole 
per cui denno attribuirsi ad artisti di molto merito, ma di 
nazione e tempi diversi. Per esempio : una dì queste lastre 
presenta dei geroglifici egiziani ; nel quadro che la circon- 
da, trovai il medesimo genere di cartelle, che io aveva osser- 
vato nel Ramseio a Tebe. Le sculture che appartengono ad 
un ordine differente, sono facili a riconoscersi; consistono 
in iscrizioni e in caratteri a punta di lancia o cuneiformi, 
oggidì quasi intieramente cancellati, e pare che terminino 
neiralto in forma d'arco. La più notevole di queste lastre è 
appunto la meglio conservata, a cagione dell' altezza ove si 
trova ; rappresenta un uomo nella sua attitudine diritto, 
scolpito in basso rilievo. È vestito all'uso de' moderni per- 
siani, tanto in ciò che risguarda la tonaca che il berretto 
(quesf ultimo è pure quello degli antichi Frigi), e porta una 
lunga barba che termina in punta. Quest'uomo, che guar- 
da a sinistra, non presenta che una parte della persona allo 
spettatore, di modo i he non si vede che di profilo: la sua 
mano sinistra riposa sul petto, la diritta s' eleva all'altezza 



VIAGGIO 188 

dell' occhio; e sembra eoo quella aver tenuto un oggetto og- 
gi quasi cancellato. NelP angolo sinistro di questa lastra ve- 
donsi vari segni simbolici, fra' quali osservasi una mezza 
luna ed un globo. Tutta la superflcie della lastra, comin- 
ciando dalla cintola della figura fino al basso, è coperta di 
iscrizioni del medesimo genere di quelle di cui bo già par- 
lato. Senza cercare di spiegarne queste singolari sculture , 
né di dare alcuna opinione dell'epoca in cui furono fatte, 
le raccomando nulladimeno all'attenzione dei viaggiatori, 
che passeranno presso di esse dopo di me, perchè il credo 
questi monumenti interessantissimi e pregevoli per la loro 
anticbità. 

A poca distanza dair estremità settentrionale di questo 
promontorio, trovasi, aulT argine della strada, un piedestal- 
lo, sul quale, secondo gli indigeni, era in antico la statua di 
UD cane ; si addita un masso dì pietra nera, che trovasi nel 
mare a qualche tesa dalle rive, e dicono eh' è l' idolo in que- 
stione: m;i è più verisimile che su quel piedistallo posasse 
la statua dell' imperatore che fece costruire la strada. 

Questa montagna segna il confine meridionale del distret- 
to di Kesrouan, che stendesi verso il nord quasi fino a Na- 
hr-Ibraim. Ha di lunghezza circa tre leghe e mezzo, e la 
sua larghezza attraverso alla montagna è di due o tre le- 
ghe. Quantunque abitata quasi esclusivaniente da Cristiani, 
oulladimeno è sotto la giurisdizione dello seeik Bescir,dru- 
so della famiglia di Khazan. Il prodotto principale del luogo 
é la seta, per cui i gelsi sono quasi i soli alberi, che vi si 
coltivino. Il mtrt, o imposizione fondiaria, si percipe in na- 
tura in foglie di quest'albero; gli sreiki dei villaggi, sono 
incaricati di farle cogliere, e di riceverle : i quali sceiki sta- 
biliscodo eziandio la contribuzione, che deve pagare ciascun i 

i 



I 



i9() EOBINSQN 

villaggio, quando la provincia è gravata da un' imposizione 
straordinaria. 

Il passaggio del promontorio dura circa un quarto d^ora. 
Discendendo dalla parte settentrionale di esso, giungemmo 
tostoaNahz-el-Kelb,o/Eumf del Cane, che scaturisce improv- 
visamente di mezzo a due erte montagne : è questo il Lieo 
dei Greci, chiamato qualche volta Canis dai Latini : il nome 
turco che attualmente porta non è che la traduzione di quei 
nomi antichi. Lo traversammo sopra un bei ponte di pietra 
di sei archi, recentemente costrutto a poca distanza dal 
luogo ove il fiume sbocca nel mare. 

Quivi lasciammo la costa, e dirigemmo i nostri passi ver- 
so r interno delle terre. 

Dopo un' ora giungemmo a Zouk (1) Hykail ( Michele), 
principal villaggio del Kesrouan. Lo sceik Beshora (della 
famiglia di Khazan) governatore della provincia, faceva 
quivi la sua abituale residenza. È in questo luogo un piccolo 
bazar^ìn cui gli abitanti del Kesrouan comprano le vesti ne- 
cessarie, e gli oggetti di lusso : le botteghe dei sellai e dei 
calzolai sono le più numerose, in questi luoghi montuosi , 
gii artigiani sono di un gran soccorso, come noi stessi a- 
vemmo occasione di convincercene avanti di giungere a 
questo villaggio: la mula che montava Hannah avendo in- 
ciampato in una pietra il ferro si ruppe, e non potemmo 
farlo accomodare che qui : io regalai un paio di scarpe, che 
qui comprai, al ragazzo che ci accompagnava, ed una tale 
liberanti sembrò fargli gran piacere. Questi giovani condut- 
tori camminano qualche volta otto e dieci ore alla testa di 



(1) Nume, eoi quale f* ladlcauo soveole I tuogh', ove teogonsidei mercaii 
ad epoche flfse. 



VIAGGIO IM 

un cavallo, e cosi per più giorni di seguito, senza mostrare 
segno alcuno di fatica. 

Ci rimettemmo in cammino, e giungemmo, dopo un quar- 
to d'ora, a Deir-el-Bashara, dove è un convento di religio- 
se: e più oltre una lega trovammo Antoura; ma era notte ^ 
e smarrimmo la via prima di giugnerci: nulladimeno, diri- 
gendoci verso i lumi che vedemmo alle flnestre del conven- 
to, ci venne fatto di rimetterci nel vero sentiero e di recarsj 
al nostro destino. 1 monaci erano a cena, ed io fui subito 
condotto net refettorio, e pregato di assidermi a tavola con 
loro. Rimasi piacevolmente sorpreso, sentendomi salutato 
entrando io più lingue europee da difTerenti giovani, che si 
erano fermati qui per apprender T arabo ; e sebbene il dia- 
letto, che qui parlasi, non sia il più puro di quella ricchissima 
lingua , tuttavolta è difiieìle sciegliere un luogo più conve- 
nevole, per rapporto alla solitudine, ed alla salubrità del cli- 
ma. Il quadro chMo aveva sotto gli occhi, mi richiamava al- 
la memoria la vita di collegio; colla differenza però, che 
qui non osservasi disciplina alcuna : altri dei giovani allievi 
proponevansi di reslarenel paese, altri avevano l'intenzio- 
ne di ritornare nelle loro famiglie, ed altri infine qui non 
trovavansi che come viaggiatori: un francese, ii signor B. . ., 
che aveva già falto il giro del mondo, preparavasi ad esplo- 
rare la penisola arabica. Passammo quasi tutta la notte par- 
lando o comunicandoci e confrontando le nostre noie e le 
nostre osservazioni su i luoghi che avevamo respettivamen- 
te visitati; sicché le ore passarono come minuti, tanto è vi- 
va la simpatia che i viaggiatori provano l'uno per l'altro, 
quando incontransi iu terra straniera. Per dire tuttavolta 
francamente la verità, le nostre disposizioni comunicative 
erano eccitale da frequenti bicchieri pieni di FfVio d' oro del 
Libano, cosi chiamato a cagione del suo colore ; altre volte 



i9i ROBINSON 

questo licore era molto vantalo dai ghiotti Greci e Romani 
ed io fatti è veramente delizioso. 

AtUourai60otlobre. Questo convento fu, come quello del- 
la Visitazione [ abitato dalle donne] , fondato dai Gesuiti ; ed 
all'epoca della soppressione del loro ordine, nel 1759, ei 
furono rimpiazzati in questa missione dai Lazzaristi, che ne 
sono tuttora in possesso. Ma non v* è attualmente che on 
solo religioso, incaricato d* assistere il legato del Papa, il 
quale, lasciando il convento di Kanobin, neir Alto-Libano , 
viene qui a passare V inverno. Il loco non ha nulla di rimar- 
chevole, ma la sua situazione è eccellente, e godevisi deli- 
ziosa veduta, che si stende sulla valle ond* è separato dal 
mare, e sulla baia di Kesrouan. A levante, T orizzonte è 
circoscritto dalle aride cime del Sannin, una delle più alle 
sommità del monte Libano. La chiesa d'Anlura è piccola, 
ma ben custodita e decorata con gusto. Osservai nel giardi- 
no due melaranci più grossi e vigorosi di quelli da me veduti 
in Portogallo ; e feci pure attenzione al modo accurato e spe- 
ciale col quale coltivasi il gelsomino, per farne tubi da pipa. 
Tostocbè la pianta è giunta a certa altezza, si attaccano 
i tralci più lunghi ai rami degli alberi vicini, e legasi alla e- 
stremila de' tralci suddetti pesanti sassi , per obbligarli a 
prendere direzione perpendicolare: il tralcio gelsomino, ben 
forato, tiene luogo quivi del ciliegio, che adoprasi altrove 
comunemente per lo stesso oggetto. 

Dopo aver falla colazione, malgrado una breve ma dirotta 
pioggia (la prima che cadeva dopo il mese di febbraio) par- 
li! da Antoura per recarmi al vasto convento di Bckerke. 
Quantunque sembrasse essere a poca distanza, non pertanto 
nou vi giungemmo, che dopo un ora di cammino, essendo 
slati obbligati di fare un lungo giro per evitare un profondo 
burrone. Incominciai a seni irei' inconveniente di percorrere 



VIAGGIO 193 

questo paese montuoso, nel quale bisogna continuamente 
montare e discendere , ed ove non trovasi una sola stra- 
da buona. Le vie sono estremamente difficili; molti tor- 
renti le traversano in più luoghi , di modocbè nella sta- 
gione delle pioggie diventano quasi impraticabili. Qualcu- 
no dei precipizi!, lungo dei quali s' è obbligato di pas- 
sare, sono veramente spaventevoli. Il luogo, che chiamasi 
Ei-Kourket, é una catena di colline al nord-ovest d' An- 
toura, che domina il mare air ovest, e donde scuopresi la 
città e la rada di Beirout, situati dalla parte del mezzogior- 
no, lontanocirca due leghe. Il vasto convento Maronita di 
Bekerke, nei quale ordinariamente il verno risiede il pa- 
triarca, è fabbricato sovr'una delle cime di questa catena. 
Verso la metà dello scorso secolo, visse in questo luogo, o 
ne' suoi dintorni, Khazeo, la giovine Maronita, della quale 
Voleney ha narrata la vita e le stravaganze. Il convento fu 
distrutto, già tempo ; ma oggi si attende a restaurarlo : ter- 
minato, questo sarà certamente uno degli edifizi più rimar- 
chevoli della provincia. Di là andammo ad Harissa, luogo 
posto a tre quarti di lega verso il nord, nei quale trovasi un 
bel convento, appartenente ai Francescani di Terra Santa; il 
quale è costruito sopra un' eminenza, che levasi a picco sul 
mare. Dalla terrazza si gode una magnifica veduta, che sten- 
desi sopra tutta la spiaggia fino a Djebaì'l ; come anche sulla 
baia di Kesrouan, situata dalla parte opposta. Fui accolto 
nel piùcordial modo dal frate tedesco, col quale avevo viag- 
giato da Nazaret al mare, ansioso di trattenersi anche per 
breve ora con qualche straniero, non avendo quivi che soli 
due monaci, che seco dividessero la solitudine, quantunque 
il convento contener ne possa in assai maggior numero. 
Nel tempo della guerra fra V Inghilterra e la Porta, il signor 
Barcker, console allora Britannico ad Aleppo ed oggi ad 

X1IT. 25 



19^ ROBINSON 

Alessandria, stette io questo loco due o tre anni, sotto la 
protezione dell' emiro Bescir. È questo un delizioso ritiro. 
Dopo- mezzogiorno partii alla volta del convento di Bez- 
zommar, situato sul vertice della più alta montagna del Ke- 
srouan. Camminai una mezz' ora per giungervi. Passai pres- 
so il convento di Es-Sharfe, posto sulla diritta della strada, 
il quale appartiene alla chiesa siriaca ortodossa. È fabbrica- 
to air ingresso di una valle sassosa, che si prolunga fino al 
villaggio di Deiraoun. 11 convento maronita di Mar Shalleil- 
ta, trovasi dall'altra parte della valle. Il suolo dei dintorni 
è rossastro, ed il fondo è composto di quarzo arenaceo. 
Fummo sorpresi in questo luogo da una pioggia dirotta: 
prima ricoverammo sotto gli abeti, che costeggiano la stra- 
da; ma perchè 1' oragano continuava, ed era accompagnalo 
da lampi e da tuoni, questo riliro divenne inutile e pericolo- 
so: però ci riponemmo in cammino. Nulla avvi di più mae- 
stoso e solenne come lo scroscio ed il cupo mormorio del 
tuono in queste montagne e nelle lor valli! Finalmente giun- 
si a Bezzommar, bagnato fino all' ossa ed in uno stato vera- 
mente compassionevole; e la mia valigia conteneva appena 
un solo abito che non fosse inzuppato. Dopo essermi un poco 
asciugato e rivestito alla meglio, andai a complimentare il 
.patriarca degli Armeni. Lo trovai assiso di faccia ad una 
gran finestra, che dominava la valle di Kesrouan, donde 
contemplava gli imponenti effetti dell' oragano; e tre o quat- 
tro vescovi erangli appresso, assisi sopra divani. Uno di essi 
parlava l'Italiano, perchè era stalo molto tempo a Roma 9 
dove gli armeni posseggono uno stabilimento loro dal Papa 
concesso. Il mio compagno di viaggio, che era Maronita, si 
avvicinò al patriarca col più gran rispetto, si mise in ginoc- 
chioni e gli baciò la mano; e fece lo stesso coi vescovi. Fui 
accolto c<m tutte le cerimonie usate nella visita d'un pascià: 



~~1 
I 



VIAGGIO '95 

mi si offersero, sorbetti, pipe e caffè, mentreciiè molti 
servi stavano rispettosamente alla porta. 

Bezzommar è la residenza del patriarca, o capo spiritaale, 
di tutti i cattolici Armeni d'Oriente. Egli è assistito da di- 
versi Vescovi, e da circa venti o trenta monaci. È questo 
il più bel convento e più ricco del Kesrouan; è stato re- 
centemente rifabbricato, con enorme spesa, da cima a fondo. 
Ho delle entrate considerabili, che provengono in parte dalle 
terre cbe gli appartengono, ed in parte dai doni inviati da 
persone ricche nazionali residenti a Costantinopoli, nell'Asia 
Minore, ed in Siria. Accoglie i giovani Armeni diretti allo 
stata ecclesiastico, ed io ve ne contai circa dodici. Ben pochi 
sapevano il latino: ed i libri, di cui si servivano, eran tutti in 
lingua Armena, e stampati a Venezia; dove riseggono molti 
loro correligionari, e vi godono cospicue ricchezze accumu- 
late nelle Indie e nel Levante. 

16 Ottobre. Discendendo da Bezzommar nella direzione 
del mare, giunsi in mezz' ora all' estremità di una valle pit- 
toresca, chiusa da tutte le parti eccettuato da quella dell'o- 
vest, dov'è un'apertura che lascia vedere il mare. Fui ob- 
bligato di smontare da cavallo, tanto è periglioso il sentiero 
che conduce nella valle, serpeggiando pegli scoscesi fianchi 
del monte. Nulla ostante, quelle ripide pendici son coltiva- 
te : il terreno vegetabile v' è sorretto da muri a secco, i quali 
veduti da lungi rassomigliano ai gradini di un anfiteatro. E 
tutte le montagne di questo distretto sono coltivate a questo 
modo; ma non è raro, che questi lavori vengono di prima- 
vera improvvisamente disfatti e portati via dall'onda furio- 
sa de' torrenti, straordinariamente gonfi pel subitaneo strug- 
gersi delle nevi sul Libano. In qualche luogo ho contato fi- 
no a cinquanta di questi terrapieni posti l'uno sopra l'altro, 
partendo dalla base della valle fino al vertice della montagna. 



196 ROBINSON 

Il suolo, che questi muri sorreggono, vien seminalo di grano 
o pianlato di viti e di gelsi. 

Quasi nel fondo della vallee il convento maronita d^Ayn- 
Warka, deliziosamente situalo sopra un poggetto vestilo di 
piante. Prende il nome da un villaggio poco lontano, il solo 
di questa valle solitaria, separata dal resto del mondo. Le 
fabbriche del convento sono in cattivissimo, stato né le re* 
staurano per mancanza di denaro. Entrando nel cortile, tro- 
vai sette o otto giovanotti seduti all'ombra di un bel sico- 
moro e con dei libri in mano. Mi fu detto che facevano gli 
studi necessari per prendere gli ordini sacri. Per qualche mo- 
iivo che ignoro, il maestro, che era vestito come un sem- 
plice contadino, mi ricevè con molta freddezza ; e alle do- 
mande, che gli indirizzai circa lo stabilimento che dirigeva, 
rispose in italiano cosi laconicamente, che giudicai non a- 
vesse gradita la mia visita. Interrogai i giovani sopra i pro- 
gressi da essi fatti nello studio, e le loro risposte non indi- 
carono alcuna emulazione ; regnava air intorno tanto lan- 
guore e scoramento, che quando mi ritirai, incominciava a 
sentirne io stesso gli effetti. 

Lasciando la valle d^ Ayn-Varka ascendemmo una mon- 
tagna ripidissima; mi affaticai molto in quella ascesa, perché 
per risparmiare la cavalcatura feci il viaggio a piedi. 

Giunti appena sul vertice della roontagn;i, e traversato un 
piccolo piano, tornammo a discendere in un'altra valle al 
nord, nella quale ci si presentarono da ogni parte dei villag- 
gi e dei conventi senza numero, fabbricati in luoghi pitlo- 
resclii quanto quelli che avevamo veduto il giorno avanti. 
In un'ora e mezzo giungemmo al convento di Kereim e di 
Baklous, situati sopra alture che dominano il mare. È il 
primo un vasto fabbricato, che par moderno; e più di qua- 
lunque altro di queste parti rassomiglia ai monasteri di 



VIAGGIO i97 

Europa. Appartiene ai caltolici Armeni, ed è abitalo da gran 
numero di monaci e di studenti. Ciascuno ha una cella sepa- 
rata; e queste camere, situate dall' uno e dall'altro lato del 
lungo corridore, sono ammobiliate in modo semplice, ma 
molto pulito. Le celle dalla parte d'occidente guardano il 
mare, e quelle poste air oriente hanno la veduta verso la 
montagna. Appiè del convento avvi il villaggio di El-Basha. 

Giungemmo a mezzogiornoa Gadsir, villaggio considera- 
bile, e in apparenza assai commerciante. Scendemmo ad un 
convento abitato da due monaci Lazzaristì, che ci fecero la 
più graziosa accoglienza, e e' invitarono a passare qualche 
giorno con loro; invito che avrei con piacere accettato, se 
avessi potuto disporre del tempo. È questo uno dei luoghi 
più ridenti del Kesrouan, e la situazione n'è infinitamente 
gradevole. 

Dopo mezzogiorno, partii per DjjebaKl, lontano da Gadsir 
circa sei ore di cammino. Dirigendosi verso la spiaggia, 
giungemmo in poco tempo ad un ponte mezzo rovinato , 
detto Djissr Maammillaine, il quale traversa un Wady (1) 
profondo, che porta lo stesso nome. Le rive di questo Wa- 
dy formano i limiti fra il pascialicato di Tsaida e di Tri- 
poli, e servono nel medesimo tempo di linea di demarca- 
zione fra il distretto di Kesrouan e quello di El-Fetouch. Il 
quale uhimo distretto, che estendesi fino a Wady Medfoun, 
un poco al sud di Batroun, è composto d' una catena di colline 



(1 Questo vocabolo, che pronunciasi Uady, significa una valle ed un 
burrone bagnato da un torrente. Profittiamo di questa occasione, per indi- 
care il lignificato di varli termini, che leggonsi sovente nella geografia di 
queste contrade: iirtf, significa distretto ;—^yn, sorgente ;^i90U0<f, cit- 
tà ;—Bir, pozio ;— i^our/a, torre ;—fft>A(el, serbatoio d'acque ;—/)iùir 
ponte ;^£haalat. Castello ;—Bahr, mare ;^Nahr, fiume ;— ll<u promon- 
torio;— 7W, collina. 



198 ROBINSON 

I basse e nude, che compongoDO rollimo e meno elevato 
coDlraflbrte del Libano verso il mare. La riva settentrio- 
nale del wady^ è un promontorio, cbe forma da questa par- 
te la punta estrema della baia di Kesrouan: sopra la sua ci- 
ma è una vecchia torre, chiamata BerdJ-el-Roszeir,laqoa- 
! le domina il porticciuolo di Heinet-Berdja, cbe è alle falde 
j del promontorio* Di tanto in tanto vi giunge un qualche bat- 
tello da Cipro, carico principalmente di biade o di sale. 
Distante una lega dal porto, trovammo le sponde di un 
I fiume considerevole' oggi chiamato Nahr Ibrahim^ e anti- 
I camente Adonis. Mi fu impossibile sapere donde il suo nome 
proviene ; ma è noto, che tutta questa contrada situata fra 
! il Libano ed il mare, è da mitiche ed astronomiche leggen- 
de indicata teatro della vita e della morte d* Adone il cac- 
ciatore, amato e pianto da Venere. Il paese, poco abitato, 
offre aspetto cosi inospitale e selvaggio, che produsse sopra 
di noi impressione tanto pid trista, in quanto cbe la notte ci 
I sorprese in questo luogo, lontano due ore di cammino da 
j DjebaìI. Dicon essere nelle montagne vicine gran numero di 
! cinghiali, i quali durante i rigori deir inverno fanno gran- 
dissimi danni nella pianura: i Turchi li distruggono, imbos- 
candosi quando fa chiaro di luna e ponendosi dietro gli sco- 
gli; ma non li mangiano, perchè la loro carne, come quella 
dèi porco, è considerata immonda. 

Alla distanza di un tiro di focile da Djebail passammo vi- 
cino ad una antica torre, che serve di vedetta, costrutta su 
di una roccia che domina il mare. Gli indigeni la chiamano 
Berdj-um-Heish. La mia guida, cbe era innanzi, pareva par- 
lasse con qualcuno della torre; ma la sola risposta cbe ri- 
ceveva alle domande, era: eish; parola che nel linguaggio 
del volgo di quel paese significa che? — ^Maravigliato da 
I questo ostinato laconismo, dimandai a Hannah, che volesse 

i 

L 



YIAGGIO i»9 

dir ciò: e questi mi rispose, che il giovine nostro conduttore 
diverti vasi ad interrogare un^eco, per cui questo luogo è ri- 
marchevole, avendo cura, cbe ogni parola terminasse colla 
sillaba eish. Inomì moderni di un gran numero di luoglii di 
questo paese hanno delle origini volgarìssime, gli antichi 
essendo stati rimpiazzati con altri titoli, tratti dall'aspetto 
fisico dei luoghi. 

Non giungemmo a Djebail che a notte avanzata. La mia 
guida mi condusse in un convento maronita, ove fui accolto 
con modi obbligantissimi, nelF istante che i monaci s'erano 
messi a tavola per cenare ; s' affrettarono ad offrirci quello 
che avevano, mostrando rincrescimento che V ora tarda non 
permettesse loro di nulla aggiungervi di più squisito. Non 
poterono darmi un letto, ma dormii benissimo sopra il di- 
vano, cbe era nella sala dì ricevimento. Il mio compagno 
di viaggio si sdraiò sopra il tappeto, che era ai miei piedi. 

17 Ottobre. Djebail, o Gebyle, l'antica Biblus^ città ma- 
rittima considerevole sotto i re d'Antiochia, è circondata da 
un muro di media altezza e di un miglio di circonferenza , 
fiancheggiato a brevi distanze da torri quadrate: le quali 
torri, forse inalzate sulle fondamenta delle antiche, mostra- 
no di essere dal tempo delle Crociate. Djebail fu una delle 
prime città conquistale dai Cristiani ; e nel corso di quelle 
guerre crudeli delle Crociate, ebbe comune la sorte colle al- 
tre città littorali. Oggi il suo porto é interrato ; perciò non 
vi si fa commercio alcuno. Sono in città grandi spazi vuoti, 
ma che in altri tempi erano coperti di case ; e la maggior 
parte delle botteghe nel bazar son chiuse. Gli abitanti, che 
restano in breve numero in questa città, sono quasi tutti 
Maroniti, e coltivano qualche campo nelle vicinanze; poiché 
il suolo è qui particolarmente favorevole alla cultura del ta- 
bacco. 



900 ROBIIISOR 

Quasi lutte le aDtichilà cbe ammiraosi in Djeball sodo di 
orìgine romana: la porta della città (la sola d'altronde cbe 
dia accesso dalla parie di terra] dagli avanzi di onMscri- 
zione, cbe leggesi nel muro di una casa cbe Tè presso, pare 
fosse restaurata dall' imperatore Adriano : un poco verso il 
mezzo di questa porla é un veccbio castello di rustica co- 
struzione, le pietre del quale sono dì enorme grossezza; e 
dall'alto di questo castello godesi di un bell'orizzonte, cbe 
allargasi sulla pianura vicina e luogo la costa, a diritta ed 
a sinistra. Vicino al convento maronita, scorgonsi gli avan- 
zi di una bella chiesa, cbe sembra anticbissima : le mura so- 
I no adorne di sculture, alcuna delle quali è accompagnata da 
! iscrizioni greche. E fuori della città, quasi ad ogni passo, 
trovaosi tronchi di colonne di un bel granito rosso ; ma so- 
I no grossolananiente tagliati e di cattive proporzioni. 

Djebdll non é lungi da Tripoli, cbe una giornata di cam- 
' mino : ma quantunque avessi fissato visitare questa ultima 
I città, tuttavia non mi vi condussi pel cammino diretto che 
i prende lungo la spiaggia, la mia intenzione essendo quella 
: di visitare primieramente il distretto di El-Koura, esclusi- 
I vamente abitato da una popolazione cristiano situato al 
I nord- est di DjebaiL 

1 Nullostante seguitai fino a Batroun, vale a dire per circa 

tre ore e mezzo, la strada cbe mena direttamente a Tripoli. 
j II paese cbe traversa è ineguale e difficile, poiché la spiag- 
gia è formata in questa parte di sabbie, ammonticchiate dai 
venti dominanti dell'Ovest; e que' tumuli hanno acquistata 
la durezza di uno scoglio. Una fila di collinette totalmente 
nude estendesi in linea paralella alla spiaggia dalla parte di 
levante, lasciando fra esse ed il mare una stretta pianura , 
cbe sebbene produca cotone e tabacco, la popolazione v'é 
• però molto rara. In una di queste colline trovasi la cava 



VIAGGIO »i 

delle pietre scistose, che portano T impronta di piante, di pe- 
sci, e di conchiglie. Siccome ne aveva veduto dei pezzi io ca- 
sa di OD amico a Beirout, e d'altronde ero troppo incalzato 
dal tempo, non mi allontanai dalla strada per andare a vi- 
sitare questo luogo. Il territorio di Batroun comincia a Djis- 
sr-Medfoun, distante circa tre quarti di di lega al sud dalla 
città, e si estende fino a Djebel-Nourye, che forma il limile 
meridionale dal distretto d' El-Houra. 

Batroun, che credesi trovarsi sul luogo dell'antica Ba- 
sfrys, è situato un poco all'ovest della strada di Tripoli. 
Non vi si vede traccia alcuna di mura o di edifici! antichi , 
ma vi s' incontrano le rovine di un monastero del medio 
evo, vi risiede un Vescovo, e, come Djebail , è abitata da 
Maroniti. Qui jon esisle porto naturale ; ma si è scavato nel 
masso un bacino artificiale, nel quale possono ricoverarsi , 
in piccol numero, i battelli pescarecci. Perciò non vi si fa 
commercio alcuno. La città e il territorio che ne dipende , 
appartengono, come Djebait, air emiro Bescir ; ma non offre 
assolutamente vantaggio alcuno: non mi fu possìbile com- 
prarvi né pane, né carne, né pesce; sicché dopo un'ora di 
riposo mi riposi in cammino, proponendomi di andare a co- 
ricarmi a Amyoun. 

La strada che mena da Batroun a Tripoli, attraversa il 
DjebeUNourye, situato un poco al nord della città, e forman- 
te l'alto promontorio di BaS'el-Shakka(l],erto e scabroso: 
sopra il suo vertice, in faccia al mare é il celebre convento 
greco di Belmonte, fondato da uno dei conti di Trìpoli ai 
tempi delle Crociate. Dall'altra parte, seguitando sempre la 



(1) Dice il Maundrell, che questo promoolorìo è chiamato da Shatin la 
faccia di Dio, e ch'é il lermìDe dei raoDte Libano. 



XIII. 26 



SOS ROBINSON 

spiaggia, alla distanza di due ore e mezzo di cammino da 
Ras-el Shakka trovasi il villaggio di Kelemon, probabilmen- 
te r antico Calamos. Di là a Tripoli cootansi circa due ore di 
cammino. 

Lasciando la spiaggia, e traversando la pianura nella di- 
rezione del nord est mi trovai, dopo mezz'ora, in una valle 
stretta chiamata Wady-Massabeha ; il qoal nome le viene 
da un ruscello che la bagna, scorrente verso il mare. liDje- 
bel-Nourye, del quale ho già parlato, forma il confine set- 
tentrionale di questo burrone, che al mezzogiorno è chiuso 
da una montagna, meno elevata. Appiè del DjeheUNourye 
avvi il villaggio di Kobba, e vicino a questo una vecchia 
torre. 

Passammo il ruscello sopra un ponte di pietra ; e dopo 
un* ora di viaggio giungemmo ad un castello di moderna co- 
struzione chiamato Kalaat-Messabeha, posto sopra una roc- 
cia isolata, nella parte la più stretta della valle che intiera- 
mente domina, perchè in questo luogo essa non ha al più 
che mezzo miglio di larghezza: la detta roccia levasi a pie* 
co, ed è inaccessibile ai quadrupedi. Aveva troppa fretta, e 
perciò non volli scendere da cavallo per inerpicare lassù ; 
ma mi fermai qualche minuto a contemplare quesla rovina 
pittoresca, da ogni parte vestila dalla più ricca vegetazione. 
Questa solitaria valle è molto boschiva. 

Oltrepassato il castello, dopo poco tempo incominciam- 
mo a salire la montagna situata al settentrione, per un sen- 
tiero scabroso^ che serpeggia lungo i suoi fianchi quasi per- 
pendicolari , appena praticabile dai muli : temei veramente 
di soccombere dalla fatica, perché sebbene fossi quasi im- 
potente a camminare per essere tuttora digiuno, fui obbli- 
gato di smontare da cavallo. Dopo un* ora di paurosa salita 
giungemmo ad una bella fontana sorgente di sotto una vòlta 



TiAGGIO «05 

ed antica quercia, che cuopre il tempio co' suoi rami fron- 
dosi, e tiuD luogo di tetto. 

Tutto ciò forma una rovina di aspetto singolarmente pit- 
toresco. Siccome era il primo monumento d* architettura 
classica che mi si offriva allo sguardo dacché avevo lasciata 
la Grecia , lo esaminai con interesse veramente particolare , 
e restai lungo tempo in quei dintorni. Di là prendemmo la 
direziime delle montagne, al nord -est, che formano una 
delle regioni inferiori del Libano; e dopo mezz'ora giun- 
gemmo alle rovine di un antica città; che gli indigeni chia- 
mano iVooiM, corrompendo , senza duhbio il vocabolo greco 
V20C , che significa tempio. Si vedono infatti gli avanzi di due 
edifizi, che pare fosser destinati allo stesso oggetto: il più 
considerevole è io mezzo ad una piazza lunga sessanta passi 
e larga cinquanta, circondata da un muro costrutto con 
grandi pietre quadre molto polite. Entrasi in questa piazza 
per una porta ancora intatta , la quale coroponesi di due 
stipidi diritti e di un plinto fatto di una sola pietra. Il tem- 
pio è sur una piattaforma nel centro di detta piazza , ed 
oggi non offre che un mucchio di rottami : colonne capi- 
telli e fregi giacciono confusamente ammonticchiati gli uni 
su gli altri ; e questi avanzi sembrano indicare , che V edili- 
zio fosse d' ordine corintio^ quantunque non appartenga cer- 
tamente alle l>elle epoche dell' arte classica. Il secondo tem- 
pio , molto più piccolo del primo , sorge alla distanza di 
circa cento cinquanta passi all' est di esso : è un fabbricato 
oblungo, costruito di grosse pietre quadrate, circondalo da 
una scala e ornato d' intercolunio. 

Dal luogo ingombro dalle rovine di questi antichi edifiz' 
godesi della veduta di tutto il Koura , fino al mare. Tripoli 
vedasi al nord« 



208 ROBINSOX 

Deir-Demilry, convento dedicalo a sao Demetrio , uno 
dei santi più venerati dai Greci , è il luogo abitato più pros- 
simo: è situato sul pendio della montagna , sopra la estre- 
mità orientale della pianura. Non vi trovammo che due mo- 
naci, i quali, vivono colà nella solitudine e nella povertà ; 
nulla ostante, ci offrirono di dividere seco loro una modesta 
colazione , che consisteva in uova fritte e pane. 

Verso il mezzogiorno abbandonammo il convento, e cam- 
minando sui flancbi del monte, giungemmo in poco tempo 
ad un villaggio considerabile, chiamato Kesbea. Dopo venti 
minuti passammo vicino ad un altro convento , detto Han- 
tura.E di quivi scendendo nella pianura, presto giungemmo 
a Keffer-Akka; donde avanzandoci sempre lungo le falde 
della montagna , ci trovammo in mezzo ad immense oli- 
vete , le quali cuoprono tutto lo spazio che è fra Djebel - 
Kella, al sud, ed il fiume Kadisha. Osservai che qui colti- 
vasi l'olivo colla medesima cura ed attenzione che a Corfù^ 
e nelle altre parti incivilite d' Europa. Lavorasi la terra fra 
le fila di queste piante preziose, affine di mantenere Tunii- 
dita, e accumulasi ai piedi di ciascun albero , affinchè il sole 
non possa attaccarne le radici . Il distretto posto dall' altra 
parte del profondo burrone in cui scorre la Kadisha , eh a- 
masi Zawye; ed è pure ricco dì olio e di grani. Gii abitanti 
sono quasi tutti Maroniti. 

Tre ore dopo aver traversato il villaggio di Beserma, ar- 
rivammo a Deir - Keiftein , che trae il nome da un piceni 
convento greco , situato nelle vicinanze. Nel cimitero attì- 
guo , fra varie tombe ove riposano le ossa di alcuni euro- 
pei morti in questi liti, osservammo un monumento degli 
altri più belli, tutto di marmo e adorno di sculture, sul quale 
è incisa un' iscrizione inglese, colla traduzione latina accan- 
to, che rammenta la virtù di eerto John Carew, nativo de! 



VIAGGIO ;à07 

p;iese di Galles , e console Britanico a Tripoli per lo spazio 
di cinquant' anni: mori nel 1747. 

La strada che di là conduce a Tripoli passa attraverso 
oliveti, cbe sono continuazione di quelli di cui ho già par- 
lato. Queste piantazioni occupano le pendici inferiori del 
Libano. Il colpo d'occhio che godesi da questo punto, quan- 
do sì viene dall' interno, è veramente magnifico : la vista 
stendesi sopra verdeggiante triangolare pianura , il punto 
più alto della quale forma un oggetto schiacciato verso il 
mare , alla cui base scorgesi la bella e compatta città di Tri- 
poli , lunga un miglio dal nord al mezzodì. Verde e fra- 
grante spalliera di aranci e di gelsi, stendesi a grande 
distanza nella pianura e la circonda da tre partL La città 
'tessa è pure in parte verdeggiante; poiché dai cortili delle 
case , e dai giardini attigui quasi ad ogni abitazione, s' inal- 
zano in gran numero le piramidi de' cipressi dalle foglie 
verdi- scure, che apportano sollievo alla vista, e danno 
un' aria di franchezza a questa città , onde 1' aspetto, senza 
ciò, sarebbe monotono; poiché é fabbricata quasi unifor- 
memente di pietre dì color grigio. In faccia , una linea di 
torri isolate dilungasi pella spiaggia, e al mezzogiorno di 
q*:esle torri scuopresì il porlo di Tripoli. — Al nord -est 
del porto stendesi un gruppo di piccole isole, la più lon- 
tana delle quali é dieci miglia distante dalla terra ferma ; e 
ai nostri piedi, al nord, stendesi la valle profonda di Kadi- 
sha , coperta dì ricchissima vegetazione , la quale oiTre il 
più pittoresco aspetto che mai si possa imouiginare. Questo 
adunque , è il panorama più incantevole che oflre la Siria , 
epperò quivi vanno a favorito diporlo gli abitanti di Trìpoli 
nei giorni festivi. 

Il castello è un antico edifizio saraceno, la costruzione del 
quale si fa ris^ilire ai tempi delle Crociate. Ci guardammo 



fOe ROBINSON 

beo6 dalPentrarvì; i soldati turchi formaDo la parte più 
detestabile della popolazione, e devesi per quanto é possi- 
bile evitare il loro incontro. 

Scendendo dall* altezza dove eravamo saliti entrammo , 
dopo dieci minuti in Tripoli ; e ci recammo a casa del signor 
Katziflis , agente consolare Britannico, del quale il Barber 
di Alessandria ci aveva dato lettera di raccomandazione. I 
Katziflis, sono greci di origine: il maggiore fratello era al- 
lora succeduto al padre nelle funzioni consolari. La bontà e 
r ospitalità dei membri di questa famiglia sono troppo cono- 
sciute perchè sia necessario di fame qui T elogio; ma ciò che 
pochi sanno sì è, che il signor Katziflis non riceve stipendio 
di sorla dal governo Inglese, non essendo che semplice 
agente^ nominato dal console generale che riéìede a Costan- 
tinopoli : nulladimeno, gli impieghi dì questa specie sono 
ricercatissimi dai negozianti del levante, a cagione delle im- 
munità e dei privilegi che vi sono annessi. Il governo Fran- 
cese ha qui per console officiale il signor Guys dotto anti- 
quario, il quale, come suo fratello Enrico a Beyrout, mo- 
strasi libéralissimo per le informazioni che gli stranieri gli 
chiedono. 



t _. 



CAPITOLO SECONDO 



Tnpoli— Il Kadisha. Fiume Sanio—El-Myna o porlo di Tripoli— 
Tomba dello sceik El-Bedawy — Descriiione della via per a Latakia lungo 
la sp:ag^ia — Gli Anieyrj — Loro religione— Pàrlenia per Baalbec — 
Sgarli — Salila del L'bano — Campo Arabo — ELden — Con?enio di Kas- 
heya — Kanobm resideoia del palnarca maronila — Valle di Kanobin — 
Eacirrai . la péri;: abilaia più alla del Libano. 



Tripoli. 20 Ottobre. 

I^redesi che il vocabolo Tripoli^ che significa tre città y 
derivi da Ire distinte colonie, venute da Tiro, da Sidone e 
da Arado, le quali slabilironsi in tre difierenli luoghi del 
promontorio. Non formarono dapprima una città sola, ma i 
borghi di queste colonie essendosi progressivamente accre^ 
sciuli, finirono col confondersi in qualche maniera T uno 
neir altro; di modo che le tre colonie primitive non forma- 
no più che una sola ciltà, a cui imposero il nome di Tripo- 
li. I moderni chiamanla per corruzione Tarabolas (1). 

La città attuale è fabbricala appiè delle più basse colline 
del Ubano, distante mezz*ora circa di cammino dalla riva 
del mare, il fiume Kadisha ( Santo ), detto altrimenti Nakr- 
AboB-Ali, la traversa e in due parli eguali la divide; delle 



(\, Chiamasi Taraifolos-el Sham, o Tripolf Orientale, per distingaerla 
da Tripoli di Barbarla. detU Tarabotos el-Gharb, o Tripoli OccidaoUle. 



xìiì. 27 



210 ROBINSON 

quali la più considerabile è quella del sud. Tripoli è circon- 
data da un muro poco elevato ed incapace di qualunque re- 
sistenza ; ed i suoi dintorni sono coperti di giardini verdi di 
aranci, di cedri e di gelsi, i quali si estendono a qualche di- 
stanza nella pianura. Appena il viaggiatore é entrato in cit- 
tà, la nettezza e P eleganza che per lutto osserva, lo colpi- 
scono , paragonando questa alle altre città della costa. Le 
case, fabbricate con pietre grigie, sono neir interno, conae 
air esterno, ben costrutte : hanno quasi tutte terrazze inve- 
ce di tetti, sulle quali gli abitanti, ed in particolar naodo le 
donne, salgono la sera per godervi del venticello che soffia 
dal mare (1), e della veduta di questo, che scuopresi da qua- 
si tutte le case. Tripoli non ha nessuno edificio notabile. 

i bazari sono vasti e ben provvisti di mercanzìe stranie- 
re ed indigene: ci vedemmo un'assai grande quantità di 
chincaglierie, principalmente di fabbrica inglese. Notisi, che 
questo ramo di commèrcio manca di rado, in questi paesi , 
d' arricchire i negozianti che vi si dedicano. I principali og- 
getti di esportazione consistono in seta, la quale proviene 
j dalle vicine montagne: è di qualità inferiore, e si spedisce 
i in natura o tessuta in foggia di pezzole da naso e di scialli, 
che vendono ai Mogrebini, o abitatori delle coste di Barba- 
ria : vengono questi a comprarli, e danno in cambio prodot- 
! ti colonniali che esportano da Malta. Le altre mercanzie di 
I esportazione sodo : spugne, che si pescano in gran quantità 
nel mare di Siria presso le rive; galla, che viene dalle mon- 
tagne degli Anzeyry ; cera gialla di bella qualità che racco- 
gliesi nel Libano ; robbia di Homs e di Haniah ; ed un i)OCO 



(1) Il \euto cbe domina su questo lido è quello, che gli auticbi Greci 
cbiamavai'.o Zìj-j^ ( Zefiro). 



VIAGGIO 211 

di tabacco. Questo ullimo prodotto inviasi in Egitto, ove è 
apprezzalìssimo. Yedonsi ovunque enormi masse di sapone? 
esposte in vendita anche in quelle bolleglie, od in ogni altro 
luogo, ove non sarebbe da cercarsi uo tale articolo ; ma i 
venditori ne traggono probabilmente un diritto dì senseria. Il 
sapone fabbricasi in un vasto Khan, e inviasi prìncipalmen* 
te sulle eoste di Caramania e di Natòlia, insieme con gran 
quantità d'alcali, che impiegasi nella sua fabbricazione. Pro- 
viene questo dal deserto, che è fra T Arabia e la Siria. 

Sono in Tripoli varie moschee, che preteodesi,non sieno 
che antiche chiese; e sembra egualmente, dalle arcate goti- 
che che cuoprono i moderni bazzari, che essi pure facessero 
parte di monasteri o di conventi di religiosi. Fra i molti a- 
vanzi del tempo delle Crociate esistenti in questa città, os- 
servai delle croci o de* calici scolpiti in basso rilievo sopra 
le porte di varie case. Il 6ume Kadisha, nel suo passaggio 
attraverso alla città, somministra V acqua necessaria non 
solo ai condotti delle strade, ma ancora alla consumazione 
particolare delle case; la maggior parte delle quali hanno 
un foi^e nella corte, e sovente anche nella sala o stanza di 
ricevimento. Il Kadisha provvede ugualmente V acqua al 
bagni, numerosissimi qui come in tutti i luoghi, ove la po- 
polazione mussulmana predomina ; e sono di una bellezza 
rimarchevole. Questo fiume merita adunque giustamente il 
nome di Santo (1) , poiché le sue acque contribuiscono po- 
tentemente alla salute, alla nettezza ed ai passatempi della 



(f) Il bagno è pres«o gli Orientali ano dei principali piaceri. Le per- 
aooe riocbc ne haoM ordlnariameBle nelle loro caac : ma ciò noD hnpe- 
dtsce, rbe non vadano ai iMgoi pubblici per passarvi qnakbe momento 
di piacere, e per incontrarvi i loro amici. 1 bagni si aprono il mattino per 
gli uomini, e la aera per le donne. 



2H ROBINSON 

città. La popolazioDe di Tripoli ammonta a circa diciassette 
mila anime; delle qaali, tre mila soltanto sono cristiane 
(greche cattoliche].! Torchi sono molto fanatici, e un mu- 
tzelim dipendente dal pascià di Acri, li governa. 

21 Ottobre. Sempre, alla porta che guida alla Marina , 
sono dei fanciulli a guardia di asini sellati e pronti a condur- 
re nella pianura quelli che lo desiderano. In meno di una 
mezza ora giungemmo ad El-Myna^ nome del porto di Tri- 
poli, il quale trovasi presso V angolo il più avanzato del pro- 
montorio, dalla parte del nord. Il porto é formato da una 
linea di scogliettl, i quali, dalla punta del Myna si avanza- 
no in mare verso settentrione. La rada presenta un anco- 
raggio poco sicuro ; il fondo è un banco di roccìe, che rodo- 
no e tagliano le gomene delle navi. Intorno al porto è una 
specie di subborgo, o meglio una piccola città, abitata prin- 
cipalmente da' marinari greci, e dai costruttori dei vascelli : 
e se devesi giudicare dagli avanzi di muri e dai fondamenti 
di case, che vedonsi al di sopra del porto attuale, è evidente 
che questo sobborgo occupa il luogo di una città più antica, 
che forse fu una delle tre, a cui Tripoli deve il suo nome. 

Dicesi che il mare lungo questa spiaggia abbondi di pe- 
sci e di crostacei eccellenti, particolarmente neir inverno, 
quando questi animali si avvicinano alla riva per ripararsi 
delle ingiurie del tempo. Neir estate, quando si ritirano in 
alto mare, i pescatori del paese sono troppo indolenti per 
darsi V incomodo d' andarli a cercare si lungi : laonde il pe- 
sce diviene allora una cosa assai rara. D' altronde i Turchi 
non amano molto il pesce, quantunque il modo col quale lo 
accomodano, sia eccellente. 

L' aria del Myna è umida, ma è nuliadimeno più sana di 
quella di Tripoli, per le ragioni già indicale. Da El-Myoa 
air imboccatura del Kadisha incontransi sulPorlo del lilo 



VIAGGIO 313 

sei lorri quadrale, lontane T una dair altra circa dieci minuti 
di cammino, le quali pare fossero fabbricate dai Saraceni a 
difesa del porto. Gli indigeni hanno dato a ciascuna di esse 
un nome particolare. 

Presso a queste torri, dentro il mare, giacciono sparso in 
gran numero colonne di granito di circa quindici pollici di 
diametro. 

Il Kadisha non è navigabile neppure pei piccoli battelli , 
ma non si può in questo luogo passare a guado. Noi lo at- 
traversammo un poco più in alto, sopra un acquedotto so- 
stenuto da archi, il quale serve anche di ponte. L'acqua che 
nasce appiè del monte Libano, lungi circa otto miglia da Tri- 
poli, è condotta sui fianchi della montagna per mezzo di un 
canale, che scorre paralello alla riva settentrionale del fiu- 
me, fino alla distanza di un miglio e mezzo dalla città; qui- 
vi io traversa sopra un ponte di quattro archi lunghi cento 
trenta passi, e larghi sette od otto piedi. Quest'acquedot- 
to chiamasi Kontarelel-Brinsy nome che sembra indicare un 
origine franca, e forse rammenta il suo fondatore. 

Proseguimmo la nostra passeggiata per un' altra mezzora, 
seguendo la strada che passa al nord verso Latakia, affine 
di visitare la tomba dello sceik-el-Bedawy, o per dir meglio 
la fonte alla quale ha dato il suo nome. Questa fontana è 
circondata di un muro, e contiene gran quantità di pesci , 
della specie delle troie, che i Turchi di Tripoli riguardano 
come sacro, e che ogni giorno sono nutriti dal guardiano 
della tomba: questi pesci sono si avvezzi a tal trattamento, 
che tosto che una persona si avvicina alla riva , accorrono 
in folla, e s'alzano quasi fuori dell'acqua per prendere il 
pane che loro si getta. Ninno oserebbe ammazzarne. Questa 
fonte ò due miglia al nord di Tripoli. 



214 ROBINSON 

Qui trovasi una vasta pianura che steodesi al nord fino a 
Tortosa, e che, aperta dalla parte del mare air ovest, è cir- 
condata all'est dalle montagne degli Anzeyry. Questi monti 
ramificazione del basso Libano, sono meno conosciuti della 
maggior parte degli altri luoghi di questa celebre montagna. 
Sono abitati da una schiatta d' uomini turbolenti, e non mai 
intieramente soggiogati da nessun pascià: il governo turco 
è stato obbligalo a contentarsi dì un tributo; l'esazione del 
quale è confidata ad uno de' principali abitanti, che la pren- 
de in affitto mediante una rendita anbuale. 

Esiste una grande divergenza d' opinioni fra gli scrittori 
riguardo all' origine di questo popolo. La sua religione, se 
pure ne ha alcuna, ciò che è assai dubbioso, è egualmen* 
te avviluppala di profondo mistero. Gli Anzeyry sono for- 
se, come i Drusi , una setta di maomettani , e forse come 
tutti coloro che si separano da una religione madre, questi 
settari sonosi fra loro suddivisi al punto, di non sapere più 
eglino stessi cosa sieno. Il Borkhardt fa menzione di questa 
suddivisione degli Anzejry in sette, ch'egli nomina Kelbye, 
Sbamsye e Mokladjye ; ma aggiunge : non se ne conosce che 
t nomi. La priocipal ragione dell' Ignoranza in cui siamo a 
questo riguardo, proviene dal non esservi fra gli Anzeyry, 
come fra i Drusi, che pochi individui che conoscano ì mi- 
steri i più importanti ed i ptd sacri della loro religione; il 
volgare generalmente si contenta delle pratiche esteriori; 
r interpretazione dei misteri non appartiene che ad un pie- 
col numero di adepti* 

Ma abbandoniamo questa digressione. La pianura deità 
quale testé parlavo chiamasi Djwm^ vale a dire pianura 
per eccellenza. Deve la sua fertilità ad un gran numero dì 
correnti d'acqua, che discese dalle montagne la traversano 



VIAGGIO ^15 

prima di giungere al mare : le quali correDti passavaosi un 
tempo sopra bei ponti di pietra, ma oggi la maggior parte 
di essi cade in rovina: di maniera che nella stagione delle 
pioggie non si passano a guado senza pericolo. Il primo, che, 
avanzandosi verso il nord , incontrasi , è il Nahr-el-Bered , 
cioè fiume freddo^ distante tre ore almeno da Tripoli; e pres- 
so ad esso è un Khan per i viaggiatori. A due leghe oltre 
il Nahr-el-Bered, trovasi ilNahr-Akkar; tre quarti d'ora 
pnk in li , s'attraversa un terzo corso d'acqua chiamato Na- 
hr*Abrosh, cioè il fiume del lebbroso ; ed a circa mezz'ora 
da quest'ultimo, è il Nahrel-Kabir, o gran fiume ^ il quale 
supponesi essere l' antico Eleulero. 

Traversato il Nahr-el-Kabir, dopo un' ora trovasi l'Ayn- 
el-Hye, valea dite fontana del serperne^ vicino alla quale os- 
servasi traccie considerabili d'antichi edifici, come anche 
molte rovine di sepolcri, prova che là esisteva uua città (forse 
r Enydra di Strabone] • Un poco più lungi , ed a circa una 
lega dal lito, è l' isola di Ruad , che supponesi essere l' Ar» 
vadjVArped^ o V Arphad deMa Scrittura, e V Arado dei 
Greci e dei Romani ; altra volta possente repubblica 
marittima , ma che oggi non contiene , che brevissimo 
numero di abitanti. Dalla parte orientale dell' isola in fac- 
cia alla terra ferma, avvi una specie di porto, che serve 
di ricovero alle piccole barche nei tempi cattivi: è formato 
di antichi materiali, che s' avanzano nel mare a guisa di 
molo. 

Alla distanza di un'ora da Ayn-elHye, dopo traversato 
un considerabile torrente, giungesi in Tortosa, che gli indi- 
geni chiamano Tarlous , macho anticamente diceasi Orlho* 
sia , posta sulla sponda del mare , e circondata da tutte le 
altre parli da una pianura spaziosa. Fu per gran tempo un 



!Ì16 



ROBINSON 



forte considerabilissimo , e vi sì vedono ancora alcuni avan- 
zi molto interessanti di un' epoca più prospera. 

Ad un'ora e mezzo da Tortosa, trovasi Nabr-Hussein : e 
quattr'oree mezzo più lungi, vedesi lo spazio cbe occupa- 
va l'antica città di Bancas, che suppooesi la Balanea di 
Strabone , e la Valania del medio evo. Di li a Jebilea con- 
tansi quattro ore di cammino: e nelF intervallo cbe separa 
Tortosa da quest'ultima città , incontransi le rovine di vari 
anticbi edifizi , e di gran numero di castelli. Jebilea , l'an- 
tica Gebala , sorge a riva il mare , sul lembo di vasta e fer- 
tile pianura, ricca principalmente di cotone e di tabacco. Le 
rovine le più rimarchevoli che offre , sono gli avanzi di un 
bel teatro romano. 

Si conta quattr' ore di cammino da Jebilea a Lalakia ; 
ma se devesi giudicare dalle molte rovine che incontransi 
solla via che conduce dall' una all' altra di queste città, par- 
ticolarmente fra Tortosa a Jebilea, questo distretto fu altra 
volta coperto di numerosa popolazione : ma oggidì è quasi 
deserto , e coltivato solamente dagli Anzeyry , i quali abi- 
tano le vicine montagne. 

Siccome aveva portato qualche provvisione nella mia va- 
ligia , invece di ritornare a pranzo In città mi assisi presso 
la fontana , e divisi il mio magro pasto col guardiano deHa 
tomba : aveva meco anche un poco di vino in una botti- 
glia , ma mi contenni dal berne in sua presenza , per timo- 
re di offenderlo. La sera tornai a Tripoli. 

22 Ottobre. Dopo aver fatta colazione col Guys , console 
di Francia , che divide col Katziflis il piacere di ricevere 
alla sua tavola ogni personaggio distinto cbe viaggia, qua- 
lunque sia la nazione a cui appartiene , partii per Damasco, 
proponendomi di seguire la strada, che attraversa il Libano 



' • i- 



VIAGGIO 217 

la valle di Baalbec (1) . Ero accompagoato dalla mia guì- 
Tiarooita, e da un domesiico della medesima nazione. Il 
'iere ed il suo assistente erano mussulmani. Fu Tra noi e 
Ho convenuto , in presenza del signor Kalziflis, il 
reazione dei muli, i luoghi che doveamo visitare, ed 
doveva durare il viaggio: e fu convenuto inoi- 
uenaro sarebbe depositato fra le mani del Katzi- 
suddetto , il quale non lo consegnerebbe che ricevuta 
una mia lettera, con cui annunciasse il mio arrivo a Dama- 
sco , e la mia intera soddisfazione det mulattiere nel tempo 
del viaggio. 

Uscendo di Tripoli, invece di seguitare la strada per cui 
era venuto , montai il WadiKadiska , o valle irrigata dal 
fiume di questo nome. Sopra il vertice di una collina che 
trovasi ai nord della strada, nel luogo stesso ove il torrente 
entra nella città, è la tomba di Abou-Naszer; e in faccia a 
questa tomba, a mezzogiorno, sorge la cittadella o castello 
del quale ho già fatta la descrizione. Da questa stessa parte 
del torrente , ma un poco più in alto, trovasi il celebre con- 
vento dei Dervìò , situato in mezzo agli alberi , nella posi* 
zione più pittoresca e più aggradevole che si possa imma- 
ginare. E dopo due ore e mezzo di cammino nella valle, ar- 
rivai al villaggio di Sgarti , romanticamente fabbricato ap- 
piè del Libano. AH* avvicinarsi delP in verno, quando la ne- 
ve , la pioggia e i venti del nord fanno di questi monti tri- 
sto e spiacevole soggiorno , i ricchi abitanti dei luoghi più 



(1) Da Tripoli sono Ire strade per andare a Balbcc , e tutte traversano 
la regione de! Ltòano. La prima passa al nord della montagna ; la più 
corta va diritto air est di Trìpoli, ed è quella di Kanobin e dei eedn ; essa 
valica il vertice della montagna. La terza traversa la montagna passando 
per Djebali. 



XITI 28 



219 aoBiNson 

alU scendono nella pianura colle lora famiglie , e Sgarii di- 
venta allora il loro villaggio di predilezione (ino al rilonio 
delle belle giornale. 

Poco tempo dopo di aver lasciato questo loco, incomio- 
eiammo a salire sui fianchi superiori del Libano: la stra- 
da che serpeggia per queste erte pendici, è estjremameotc 
scabra e sassosa, e però difficile e faticosa per gli uomini 
come per i cavalli. Era notte oscurissima, e fummo sul pon- 
te di perderci, ma fortunatamente scorgemmo le tende di 
alcuni arabi a poca distanza dalia strada. Queste tende erano 
dello stesso colore del terreno ; e senza i fuochi che vi erano 
accesi, saremma passati presso di esse senza vederle. Ci ven- 
ne voglia di avvicinarci; ma i cani facevano buona guardia, 
e si misero ad abbaiare furiosamente ed a mostrarci i denti. 
La vista di questi Arabi richiamò alla mia memoria, salvo 
il costume, gli zingari che veduto aveva nella mia patria. 
Il Burckhardt, parlando d'una tribù conosciuta nel paese 
sotto il nome di El-Kalb, dice: che gli individui che la com- 
pongono non hanno abitazione fissa; che sono tributari dei 
Turchi ; che vivono in pace cogli altri popoli, ma che sono 
naturalmente inclinati al ladroneggio : ed aggiunge , che 
quando le montagne non ofl^rono loro più di che far pasce- 
re le greggie che posseggono, passano il verno sulla costa dei 
mare, nelle vicinanze di Djeball, di Tripoli, e di Tortosa. 
Or, questi Arabi eh* avevo sott'<icchio, erano senza dubbio 
una parte della stessa tribù. 

Quando giungemmo a Eden, erano due ore di notte. La 
strada che vi conduce, non é che una salila continua. Lo 
Sceik Boutros (Pietro), cristiano, alla famiglia del quale 
questo villaggio appartiene, si disponeva a coricarsi, quando 
giungemmo. Ci accolse nnlladimeiio con cordialità e since- 
rità cortese del pari che gradevole, e fece subilo geltare delle 



VIAGGIO SI9 

fascine fresche sul fuoco vicioo a spegnersi , e fu sollecito 
ad offrirci una buona cena per quanto la circostanza lo per- 
metteTa. Questo pasto consìsteva in piiau col burro , ma 
senza carne, ed ìnjaghauri o vino delle montagne; il quale 
unito air amabile società del mio ospite, mi fece tosto di- 
menticare le fatiche del viaggio. 

Eden 50 Ottobre. È difficile figurarsi un soggiorno più 
delizioso di quello d^Eden nella state. Gli amanti deir om- 
bra, della buona aria, deli' acqua eccellente, vantaggi che 
non poiiDo abbastanza apprezzare che coloro che bau visi- 
tato questi luoghi, non potrebbero scegliere luogo di questa 
più favorevole io tutta la catena del Libano : fra le altre co- 
se vi si trovano i più bei noci, ch'io m'abbia veduto. Gli 
abitanti più ricchi di Tripoli e della pianura, sogliono pas- 
sare la stagione dei grandi estivi ardori in Eden, ove 1* aria 
è tanto salubre , che basta recarsi dalla città nelle nton- 
tagne per guarire dalle febbri intermittenti , recalcitranti a 
qualunque rimedio nella pianura. A dieci minuti di cam- 
mino verso r ovest è un' eminenza , dalia quale godesi la 
vista deliziosa di Tripoli e del Mediterraneo; ed avvi colà 
vicino una cappella greca . 

In tutto questo giorno, gii abitanti, venuti dalle vicinan- 
ze e da lungi, non hanno cessato di presentarsi in folla allo 
Seeik per pagare il miri (1), di cui questo capo deve dar conto 
al governo locale. Nel giorno del pagamento i contribuenti 
hanno il diritto di mangiare e di bere a spese del distretto. 
Provai una sensazione ben dolce contemplando l'aria di sod- 
disfazione di questi fortunati montanari : io era da si lungo 
tempo avvezzo a non vedere che atti di oppressione e di di« 
spotismo, esercitati a nome della religione, che potevo 

(i) ImpoKìiione fondiaria. 



I .30 ROBINSO.f 

I appena credere d* essere tuttora in Turchia, osservando gli 
i uomini conversare fra loro senza cautele, ridere senza rite- 
gno, ed abbracciarsi come individui di una stessa famiglia. 
SS O^/obff. Quando i viaggiatori visitano i Cedri^ sogliono 
montarvi direttamente da Eden. La disianza non è consi- 
derevole, superando di poco le cinque miglia, compresivi i 
giri tortuosi della strada sui fianchi scabrosi delle montagne 
attraverso a profondi burroni. Quanto a me, desiderando 
vedere i conventi di Kashheya e di Kanobin, i quali sono 
' situati nelle vicinanze, presi una strada che deviava alcun 
! poco. A mezzo di mi congedai dallo SreilL e dalia sua fami- 
I glia, soddisfattissimo deiraccoglimenlo che avevo ricevu- 
I to ; poiché sebbene avessi una lettera di raccomandazione 
j dì un abitante di Tripoli, non tardai a riconoscere, che i 
contrassegni di benevolenza, che quel principe mi dimostrò 
I al mio arrivo, e continuò nel tempo dei mio soggiorno, era- 
! no dovuti per lo meno tanto alle sue abituali relazioni con 
gli Europei, quanto alla sua stima per la persona, che a lui 
: mi aveva a raccomandato. 

A poca distanza da Eden, verso il nord, trovansi le sor- 
genti deirAboU'Ali : T acqua scaturisce dalla terra con mol- 
ta forza, e ricade in cascate nel Wady dello stesso nome, il 
I quale è un ramo collaterale della valle di Kadisha, che sten- 
desi dalla parte del mezzogiorno. Avendo io presa la strada 
che corre fra le due valli, giunsi, dopo Ire ore di cammino, 
suirorlo del burrone, in fondo a cui è II convento maronita 
di Sant'Antonio, detto altrimenti Kashheya. ìion è luogo 
più romantico di quello, che questi santi Anacoreti scelsero 
per fuggire il commercio del mondo : il convento sorge so- 
pra una stretta lingua di terra, alle basi di un precipizio, 
ove la più ricca vegetazione cresce in ogni parte, fra le fes- 
sure delle roccie perpendicolari. Un torrente onde T acqua 



VIAGGIO Sii 

cade di scoglio io sco;;tio, passa rapidamente davanti alle sue 
mura, e sembra, colla violenza del suo corso, e colf orrendo 
fìragore rbe produce e che T eco paurosa da lungi ripete, vole» 
re impedire allo straniero curioso di avvicinarsi a questo asi- 
lo. L* ora tarda, e la difficoltà the pareva presentasse Paccesso 
di questi luoghi, mi fecero esitare se dovessi contentarmi di 
averne contemplato T interno, o sivvero cercar di verificare i 
racconti dei viaggiatori colla mia propria esperienza. Questo 
ultimo partito prevalse. In conseguenza, lasciato il mio caval- 
lo sul margine dei burrone, perché vi attendesse il mio ritor- 
no, discesi solo per un sentiero tortuoso nella romantica 
valle d'Abood- Ali, cosi chiamata dal torrente, che la bagna. 
Trovai la porta del convento aperta, e vi entrai : ma non vi* 
di anima vivente, a cui potessi indirizzar la parola. Dopo 
aver errato per alcuni minuti in quelli oscuri passaggi, era 
in procinto di allontanarmi da quel soggiorno solitario, quan- 
do fui attirato dal suono di voci umane verso la parte dello 
edifizio in cui è la chiesa : tutta la comunità, numerosa di 
30 o 50 persone, era colà riunita per la preghiera della se- 
ra. Terminata la funzione, mi presentai ad uno dei religio- 
si, che ebbe la compiacenza di servirmi di guida per tutto 
lo stabilimento. Non vi sono molte cose da osservare, e la 
posizione del luogo è il solo diritto, che abbia air attenzione 
dello straniero : però, quantunque veduto da lungi sembri 
pittoresco, esaminalo dappresso la cosa è beo diversa: nul- 
ladìmeno è osservabile, che in gran parte è scavato nella 
roccia. La chiesa non è altro, *che una grotta allargata, io 
cui forse già tempo abitò qualche celebre e santo Anacoreta. 
Le cellette dei religiosi sono piccole e umide in guisa che 
se non fosse una ascetica leggenda per cui questo luogo è 
sacro, non potrebbesi comprendere, come umane creature 
potessero scegliere soggiorno tanto malsano. Mi si fece 



Ì2S EOBIHSOn 

vedere un torchio da stampa con caratteri sirìaci ; Il qaale 
è un oggetto interessaole io queste barbare contrade, a ca- 
gione della sua rarità; ma per il restante era la macchina lu 
tristo stato di disfacimento; e vidi con dolore, che coloro 
che ne avevano la direzione, non erano in posizione di trar- 
ne tutti i vantaggi, dei quali era capace: i loro motivi era- 
no, senza dubbio alcuno, eccellenti e duri neir obbedire a 
ciò che riguardavano come loro vocazione ; ma non biso- 
gnava essere dotati di grande perspicacità per riconoscere, 
ctie essi stessi appartenevuio ad una classe delia sorieti , 
pochissimo superiore a quella di cui aveano V incombenza 
di regolare e dirigere la condotta spirituale. La lingua siria- 
ca è conosciuta e parlata da molti maroniti , ed in questo 
distretto la maggior parte dì essi scrivono V Arabo impie- 
gando i caratteri siriaci. 

Sulla sinistra , fidno al oon vento, trovai una vasta grot^ 
ta, che inoltrasi sotto terra a considerevole distanza; vi 
penetrai ; ma dopo aver fatto qualche passo , il mio orecchio 
fu dolorosamente percosso da grida che partivano dall^eslre- 
mila opposta , le quali sembravano proferite da persone in 
angustia; richiesi cosa significasse ciò, e mi fu risposto, che 
in quella grotta chiude%'ansi coloro che aveano smarrita la 
ragione! E qual rimedio impiegasi per guarirli ? L'astinenza 
ed una severa disciplina ! Mi hanno assicurato che gii 0/90- 
$taii^ considerati come pazzi in questo paese, ventano as- 
soggettati allo stesso trattansento. È bene che i nùssionarì 
del mio paese sappiano , quale è il risoltamento delle loro 
benefiche intenzioni ! ! ! 

Neir intervallo dei loro religiosi esercizi , i monaci si oc< 
cupano a coltivare le terre del convento o a fabbricare que- 
gli oggetti, che, in piceni numero esigono i loro moderati 



TIAGOIO S23 

bisogoi ; oggelli , che per la loDlaoanza delle cillà doo pon- 
no comprare. 

It giorno (lev' esser breve per gli abitanti di Kaslibeya , 
poiché solo quasi sui mezzodì il sole penetra nel loro tristo 
ed oscuro ritiro: perciò, quando tornai nel luogo in cui 
aveva lasciato il mio cavallo, trovai , con mia grande sor- 
presa, che Torà era molto meno avanzata di quello che 
non avessi credulo. 

Da Kashbeya mi diressi alla voUa del convento di Ka- 
nobin , ove aveva intenzione di passare la notte. Era già 
buio, quando giungemmo da capo alla valle nel profondo 
della quale questo luogo è situato ;nulladimeno, la sua po- 
sizione ci fu indicata da un lume, che si mostrò ad una 
delle fineatredel convento. Cominciammo a discendere per 
un sentiero ripidissimo e appena praticabile dai muli, spe- 
rialmenie essendo carichi come lo erano i nostri. Scesi dun» 
qoe da cavallo, e mi provai a condurre il mio mulo per la 
brìglia , ma mi seguiva a stento , poiché vedeva chiaramen- 
te che ero un cattivo conduttore. Ingannato dai lumi la- 
sciai più d'una volta la buona strada, nella speranza di tro- 
varne una più diretta ; ma fui sempre obbligato di tornar 
indietro. Se questi si fossero spenti nel tempo che scende- 
vamo , ci sarenuno senza dubbio perduti almeno per tutta 
la notte. 

Dopo un* ora di faticoso cammino arrivai finalmente alla 
porta del convento: era chiusa ; ma a riguardo del mio 
compagno maronita s* affrettarono ad aprirla, malgrado 
Torà tarda. Fu pure a suo riguardo, che mi fu dato da cena 
td un buon letto in una cella. 

Dalla finestra della mia camera la vieta stendevasi sulla 
valle di Kanobin^ la quale, ne' suoi generali contorni , non 
rassooiigHava ad aleooa altra per me oaservata: nelle parti 



±i4 



ROBINSON 



sollaDio mi ricordava i distrelti inontnosr deìF Orieete , li 
suoi scogli tagliali a picco che ne foroiano i lali essendo rie» 
camente vestiti di vegetaiione, ed il fondo de* buseioni sol- 
calo da spumosi torrenti* Ma essa ha bellezze non comuni 
ad altro luogo, le quali deve principalmente alla solitudine 
profonda che vi regna. Quando v' entrai, era debolmente ri- 
schiarata dalle stelle; ma più tardi alzatomi dal letto, per 
non aver potuto , non so perchè , prender sonno , la scena 
che s* offri alla mia vista fu pittoresca e sorprendente più di 
quello che mi sia concesso di esprimere : la luna montata 
suir orizzonte in qucsf intervallo ; e quantunque non si 
mostrasse che velala dai vapori della valle , gettava una 
incerta luce nella vasta conca. Niun' altra abitazione, fuor 
di quella ove mi trovava , presentavasi al mio sguardo : 
nulla ostante lo spettacolo era al tempo stesso si tristo e 
gradevole, che unito al mormorio del fiume Kadisha,il 
quale susurrava dolcemente ai mio orecchio, mi dispose a 
lunga e profonda meditazione , non interrotta che di tanto 
in tanto dal canto melodioso delP usignuolo solitario, o dal 
suono lugubre della campana del monastero. 

Kambtn ^4 Ottobre, Ho presentato questa mattina i miei 
ossequi al Patriarca maronita , che passa la state in questo 
luogo. Sua eminenza si prepara in questo momento a ritor- 
nare al gran convento di Bekerké, sulla costa del Kesro- 
uan, ove passerà il verno. È un uomo di media età , di buon 
aspetto, di affabili maniere, di portamento distinto e senza 
orgO{;;rio: Taccompagnai alla chiesa nel tempo della messa. 
Quest' edifizio ha un aspetto punto imponente, essendo 
principalmente scavalo nella roccia : il lutto è poi sostenuto 
da un muro elevalo, costruito contro la montagna. In ori- 
gine era forse una caverna od una grotta , dimora di qual- 
che celebre solitario nelPepoca in cui simili lochi erano 



/ 



VIAGGIO ±25 

abitati da sanli uuinini. Alle mura laterali peodouo dei ritratti 
mal dipinti di qualcuno dei predecessori del patriarca, che 
sono lutti qui sepolti ; e al palco sono sospesi piccoli sac- 
chi di tela , che contengono dei bozzoli , ciascuno con un 
cartellino che indica il nome del proprietario. Non saprei 
dire perché furon posti in questo luogo : ma è probabile , 
che i semplici paesani delle vicinanze sperino con questo 
mezzo ottenere , dair intercessione del santo protettore , 
un' abbondante raccolta di seta. Mi fu assicurato , che que- 
sto convento possedeva un tempo una ricca biblioteca , ma 
oggi più non ne resta il menomo segno. Una beila sorgente 
scaturisce da una roccia nel cortile. 

Dopo la colazione , nel tempo della quale appresi qualche 
notizia interessante sulla popolazione Maronita, discesi ver- 
so il rio scorrente in fondo del burrone, che é sotto il con- 
vento; il quale, visto di colaggio, sembra come sospe* 
so in aria, poiché sorge circa alla metà della salita, e gli 
sovrastano enormi roccie, che sembra minaccino di schiac- 
ciarlo. Quanto alla valle é la più solinga , che si possa im- 
maginare , e sembra abbia ad essere completamente al co- 
(>erto da ogni ostile invasione; eppure non é così : le ves* 
sazioni e gli insulti, ai quali gli abitanti furono esposti, non 
é gran tempo dalla parte dei Metaweli, obbligarono per più 
anni i religiosi ad abbandonare totalmente questo soggior- 
no recondito e in apparenza si quieto. 

Lasciammo Konobin prendendo la medesima via per la 
quale e' eravamo arrivati, poiché non ven' è altre: e dopo 
tre quarti d'ora d'una faticosissima salita, rttornammo nel- 
la pianura superiore che avevamo traversata il giorno pre- 
cedente, e vi trovammo qualche campo di dhourra ( o gran 
turco ) , essendo il clima troppo freddo lassù per la colti- 
vazione del frumento. La strada di Bsbirrai , tracciata sopra 

XIII. ai) 



tm ROBINSON \ 

un dolce pendio, porla i segni dei danni fatti dallo sdogU- 
mento delle nevi ali* incominciar della slate. Alla nostra di- 
ritta , la prospettiva della valle dalla quale sortivamo, era 
di estrema bellezza : se avessi avuto tempo da perdere, mi 
sarei fermato volentieri qualche giorno in qneslo luogo, per 
visitare le sue più recondite solitudini: ma Muslafà, mia 
guida musulmana , non sentiva interesse alcuno per una 
scena , che a ciascun passo gli rammentava la superiorilà 
delle genti che aveva Tabitudine di odiare e disprezzare; 
perciò mi sollecitava di continuare il mio cammino. 

Dopo due ore di gradevole passeggiata , nel tempo della 
quale ci dirigevamo verso Tallo della montagna per dolce 
ed insensibile pendio, giungemmo al villaggio di Bshirrai, 
il quale si compone di un centinaio di case , fabbricate sulla 
riva di un precipizio diroccatissimo: è abitato da poche 
famiglie maronite , la maggior parte delle quali si occupa- 
no del commercio della seta e dell* arte di tingere. Alcune 
sono pur dedicale , per quanto sembra, ali* agricoltura, poi- 
ché osservammo delle piaplazioni di tabacco e di cotone ip- 
i torno al villaggio, iranno spettacolo interessante vedere 
I questa piccola colonia di Cristiani condurre attivissima vita, 
e industriosa in una parte cosi alta del Libano, di sopra alla 
quale non trovasi più alcuno abitante ; mentre che i Tur* 
chi , padroni indolenti della pianura, ove la natura ha pro- 
digato tulli i suoi tesori , appena sanpo trarne di che prov- 
vedere alla loro esistenza. Le mie orecchie cattoliche furo* 
no pure contente d' udire il suono della campana delle chie- 
suole ( non se ne contano meno di cinque o sei in quesiu 
piccolo villaggio] , che chiamavano i fedeli al vespro; e mi 
disponeva io plesso ad andarvi, quando seppi, che, a un 
quarto di Icgq al fiord del villaggio troverei un cofi^enlu 
chiamato Peìr-Serkis,dal nome di San Sergio, al qq# é 



N 



VIAGGIO 2Ì7 

dedicalo. Diressi i miei passi a quella volta, e fui cordial- 
mente ricevuto alla porta del convento dal solo essere vi- 
vente che r abitava, monaco Piemontese deir ordine dei Car- 
melilani. Mi condusse verso un argine coperto d'erba ap- 
piè di un magnifico noce, d'onde la vista slendevasi sulla 
valle di Kadisha, e penetrava fino alla pianura di Tripoli, 
posta al sud» 




Convento e Villaggio nel Libano 





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AIxaUi del Tnopifl 


» di Baalbrk 




CAPITOLO 


TERZO 







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I Cedri del Libano— Loro numero, e !r,ro aspello — Saìgu sulla cima dtl 
Libano — MpraTiglv3se, vedute — La vaile di Baalb^'.V. anlira Cèlesina e 
Sina inlerdisa — Discesa ad Amene- Scena col mulaiuere— Pae^e de- 
sfrio — Deirtl-Akhmar — Traverso la pianura — Arn/o a Baalbek e am- 
miro le magnifiche rovine di questo loco. 



25 Ottobre. 




UA Icvalfi del sole lasciai Bsbirrai, 
e cominciai a montare verso la som- 
scena do]ia vita Patriarcale. Hiilà del LìbaDO. Dopo cipca una mez- 
z^ora giunsi ad un piccolo ripiano di breve estensione, una 
parie del quale, a destra della strada, sembrava coltivato , 
quantunque non si scoprisse abitazione alcuna nelle vici- 
nanze. Era irrigato da un ruscelletto d'acqua eccellente, che 



VIAGGIO 'ÌS» 

suppongo sia la sorgente del Ka'lislia. Sulla sinistra^ quasi 
a mezza lega dalla strada cbe conduce a Bsbirrai,a traver- 
so alla montagna, nella valle di Biialbek, trovai il celebre 
Bosco dei Ctdri: di questi alberi rimarchevolissimi pel to- 
ro fusto e per la loro velustà, non che per discendere im- 
mediatamente da quelli di cui frequentemente parlano le San- 
te Scritture. Il luogo ove crescono è cosi appartalo che se la 
guida non mi ci conduceva, io li avrei forse lasciati senza 
vederli; tenevo costantemente fisso T avido sguardo nel più 
alto vertice del Libano, mentre e' sono situati in fondo di 
un vallone, umiliati e eonfwi^ appiè della parte la più ele- 
vata della montagna, cbe forma in questo luogo un anfitea- 
tro naturale, aperto ad austro. Veduti dalla grande strada, 
rassomigliano ai tronchi di vecchie querele fornite di larghi 
rami, come gli avanzi di una foresta sfuggiti alla scure : ma 
avvicinandomi più dappresso potei riconoscer meglio il loro 
merito individuale. Sembra appartengano a diverse genera- 
zioni; de* più vecchi non ne resta che piccol numero, sette 
od otto tutf al più; i quaK patriarchi del mondo vegetale, 
ne sia permessa T espressione, sono di forma notevolissima : 
hanno quattro o cinque tronchi ciascuno, della grossezza di 
tm grosso albero, che sorgono da una sola base e s' inalza- 
no insieme dieci o dodici piedi, alla quale altezza comin- 
ciano ad estendersi orizzontalmente. Misurai la circonferen- 
za d'uno dì essi collo scialle che portava attorno alla mia 
cintura, e la trovai appresso a poco di trenta piedi di cir- 
conferenza. I suoi rami ne avevano tre volte tanto. Oltre a 
questi cedri vecchi e mostruosi, se ne trovano quaranta o 
cinquanta giovani ancora e l>elli,e gran numero di altri me- 
no grandi, fra quali è misto qualche piccolo pino. 1 rami e 
le foglie dei minori cedri cominciano vicino al terreno, e 
portano una quantità di frutti maggiore dei primi. I tronchi 



«no ROBINSON 

più \ea*bi sono coperli dei nomi de' viaggiatori e di allre 
persone che hanno visitato questo luogo, qualcuno dei qua- 
li rinìonta fino al secolo XVIt (1640): togliesi la scorza 
dell'albero per incidere queste inscrizioni , ciò che nuoce 
mollo alla sua bellezza ; ma sovente è avvenuto, quando 
queste incisioni erano fatte nel tempo della crescenza della 
pianta, che la scorza le ha nascoste cicatrizzandosi. 

Tutto insieme considerato devo dire, che la mia imma- 
ginazione, grandemente prevenuta, attendevasì di trovare 
sul Libano fusti più belli di quest'albero ramoso: il qual 
disinganno, aggiunto a quello che provava relativamente al 
luogo che occupano, mi convinse maggiormente liel quanto 
fosse vantaggioso vedere i luoghi e le cose co' propri occhi. 
Qualche volta, é vero, la realtà resta al dì sotto delle pro- 
porzioni tracciate dall'entusiasmo; ma pur sovente il viag- 
giatore è largamente ricompensato degli incomodi provati. In 
ogni caso, a meno non fosse un osservatore negligente, eMor- 
na nel suo paese con esatte nozioni delle cose, lo che non è 
piccola soddisfazione per lui e pe*sooi amici (1). 

I Cedri del Libano crescono in un terreno ineguale co- 
perto di macigni e di pietre, e formano un bosco che ha cir- 
ca un miglio di circonferenza. Non vegetano in gruppi 
cosi numerosi in altra parte della montagna, quantunque 
quinci e quindi incontrinvisi non di rado, ma sempre in bre- 
ve numero. L' incuria de' montanari per questi alberi mera- 
vigliosi, r avvilimento anzi in cui queste piante superbe son 



(I) T cedri del Libano sono 1* oggetto d* una venerazione speciale da 
parte degli abitanti dei paesi circostanti ; ed un giorno dell' anno é con- 
sacrato alla festa dei Cedri, ed è quello della Trasfigurazione di Gesù Cri- 
sto ; in cui celebrasi qui una messa sopra un semplice altare di pietra po- 
sto appiè d' una di queste bibliche piante, ed I Olstiani vi accorrono per 
udirla dalle valli più remote.— il frief cedrus, Pinus cedrus, sono i nomi 
botanici di questi alberi. 



VIAGGIO «DI 

ridotte, toglie qualunque pretesto di sarcasmo agli incredu- 
li ; e tutto invece, nel loro stato attuale, concorre a provare 
la verità, la giustezza e la precisione delle profezie cheli 
riguardano : Resteranno tanta pochi alberi grandi della sua 
foresta^ che si canteranno senza fatica, e un fanciullo potrà hq- 
verarli ! Il Libano è nella confusione, ed in liiio stato spaven- 
tevole ! — Quelli che erano più alti saranno tagliali alla base, 
ed ipiù grandi saranno umiliati! — Il Libano cadrà co' suoi 
alti cedri! — I suoi rami (del cedro) son caduti su per li 
monti e per tutte le valli^ ed i suoi ramoscelli sono stati rotti 
per tutte le pendici della terra ; e tutti i popoli della terra so- 
no seesi dall' ombra sua e l'hanno lasciato. (1} 

Nel tempo che la mia guida raccattava qualche ramo 
schiantato dal vento, per accendere il fuoco e preparare la co- 
lazione, mi assisi sopra un cedro decrepito e mi abbandonai 
alle dilettevoli idee, che sveglia queslo paese celebralo dalle 
sante Scritture, onde le immagini si mescolano colle prime 
percezioni della nostra infanzia. 

Dai cedri rilornai nella strada che varca il vertice, il cri- 
ne del Libano, strada stranamente volteggiante su pei flan- 
cbi della montagna per comodo delle bestie da soma aggra- 
vate da pesanti carichi (2). Iinpaziente di giungere alla cima 
montai a piedi la parte più scabrosa ; e dopo il faticoso cam- 
mino di un* ora, giunsi sur un altissimo ripiano ma di breve 
estensione, da cui godesi di una magoiQca veduta : a destra 



(1) Isaia ed Ezbccuibllo, passim. 

{*ì) V ossatura di luUe le montagne della Siria, olie sembrano rami del 
Tauro, e più specialmente dei Ulnino e dell' Anti Libano, é secondo Volney 
Tormata da una massa di pietra calcarea, dura, biancastra, suonante come 
una stoTiglia, e disposta per letU diversamente inclinati. Il solo luogo in 
cui sia composta di terreni di transizione^ è nelle montagne di Djebail e 
Batrun ; per lo che questa catena inferiore è meno acuminata della supe- 
riore e seqia Osonomia ben marcata . 



I -iTtà KOBINSON 

il mio sgaardo scguìa la calva fronie del Libano superiore, 
la qual si estende alcune nii^^lia al sud-ovest verso il mare: il 

i gran cespo di verdura, che sorge alla sua base, è fi bosco dei 
Cedri innanzi visitalo. La parte bassa della montagna è uo 

I paese più eguale, molto boschivo, bene irrigato ed io gran 
parte adatto alla cultura. A' miei piedi stendevansi le valli di 
Kanobin e d'Abouali, che sboccano al sud sulla pianura diTri- 
poli. E ne' profondi buscioni che dividono irregolarmente la 
base della montagna, riconobbi i diversi villaggi ed i luoghi 
che avea visitati nei tre giorni precedenti. In questo fortu* 
nato distretto esclusivamente abitato da cristiani, ogni casa 
mi era stata aperta, ogni sguardo mi era stato benevolo; e 
nel percorrerlo avea provato tal sentimento di sicurezza , 
che non mai ritrovasi in altro sito delia Turchia, né fu un so- 
lo istante del menomo accidente turbalo. Oh loco felice, io 
serberò di te lunga e dolce memoria ! 

Mentre contemplava queste scene, i mulattieri erano ginn» 
ti sulla cima della montagna. M' avanzai qualche passo ver* 
su il nord-est, e là scopersi un altro estesissimo orizzonte , 
ma però meno del precedente dilettevole, per le sue partico-^ 
larilà e per le impressioni che ispirava : abbracciava la gran 
valle che separa il Libano dairAntilibauo, contiene i distret* 
ti di Bekaa ed il Beiad Baalbek, e in altri tempi si chiamava 
Celesiria.L'Antilibauo é dagli abitanti di questo distretto ap- 
pellato Djebel-es-Sharke, cioè monlayna dettesi^ in opposi- 
-zioue al Djebel-el-G barbi , nicm/ajfiia (/e//'ot?ej/, altrimenti 
detto Djebet*ei-Leban (monte del Libano), denominazione 
sotto la quale s'indica qualche volta Fiuterà catena delle 
montagne, che dal Mediterraneo al Giordano dìstendesL Da 
ambedue le parli, da ponente come da levante, il dosso del 
Libano si distingue dai fianchi inferiori per la sua grande 
nudità. Queste montagne somigliano e di forma e d'aspetto 



VIAGGIO S53 

agli Appenoioi, e più specialmente a quella parte di essi che 
cinge il mar di Liguria. L'aria, anche in questa stagione in 
cui attraverso il Libano, è pungente, sebbene in alcun luogo 
io non abbia vista la neve : mi si dice però che essa trovasi 
in profonde cavila, ove il sole non può penetrare; ivi il ca- 
lore della state struggendola somministra T acqua ai fiumi 
ed alle fontane, che irrigano le valli appiè della monta- 
gna (1). 

Discendemmo nella valle di Baalbek per un sentiero sinuo- 
so e repente, ad ogni pie sospinto attraversato da ruscelli 
formati dallo scioglimento delle nevi; e dopo circa un'ora e 
mezzo di cammino, giungemmo all'abbandonato villaggiodi 
Ainetta. In questo luogo, come indica il suo nome, trovansi 
varie sorgenti, una delle quali, cadendo da una rupe, forma 
vaghissima cataratta: tutte poi riuoisconsi in un Wady,che 
dilungasi paralello alla montagna superiore, e stendesi per 
due ore air ovest fino al lago Liemoun, che aveva veduto 
discendendo e desiderava visitare. Quando proposi di an- 
darvi, accadde fra me ed il mulattiere una sceua, che uon 
dimenticherò per lungo tempo. Dal momento che partii da 
Bskirrai, aveva notato nel tuono e nelle maniere di Musta- 
plìà un cangiamento, che non era troppo plausibile ; ma qui 
giunti, quel contegno convertissi in aperta insolenza. Comec- 
ché il lago fosse uno dei siti compresi nella nota scritta, 



(i) Che io mi sappia, V altezza assoluta de! monte Ubano non é ancora 
fiata misurata con esattezza ; ma consoltando no quadro recentemente 
pubblicato dell' altitudine comparativa delle principali montagne della ter- 
ra, trovo, che il culmine della biblica montagna {Dummel-Uazrebjé calco- 
lato alto 1,481 tesa sul livello del mare. Se questa misura è corretta, l'epiteto 
di nevoso^ che gli orientali danno al Libano, non gli è rigorosamente ap- 
plicabile ; perchè V altezza delle nevi perpetue sotto il grado 53 di latitu- 
dine è per lo meno a 10,000 piedi ; laonde il nome di Libano, che significa 
bianco proviene forse dal nudo aspetto e biancastro delie sue principali 
cime. 



XIII. 30 



S54 ROBINSON 

nulla ostante, per qualche ragione a me sconosciuta, e' mo- 
strò ripugnanza a seguirmi vi: però, ad onta della sua osti- 
nata opposizione, io cercava di prendere la strada che vi ci 
conduce, quando alF improvviso, mi si gettò davanti, ed 
afferrando con una mano la briglia del mio cavallo, e coi- 
l'altra traendo fuori una pistola, che aveva alla cintola, ap- 
poggiatamela al petto minacciò di scaricarla, se persistessi 
nella mia risoluzione; ed aggiunse, probabilmente per inti- 
morirmi, che aveva già ucciso nove uomini in vita sua , e 
che se V offendessi sarei stato il decimo ! io pure aveva le pi- 
stole nelle fonde ; ma siccome egli mi aveva preceduto nel- 
la minaccia, non potevo servirmene: fui dunque obbligato 
di cedere alla sua minaccia, e di ascoltare con pazienza il 
discorso violento che mi tenne. Ebbi dapprima molta pena 
a rendermi conto del motivo,che aveva potuto determinarlo 
a tenere una condotta si oltraggiosa; ma fu tosto evidente 
elle cedeva ad un risentimento lungamente represso. Pensai, 
che alcune parole di disgusto che potevano essermi sfuggite 
nel tempo eh' eravamo nelle montagne, ed alle quali non a- 
vevo data molta importanza, avevan senza dubbio offeso il 
suo amor proprio di musulmano^e siccome dai miei servito- 
ri, vale a. dire dal mio dragomanno e dal mio domestico, 
molto spaventati, non poteva sperar soccorso, pensai , che 
fosse cosa prudente abbandonare il soggetto della questione, 
e continuare direttamente la mia strada verso Baalbek. 

Ad Aiiiette comincia un paese più agevole, quantunque 
ondulato sempre, il quale separa l'ako dal basso Libano, ed é 
coperto da una foresta di piccole querele. Colà mi abbandonai 
ad una serie di penose riflessioni, che né il luogo né Torà 
( poiché la notte avvicinavasi ] erano fatti per dissipare: non 
era più negli stati dell'emiro Bescir, o di qualche altro go- 
vernatore disposto a Carmi render conto di un insulto, o di 



VIAGGIO S55 

un'ìDghistizia che potesse e^^senni falla; io era completamen- 
te in potere delle mie guide. 

Dopo Ire ore di solitario cammino giunsi a notte oscura 
nel villaggio di Deir-el-Akbmar: ma invece d'un comodo 
alloggio, che sempre trovava nei distrelii Cristiani, qui non 
vidi che case abbandonale. AJcuni pastori avevano condotti 
i loro armenti Tra le rovine per passarvi la notte, ed un 
poco di latte fu tuttociò che potei ottenere per la mia cena : 
per letto ebbi un covone di paglia! 

26 Ottobre. Deir-el-Akhmar è situato appiè della catena 
del Basso-Libano : pochi momenti prima dello spuntar del 
giorno ne partii; e traversando la pianura nella direzione 
del nord-est, arrivai in tre ore a Baalbek, antica Eliopoli, 
vale a dire città del sole^ situata ugualmente dalla parte op^ 
posta della valle. La pianura che là conduce è fertile^quanto 
mai può dirsi, ma è iucolta e spoglia d* alberi. Dalla strada 
non si vede villaggio alcuno, ed il solo oggetto che fissa lo 
sguardo in questo lungo cammino, è la colonna descritta dal 
Pocòcke e da altri ; colonna che gì' indigeni chiamano Ha- 
moudiade. Da questa parte la Città dd Sole è in parte na- 
scosta da un noceto e da altri grandi alberi, per cui non si 
può scorgere attraverso questa cortina di frondi, che il gran 
tempio. 

Air istante del nostro arrivo, i pochi magnifici avanzi di 
questo edifizio, chiaramente illuminati dai raggi del sole che 
incominciava a dorare la cima delle montagne dell' Antili- 
bano, ci posero in islato di giudicare di qual grande spetta- 
colo dovesse far pompa Eliopoli, ne' di in cui i suoi varii e 
molliplici monumenti sontuosi erano ancora intatti! En- 
trando dalla porta dell'ovest, ebbi da ogni parte sotto gli 
occhi una trista scena di rovina e di desolazione : non vidi 
in ogni strada che una o due case in piedi , e pur queste 



SS6 ROBINSON 

abbandonate o solamente momentaneamente dai pastori a- 
rabi occupale o dal loro gregge! Dopo aver cercato per qual- 
che tempo il quartiere che una volta apparteneva ai Crislia- 
ni, discesi Gnalmente in casa di un vescovo armeno, catto- 
lico. Ad onta della sua cospicua dignità ecclesiastica, questo 
prelato non ha che una misera rendita, la quale trae quasi 
intieramente dalle offerte del suo piccolo gregge, più povero 
anche di lui. Era miseramente alloggiato, e miseramente ve- 
stito ! Per conseguenia ordinai al mio amico e compagno 
Maronita, di guardarsi dall' occasionargli spesa alcuna per 
mio conto, senza non pertanto parere di rifiutare 1* ospitali- 
tà, che garbatamente mi aveva offerta. 

M' affrettai d' inghiottire il pasto frugale deir ospite, ep- 
poi accompagnato da un domestico arabo, che mi serviva 
di guida, mi diressi sollecitamente verso il gran tempio ed 
i fabbricati vicini, situati all' estremità occidentale della cit- 
tà io prossimità delle nuove mura. Fuori deir antico peristi- 
lio era, già tempo, un fosso a difesa dell' edifizio ; e da que- 
sto fatto può dedursi, che fu un'epoca in cui e' faceva parte 
delle fortificazioni, o per meglio dire tenea luogo di CiUa- 
ddla (1). Un muro di mediocre altezza, fiancheggiato ad in- 
tervalli da torri quadre, circonda il resto della città. Lo spa- 
zio interno, e particolarmente quello del tempio, è coperto 
dalle rovine di fabbriche pubbliche e particolari. 

L' ingresso principale del gran tempio? consisteva in anti- 
co in un gran colonnato d' ordine corintio basato sopra una 
bella scalinata di pietra. Oggi é diviso da un muro, e fian- 
cheggiato alle estremità da due torri quadre e merlate, le 
quali sono evidentemente opera di coloro, che convertirono 



(0 Queste DoteTolissiaie rovkie, sooo iDfaUi conosciute ilagli iiidigeDi 
col nome di ElKaìaat vale a dire ti catteilo. 



-y. *'m Ih* ! ;•({■!. /''.i in Si im.//.. . "»>• 
. • .1; t: .''PUKMii. <•« r,il l>»ir-h*' ..••:. 
i'ti5. ;• '..-In «;«! .iUri ;'.\»'. /i i!i • • ♦•' 
:,: ili «l'u >I0 IiHiJ»» 1' al I nsr lU* I 
^. l'v'l {'.» Uri lUiJplo: (la iHTCb^J» . 
i> ' !.{ 'ni, Ut', iì .|ii".!o e o^gM ili i..'r s: 
<-^M.t! iiii|»'»>'i!lHle sfuopriro U iia«iii.i li- 

• !:i'cMÌa\aiiO: H»:fSlO Cortiirli . »*4M. v. qu.'. 

.:; i 'III ><'ii5.o. Im I«) i"jlrrf";:iio •» um mu^w. 
«^ .)^o{.;ri', le JililchSioui Ùv! «(utiK • :tii *'*> . 
I u»{f).hti (Il (jin'.^lo f^rjii cor»''' , <!;*• .i.i in'» . 
-• k\v j-hmII (li h:iii:iiL-//a e Inu ( ,••' • •''v:.:ssrllc eli 
t-i'^t* loiio un k*iu|)o di*i l'orlu., ' .ni <l. 1 4|uali, 
■■:»l>f ro quaraiila liv (•»« » <!1 apcii..- . funirec'i 
••. ' -ic )l.iri, ijovem* ano (rciita j»:».. «ii^iu. :•' • 
<;'ii"?h |«(»» ;iu , rlu' era»u» djMTli .'^i\ ■ ««(xIoimiIì ». . 

I ». ri'*, s >no VAiUiiì in roviiìa ; ina i iiiui. 'MÌ •n. '!.u «j 
|)'.! li .ano !<• colonne, sussistono lui Uria, . . solini. 'i. 
nioiiii» rMiijMi'x ali, jMM' dare ai curi- .^1 csm -.!{•'' 

r.n-ns: omaiuenii ond* erano decorali cil ;!»• • 

<!i Jinto (iofSire, o nicclÓH p'*! lo sla«n(», ri«it 
in inda la l.toiihcz^a di ('ii^sli ììì\iI u ad'.foi . 
ii«(ht; cornici e d'allri abbelli.noriii arrliiUM.».- 
ni.ji\. sono in cima coronale dalle \crdi e l»orÌp- 
;;.ìa in!iii;Ià di '»ianle siUe.viri, Ir quali dau:i') .ili 
•lol inonnnìonlu ^a^pf•lto il i»iù sediic«Miit' i puUircN" .■ 
p')i»M conoscere (|'jal fosse la drsiina7ii#iif ;.. .iiiva di 
s\ì p'»rhci: ma se osassi avventurale un* o .in . ••, ùuci. 
'.''Si» erano destinali alle accadn.ne ni jllo a'it)^' " d.': 
r.!d<di. Nel mc/7.0 del cortile, li sut-loè ..'(|ija:ì*o :» 
lo eh»' aliro' 0, e m si vcilf ancora mi muro, f*!'^ *• 



^^ii:LC5^^]i'a) M :^ti(^^-M^r^ 















TEMPIO DEL SOLE A B4LBEK 



VIAGGIO 257 

questo beirediGzio in fortezza, essendo esse costruite In par- 
di frammenti di fabbriche più antiche, come colonne, cor. 
pilastri ed altri avanzi di architettura. Una breccia fat- 
questo muro è al presente il solo passaggio, pel quale 
tra nel tempio : da accesso ad un cortile esagono o 
ire, il quale è oggi in tale stalo di degradazione, da 
>ossibile scuoprire la natura delle fabbriche che lo 
io: questo cortile ha cento quarantaquattro piedi 
.oso. Di là entrammo in un secondo cortile qua- 
oulare, le dimensioni del quale sono considerabili: al- 
. intorno di questo gran cortile, che ha trecento quaranta 
sette piedi di lunghezza e trecento diciassette di larghezza , 
esisterono un tempo dei portici, alcuni dei quali, quadrati, 
ebbero quaranta tre piedi di apertura, mentre gli altri, se- 
micircolari, noveravano trenta piedi in diametro. I tetti di 
questi portici , che erano aperti davanti e sostenuti da co- 
lonne, SODO caduti in rovina; ma i muri esteriori, dai quali 
partivano le colonne, sussistono tuìtora, e sono sufficiente- 
mente conservati, per dare ai curiosi esatta idea degli im- 
mensi ornamenti ond' erano decorati ed abbelliti. Una linea 
dì finte finestre, o nicchie per le statue, ricorre fra pilastri, 
in tutta la lunghezza di questi muri, adorni d* altronde di 
ricche cornici e d'altri abbellimenti architettonici. Queste 
mora sono in cima coronate dalle verdi e fiorite frondi di 
una infinità di piante silvestri, le quali danno air insieme 
del monumento l'aspetto il più seducente e pittoresco. Non 
potei conoscere qual fosse la destinazione primitiva di que- 
sti portici; ma se osassi avventurare un'opinione, direi, che 
forse erano destinati alle accademie ed allo alloggio dei sa- 
cerdoti. Nel mezzo del cortile, il suolo è alquanto più eleva- 
to che altrove, e vi si vede ancora un muro, che costituisce 



258 ROBINSON 

quasi un quadrato, seguendo direzioni paralelle al muro 
esteriore. 

Sopra il quadrangolo, appresso a poco ad un terzo della 
larghezza , partendo dal muro del nord, sono le rovine di 
un andito a volta diretto verso II sud, largo diciassette piedi ; 
il quale divide Tatrio in due parti inuguali: ve n^è anche 
uno più piccolo , similmente in rovina. L' ingresso di questi 
passaggi è nel cortile esagono già descritto. 

Procedendo innanzi verso V ovest , giungemmo sor una 
piazza , meglio sur un cortile in forma di paralello gram- 
mo, lungo dugento trenta piedi e largo cento diciotto; il 
quale è adorno, come V altro , di bei porticati dai Iati di po- 
nente e di tramontana. Dalla parte poi di mezzo giorno era 
una fila di magnifiche colonne di ordine corintio, sorreg- 
genti un bello architrave , il tutto alto sessanta o settanta 
piedi sopra T epistilio che loro serve di base: ma di queste 
colonne sei soltanto restano in piò, mentre le altre giaccio- 
no infrante sul suolo. Questa corte , alzata per umana indu- 
stria superiormente a qualunque luogo circonvicino, forma 
un punto dì vista veramente rimarchevole fra le rovine, so» 
pratlutto quando ci si avvicina ad esso dalla parte deir ovest 
Un muro alto quindici piedi , e allineato paralellamente al 
colonnato , sostiene da questa parte (cioè dal lato del sud) 
il terrapieno di questa corte, e la separa da un altro cortile 
più basso , nel quale avvi un tempio, a cui la città deve in 
gran parte la sua fama. 

Questo tempio , quantunque , secondo ogni apparenza , 
Sia il più antico di tutti gli edifizi di Baalbek , nullaostante è 
il meglio conservato. È d'ordine corintio, ma non appar- 
tiene all'epoca della più pura arte greca. Quando era intatto, 
vi si accedeva attraversando un portico formato da una 
doppia fila di colonne, ninna delle quali è oggi in piedi: i 



VfAGGlO £S9 

flrammenti dr esse formano d'avaoti airingresso ao ioforme 
ammasso di macerie, che, col maro moderno che l' altra* 
Tersa, formavano , a quanlo sembra, una parte della linea 
difensiva di sopra accennata. La porla che conduce air in* 
temo del tempio è alta piedi 25 e 20 larga. Le comici, e gli 
ornamenti che decorano le muraglie di questo vestibolo, so- 
no di un lavoro singolarmente bello. L' architrave della 
porta componesi di tre pietre; ma quella del centro , che co- 
stituisce la chiave , sì è abbassata tré o quattro piedi al di 
sotto delle allre, forse per eflfelto di un terremoto : vi è 
scolpita in basso rilievo un' aquila ad ali spiegale , che tie* 
ne co* suoi artigli un caduceo , e col rostro le cime riunite 
di due festoni, mentre gli altri due capi di essi festoni soo 
tenuti da due figure rappresentanti giovinetti alati. Da cia- 
scheduna parte dell* ingresso è ona scala quadrata, che con* 
duce sulla parte esteriore della sommità del tempio , del 
quale il tutto é sprofondato. La parte interna di questo tem- 
pio è lunga piedi 118 e larga 75. Air estremità occidenta- 
le, ed a venticinque piedi di distanza dal muro ^ sembra 
fosse una volta o baldacchino sostenuto da due belle colon- 
ne d'ordine corintio, con doppie colonne quadrate del me> 
desim' ordine nei canti. Ciò che resta delle due pareti late- 
rali, ha doppie colonne di ordine corintio di tre quarti so- 
praposte r una all'altra , con altre simili colonne di tré quar- 
ti sugli angoli. Le colonne sono distanti sei piedi le une dalle 
altre; nel quale spazio è, in fondo e io alto, un ornamento 
simile ad un frontone : sopra le colonne poi è una specie 
di nicchia circolare. Il tetto è caduto* 

Questo tempio è costrutto di una specie di pietra cal- 
carea primitiva e compatta , che somiglia il marmo; nel- 
rintemo, è colorata. Le pietre sono grandi e tanto ben con- 
giunte , che se fosse posto fra esse cemento , è impossibile 



i40 BODINSON 

accorgersene. Intorno al tempio, esleroamente, era una fila dì 
belle colonne d'ordine corintio, quarantacinque piedi alte 
e sei e un terzo larghe in diametro : fra Tuna e I' altra, e 
fra esse ed il muro é la distanza di otto o nove piedi. Elle 
sosteneano una bella cornice alta sette piedi ; e T intervallo 
fino al muro era coperto di un soffitto di pietre scolpite ed 
ornate con arte veramente esquisita. Queste colonne erano 
disposte nella maniera seguente: quattordici da ciascun lato, 
sedici davanli al peristilio , ed otto nel di dietro, contando 
quelle dei canti dalle due parti. Ne restano in pie nove, dalla 
parte del nord, colla soffitta; quattro da mezzogiorno ; e 
sei air ovest. Alcune sdrucciolarono dai loro piedestalli e 
sonosi appoggiate intiere alle mura del tempio: le altre cad- 
der nello spazio che é al dì sotto. Erano di tre pezzi , ag- 
giunti gli uni agli altri per mezzo di una barra di ferro qua- 
drata, introdotta nei buchi fatti nel centro. 

A poca distanza dall'angolo del sudest avvi una fabbri- 
ca quadrata all'esterno, le mura della quale sono di prodi- 
giosa grossezza, e nella quale entrasi per mezzo dì una bella 
nicchia d' architettura saracena , con una scala da una par- 
te, che condure alla sommila: furon costrutte quattro pic- 
cole stanze negli angoli di questa fabbrica , in modo da da- 
re al restante la forma di una croce greca. Il tutto è in par- 
te rischiarato da un' apertura circolare fatta nella soffitta , 
e da piccole finestre sulle partì. Il tetto è una volta quasi 
emisferica, di guisa che sostiene pietre pesantissime, tolte 
probabilmente da qualche edifizio che eragli in altri tempi 
sovrapposto , e della forma del quale non riconoscesi oggi 
nessuna traccia. 

Il muezzino , salito sopra il minaretio della moschea , ri- 
masta sola in piedi nelle vicinanze , chiamava i Musulmani 
alla preghiera del mezzogiorno; e quella voce mi fece 



VIAGGIO ^il 

acxorlo del mollo Icmpo che senza avvedermene io aveva 
passato in mezzo a queste interessanti rovine. Nel tornare 
al mio alloggio, ov' era impazientemente atteso, la guida 
mi condusse ad un bello benché piccolo tempio isolato e di 
Forma semicircolare, posto circa settantacinque lese al sud- 
est dellangolo del gran ftibbricato che descrissi. Vi si saliva 
altra volta per una scalinata ; ma il terreno s^ é innalzato 
air intorno fino air altezza della cornice della sotlobase. La 
porta di questo edificio, meravigliosamente sculta , é volta 
verso il gran tempio, ed ha , da ciascun lato, una bella co« 
lonoa di ordine corìntio; altre sei colonne del medesimo or- 
dine sorgevano un tempo discoste alquanto dalla facciata , 
parallele alla medesima, TormaDti appresso a poco una spe- 
cie di pronao. Finalmente questo tempio pare avesse una 
specie di cupola. All'esterno , esistono delle nicchie centi- 
nate fra le colonne , per ricevere delle statue; e neir inter- 
no lo stesso ornamento si ripete luti' all' interno: ma qui 
rappresenta piuttosto finestre. 

Neir insieme, questo piccolo edificio è un capo d'opera 
d' arte. Sembra sia stato violentemente scosso dai terremo- 
ti , e ne' ha risentili gravi danni : però non sono irrepara- 
bili; ma le riparazioni le esige pronte, opportune, poiché 
nello slato di sfacelo nel quale trovasi , il minimo soffio par 
sufficiente per annientarlo ; e tuttavia non fu presa peranco 
misura alcuna per prevenire il caso prossimo di rovina. I 
terremuoli sono frequenti in questi luoghi, e forse fra qual- 
che anno questo ammirabile monumento non sarà più citato 
che come cosa che più non esiste! Alcune pitture de' bassi 
tempi , che vedonsi nelF interno , fanno sospettare che ad 
un' epoca qualunque fosse consacrato al culto dei cristiani. 

Preso qualche leggiero rinfresco in casa del prelato, e re- 
gistrate nel mio giornale le osservazioni sopra esposte , 



242 ROBINSON 

ritornai alle rovine con nuovo desio di studiarle, seodoché 
nel breve fnlervalio mi era fatta un' idea più precisa della 
maestà deir insieme di esse, ed ora aveva maggior tempo 
di esaminare parlitamente gli oggetti, che più attrarrebbero 
la mia attenzione. Non è possibile apprezzare la grandezza, 
l'estensione e la perfezione del gran tempio di Baalbek, 
fuorché neir interno di esso , misurandone le parti e con» 
templandone i diversi bellissimi ornamenti : allora solo si é 
in grado di apprezzare il gusto che presiedè alla esecuzione 
del lavoro , e si è sorpresi in vedere come V uomo abbia po- 
tuto inalzare si grandi masse di pietra ad altezze cosi pro- 
digiose, coBie sono le sommità di questo monumento : si 
ammirano sopra ogni altra cosa gli architravi delle colonne 
staccate, ed il magnifico soffitto scolpito del peristilio. 

Il sentimento di sorpresa e di meraviglia, che aveva ri- 
empita la mia anima in tutto questo giorno, si accrebbe an- 
cora quando le guide mi condussero fuori dei recioto, ove 
sono le principali rovine, e mi mostrarono tre enormi massi 
di pietra, che fanno parte del muro o peribolo dalla parte 
deir ovest verso la pianura. Giaci*iono Tono presso dell' al- 
tro sulla slessa linea, circa venticinque piedi al di sopra del 
suolo. Erano per conseguenza a troppa grande altezza perché 
potessi misurarli; ma il MaundreM,più fortunato di me, potè 
assicurarsi : che nello insieme san lunghi 61 yardì, e parti- 
tamenle, il maggior masso è lungo yardi ^\^ e ciascuno degli 
altri due venti yardi; in quanto all' altezza , son tutti di quat- 
tro yardi (1). Qu^lo accurato e veridico autore, che scri- 
veva in un secolo nel quale queste rovine erano poco cono- 
sciute (nel 1697), sì mostra quasi spaventato nel!' emettere 
un'asserzione, che credeva dovesse scuotere la fede dc'suoi 

(I) Un yardo e lungo tre piedi. 



VIAGGIO 24Ó 

lettori ; fa egli iu conseguenza precedere diille seguenti ri- \ 
flessioni la descrizione di questi sorprendenti monoliti, i più 
grandi Torse che siano giammai stali mossi e lavorati dalla 
mano dell' uomo: Esiste qui im* altra curiosità; ma avanti \ 
di avventurarmi a parlarne bisogtia^ clu mi assicuri della fe- 
de de' miei Ultori: il fatto che sono per annunziare è in guisa \ 
meraviglioso^ die temerei di essere accusalo di spinger troppo 
oltre il privilegio del viaggiatore^ se non lo facessi precedere^ 
ee. ec. . • Ed io pure non mi sarei avventurato a citar questa 
meraviglia, se Tcsattezza delle estimazioni sopracitate non 
fosse confermata da tutti I viaggiatori, lo che rende la mia 1 
testimonianza affatto superflua» Del resto, tutto questo mu- 
ro, che sostiene un terrapieno, é composto di massi di pie- 
tra di grandissima dimensione ; ma a lato delle tre pietre 
mostruose sopra descritte, la loro mole, comunque grande, 
sparisce. 

Le ore mi passavano come minuti; già il sole declinava j 
dietro il Libano, e le ombre della montagna cuoprivano a i 
grado a grado la pianura silenziosa e deserta, quando un i 
sentimenlo involontario di pericolo mi suggerì la scelta d; I 
due idee; di tornare nel recinto, raramente visitato dagli 
indigeni, oppur di ritirami al mio alloggio nella parte abi - | 
tata della città. Mi attenni alla prima idea tanto più volen- \ 
tieri, IO quantochè in quello stesso monieoto la luna, si fo. \ 
vorevoie alla coniemplaztooe delle mine, mostravasf al di 
sopra delle montagne deU'est, e prometteva di colorare ma* ! 
gniflcamente il quadro maestoso,cbe aveva sottocchio, ornai 
abbandonato dal sole. Non m* ingannai. I 

Neir entrare nel gran cortile, ove sono le principali rovi- ^ 
ne, il silenzio regnava da ogni parte. La zampogna stessa I 
del pastore, che pochi istanti prima ferito aveva il mio orec- 
chio nella pianura, cessava di farsi sentire. Era quello però 



1*44 



HOniNSOxN 



il silenzio delle tombe e delle cadute gr.indezze^siir una delle 
|)iù splendide dimore deli' nomo! Qui io spazio, la materia, 
le arli, tulio avea concorso a compiere i suoi progetti di 
grandezza e di magniGceiiza ! 

Diressi in seguito i miei |iassi verso il gran tempio, me- 
glio conservato, che trovasi di sotto nell'atrio; ma gli am- 
massi delle colonne e dei capitelli rovesciati, pareva voles* 
sero interdirmene T ingresso: nulladimeno, dopo molti pas- 
si incerti e falsi, e dopo molte cadute, penetrai nelP interno. 
Il mio arrivo occasionò un timor panico ad una folla di uc- 
celli ( probabilmente colombi selvatici), cbe avevano lissaia 
nel tempio la loro dimora ; ed io stesso fui da principio mol- 
to impaurilo da quello inaspettato tumulto e disordine e 
fruscio: ma Rnalmente tornò la calma. L^i metà deiredifi- 
zio, senza tetto, era avvolto nelle ombre più dense, mentre 
la luna parea posasse con compiacenza sulla parte elevala 
delle rovine, fanlaslicaincnte abbellendo della sua castissi- 
ma luce le ricche sculture, delle quali sono adorne. Vedute 
di giorno, queste belle costruzioni, quantunque piene d'in- 
teresse e di attrattive, cagionano un sentimento misto d'u- 
miliazione, e di dolore : d* umiliazione quando si pensa alla 
fragìlit«ì di tutte le opere dell'uomo; di pena considerando 
cbe tanti begli 4kvanzi del suo genio sono in potered' un po« 
polo incapace d'apprezzarne il merito, e che perdo non 
prende alcuna cura d' impedire cbe la loro distruzione si fac- 
cia completa. Ma di ntitte al dubbio chiaror della luna, a 
immaginazione ricostruisce una gran parte di ciò che aian- 
ca, e lo spirito è irresistibilmente strascinato verso l'epoca 
di gloria del popolo che costruì quest'edifizio, verso il tem- 
po in cui r incenso bruciava sopra gli altari del tempio, e le 
volte risuonavano del canto di una gente, che sagrificava al 



VIAGGIO 545 

l^rand" astro che rischiara il mondo, e versa sopra la lerra i 
Icsori della sua bi^nefìca influenza ! 

Ncir uscire dagli o curi recessi del santuario la mìa al- 
lenzione si rivolse sopra le sei belle colonne slaccale che si 
trovano sulla piatlaforma superiore, e che inalzano la loro 
maestosa lesta a grande altezza in verso il cielo: reiretto 
che producevano era sublime, poiché le rischiarava taluna, 
ed un silenzio solenne regnava intorno a loro. Assiso sopra 
un frannnento deiratigusto editizio , ed attaccato a questo 
luogo da un senlimeulo di melanconia profonda , ma che 
però non era senza diletto, restai non saprei quanto tempo 
assorto in meste riflessioni, che il luogo e Torà ed il sereno 
della notte possentemente concorrevano ad inspirarmi. In 
Hne mi tolsi a forza da questo luogo e tornai a casa , ove 
la mia prolun{;;ata assenza aveva fatto nascere grandi inquie- 
tudini. 



'Cc^a^> 




CAPITOLO QUARTO 



Dimorili di Briib'iC — Ziblè — Tempio a Fuioul — Preiera icmba di Kc-è 
— - Paneuia da Baalbck — Zebdeni — Un pranio in casa dello Sceikh — 
Strada di Damasco — Calle sirene e ndevdi — Sci.h— Waàj Banada — 
Pressi di Ddmasco — Habal el-Nàsr — Velila magnifica de>la pianura e 
della ciuà di Damasco— Discesa e S^alahlé— Olirappaosa condona depli 
ahiianli — Posiiicne criUca Qell" Aalore — Ainvo a Damasco . — E:cur- 
sioiie a Pdlmira . 



27 Ottobre — Da Baalbek a Damasco. 




f.-^ N quesla maltiiia , avanti di lasciare 
Baalbek, forzato dalla mia guida 
Fonte della |iur>fioiz.oae mussuimana, quanluoque la luia 
curiosità Tosse lungi dall'essere soddisTatta , sono uscito per 
gettare un ultimo sguardo sopra queste magniriche rovine, 
e fare nello stesso tempo un'escursione nei dintorni; ciò 



VIAGGIO 247 

che non avevo potuto eseguire il giorno prima , assorto 
rom' era dalf interesse che queste rovine svegliano. 

Baalbek contiene un centinaio di ramfglie , occupate nel- 
la coltivazione delle ricche campagne che la circondano. 
Posseggono pure numerose mandre. 

I trequarti degli abitanti sono Metaweli (1), il restante 
è cristiano. Qualche anno indietro era un poco d' industria 
hn questa città: m:i i terremoti e le discordie civili, vi han- 
no deflnitivamente impresso il suggello della desolazione. 
L* emiro abita un. edificio spazioso, ma quasi in rovina, che 
chiamasi terrai. Un ruscello abbondante scorre o meglio li- 
beramente divaga attraverso alla città, quantunque una 
volta fosse ritenuto in un letto, che eragli stato scavato. 

Appiè deirAntilibano, e due miglia circa a mezzogior- 
no di Baalbek , vedesi una cava di pietre, dove tuttora di* 
stìngoesi il luogo, cbe ha somministrato una gran parte dei 
materiali , coi quali è formato il muro dì circonvallazione 
della cittadella. Ivi pure si osserva un bel masso di pietra, 
scalpellato da tre faccie e preparato per esser portato ove 
il bisogno esigesse; ma, come con sagacità osservava II Bur- 
ckardt, sarebbe un'impresa troppo grave per le mani dei 
Metaweli. Questa pietra é lunga sessantotto piedi, afta quat- 
tordici e larga sedici. Veggonvisi anche altri massi nello 
stesso modo tagliati e drizzali a poca distanza gli uni dagli 
altri. 

Nella pianura , verso il Bekaa , circa una lega distante 
dalla città , trovan&i le rovine di un piccolo edifizio ottan* 
golare , probabilmente un tempio , circondato da otto belle 
colonne di granilo, quasi tulle in pté, quantunque il tetto 
sia caduto. Gli indigeni lo chiamano Kubhet-Duris. 

(1) MfomeUani della Mtu d' Ali, come i Persiani. 



248 ROBINSON 

Aveva foniiato il pron^ello di visitare Zaklè, ciu<ì distaine 
sette le^beal sud-est diBaalbek sulla via di Damasco. Ha nome 
di esser graude e gradevole È situata in una delle gole del 
Libano^sopra un diru|i(», e circondala di vigne ed abitala da 
cristiani (Greci cattolici ] . Fa parte del territorio dei Drusi. 

A mezza lega di Zaklè, al sud del villaggio di Kerak, é 
la pretesa tomba di Noè , la quale consiste in arca sepol- 
crale di un sol pezzo dì pietra lungo circa dieci piedi , tre 
largo e due alto: la interna superfice è intonacala di gesso ; 
ed è sormontata da una costruzione alta appresso a \hh-o 
sessanta piedi, statura di Noè, secondo la tradizione Orien- 
tale. I Torcili visitano questa tombale pretendono che Noè 
vi sia realmente sepolto. 

A due leghe di Zaklé , e ad una mezza lega dal villaggio 
diFursul,è il tempio rovinato di llermes-Aicha, Adonta del 
vivissimo desiderio cbMo aveva di visitare questi difrerenii 
luoghi , il mulattiere, senza darmene alcuna ragione plausi- 
bile, si oppose alla risoluzione, che aveva fatta di prender 
questa strada. Suppongo, che il vero motivo della di lui ripu- 
gnanza fosse il timore d*esser punito della sua tirannica con* 
dotta, essendo Zaklè sotto Tautorità dell'emiro Bescir, che è 
con(»sciuto per la sua predilezione per gli Europei. Fui dun- 
que obbligato a prendere la strada la più diretta per Zebde- 
ni , consolandomi col pensiero , che sarei molto più presto 
sbarazzato di un compagno del pari spiacevole e pericoloso. 

Al momento che era per mettermi io cammino, cinque o 
sei uomini armati s* impadronirono della briglia del mio ca- 
vallo, e chiesero un cafar di dodici piastre, in nome di 
Sceikhel-Beied , o governatore del distretto. Chiesi un esen- 
zione in virtù del mio Grmano: ma non v'ebbero riguardo 
alcuno, scusandosi col dire, che era scritto in turco, e che 
non ne capivauo il senso. 



VIÀGGIO 249 

In cooclusione fui forzalo a cedere: d^aitroade la mia op- 
posizione era solo stata dettata dal desiderio che aveva di 
noQ stabilire un esempio pregiudicevole ai viaggiatori. La 
somma chiesta era mollo piccola. 

La prima parte della strada da Baalbek a Damasco, segue 
il pendio occidentale delP Antilibano. Il paese è completa- 
mente arido, privo di pasture e di alberi, e poco popolato. 
Verso Zebdeni, i villaggi sono più vicini e le colline coperte 
di vigne dalla base alla cima: la quantità d'uva che produ- 
cono, sorpassa oltremodo il bisogno degli abitanti; e sicco- 
me non ne fanno vino, perciò conveCtonla in una sostanza 
zuccherina, e giulebbosa chiamata dibs^ della quale fanno 
uso per supplire allo zucchero. 

Meir arrivare a Zebdeni, si passa vicino a grandi gelsete, 
chiuse, nelle quali si enira per mezzo di cancelli ; spettacolo 
inusitato in questo paese. 

Fui condotto air abitazione dello Sceikh^ che trovammo 
assiso sopra un divano appiè di un immenso sicomoro , il 
quale stendeva 1 suoi rami a venti metri almeno da ogni 
parte (i): colà vicino serpeggiava un ruscello, il quale dava 
freschezza e vita alla campagna. Lo Sceikh teneva un bel 
falco sulle dita, e pareva trattenere la sua numerosa udien- 
za intorno alla caccia degli uccelli, divertimento del quale i 



(i) Questo spettacolo mi richiamò alia mente il gran re san Luigi, {[ 
quale faceva la giustizia sotto la quercia del bosco di Vmcennes. Per gran 
tempo in Oriente ( Yeggasi Deut. Xll, 19 ; Ruth IV, 1. ) le porle delia cUtà 
furono i luoghi ne' quali si rendeva la giustizia, ed ove gli abitanti erano 
avvezzi riunirsi. Là i goyernatori e gli anziani venivano per ascoltare le 
querele, per prolungare gii ordini, per stipulare i contratti ; in una paro- 
la per fare tutti gli affari pubblici del luogo. L' edìGzio era costruito a ta- 
le effetto, e consisteva in una gran sala quadrata con due porte, le quali 
non si trovavano in faccia V una dell' altra, ma sibbene sulle due parti 
contigue : gli altri lati erano guarniti di banchi. La magnifica porta della 
Albambra, chiamasi Pueria de la Jusiicìa, 



XIII. 3i 



350 ROBINSON 

Turchi grandemente si dilettano. Mi invitò ad assidermi al 
suo lato, e mi Tece apportare un nargilèh^ o pipa coir acqua 
fresca, ed una tazza di cafiTè. Dopo qualche minuto di con- 
versazione sopra i miei viaggi fatti e da fere, ei mi permi- 
se di ritirarmi. Non ne fui afflitto, poiché, nel tempo che 
parlava collo Sceikh osservai, che Mustafà raccontava la sce- 
na che era accaduta fra noi nella pianura di Baalbek, e più 
volte il mio orecchio fu colpito da certi epiteti disobbligan- 
ti lanciati contro di me dal suo uditorio. 

Zebdeni è un villaggio considerabile, quasi a metà di stra- 
da tra Baalbek e Damasco, cioè distante circa otto ore di 
cammino da ciascuna di queste due città. Questo inoltre è 
un luogo di gran passaggio per andare da Damasco nelFAn- 
tilibano, e vice versa. V Antilibano chiamasi nei paese i)/>òe/ 
Zebdeni. Il gran concorso degli stranieri dà alla città un 
aria di movimento, e di vita, che di rado si vede in queste 
contrade. Gli abitanti, tre quarti dei quali sono mussulma- 
ni ed il resto cristiani, allevano dei bestiami ed i filugelli ; 
alcuni fanno il tintore. La città si divide in alta e bassa: e 
ciascuna casa possiede un giardino abbondantemente prov- 
veduto d' acqua, che discende dalla montagna. 

Tornando alla casa dello Sceikh, un poco avanti il cader 
del sole, vi trovai un gran numero di stranieri, che prende- 
vano il pasto della sera [eUasha ) , il quale era imbandito , 
secondo V abitudine del paese, sopra un gran desco di rame 
stagnato [sinevyeh) di cinque piedi di diametro, posto sopra 
un piccolo piedestallo ( ìwìirsia) alto circa un piede dal suo- 
lo. Le pietanze sono accomodate in piatti concavi di me- 
tallo, e ciascun convitato ne prende a sua volta, cacciando- 
vi il pollice r indice ed il medio della mano diritta ( non si 
impiega mai la mano sinistra in tali occasioni]. Un cucchia- 
io di legno serve per bere la salsa. Per quanto mi paresse 



VIAGGIO ^1 

sul prÌDcipio disgustoso, io m'era ornai familiarizzato con 
questo modo di mangiare, che è quello di tulto il levaule , 
ed in quesf occasione avrei trovata la cucina eccellente, se 
la società mi fosse convenuta egualmente. Ma era evidente, 
che io non avea il favore de' miei ospiti, in grazia diMustafà, 
che li aveva prevenuti contro di me. Ciò mi fu provato non 
solo dalla mancanza di quelle piccole cortesie che si usano 
ordioariamenle verso gli stranieri, ma ancora per certi di- 
scorsi, che si avvicinavano air insultu. Risolsi dunque di 
chiamare in mio soccorso tutta la pazienza, che io possede- 
va, tanto per il momento presente che per il restante della 
strada fino a Damasco. Simile a viaggiatore sorpreso dal- 
l' uragano, non cercai di stornare ciò, che non poteva evi- 
lare ; tentai soltanto di diminuirne gli effetti, per quanto era 
in mio potere. 

28 Ottobre. Da Zebdeni a Damasco. Lasciando Zebdeni, 
traversai nuove piantazioni di gelsi, poste in luoghi chiusi 
come quelle, che aveva incontrate arrivandovi dalla parte 
del nord-est. Dopo mezz' ora circa di cammino arrivai a Ba- 
roudji, air ingresso di un paese piano ed aperto, chiamato 
Ard-Zebdeni, il quale può avere tre leghe di lunghezza ed 
una appresso a poco di larghezza, ed é circondato all'ovest 
da un ramo dell' Antilibano. Queslo paese mi sembrò to- 
talmente incollo, quantunque il terreno fosse buono ed ir- 
rigato dal Barrada e da molli altri ruscelli. Alla fine di que- 
sta elevata pianura trovasi una discesa di mezza lega, che 
conduce in una vaile chiamala Wady-Barrada, dal nome 
del fiume che la irriga ; il quale, nello scender dai monti, 
forma qualche bella cascata. Traversammo questo fiume so- 
pra un ponte chiamato Djissr-cs-Souk, e notammo che da 
questa parte, eh' è la occidentale della valle, le montagne 
si ravvicinano dai due lati in guisa, che formano una gola 



*r.i ROBiirsoN 

estremamente selvaggia e pittoresca. Sulla destra, io loogbt 
che sembrano inaccessibili, scorgoosi cinque o sei buche 
da ir uomo scavate nella parte scoscesa dello scoglio, le quali 
dicono opera dei cristiani, a cui attribuiscesi egualmente la 
maggior parie degli antichi monumenti della Siria. 

Lungi dal ponte un quarto di lega trovammo Essouh, luo- 
go consideral>ile, ove tiensi un mercato o fiera settimanale. 
In questo luogo la valle si allarga. Hensseine trovasi a tre 
quarti di lega più lungi ; eppoi, dopo un' altra mezza lega, 
incontrasi Souk-Barrada, con due villaggi, V uno in faccia 
deir altro su ciascuna sponda del fiume. Nel lasciare Wady- 
Barrada giungemmo, dopo un'ora e tre quarti di cammi- 
no, al villaggio di Djiadida, fabbricalo sul pendio d'una col- 
lina. Di lassù scende il Barrada serpeggiando in mezzo ai 
Wady, che frequenti gli uni agii altri succedonsi, formati 
dalle diramazioni più basse dell' Aniillbano. Finalmente, 
dopo aver perduto di vista e traversato più volte questo 
fiume, arrivammo a Djissr Dumar, bel ponte a due archi. 
Qui smontammo da cavallo e ci fermammo per rinfrescarci. 

L'afQoenza dei viaggiatori in questa strada ci avverte 
delia vicinanza della capitale : dovunque mi salutavano col- 
la frase cortese di 5a/am-flei%, poiché non sospetta vasi, che 
io fossi cristiano; e per non esser conosciuto, m'affrettavo a 
rispondere : Aleikum^es Salam. Questo saluto, che usasi fra 
due Mussulmani che s' incontrano, quantunque intieramente 
l'uno all'altro sconosciuti, ha qualche cosa di singolar- 
mente piacevole e contrasta in modo sorprendente colla 
freddezza che osserverebbesi in simile occasione in paesi 
più incivilitili). Questi complimenti mi fecero augurar bene 



(1) La pare ita con voi/ Con voi na la pace ! Questo saluto dob oai 
dirigesi da un muMulmaoo a uoa pcreoiia che sa essere di religiooe 



VIAGGIO ^£53 

della disposizione degli abitanti di Damasco verso gli stra- 

i 
Dieri, e mi attendeva io conseguenza un'amorevole acco-* 

glienza. Il seguito proverà quanto le mie speranze fossero 

mal fondale. | 

Dal ponte, lasciando il Barrada a destra, la strada condu- 
ce, attraverso ad un suolo sassoso ed ineguale, sul dosso 
del ramo inferiore delPAntilibano. Non lungi dal luogo ove | 
il Barrada esce dalle montagne, sol vertice di una collina t 
che sembra sospesa sopra la pianura, è un JJTuòbe, o sepol- 
cro, di qualche preteso santo mussulmana Questo luogo 
chiamasi Es-Kabat-el-Nasr, cioè Arca della Vittoria^ ed è 
frequentatissimo a cagione della sua santità, dell* aria pura 
che vi si respira, e della bellezza delle sue prospettive: poL i 
che di quivi scopresi la vasta pianura e la città di Dama- { 
sco, che hanno aspetto veramente sorprendente ! Il borgo di i 
Salabiè pare sia ai nostri piedi ! ; 

L*ora è tarda, ed il sole che si nasconde sotto Torizzon- j 
te, spande sulla pianura una dolce luce e piacevole, la qua- 
le unita alla prodigiosa purezza dell* atmosfera, mi mette in 
istato di distinguere gli oggetti i più lontani. Bigorosamen- 
te parlando, la pianura è circondata da una catena di pie- 
cole colline, la quale però distinguesi appena neir immensa 
estensione dell* orizzonte; e per Fuomo, che esce da queste 
montagne ella sembra un vasto oceano di terra, il principio 
in qualche guisa dì un nuovo mondo: la città è posta a due | 
miglia circa all' est delle montagne, e si nasconde fra i giar- 
dini. Dal seno di questo folto ammasso di verdura, onde le 
gradazioni cangiano secondo gli effetti de| sole autunnale, 



I diTersa dalla raa né da queslf ad od mussnlmano : e se ciò per errore accade, 

! l' altro oon dcTe renderlo : il massnlmano rimedia generalmenle al sno 

sbaglio dicendo : La pae$ ita topra di noi • «opra tutii coloro cKe adorano 

il v€ro Dio ! 



r 



254 ROBINSON 

moschee e torri senza numero iualzauo fieramente la testa 
in versoi cieli, e gareggiano per grazia ed eleganza di forme 
colle più belle opere della natura. Il frastuono confuso del- 
l' industria, poiché in questo momento i damasceni hanno 
ripreso le loro giornaliere occupazioni, si fa distintamente 
sentire anche alla distanza in cui sono dalla città, ed au- 
menta la mia impazienza di entrare fra le sue mura, sebbe- 
ne m' incresca lasciare questo luogo delizioso. 

Il fiume Barrada ( Chrysorrhoas, o fiume d'oro degli an- 
tichi geografi) appena uscito per una pittoresca fenditura, 
dalle montagne, dividesiin tre piccoli rami, il principale dei 
quali, quello del mezzo, va direttamente alla città e fornisce 
r acqua alle diverse fonli pubbliche, ai bagni ed alle cister- 
ne; mentre gli altri due rami circondandola a destra e a si- 
nistra, contribuiscono potentemente ad alimentare la bella 
vegetazione, che abbella, rinfresca e profuma i suoi dintor- 
ni. Al sud-est della città, le loro acque divise riunisconsi in 
una sola corrente, e dopo aver corso per lo spazio di due o 
tre leghe verso la montagna all'est, perdonsi finalmente in 
un lago, il quale, veduto di quassù, sembra una lagunet- 
ta (i). A ben giusto titolo questo paese ha ricevuto il nome 
di Sham-es-Sherif, cioè nobile e bello^ e ben devesi scusare 
^' arabo entusiasta quando gli dà l'epiteto più esagerato di 
Eden^ vale a dire di Paradiso Terrestre, poiché io vero ò 
contrada magnifica e tieliziosa. 



(1) I nomi di Abana e di Pharphar, fiumi di Damasco, intimamente le- 
gati al Giordano nella Storia Sacra, sono oggidt confusi in quello di Barra- 
da, il quale pure, a rigore, uscito da' monti cessa di essere un fiume, per 
la ragione che abbiamo di sopra indicata. Gli abitanti di Damasco, avendo 
più d' una volta deviato il suo corso per sopperire ai diuturni bisogni, qua- 
sto fatto toglie ogni meraviglia nel vedere, come i viaggiatori moderni non 
sieno cbe rare volte d' accordo sopra quelle delle sue ramificaxionl, alle 
quali i nomi che trovausi dAìb scrittura dovrcbbonsi applicare. 



VIAGSIO ^^'5 

Dal Kubbe discesi ai villaggio di Salatile, magnifico sob- 
borgo di Damasco appiè della monlagDa occidentale, e di- 
stante an miglio circa dalla ciilà, alla quale è congiunto per 
giardini, verzieri e case di campagna ove vanno in villa i 
ricchi. 

Non ignorava che Damasco e del piccol numero delle cit- 
tà dell' impero turco in cui il fanatismo religioso mantiene 
oeir antico rigore la linea che divide le popolazioni mao- 
mettana e cristiana , e fa che Tultima di esse sia di contìnuo 
esposta alle più grandi umiliazioni: cosi, per esempio , qui 
non permettesi ai Cristiani , come testé neppure al Cairo ed 
a Gerusalemme, di penetrare nella città a cavallo! Era 
mìa intenzione di sottomettermi a questa interdizione nei 
luoghi convenienti; ma essendo stanco ne differii l'esecu- 
zione fintantoché non fossi giunto alle porte della città ; ma 
disgraziatamente , il mio interprete ed il mio domestico , 
cristiani , mi tradirono scendendo da cavallo. 

Nel tempo che continuava sbadatamente il mio viaggio 
andando loro innanzi di poche centinaia di passi, immerso 
nelle mie riflessioni , due o tre turchi di sinistra figura sian- 
ciaronsi alia briglia del cavallo, e mi chiesero insolente- 
mente se non era io forse un giauro o infedele ; non titu- 
bai a confessare la mfa religione ; ma non potei impedirmi 
di rispondere : Ana Nazeran , Djaour^ deyil (sono un Cri- 
stiano e non un infedele ] ! Non prima ebbi pronunciale que- 
ste parole, che fui violentemente sbalzato dal mio cavallo, 
e salutato con una folla d* imprecazioni. In un istante qual- 
che centinaio d'abitanti ragunossì intorno a me, in guisa 
che incominciai a temere seriamente di un moto popolare, 
tanto più che le mie guide, meglio in grado di me di spiegare 
la cosa , erano troppo intimorite per intervenire a mio fa- 
vore. Mi ritirai sul canto della strada, e cercai di disarmare 



S56 



ROBINSON 



questa plebaglia furiosa preDdeodo rattiladioe della ras- 
segnazione ; pensando che la sua ostilità , eccitata da mo- 
tivi religiosi (1) e non avendo nulla di personale , si li- 
miterebbe a delle parole; delle quali sapea d' altronde qual 
conto fare. Ma la mia attitudine pacifica produsse in loro 
un effetto tutto contrario. Cercando un pretesto cbe auto- 
rizzasse la loro condotta , scuoprìrono , sulla stoffa a fiorì 
che formava il mio turbante , qualche punto verde, colore 
privilegiato, e tosto me lo strapparono. Un monello, die U 
diavolo porti via, incoraggito dall' oltraggio che mi si face* 
va , avvicioommisi e mi sputò sulla barba. Quesf ultimo 
aff'ronto mi fece obliare per un momento il mio sangue fred- 
do ; ma nell* istante mi rammentai , che la più piccola ri- 
sposta da me data sarebbe stata immediatamente seguita 
dalla morte : ogni uomo aveva una pistola o uno stiletto 
alla cintola , e gli sarebbe poco costato impugnare queste 
armi cedendo air impulso del momento. Dopo avere ricor- 
so invano a qualche sceikh o anziano , eh' era fra gli spet- 
tatori , mi tolsi di li e giunsi come potei alia porta della 
città , seguito da una moltitudine di fanciulli e di donne 
cbe mi scagliavano sassi. 

Nel tempo di tutta questa spaventevole scena, che durò 
almeno una mezz' ora , le donne (horresco referens] erano 
ancora pia accanite degli uomini : credei per un istante di 
dover morire alla porta di Damasco dei supplizio di Santo 



(1) Affligge prorondaroenle il vedere , che la religione , fatta per conci- 
liare gli uomini , sia al contrario la principale cagione della Terocia che 
gii uni spiegano contro gli altri ; e cbe abbia somministrato in egual pro- 
porzione il veleno e gli antidoti. E che ! I maomettani sarebbero dei , a 
tutti gli altri uomini cani? Esiste Torse gualche beneOzio che possa con- 
trabbilanciare r orgoglio, il furore, l'etèrna inimicizia, la distruzione a 
l'omicidio del quale 1' anima è avvelenata da domnii così misantropi? — 
( Browtyb , p. 400. ) — 



VIAGGIO 957 

Slefjno ; ma giuntovi, cessò il conllitlo.liliilladiineno ebbi 
la morUficazioue di essere obMifalo ad attraversare ^ piedi 
le strade e i bazari pieni di genti , cogli abiti e la persona 
coperta 4li fango e di altre immondizie, mentre cammina- 
vano avanti a me i mulattieri jmontali sopra i nostri cavai* 
li , e Mostafà coperto del mio Ujri>aDte. Egli rappresentò 
qaesr ultima scena della conunedia lagrimevole cimi si gran- 
de insolenza , cbe non potei trattenesmi dall' unirmi di buon 
cuore alle risa che io eccitava, ioWie sorprese non pooo 
coloro che avevano gli ocdii fissi sopra di we. 

llcceltoato il Kban^ dove un Europeo e^tposto sarebbe .a 
continui insulti, non vi è in Damasco altro luogo, nel quale 
uu viaggiatore possa abergare, fijorclié 4iel convento 4lei 
Francescani di Terra Santa. -Questo stabilimento é postonel 
quartiere Cristiano, e vi fui condotto dannici jnuiattieri. ila 
non trovandovi j comodi cbe Klesiderava, né T accoglienza 
che mi aspeUava^ presi il.mìo alloggio in casa di una fami* 
glia cristiana del vicinalo. Scopersi kben tosto la dimora del 
mio amico Cbesney., passaouuo la sera insiaiDe raccontan- 
doci reciprocamente Jc avventure successe a <!tascnno di 
noi dopo la nostra «separazione aìBeiroulh. Secondo il suo 
racconto^ egli pure si era trovato in posizioni «mollo criti- 
cbe: un giorjio, passeggiando solo pelle montagne , era sta* 
to preso da una truppa di Metaweli, i quali, dopo averle 
spogliato di tutto, deliberavano se (osse .meglio ammazzar* 
lo o ridonargli 4a libertà; quando il suo -angelo custode^ 
sotto la forma d'un contadino Arabo ^ apj>arve improvvisa- 
mente, e li obbligò alla fuga ! >« 

Il lettore avrà già osservato, in alcuna delle |>agine pre* 

• cedenti, die se provasi grande soddisfazione a traversare 

queste belle regioni, le sensazioni deliziose sonvi però troppo 

sovente avvelenate da grandi pericoli o da vive contrarietà. 

XIII. o5 



:258 BOBlNSOlf 

29 Ottobre. Quella maUina ho fallo una \ isila al sigoor 
BodìD , il solo ageole delle polcoze europee a Damasco, ove 
mai alcun console fu accreditato ; e dopo avergli raccontato 
r indegna azione che aveva sofferta il giorno innanzi aSa- 
lahiè , lo pregai di esporre quesf affare al pascià alfine' d' at- 
tirare , se era possibile, sopra qualcuno dei fautori di questo 
ingiusto attacco il nierilato castigo. 

La mia condotta in questa circostanza non fu dettata da 
un motivo di odio: non ne sentiva, ma operai neirinteresse 
dei viafsgiatorì, che fossero per succedermi in queste con- 
trade. Il Bodin, quantunque non avessi alcuna lettera di rac- 
eomandazione per lui, acconsenti a tentare un tal passo, e 
etò fece con una sollecitudine, che fa onore al suo cuore : ed 
it resultato si fu, che Mustafà, come istigatore di tutto Taf- 
fare, ricevè sulla pianta de* piedi nudi dugeuto bastonate si 
bene applicate, che non è probabile, che tomi a Tripoli come 
ne venne. Fu inoltre condannato a tre mesi di pri$:ione : ma 
per mia iuten^essione gli fu fatta grazia diquest* ultima parte 
della condanna. 1^ nuova, che un cristiano aveva ottenuto 
soddisfazione di un insulto fattogli da un maomettano, cosa 
senza esempio nei fasti di Damasco, fu particolare argomen- 
to delle conversazioni nei bazari; per cui fui avvertito di 
restare in casa ahnena qualche giorno. Fu forza die m'as 
soggettassi, quantunque con repugnanza, a questa ingiunzio- 
ne, ed impiegai il tempo a mettere in regola il nuo giornale. 

li capitano Cliesney, mio distintisiiiuo amico, pruposemi 
accompagnarlo in una raiiida escursione che contai a fare 
nel deserto di Siria, lo presi con gioia foccasione di visitare 
queste contrade, ove troviisi un monumento troppo rimarche- 
vole per esser passata sotto silenzio : io voglio dire di Tai- 
mira sì ronosciuia nella terza età di Roma, stante la figura 
che fece nelle quistioni de* Parti e de*Ramauì, per la birluna 



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«o^HitQ^i m mQì^'9Ux 



VIAGGIO S58 

di Odenale e di Zenobia, per la loro caduta, e per la sua 
propria rovina soUo Aureliano. Dopo quest'epoca il suo nome 
aveva lasciala una bella nemoria neiristoria;ina non era che 
un ricordo, e per mancania di cognizione particolare della 
fa grandezza, non si avevano, che delie idee confuse, ed 

'usìve si sospettavano di verità io Europa: sulla fine però 
à scorso secolo, alcuni Negozianti Inglesi iTAlepponO' 
iati dai sentire i Beduini parlare delle rovine immense, che 
si trovano nel deserto, risolsero di schiarire i prodigiosi rac- 
conti che li si facevano. Il primo tentativo nel 1678 non fu 
molto felice; gli Arabi li spogliarono completaoiente, e fu- 
rono obbligati a tornare senza avere adempito il loro og- 
getto ; ripresero coraggio nel 1691 e giunsero finalmente a 
vedere i monumenti indicati ; la loro relazione pubblicata 
nelle Transazioni filosofiche, trovò molti increduli e reclama- 
tori; non si poteva comprendere né persuadersi, come in 
un luogo cosi lontano dalla terra abitabile fosse potuto sus- 
sistere una città tanto magnifica, come la dimostravano i lo- 
ro disegni. Ma dopo che il Cav. Dawkins Inglese pubblicò nel 
1753 le piante dettagliate, che aveva egli stesso fatte sul po- 
sto nel 1 751, non vi fu più luogo di dubitare,e bisognò con- 
fessare che r antichità non ha niente lasciato né nella Grecia, 
né neir Italia, che sia comparabile alla magnificenza delle ro- 
vine di Palmira. 

Ecco il compendio delia relazione del Sig. Wood, compa- 
gno ed estensore del viaggio del Sig. Dawkins. 

« Dopo aver saputo a Damasco, che Tadmor o Palmira di- 
pendeva da un Agà residente ad Hassia, ci trasferimmo in 
quattro giorni a quel villaggio, cheé situato nel deserto sulla 
strada da Damasco ad Aleppo.L*Agà ci ricevè con quella ospi- 
talità che è si comune in quel paese frale genti di qualsivoglia 
condizione ; e benché estremamente sorpreso della nostra 



._J 



I 960 ■OBllfSe'!! 

I eoriosilày ridette le istruzioni Becesaàrie per soUstarì^ m#- 
I fKo che si potesse^ PartilF da Hassia il 13 Marzo 1731 eon 
naa seorta de' migliori cavaHeggieri ArabldeirAgi,arinali di 
I Cicile e di lunghe picclie, sì arrivò dopo quattro ore a So- 
dttd a traverso d» una pianura sterile, ehe produceva appe- 
j na dr die pascere per te ganelle, che si videro io gran qaan- 
I Mi^ Sodud é 00 piccolo Tillaggio akitalo da de' Cristiani 
I Maroniti r quel posto è eosl povero, che le case son fabbri» 
eate di terra seccata al Sole: gli abitanti coltivano i4iti>rno 
al Villaggio tanto terreno cyuaoto seaApticenieDte bisogna loro 
per sussistere;aia fanno di buon vino rosso. Dopo aver pran* 
aato si riprese il viaggio^e si arrivò in tre ore ad Hauren, 
villaggio^ Turco ove si passò la notte. Hauren ba la stessa 
appareoia di povertà^che Sodud; ma si videro delle rodine, 
le quali dimostravano, che quel posto era stato altre volle 
piò considerabile* Si osservò un villaggio vicino intieramen- 
te abbandonalo dagli abitanti, lo che accade frequentemente 
in que^ paesi, percbè se il prodotto della terra non corri- 
sponde alla cultura, i paesani I* abbandonano per non esse* 
re oppressi. Partimmo da Hauren il 13, e si giunse in tre 
ere a Cariateo, tenendo sempre la direzione est-qnart-sud- 
est. Questo villaggio non diversifica da* precedenti, se non 
che è un poco piil^ grande: vi si passò tutta la giornata per 
rinfrescarci e dar riposo alle bestie, dovendo riprendere il 
viaggio ; imperoa'hè sebbene sì potesse terminare in meno 
di 24 ore, bisognava farlo tutto in una tirata, non essendovi 
punta aoqaa in quella parte del deserto. Si lasciò Cariateo 
il di 15 essendo circa 200 persone, le quali collo stesso nu- 
mero di asini, muli e cammelli facevano una mescolanza 
assai grottesca: la nostra gita era un poco al Nord quart 
Nord Est, a traverso di una pianura arenosa ed unita di circa 
tre leghe e mezzo di larghezza, senza alberi né acqua, e 



viAC^Gio ani 

limitata a dritta e a sinistra da una catena di sterili montagne, 
che parevano unirsi a due terzi di lega prima, che si arri* 
▼asse a Palmira. — Il di i4 a mezzo giorno si arrivò al 
posto ove pareva, che le montagne si unissero : vi è colà 
una vallata,ove si veggono ancora le rovine di un acquidot* 
lo, che portava altre volle T acqua a Palmira: a dritta ed a 
manca vi sono delle torri quadrate di un altezza considera* 
bile. Avvicinandoci sempre più si trovò, che erano gli anti- 
chi sepolcri de^Palmirenì: appena si ebbero passati questi 
monuoicnli venerabili, che le montagne separandosi da due 
parli, si scoperse tutto a un' tratto la maggior quantità di ro- 
vine, che si sieno giammai vedute; e dietro queste stesse 
rovine verso l'Eufrate un'estensione di pianura a perdita 
di vista, senza il minimo oggetto animato. È quasi impos- 
sibile l'immaginarsi cosa piò sorprendente: un si gran nu- 
mero di pilastri e colonne corintie con si poche muraglie e 
e fabbriche solide, fa l'effetto il più romanzesco, che si pos- 
sa vedere. »"^Tale è il racconto del Sig. Wood. 

Senza dubbio la sensazione di un simile spettacolo non si 
può trasmettere; ma atIBncbè il lettore se ne faccia una giu- 
sta idea unisco il disegno della prospettiva. Per ben compren- 
dere tutto l'effetto, bisogna supplire coir immaginazione alle 
proporzioni: bisogna figurarsi questo spazio cosi ristretto ro- 
me una vasta pianura,quesli fusti cosi delicati come delle co- 
lonne, la cui sola base supera l'altezza d'un uomo ; bisogna 
rappresentarsi , che questa fila di colonne in piedi occupa 
un estensione di più di 300 lese, e nasconde un numero di 
altre fabbriche, che le rimangono dietro. In questo spazio, 
ora si vede un palazzo di cui non rimangono, che i cortili e 
le muraglie, ora un tempio col solo peristilio per la metà 
rovesciato ; ora un portico, una galleria, un arco trionfale ; 
qui le colonne formano de' gruppi, la cui simetria è distrutta 



Mi ROBIHSOll 

per la ca luta di varie Fra loro: là son disposte in file lai 
mente prolung«ite, rlie sembrano tanti alberi, e fuggono dal- 
l' occhio per la lontananza, diventiindo delle linee unite. Se 
da questa scena commovente il riguardo si abbassa sul suo* 
lo, se ne incontra un' altra del tutto varia : si veggono per 
ogni dove de* fusti rovesciali, gli uni interi, gii allri in pezzi, 
solamente dialogali nelle congiuntore : dì tutte le parti la 
terra è sparsa di vaste pietre mezze sotterrate, di cornicio*- 
ni spezzati, capitelli rotti, ornamenti mutilali, rilievi sfigu- 
rati, sculture cancellate, tombe aperte, ed altre ripiene di 
polvere. La seguente tavola darà un idea più dettagliata dei 
principali oggetti dell* incisione. 

La torre quadrata , che vedesi a sinistra della tavola, è 
un edìfizio turco , costruito nel luogo dove era il portico 
del Tempio del Sole^ del quale, intomo alla torre suddetta, 
vedonsi gli avanzi. 

Sotto airalta colonna, a destra delia torre quadrata an- 
tidetla , è un arco , presso il quale termina un seguilo di 
colonne, che si estende , quasi per tutta T estensione della 
tavola , sur uno spazio di più di 600 tese. 

Presso alla seconda colonna , alta e lontana , cbe vedesi 
nella parte sinistra delia tavola , sono gli avanzi del peri- 
stilio di un tempio. La colonna suddetta, ed i n*amroenti dì 
altre quattro cbe gli stanno ai piedi, è di granito bellissimo. 

Il bel rudero quadrato, cbe sorge sul secondo piano della 
veduta , poco distante dal mezzo della tavola inverso sini- 
stra, è r avanzo di un piccolo elegantissimo tempio, tutto 
circondato di superbe rovine, di frammenti di colonne, dì 
capitelli e di frontoni. 

Le quattro colonne in fila e ancora totalmente in piedi, 
sono{;li avanzi di un grande edificio di destinazione ignota; 



PIAGGIO %T> 

al quale edificio apparifnocro l'eriaaieole ambe le allre co- 
lonne spezzale, che vedonsi presso ìe suddetle» 

Sulle montagne ) che linciano la vedu'a alla destra della 
(avola, sono castelli e fortificazioni turche, ornai rovinate, 
ed al di qua di esse vedonsi de' sepolcri antichi in gran nu- 
mero , le rovine di qualche chiesa cristiana , gli avanzi di 
un edifizio supposto costruito da Diocleziano^ i ruderi di un 
circo de' Trammenli di teatri ec. ec. 

Bisogna vedere nelle carte stesse del signor Wood li svi- 
lappi di questi diversi edifici per comprendere a qual gra- 
do di perfezione erano glume le arti in que' tempi remoti. 
L' Architettura aveva sopraltutU) prodigate Ih sue ricchezze 
e spiegata la sua maguiiicenza nei tempio del Sole , divinila 
di Palmira : il recinto quadralo del medesimo ha 679 piedi 
per ogni parie : lungo questo recinto eravi una doppia fila 
di colonne: nel mezzo del vuoto spazio il tempio presenta | 
ancora una facciata di 47 piedi, ed un fianca di 124; intor- | 
no vi è un peristilio di 4 colonne ; per un caso straordinario ! 
la porta corrisp<inde a ponente e non a levante. La soffitta | 
di questa |>orta caduta per terra , | resenta uno zodiaco i | 
cui segni sono li stessi che i nostri : in un altro soffitto vi è 
un uccello delia stessa forma di quello di Balbek , situato 
in un fondo sparso di stelle : è rimarcahile per gì' istorici 
che la facciata del portico ha 12 colonne come quella di 
Balbek ; ma é ancora più rimarcabile per gli artisti, che que- | 
ste due facciate somigliamo alla galleria del Louvre, fabbri- | 
cata da Perraull, avanti l'esistenza de' disegni che ce le han- 
no fatte conoscere: la sola diflerenza è che le culonne del 
Louvre sono accoppii*te , laddove quelle di Balbek e di Pai- 
mira sono isolate. 

Nel cortile di questo stesso tempio vi è un altro spelta- 
colo più interessante per un filosofo , ed è di vedere su 



±iA R0B1N80II 

qaclle rovine sacre della magnificenza di mi popolo polente 
e civilizzalo, una Irenltna di capanne di terra, ove abita* 
no ailreUanle famiglie di paesani , che hanno tutta V appa- 
renza della miseria. Ecco a quel che si é ridoila la popola* 
zione attuale di un luogo tanto frequentato. Tutta P indù* 
Siria di quegli Arabi si limita a coltivare qualefae olivo , e 
quel poco di grano che bisogna loro per vivere; tulle le lo- 
ro ricchezze sono poche capre e qualclie pecora che fanno 
pascere nel deserto : tutte le loro relazioDi sono colle pic- 
cole Cora vane, che vi vanno di Homs, da cui dipendono: 
per niente capaci di difendersi dalla violenza, sono obbli* 
gali a pagare frequenti contribuzioni a* Beduini, che li ves- 
sano o U proteggono. — « Il loro corpo esano e benfatto, 
aggiungono i viaggiatori Inglesi ; e la rarità delle malattie 
fra loro, prova che Paria di Pjimira merita r elogio, che ne 
fa Longino nella sua epistola a Porfirio: vi piove raranneo- 
le, e solo ne' tempi degli equinozi , io cui si alzano ancora 
qaegli uragani di sabbia cosi fierii-olosi nel deserto. Il colore 
di questi Arabi é bronzino al maggior segno, stante il gran 
«ole; ma ciò non impedisce che le donne non abbiano di 
belle fattezze: sono velate come in tutto TOriente , ma non 
•ono rosi scrupolose di lasciarsi vedere in viso : si tingono 
la punta delle dita di rosso coir henne, le labbra di blu, le 
ciglia di nero , e portano alle orecchie ed al naso de^ grossi 
anelli d'oro , o di rame, » 

Non si possono vedere tanti monumenti d' industria e di 
potenza , senza domandare qoal fu il secolo che li vide svi- 
lupparsi, qua! fu la sorgente delle ricchezze necessarie a 
tale sviluppo; in una parola quaP è T istoria di Palmira, e 
perchè si trovi situata cosi singolarmente <, essendo in qual- 
che maniera un' isola separata dalla terra abitabile , da un 
mare di sterili sabbie. I viaggiatori, che ho citati, hanno fatte 



VIAGGIO il>:i ^ 

su queste quislioDi delle interessanli ricerche, ma troppo 
luDghe per essere riportate in quest^ opera : servirà il sape- j 
re, che si distingaono in Palmira dae generi di rovine; al* I 
cune spettano a de^ tempi remotissimi , e sono degli iofor- | 
mi^avanzi; le altre, che sono i monumenti sussistenti, ap* | 
partengono a de* secoli più moderni. Osservando il genere 
d'architettura che vi è impiegalo, se ne assegna la costru- 
zione a' tre secoli che precedettero Diocleziano , ne' quali 
l'ordine corintio fu preferito a tutti gli altri: vìen dimo- 
strato che Palmira situata a tre giornate dall'Eufrate, do- 
vette tutta la sua fortuna al vantaggio di essere sopra una 
delle strade del gran commercio, che sia esistito io ogni 
tempo fra l' Europa e l' India ; finalmente si prova che 
acquistò il suo più grande accrescimento, allorché divenuta 
barriera fra i Romani ed t Parti, ebbe V arte dì mantenersi 
neutrale nelle loro quistioni, e di far servire il lusso di quei 
potenti imperi alla propria opulenza. 

In tutti i tempi Palmira fu un deposito naturale per le 
mercanzie, che venivano dall'India pel Golfo Persico, e die 
di là rimontando per l'Eufrate o pel deserto andavano nella 
Fenicia ed Asia minore a spargersi fra le nazioni , che ne 
furono sempre avide. Questo commercio vi si dovette (issa- 
re ne' più remoti secoli al principio della popolazione, e 
farne una piazza importante, benché ancora poco celebre: 
le due sorgenti d'acqua dolce che quel suolo possiede, fu- 
rono s(»prattutto un richiamo molto forte d' abitazione in 
quel deserto, arido e secco in qualunque altro luogo: que- 
sti due motivi senza dubbio dovettero impegnar Salomone, 
principe commerciante a portare le sue armi fino a quel li* 
mite si lontano dalia Giudea. » Egli vi costruì delle buone 
mura , dice lo storico Giuseppe , per assicurarsene il pos- 
sesso, e la chiamò Taduiur , che significa luogo di |)alnie. » 

X11I 34 



3<>G ROBINSON 

Si è voluto inferire da questo racconto, i he Salomooe ne 
Tosse il primo fondatore: ma se ne dee piuttosto dedurre, 
die iiuei luogo era di già conosciuto per essere di molta im- 
porl<inz«ì. I Palmieri ebevisi trovano, sono l'albero de' pae- 
si abitali: prima di Mosè, i viaggi d'Abramo e di Giacob 
dalla Mesopolamia nella Siria, indicano fra quelle contrade 
delle relazioni che dovevano animare Palmira : la cannella 
e le |>erle menzionale al tempo del Legislatore degli Ebrei, 
attestano una comunicazione coir India ed il Golfo Persico, 
che doveva seguire T Eufrate e passare ancora a Palmira. 
Ora che questi secoli sono tanto lontani , e che la maggior 
parie de'monumenii sono periti, si ragiona molto male 
sullo stalo di quelle contrade , e si ammettono come fatti 
istorici de' fatti antecedenti , che hanno un carattere tutto 
differente; frattanto se si osserva, che gli uomini in tutti i 
tempi si sono uniti con gli slessi interessi e gli slessi godi- 
menti si giudicherà, che assai per tempo si sono stabilite ie 
relazioni commerciali da popolo a popolose che queste re- 
lazioni debbono essere sempre slate appress<i a poco le stes- 
se che si ritrovano ne' tempi |iosleriori e meglio conosciuti. 
Secondo questo principio , non rimontando al di là del se- 
colo di Salomone, l' invasione di Tadmur fatta da quel Prin- 
cipe è un fatto, che scuopre una folla di rapporti e di con- 
seguenze. Il Re di Gerusalemme non avrebbe flssata la sua 
attenzione sopra un posto cosi lontano, ed isolato, seuza un 
potente motivo d' interesse : questo interesse fu senza dub- 
bio quello di un gran commercio, di cui quel luogo era di 
già il deposito, l'India uno degli oggetti, ed il Golfo Persico 
il principale scopo. Diversi fatti principali concorrono so- 
prattutto a indicare quest' ultimo articolo ; e molto più con- 
ducono necessariamente a riconoscere il Golfo Persico pel 
centro del commercio di queir OpAiV, su cui sono state 



VIAGGIO tf67 

fabbricate tanle cattive ipotesi. Inralti in questo Golfo i Tiri 
mantennero ne' secoli remoti un commercio, ed ebbero dKlIi 
stabilimenti, le cui memorie sono le isole di Tiro e di Arados. 
Se Salomone ricercò Talleanza di questi Tiri, se ebbe bisogno 
de' loro piloti per guidare isuoi vascelli, V oggetto del viag- 
gio fu senza dubbio i luoghi ove di già frequentavano , e 
dove si rendevano da' loro porti di Phoenicum Oppidum , 
sul mar rosso, e forse da Tor, il €*ui nome sembra una 
traccia del loro. Le perle, che furono uno de' principali ar- 
ticoli del commercio di Salomone, non sono elleno il pro- 
dotto quasi esclusivo della costa del Golfo, fra le isole di 
Tirus ed Aradus ( al presente Barhen ) ed il capo Masandum ? 
I Pavoni, che formarono T ammirazione degli Ebrei, non 
sono sempre passati per originari della provincia di Persia 
adiacente al Golfo 7 Le scimie non venivano dal Yemen , 
che era sulla strada , e dove tuttavia abbondano ? Neil' Ye- 
men non vi è forse il paese di Saba, la cui regina portò al 
re Ebreo dell'incenso e dell'oro ? Questi Subei non sono 
quelli che Strabone vanta per la quantità d' oro che posse- 
devano? Sì è cercalo Ophir nell* India e nell'Africa; ma 
non é ejjli forse uno de' dodici cantoni o popoli Arabi men- 
zionati nelle loro origini ebra'che ? Si possono forse separa- 
re dal loro continente , quando queste origini seguono per 
tutto un ordine metodico di posizioni , checché ne abbiano 
detto Bochart, e Calmet ? Finalmente questo nome di Ophir, 
sì trova in quello di Ofor città del distretto di Oman sulla 
costa delle perle. 

Questo paese non ha più oro ; ma cosa importa, se Stra- 
bone ci fa sapere, che al tempo de' Seleucidi, gli abitanti di 
Gerrtia sulla strada di Babilonia ne ritiravano una quanti- 
tà considerabile. Se si pesano tutte queste circostanze si con- 
verrà, che il Golfo Persico fa il luogo del maggior commercio 



' iMi8 BODIlfSOlf 

t 

deir aotìco Orìenle ; e per coraunicaf vi per uoa strada piA 
corta o più sicura. Salomooe si portò Ono air Eufrate ; 
di più che a titolo di magazzino comodissimo, Palmira do- 
veva essere a queir epoca in un grado, se non strepitoso, 
I almeno considerabile : si vede inclusive, meditando sulle re- 
I voluìioni de' seguenti secoli, che questo commercio fu un 
principale agente de' gran movimenti della bassa Asia, dei 
I quali le sterili croniche non danno alcuna ragione* Se pò- 
j steriormenle a Salomone gli Assiri di Ninive volsero la loro 
ambizione verso la Caldea ed il corso inferiore dell* Eufirar 
I te, fu per avvicinarsi al Golfo Persico sorgente dell' opulen- 
za. Se Babilonia di vassalla di Ntiitve, diventò in poco tempo 
I la sua rivale e sede di un nuovo impero, lo fu perché il suo 
sito là rese il deposito di questa circolazione: finalmente se 
I i suoi Re fecero delle guerre si ostinate a Gerusalemme ed 
I a Tiro, non fu solamente per {spogliare quelle città delle rie- 
I chczze, che possedevano, ma ancora per distruggere la de- 
viazione, che cagionavano pel mar rosso. Un Istorieo, il 
quale ci fa sapere che Nabucdonosor avanii d' assediare Ge- 
rusalemme sMmpadroni di Tadmur, e' indica, clie questa cit- 
tà par'ecipava alle grandi operazioni delle metropoli convi- 
ctne: la loro caduta successa per gradazione, divenne per 
lei, sotto r Impero de" Persi e sotto i successori d'Alessan- 
dro, il motivo deir accrescimento, che sembra acquistasse 
I tutto a un tratto al tempo de' Pani e de' Birmani : ebbe al- 
lora un periodo di vari secoli di pace e d'attività, i quali 
; permisero a' suoi abitanli di inalzare qoe'manamenti di rie* 
chezza de' quali ammiriamo ancora gli avanzi : potettero 
spiegarvi altrettanto più di lusso, ia quanto che il suolo non 
permetteva alcuna sorte di spese, e che il fasto de' nego- 
zianti in ogni paese tende volentierissimo alle fobbricbe. 
Odenate e Zenobia posero il colmo a questa prosperità; ma 



VIAGGIO 9GÌ* 

per aver voluto oltrepassare la misura naturale, ne distrus- 
sero tutto a un tratto requìlibrio, e Palmira, spogliala da 
Aureliano dello stalo, che si era fatta in Siria, poi assediala 
presa e devastata dallo stesso Imperatore, perse in un gior- 
no la libertà e la sicurezza, che erano i primi mobili della 
sua grandezza. Dopo le guerre perpetue di quelle contrade, 
i devastamenti de' conquistatori, le vessazioni de' despoti, 
impoverendo i popoli, hanno diminuitoli commercio e sec- 
cata la sorgente, che veoiva nel scino del deserto a far fiori- 
re r industria e V opulenza : i piccoli canali che sono rima- 
sti, derivali da Aleppo e Damasco, non servono al presente, 
che a rendere il suo abbandono più sensibile e più completo. 




Sr|to1cn di Palmira 




Idea di noo de' maggiori cdiSsi di Palmira 



CAPITOLO QIIIIVTO 



Ritorno a Damasco — Des:rii:cnc di questa cillà — Sua apparenza r.ra- 
menle crientale — Sua pcp^laiione ?ariauss:ma — Gas? . strade . boiieghe , 
baxan. khan, moschee, cafiè— Commercio e manifailure — Giardini e 
campagna circonvicina— Clima —Siena antica e moderna di Damasco— 
Monumenti antichi 



28 Novembre 




I accinsi a ritornar solo a Uamasco; 
f poii'hé r amico e compagno mio 
codebbru d'Oro Chesiie/ , uou vcllc csporsi al peri- 

colo d' incontrare un qualche m.mbro della tribù dei Be- 
ni Szaklir suoi nemici: laonde e' si procurò due guide per 
Tabarià e ci separammo. A mezzo giorno raggiunsi una 



VIAGGIO ^1 

caravana di ottanta o cento cammelli , che andava verso 
il nord , e m' intruppai con essa : al cader del sole ci 
fermammo in un grosso villaggio, uno de' più importanti di 
questo paese, e vi fui trattato con cordialità da una fami- 
glia cristiana greca. 

29 Novembre. A due ore del mattino la caravana si mise 
in moto : fu giudicalo prudente viaggiare di notte per evi- 
tare gli arabi che infestano i dintorni. Allo spuntar del di 
giungemmo a Mezarcib , che è il primo castello che trova- 
si sulla strada del Iladj di Damasco. Fu eretto dal gran 
sultano Selim. La sua forma è quella di un quadrato di 
cento passi sopra ciascun lato. NelP interno avvi un cortile 
scoperto , intorno al quale vi è una fila di magazzini , nei 
quali depongansi le provvisioni per V Iladj. Queste prov- 
visioni consistono in frumento, orzo, biscotti, riso, e ta* 
bacco. Vi si ripongono pure le tende e gli arnesi dei caval- 
li, i basti dei cammelli, le corde, le munizioni, ec. ec.^ 
il tutto esclusivamente riservato per l'uso del pascià e del 
suo seguito immediato. Fino a Medina a ciascuna stazione 
avvi un castello simile, pieno d'oggelti dello stesso genere. 
I tetti dei magazzini formano una terrazza , protetta dal 
parapetto del castello ; e neir interno avvi una Moschea. 
Non vi SODO case nei dintorni del castello. Intorno ad esso 
si riuniscono le caravane dei pellegrini che vanno alla Mec- 
ca , e nelle sue mura il pascià, o Emiro- el Hadj ^ stabilisce 
il suo campo e trattiensi dieci giorni , affine di radunare 
quelli che rimasero indietro , e pagare alle differenti tribù 
la somma consueta per il passo della caravana a traverso il 
deserto. Vicino al castello, verso grecale, sono diverse fonti 
(dette sorgenti di Bushe) onde le acque riunisconsi a poca 
distanza in un grande stagno o lago di acque limpide e pe- 
scosissimo, il quale può avere un miglio e mezzo di circon- 



S73 ROBINSON 

Tereoza» Nel mezzo avvi uo' ìsola» Del resto, si crede, che 
Mezzareib occupi il posto d'Ashtaroth, amica residenza 
d'Og re di Basan. 

Dopo tre leghe di cammino giungemmo a Sbemskein , 
ove mi fermai un momento per prendere un poco di ci- 
bo; e quattro ore dopo arrivai a Es-Szanameio (i due Ido- 
li) , città considerevolissima, sulla strada delV Iladj. Ha al- 
cuni antichi edifici e delle torri, ma è pochissimo popolala. 
U accoglimento che ricevei fu tutt" altro che piacevole: lo 
sceikh ed i suoi ospiti, che erano tutti dei maomettani de- 
voti, mi permisero di passare la sera nel medhaféy ma non 
m' indirizzarono una sola parola. Gii abitanti dei villaggi 
situati sulla strada del Iladj , superano in fanatismo tutti 
gli altri maomettani. • 

30 yovembre. Lasciato Es-Szanamein, dopo un^ora di 
cammino giungemmo al villaggio di Didy; ed un'ora dopo, 
a quello di Gbabarib, ove trovasi un castello in rovina. Qui 
è, accanto alla strada, un Birkel o serbatoio di acqua co- 
strutto di sasso e alimentato da una sorgente abbondante. 
Sopra tutta la strada delP Hadj^ fino alla Mecca, s' incon- 
trano ad ogni stazione simili cisterne. 

A Didy comincia un distretto sassoso il quale si estende 
fino alla cuna del Djebel Khiara, e ha nome Soubbet-Fa-- 
raoim. 

Scendemmo in una pianura incolta, ed in due ore e mez- 
zo giungemmo a Khao-Danoun, edifizio considerevolissimo 
nel quale un tempo rìcoveravansi le carovane, ma oggi pa« 
re cada in rovina. 

Verso il tramonto del sole rientrai nel mio antico allog- 
gio a Damasco, ove, dopo aver preso un bagno ed essermi 
totalmente cambiato di panni, mi accinsi a cenare presso 



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VIAGGIO S75 

al Tuoco eia compagnia del mio amico Cbessey (1), cbe era 
giunto, per strade traverse, prima di me a Damasco. Nella 
serata ricevei le relicitazioni de'miei amici sol mio fortuna- 
to ritorno. j 
Quando si esamina più da vicino Damasco, e^ non corri- ! 
sponde intieramente alla speranza cbe Ta nascere la saa este- 
riore apparenza. Le idee dì splendore e di magnificenza, cbe 
si formano da lungi, spariscono tosto che si é dentro le mn« 
ra di questa famosa città ; poicbé quantunque eP uno e l'al- 
tra possano esistere nei palazzi de' grandi e nelle case par- 
ticolari dei ricchi, è certo però che non s* incontrano in nes- 
sun luogo fuori di qveste privilegiate abitazioni. Di piO, le 
strade sono strette ed irregolari : il primo difetto é comune 
a tutti i paesi caldi, ove le ombre e la freschezza sono ricer* 
cale; quanto alla loro irregolarità, essa é propria delle città 
tnrcbe in generale, nelle quali tutti gli ornamenti di archi- 
tettura sono riuniti in monumenti isolati o neir intemo del- i 
le case, che di rado si offrono alfoccbio del pubblico. Ma 
r attrattiva principale di Damasco, quella che cattiva l'animo 
del viaggiatore europeo ai suo arrivo, e resta molto tempo 
nella sua memoria impressa dopo the lo ha lasciato, è il suo 
aspetto intieramente orientale. Nel passeggiare in città o 
ne'sooi dintorni, non s'incontra nulla, che ci richiami alla 



(I) Non avcodo più occasione di parlare del Colonnello Cbesney, farò 
qui osservare, che il suo viaggio terminò con una delle spedizioni le più 
ardite forse che siano mal state intraprese. Lasciò Damasco, add) 10 di- 
cembre, con una piccola caravana di sette cammelli ; passò da Palmira , 
s'imbarcò sali* Eurrate, a Bir, sopra una zattera che aveva egli stesso co- 
struiu ; e scese il fiume fino a Bagdad, scaodagHaode la profondila delle 
acque, protetto contro il fuoco degli Arabi da dei sacchi di cotone dei 
quali si era circondato. Questo fu il rapporto che fece al suo ritomo in 
Inghilterra, il qoale indusse il governo a mandare in quei paesi una gran- 
de spedizione, il risultato della quale, molto sodisfaclcote perciò che rl- 
gnanla la scienza, è generalmente conoscloto. 



XIII. 55 



i74 ROBINSON 

I 

j mente la patria nostra. Eccettuato la mattina e la sera, non 
incontrai quasi alcuno nelle strade : una specie dì silenzio 

i misterioso regna in tutta la città; e solo di tanto in tanto, 
passando sotto la flnestra graticolata di una casfi turca, 

I il debol suono di una conversazione a voce bassa, e quaU 

! che volta le note spiranti da un mandolino, vengono a feri- 
re il tuo orecchio* Se la curiosità spinge il viaggiatore a 
passare la soglia delia porta, la quale è generalmente aper- 
ta, e* trova un cortile piantato di alberi circondato da por- 
tici e adorno nel centro di una fontana, che getta a goccia a 
goccia; ma niuno gli si fa incontro a salutarlo, e lo stesso 
silenzio, la stessa tranquillità, regna dentro come fuori dalle 
domestiche mura. È egli attirato dal runiore deir industria 
nelle vicinanze dei bazar? Egli entra, e li trova ripieni di 

; uomini, onde i lineamenti sono vari quanto la maniera di 
vestire, poiché quella di ogni individuo diversifica per qual- 
che particolarità di forma o di colore. Ascolta egli le con- 
versazioni 7 Ninna delle lingue che vi si parlano non è fa- 
migliare. Esamina le merci esposte in vendita ? Appena può 
il suo ingegno indovinare la loro utilità, e meno ancora a 

I quel uso siano destinate. Dai bazar, entra egli nei caffè 7 In 
quelli d' Europa le cure e le riflessioni, risultati o di uno 
sconcerto o di una viva speranza, sono dipinte sui tratti di 
tutti coloro che li frequentano, qualunque sia la loro età: 
ma qui tutto è gravità, pazienza ed indolenza. Ma se conti- 
nuassi a p'iirticolarizzare i cantraslt,che si possono notare fra 
le maniere ed il carattere personale degli Orientali e degli 
Europei, mi vedrei insensibilmente strascinato a stabilire un 

! paragone dei risultati di questi contrasti sullo stato della 
società; soggetto, che quantunque interessante in se stesso, 
é estraneo al fine di quesfopera. Continuerò dunque la de- 
scrizione della città tale quale si presenta, avendo cura di 



VIAGGIO 27S 

evitare, per quanto è possibile, dì far nascere il minimo so- 
spelto d'esagerazione. 

A Damasco le case sono fabbricate di pietra nella parte 
inferiore, e nel restante sono costrutte di mattoni seccali al 
sole, e ricoperti di un intonaco di calce* Edificate con ma- 
teriali cosi leggeri, elle devono necessariamente essere poco 
durevoli; lo che spiega la mancanza di ruderi antichi in que- 
sta città. 

Le strade sono piene di polvere, quando lira vento, e di 
fango dopo la pioggia. L'aspetto di lunghe muraglie quasi 
prive di finestre dal lato della strada, é tristo e monotono : 
solo di tanto in tanto le strade sono rianimate dai vivi co- 
lori die «ndornano l'esterno de* pubblici edifici. Del resto, la 
magnificenza che ofl're T intemo di qualche casa, contrasta 
singolarmente coHa esteriore apparenza di mescbiniti: una 
porta bassa apresi sopra di una corte quadrangolare, gè- 
neralmente lastricata di marmo ed avente nel mezzo un 
piccolo fonte, che getta continuamente : durante il calore 
della state la sì copre di una tenda, che stendesi con delle 
corde tirate da un muro all' altro, per cui può spiegarsi o 
ritirarsi a piacere. Intorno alla corte sono delle arcate aper- 
te, alte a qualche piede aopra il suolo, ed alle quali «i giun- 
ge per mezzo dì scalini. I pavimenti di queste stanze sono 
coperti di ricchi tappeti, sui quali trovasi una fila 4ì letti 
stretti, $ofà^ accomodati lungo H muro, e forniti di cusci- 
ni e guanciali di velluto damascato, i quali servono di sedie 
per la famiglia : il padrone di casa riceve qui le sue visite, 
e disimpegna i suoi affari. Sotto questi portici sono porte 
che introducono negli appartamenti interni, l'ingresso dei 
quali è regolato secondo il grado di parentela o d'intimità 
che esiste fra il proprietario e la persona che viene a veder- 
lo, o sull'onore che si vuol fare a questa persona. VHarem^ 



S76 



ROBINSON 



o apparlameolo delle donne, è generalmenle situato nella 
parte più lontana dalla porta d* ingresso, e corrisponde so- 
pra un'altra corte ioleroa piantata di alberi sempre verdi. 

Questa maniera di fabbricare, generale nel Levante, sem- 
bra essersi continuata dai (empi i più remoti fino ai noslri 
giorni, senza cangiamento e sema tentatilo alcuno di mi- 
glioramento. 1^ case del genere che ho descritte, trovansi in 
un gran quartiere ritirato e chiamato comunemente il quar* 
tier twrco^ lontano dai bazar, e dagli altri luoghi romorosi. 
Raramente vi si incontra qualche carretta (le carrozze sono 
sconosciute a Damasco ) e di tanto in tanto una fila di cam- 
melli carichi, attaccati gli uni agli altri con una corda. Ma 
siccome i Turchi generalmente non escono che la mattina e 
la sera, però a oiezzogiomo regna In quesla parte della ciiià 
il più gran silenzio. Nel passeggiare per le strade incontrasi 
di rado un aiutante, sicché stentasi a credere di essere nella 
capitale della Siria. Le altre strade sono egualmente strette, 
e le botteghe, che hanoo sui lati, presentano una trista ap- 
parenza. 

Ma i bazari fanno tosto dimenticare T impressione sfa* 
vorevole che le strade e le case producono sullo straniero 
che arriva in questa città. Qui, come in lutto V Oriente, eia* 
scun genere di merce ha il suo bazar particolare o mercato : 
ora è una strada aperta, ora un luogo chiuso e difeso dai 
raggi del so e, dalla pioggia e dal freddo. Molti bazar di qoe- 
st* ultima specie sono bellissimi edifizi, e servono di grade^ 
vok passeggiala allo straniero disoccupato, che vi passa ge- 
neralmente le sue mattinate ritirandosi la sera nei cafle. Co- 
si Ti sono intiere vie di botteghe, ove non vendonsi che sii- 
vali, scarpe e pianelle ; altre, nelle quali i panni e gli oggetli 
di vestiario diversi sono con gusto esposti, onde tentare lo 



VIAGGIO 277 

slraoiero che passa ; ed altre infine, nelle quali non veudon- 
si che oggetti da sellai ed equipaggi militari. 

Un edifizio particolare, o A'/uin, è destinato per gli orefi* 
ci, e questo sembra fosse un tempo una chiesa cristiana. Gli 
orefici, quasi tutti Armeni, sono al tempo stesso e fabbri- 
canti e venditori a minuto : il rumore prodotto dai martelli 
degli operai occupati a lavorare i metalli preziosi assorda 
realmente; ma nulladimeno non interrompe gli affari, ctie 
sono molti e continui. 

In generale i bazari di Damasco sono ben provveduti* 
Le manifatture particolari alla città sono in piccol numero, 
e consistono principalmente in una stoffa di seta e di cotone 
estremamente forte, in lavori da stipettaio, eseguiti con bel 
legno intarsiato di avorio e di madreperla, e in pelli gialle 
e rosse buone per fare stivali^ scarpe, babbuccie, ec. La fab* 
brica delle scimitarre, che fece si lungo tempo ed a giusto 
dritto la riputazione di Damasco, non esiste più; la fu tra* 
sferita nel Khorassan, in Persia, dopo V invasione di Tamer- 
lano. Sembra cbe quelle armi si fabbricassero con lance sot* 
tilissime di ferro e di acciaio, saldate insieme in modo cbe 
univano ad una gran flessibilità un taglio vivissimo. Quelle i 
che vi si fabbricano odiernamente, sono di una qualità in- j 
ferìore. 

Le produzioni del paese sono seta greggia, robbia, gom-* 
ma, galla, e oppio. Le importazioni consistono, a quanto pa-- 
re, in ferro, stagno, chincaglierie, generi coloniali, indaco, 
mussoline, cotoni filati, e tele bianche o stampate. Le stoffe 
bellissime per mantelli da donna, ed altre dì qualità più co- 
mone per veslili da uomo, avrebbero un pronto spaccio io 
questa città, purché non fossero care. 

Da Giaécao lato dei bazari esistono file di piccoli magaz- 
zini, in tomo ai quali gli oggetti ia vendita sono messi in 



^7S ROBINSON 

mostra con un garbo che innamora, e invila a comperare; 
sul davanti di questi ridotti vi sono delle piccole pialtafor- 
me guarnite di tappeti e di cuscini per servire di sedile aU 
r avventore: il quale non appena è assiso, che il mercante 
incomincia a empirli di buon tabacco una pipa, che gli of- 
Tre, facendo segno al tempo stesso al kavedji (caffettiere) , 
che è continuamente di servizio, di portare due tazze di caf 
fé. Dopo segue un reciproco ricambio di complimenti, die 
non signiflcano nulla, ma che non hanno un grande scopo. 
Fatti questi preliminari, che sono di rigore, le parti comin- 
ciano tosto a parlare del loro affare. 

1 bottegai sono generalmente agiati, belli, robusti, ben ve- 
stiti, garbatissimicon gli stranieri. Quando il lavoro del gior- 
no é finito, ciò che ha luogo generalmente verso VAsr (tre 
ore dopo il mezzogiorno ) , chiudono le loro botteghe, e si 
ritirano nelle loro case. I bazari sono chiusi la notte con por- 
te di ferro, e non vi resta che qualche guardiano affine di 
prevenire i rubamenti, e dar T allarme in caso d^ocendio. 

Le strade di Damasco non sono illuminate la notte : e per- 
chè lo sarebbero, se T andar fuori è in qualche maniera in- 
terdetto nelle ore tarde? A ciascun canto della via vi è un 
cancello cbc la chiude, per impedire a quanto sembra i moti 
di ribellione: dì maniera che per visitare un amico, anche 
nel vicinalo, si é obbligato di farsi accompagnare da una 
persona che porta una lanterna, ed è munita di un bastane 
per battere ai diversi cancelli dai quali si vuol passare. 

Oltre i bazari esistono molti grandi Uban, od ospizi per le 
caravane, nei quali i negozianti air ingrosso hanno i loro 
banchi ed i loro magazzini. Avvene nno che tutti gli altri 
sopravanza in magnificenza: il suo ingresso mette in uno 
dei bazari vicini alla gran moschea: un magnifico portico, 
formato di archi a sesto acuto ed ornato di una gran quantità 



VIAGGIO '279 

di sculture, conduce ad una spaziosa corte quadrala, lastri- 
cata eoo larghe pietre lifce ed ammirabilDoente congiunte. 
Su i quattro lati souo delle arcate per le mercanzie, e sopra 
io tutta la loro lunghezza, ricorre una galleria aperta, nella 
parte esterna della quale souo offlzi e banchi pei mercatan- 
ti : il tutto finalmente di cupole molto elevate. I muri dì 
questo beir edificio sono di pietra nera e bianca disposta a 
zone regolari; strana unione, che Torma una delie principali 
particolarità delFarchiiettura dei saraceni, della quale que 
st' edifizio è un mirabile modello. 

Le moschee di Damasco sono ad un tempo numerose e 
superbe , né le sorpassano per magnificenza che quelle di 
Costantinopoli : alcune furono in altri tempi chiese cristiane. 
La principale è presso a poco nel centro della città , e fu 
anticamente la cattedrale di Damasco, dedicata a San Gio- 
vanni Damasceno; edifizio riguardato come la più bella ope- 
ra dello zelo dei primi Cristiani in questo paese. Non osai 
penetrare al di là dal portico : cosi traveduta questa mo- 
schea pare abbia grandi dimensioni, e produce un effetto 
importante. Elia fu partitamente descritta da viaggiatori più 
fortunati di me : ha seicento cinquanta piedi di lunghezza , 
e cento cinquanta di larghezza ; è munita di un bel cortile 
di marmo, adorno di un bacino d* acqua ^ e di colonne di 
granito d'ordine corintio , le quali sostengono due file d'ar* 
cate, delle quali le superiori sono il doppio più elevate delle 
sottoposte formandosi un doppio chiostro. Durante il mio 
soggiorno a Damasco seppi ,clìe alcuni cristiani, stranieri 
alla città, erano stati puniti con bastonate per essersi so- 
lamente fermati a guardare nel cortile ! 

I caffé di una città d'Oriente , essendo i soli luoghi di 
consueta riunione de' suoi abitatori, figurano generalmente 
fra gli edifizi più rimarchevoli. A Damasco sono numerosi 



280 ROBINSON 

ed elegaoti , fabbricali la più gran paKe oel genere dei Ki<h 
ski, cioè di legno dipinto di differenti colori , fra i quali il 
verde ed il turchino dominano; e sono aperti sui lati, ec- 
cettuato laddove delle piante s' arrampicano lungo le snelle 
colonne che sostengono H tetto. Avvi un divano air intorno 
neir interno, e di distanza iti distanza vi sono dei cuscini , 
€oulro|i quali le persone, che si recano in questi luoghi, s'ap- 
poggiano. Notevole altrettanto della pittoresca apparenza 
esteriore che hanno , èia fortunata scelta della loro posizto* 
ne: sono generalmente situati sulla sponda di qualche ru- 
scello, dal quale scorgesi una bella cascata fra boschetti e 
giardini; lochi opportunissimiper diporto di popoli contem- 
plativi ed indolenti , come sono i turchi; r orecchio v'é 
piacevolmente accarezzato dal mormorio delle acque, men- 
trechè V occhio riposa con delizia sopra un aomiasso di foglie 
di mille gradazioni di tinte e foggie di forma, tra le quali 
distinguonsi quella delP acero, dell'olmo, del sicomoro, del 
salice, e di cento altre piante pittoresche e di vigorosa vege- 
tazione in questi climi fortunati. I rinfreschi che si appre- 
stano nei caffè dì Damasco, consistono in differenti specie 
di sorbetti ed in acque ghiacciate. La pipa^ della quale si 
fa uso a Damasco , quasi sempre il gozék^ specie di mir^^t- 
/M, non differendo da questo che per essere più portatile: 
componesi di un guscio dì noce di cocco, che contiene 
r acqua, ed al quale è fissato un tubo diritto, lungo circa 
dieci pollici , sopra cui è il recipiente pel tabacco [tombek) 
e pel carbone acceso. Questo tubo perpendicolare è tenuto 
dal fumatore , mentre il fumo , rinfrescato pel suo passag- 
gio neir acqua , è aspirato per mezzo di una cannuccia drit- 
ta , che va dal globo alla Irocca. Il tubo ed il vaso stesso so- 
no qualche volta d'argeuto, e riccamente incisi. 



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DAMASCO 



VIAGGIO 281 

I giardini, che circondano la città da tutte le parti , e che 
si estendono a più miglia nella pianura , Tormano una coro- 
na verdeggiante d'una ricchezza e di una estensione, che 
raramente incontrasi altrove. Nelle stagioni dei fiori e dei 
frutti aver deono un* attrattiva tutta pacticolare, poiché il 
paese è giustamente celebre per la varietà eia fragranza de- 
liziosa de* primi , e per l'abbondanza e V eccellenza de' se- 
condi : una specie di rosa , ed un genere di prugna traono 
il loro nome da questa citta. Ma se la vista ed il sapore di 
questi frutti seducono ed invitano lo straniero a mangiarne, 
bisogna però eh' ei si guardi dallo abuso ; perchè più d'una 
volta furono funesti agli Europei, e particolarmente l'albi- 
cocca e la mora bianca. Tutti gli anni si trasporta da Da- 
masco a Costantinopoli , ed in altre parti del Levante, gran 
quantità di fruita secche; a questo genere è fonte d'un 
profitto considerabile per gli abitanti di questa parte della 
Siria. 

La odierna Damasco non racchiude un solo oggetto d^an- 
tichità dì qualche interesse, ma additansi ancora al viag- 
giatore cristiano diversi luoghi nelle vicinanze, ehe la tra- 
dizione indica come residenza e teatro delle gesto di quel 
Saulo , che per zelo eccessivo della legge di Mosè mostrossl 
feroce persecutore della Chiesa nascente del Crbto , fino a 
che illuminato per la rivelazione del signore , svegliossi da 
un sogno di crudeltà e di errore, e II più laborioso de' suoi 
apostoli divenne, e quello che ebbe di tutti il maggior suc- 
cesso. 

In una strada lunga circa un miglio, che va dall'ovest 
all' est^ ed è delle più frequentate della città, la stessa pro- 
babilmente descritta negli Atti degli Apostoli (IX, K,) sot- 
to il nome di Strada Diritta , è una piccola grotta o sotter- 
raneo , in cui vedesi un altare cristiano ed un luogo di 



XIII 



56 



S8i ROBINSON 

preghiera per i Turchi. Si dice, che questa grotta fa F abita- 
zione di Giuda, ove Anaoia apri gli occhi a Saulo al suo ri- 
torno d'Arabia, a Saulo divenuto il discepolo di Cristo, e sul 
punto di adempire i doveri impostigli dalla sua apostolica 
missione [EpisL aiGalaii; I, 17). Distante un quarto di 

1 miglio circa dalla porta orientale della città , evvì un luogo 

t indicato come il sito io cui accadde la scena della miracolo- 
sa conversione dell'apostolo delle Genti; miransi quivi tu- 
muli in gran numero di ghiaja e di terra , che sono ie tom- 
be di cristiani devoti , che amarono aver sepoltura in quel 

I luogo famoso. Addi 25 gennaio di ciascun anno, in memo- 
ria di avvenimento tanto avventuroso , i Cristiani di Dama- 
sco vanno processionalmente in questo luogo, protetti da 
una guardia sempre concessa dal pascià ; e vi leggono la 
storia della conversione dell* Apostolo. Non lungi di là mo- 

I strasi pure la parte del muro, donde Paolo, come Raab 
nel fatto degli Esploratori, si fece calare di notte in una 
sporta , affine d' evitare la persecuzione dei Giudei , che ir- 
ritati dal suo cangiamento di religione altendeanlo air us<*io 

; per ucciderlo [Alti degli Apostoli . IX, 2o) 

Una parte della città di Damasco è rinchiusa da un rauio 
poco elevalo, il quale sembra di recente costruzione; però 
in differenti luoghi mostra evidentemente di esser fatto coi 
materiali e sulle fondamenta di un muro più aulico. Quasi 

I nel centro della città avvi un recinto di simile costruzione 
coronato di torri , il quale serve di cittadella ed é la resi- 
denza abituale del governatore di Damasco. 

) La popolazione totale di questa strana città , si fa ascen- 

dere a cento venti o a cento cinquanta mila abitanti , dei 
quali dodici mila sono Cristiani di differenti sette e denu- 

I minazioni , due o tre mila Ebrei, ed i rimanenti Musulmani, 

' rinomati da gran tempo pel loro superstizioso attaccamento 



VIAGGIO t>85 

ali* Islamismo, e per V odio e lo spirilo di persecuzione, che 
nutrono contro ogni altra religione : per mio proprio conto 
ebbi Toccasione di provare gli effetti di questa eccessiva lo- 
ro intolleranza, anche prima d'esser penetrato nelle mura 
della città- 
Damasco è riguardata come una città della maggiore an* 
tichilà : la Genesi ne fa menzione la prima volta nel Cap. 
XIV.; Gioseffo gli da per fondatore T ultimo nipote Noè , 
chiamato Uz , onde il padre Aram , figlio di Sem , aveva 
posseduto la Siria, che prese il nome da Aram. Quindi il 
nome di Es-Sham che gli Orientali danno alla provincia 
egualmente che alla sua capitale, deriva, per quanto sup- 
pongono dal nome del figlio di Noè. Il nome ebraico della 
città era Damasèk o Demègk, nome che ancora serba, e 
donde deriva il Damaseus dei Greci e dei Latini. 

Questa città fu primitivamente governata dai suoi propri 
re: ma Davidde la debellò , e più tardi fu presa da Gero- 
boamo re d* Israele. Subi in seguito il giogo degli Assiri , 
de' Babilonesi, dei Persi, dei Greci e dei Romani. Pare die 
al tempo di San Paolo fosse solto la dominazione d' Arètas , 
re deir Arabia Petrea e suocero d' Erode Antipa. 

Per qualche tempo, sotto la dinastia delli Ommiadi, Da- 
masco fu la capitale dell' Impero Saraceno , e sede del Ca- 
liffato:! califfi successori di Maometto, lasciaron Medina 
per questa città nel VII secolo , appresso a poco quaranta 
anni dopo la morte del legislatore degli Arabi e fondatore 
dell' islamismo. Ma oggi Damasco non è che la capitale del 
pascialicato omonimo, uno de' più nobili, ma non de' più va- 
sti dell' impero ottomano. 

Questa città è stata più fortunata della maggior parte di 
quelle che hanno fiorito nella stess' epoca : non mai giun- 
se , è vero, al grado di grandezza e di celebrità di qualche 



,._j 



altra di esse; ma oeppar decadde quaolo le^ikre^ sebbe- 
ne commesse sia stata sovente presa più v«Ue e distrutta: 
sempre ella riacquistò la sua importanza , a cagione dei 
vantaggi annessi alla sua bella posizione (i); e questi van- 
taggi essendo di natura permanente, tutto annuncia cbe 
continuerà a godere ancor per gran tempo di questa pro- 
sperità. 



(I) A cagione delia inportaaia della sua posizieBe, T imperatore Già- 
liaoo impose a Damasco capiule della Celesirìa il sopranoome di Occhio 
dell' OrienU. 




Eatiro tlrlL caravana dt* * |*cll«Kriiii cfat- vauuo alla Mecca 



CAPITOLO SESTO 



Di Damasca ad Àlep^-- Una caravana in Onsat* — E!!?tto ottico di lu- 
na — Naphti — Kara — Baduini — Hasaiah — Homs. l' antica Emesa — 
Restoun — Hamak l' antica Ipichanea — L' Oronte — ArnTO a Aleppo 



Damasco^ 8 Decembre^ 



u. 



I na piccola oaravana parie tré o quattro volle il mese 
per Aleppo, e inette ordinariamente undici giorni a com- 
piere questo viaggio, rbe si può comodamente fare in otto 
o nove : la strada procede air est della catena dell' Antili- 
bano, e attraversa le grandi città di Homs e di Hamali. Io 
alcuni luoghi è ristretta dal deserto y propriamente detto ; 
ma generalmente passa sopra un suolo ricco ed allo alla 
cultura, ove non vi è né sabbia, né pietra, quantunque sia 
spogliato d* alberi ed anrhe di arbusti. 

Eccettuate le città, che sono dalle mappe indicate lunghes* 
so questa via, e servono abitualmente di posa alle cara- 
vane, non iocontransi , in tutta la sua lunghezza, che po- 
chi villaggi e poche case. Il giorno preciso della partenza 
delle caravane è determinato nei bazar dai mercanti delle 
diverse città : essendone già partita da Damasco una ieri 



fS6 ROBINSON 

sera , la qaale fermar dovevasi a Touna gran villaggio a 
due leghe da questa capitate , nella direzione del nord-est ^ 
mi sono affrettato questa mattina di raggiungerla. Uscito 
dalla città, per più di un'ora la strada segue una via la- 
stricata attraverso a vasti giardini e a pianure coltivate- 
Era piovuto nella notte; perciò la polve , che spesso inco* 
moda il viaggiatore, era spenta. Le Toglie degli alberi mo- 
stravano in tutto io splendore il fresco lor verde, e Taere 
olezzava del profumo dei flori. Per conseguenza il viaggio 
prometteva dì essere singolarmente piacevole. 

Quando raggiunsi la caravana ella era per via, e cammi- 
nava senz'ordine e lentamente: mi unii ad essa senza che 
nessuno se ne accorgesse. Era composta d' un centinaio di 
persone, montate sopra cavalli o muli, con venti o trenta 
cammelli carichi di mercanzie. — Il carico ordinario di un 
cammello arabo è di quattro in cinque cento libbre per tra- 
gitto non lungo , e di tre in quattrocento, quando la distan- 
za da percorrersi è grande. Quanto più é lungo il viaggio 
che s'intraprende, quanto più sono rari i pozzi o le fonti 
d'acqua dolce sulla via da percorrere , tanto meno questo 
carico è pesante (1) • La facoltà che hanno i cammelli di 
sopportare la sete , varia singolarmente secondo le differen- 
ti razze di questi animali. Quelli d' Anatolia , avvezzi ai cli- 
mi freddi, e nativi di contrade nelle quali l'acqua abbonda 
da ogni parte, chiedono da bere ogni due giorni. Sotto le 
latitudini meridionali, i cammelli in viaggio vonno esser» 



(1) Nell*AD«toll« e Dei paefi del nord, il carico ordinario è di sette a 
ottocento libbre. Per ricevere questo carico il cammello s' inginocchia, 
t^uando è troppo caricato non si rialza , ma manda un grido che fa com 
prendere, che é incapace di portare on tal peso. Il suo conduttore, cono- 
scendi* tutta la pazienza di questo animale , non manca di avergli riguar- 
do , seguendo il proverbio Arabo : tmpehdi pia rompe UnnidH tawMo. 



VIAGGIO S87 

abbeverati ogni qualtro giorni ; un maggior prolungamento 
potrebbe divenire loro fatale. — Il cammello ammaestrato 
ad essere montato , conosciuto da noi sotto il nome di Dro- 
nìfdario , chiamasi qui in Siria deloul ed in Egitto hedjein. 
È della stessa razza di quello da soma, e non differisce da 
qoesl* ultimo, che come tra noi differenzia il cavallo da sel- 
la da quello da tiro: per Tuomo che non se ne intende, la 
differenza è appena sensibile; se non che il cammello da 
montarsi è più liscio, sendo tosato rasente alla pelle come 
una pecora : ma ha negli occhi quella espressione nobile, e 
un non so che in tutto il suo corpo , per cui distìnguesi 
(come del resto in altri animali ) facilmente dalla specie co- 
mune. Si dice, che i cammelli i più atti ad esser montati , 
quelli che hanno il trotto più celere e più comodo, siano 
quelli della provincia d* Oman in Arabia: cosi, il deloulel- 
Oman è celebratolo tutte le canzoni Arabe. Nella Nubia, 
come pure nel nord dell* Affrica, gli hedjtin , o dromedari, 
sono molto apprezzati per cavalcatura, a cagione della lo- 
ro docilità , della loro celerilà e del piano loro andamento. 
Si raccontano prodezze meravigliose della loro celerità, 
quando sono stimolati : ma probabilmente quvi fatti non 
hanno mai esistilo, fuorché nella fervida immaginazione dei 
Beduini. Nulladimeno il Burckhardt ci assicura, che quando 
essi si vantano, che un hedjein può eseguire un viaggio or- 
dinario di dieci giorni in un giorno solo, non hanno inte- 
ramente torto. 

Comunque sia di ciò, un titolo meno contestato e pel qua- 
le gli hadjeiH e i delous meritano veramente la considerazio- 
ne ed i riguardi dei viaggiatori, si é quello della comodità 
che sovr' essi trova l'uomo anche nei più lunghi viaggi: 
qiando si lasciano andare, il loro passo favorito è una spe- 
cie di ambio dolce e comodo per cui fanno cinque o sei 



288 ROBINSON 

miglia per ora. Per descrivere questo passo gradevole, l'Ara- 
bo dice parlando di un buon deloul^ che il sìm dorso é sì fermo, 
che lascerebbe bepe una tazza di caffè a chi v è sopra^ mentre 
cammma. La sella del hedjein^ cbedlBerisce un poco da quel-, 
la dei cavalli, è falla di cuoio ; e si mette sulla gobba, la 
quale, quando è giunta al maggior grado di grossezza, ha 
la forma di una piramide colla base steodentesi su tutta la 
schiena. Il cammello da due gobbi non trovasi in Arabia: 
non ne ho veduti dacché son giunto in Oriente. Dessi ap- 
partengono ad una specie che non si vede che in Mesopota- 
mia. In Egitto gli hadjein si guidano con una corda attaccata 
ad un anello che passa nel naso. In Arabia obbediscono me- 
glio al bastone certo del cavaliere che alla tM-iglia. È daopo 
qualche tempo al viaggiatore Europeo per avvezzarsi al 
movimenlo lento e sbalzante del cammello da trasporto or- 
dinario; per la quale ragione, come pure per il desiderio di 
essere più indipendente, presi a nolo dei cavalli per fare 
questo viaggio. (1). 

Un'ora avanti il cader del sole giungemmo a Ktuifa, 
piccolo villaggio circondato da una vecchia muraglia, assai 
forte nonostante per preservarlo dagli attacchi Arabi, che 
sovente vengono in queste contrade a far bottino. Invece 



(I) Qutndo cammina di passo il cammello ordinario di rado fa più di 
due miglia o due miglia e mozxo per ora : ed è ciò che chiamano comu 
Demente /MIMO di carovana. Quando il cammello cammina, alza i due pie- 
di della medesima parte, r uno Immediatamente dopo t' altro, invece di 
muoverli diagonalmente, vate a dire nella direzione delle due gambe op- 
poste, come fanno, nella maggior parte, gli altri quadrupedi e poiipedl. 
Questo modo di camminare, particolare al cammello, quantunque fossa 
osservato dagli antichi autori •. Veggasl Aristotilb : De Ànimalibui), non 
ha attirata 1* attenzione che di un picco! numero di ftaggtaCori moderni. 
Quando accelera il passo, lo fa nello stesso modo del cavallo quando pren- 
de il portante, ma in maniara da scuotere il suo conduttore più che il più 
duro trotto. Non ho mai veduto prendere II galoppo al cammello. 



VIAGGIO i89 

di entrare Del villaggio ci dirigemmo verso un grande khan 
o caravanserraglio, lontano qualche centinaio di tese, e cir- 
condalo di mura come il villaggio. Neil* interno dei khan ò 
una gran piazza scoperta, con una fontana nei mezzo: e ad 
una delle estremità trovasi la moschea. Intorno intorno poi 
alla piazza sono due piani di grandi arcate, come ne' chio- 
stri de' nostri conventi, con piccole camere al primo piano 
per alloggiare i viaggiatori : gii animali occupano lo spazio 
scoperto nel centro. Una stuoia, sulla quale stendemmo le 
nostre coperte , un poco di carbone e d' acqua, ceco lutto 
ciò che il khangiy o guardiano del khan^ ci somministrò; ia 
compenso, gli si deve una leggera gratificazione, ma che non 
basta per il mantenimento del luogo: bisogna inviare a| 
villaggio vicino per cercare il resto del bisognevole; ma per- 
chè i bazar chiudonsi la notte, è prudente di aver seco una 
certa provvisione di burro, di riso e di pane. Quanto al vi- 
no, si può sempre provvedere nei luoghi, ove abitano fami- 
glie cristiane. 

9 Dicembre. Mi sono alzato ai fidjr (T aurora). Ciascun 
mussulmano, appena usciva dal loggiato del khan faceva ad 
alta voce una breve preghiera o invocazione a Dio, tenendo 
gli occhi alzati verso il cielo. Quest'uso di consacrare cosi 
li giorno a colui che ce lodà,è sommamente edificante, qua- 
lunque sia la fede di coloro che lo hanno adottato ; e in ve- 
rità, la negligenza dei cristiani nell' adempire a questo do- 
vere, come pure nell* indirizzare la sera il ringraziamento 
alla divinità, non può che cagionare ai Maomettani un'im- 
pressione sfavorevole relativamente alla nostra religione. Ha 
d'altronde, questo modo affettato di pregare Dio sulla stra- 
da (come in altri tempi facevano i farisei), ad ogni ora, ad 
ogni istante della giornata, espone i Mussulmani a passare 
per ipocriti ; e questo sospetto è tanto più fondato, in quanto 

xiii. 37 



290 ROBINSOU 

che lavila privala di nn gran numero di loro singolarmente 
contrasta eolla pietà che ostentano, quando gli occhi del pub- 
blico son Gssi sovr'essi. 

Poco dopo aver lasciato il khan^ siccome la luna brillava | 
ancora, domandai alla mia guida il nome di un lago d* acqua, | 
che mi pareva di vedere nella pianura air est. Questa do- 
manda fece ridere i viaggiatori ; i quali mi dissero, che ciò 
che vedeva non era che il letto d' un lago satato, V acqua 
del quale, che si evapora nella state, lascia unMncrostatura i 
di sale sopra la terra. Infatti, dovea attribuirsi questa strana 
illusione (i) ad un giuoco di riflessione della luce della luna. 

Un'ora dopo traversamoio una gola fra alcune piccole i 
montagne, che sono probabilmente un ramo dell' Antilibano. 
Giunti vicino ad un viUag^io chiamato Kusta, posto sur una 
collina a destra della strada, vedemmo accorrere verso noi 
HO numero considerabile di donne e di fanciulli, che porta- ' 
vano ova,paue, dibs^ yagìèouri^ ed altre provvisioni, che ci 
offrirono a discreto prezzo : la maggior parte dei viaggiato- 
ri ne Cécero acquisto. Sospettai, dalla cura che si davano 
per vendere queste derrata, che i contadini di questo luogo 
non avessero mercato fisso, ove esitare i loro prodotti, ma 
che contassero interamente sulle caravane che traversano le 
montagne^ onde trarne i loro mezzi di sussistenza. Dopo 
due ore di cammino giungemmo a Naptha, luogo situato 
sopra una montagna, munito di un castella quadrato in ro* 
vine, di un khan e di una moschea. Per la notte mi stabilii 



(1) Al mio arrivo ad Aleppo, parlai di questa circostanza ad una per- 
sona, che aveva fatto sovente il viaggio di Bigdad, e che a>eva per conse- 
guenza notato più volle il Tenomeno del rìriesso del deserto. IJn giorno 
I r illusione Ta cos'i completa, mi disse, che discese dal suo cammello per at- 

I tingere colla sua tazza 1* acqua che credeva vedere innan«i a sé ; ed allora 

! scoperse il suo* errore. 



VIAGGIO S91 

in casa di una ramigiia cristiana, che mi fece V accoglienza 
piò amichevole. 

iO Dicembre. Affine di lasciar riposare i nostri cavalli fu 
deciso, elle queslo giorno il viaggio ooo sarebbe tungo. Ci 
fermammo a Kara, villaggio importante, in una bella posi* 
zinne sulla sommità di una montagna, distante soltanto tre 
ore di cammino dal luogo, ove avevamo passata la notte. 
Inviai i cavalli al khan ed alloggiai in casa di un prete ma- 
ronita ; ma non volendo cagionare a questo galantuomo 
spesa alcuna, mi procurai il pranzo al bazar^ Era composto 
di una pietanza di khebab^ o piccolissimi pezzi di agnello 
arrostiti sulla gratella, e di yaghourt^ cioè latte rappreso 
mescolato con Tette di pane fresco. 

1 1 Decembre. Da Kara, siamo discesi questa mattina nella 
pianura. Annoiato del passo lento della caravana io prece- 
deva il resto della brigata, quando alf improvviso intesi die- 
tro a me delle grida, che mi chiamavano. Chiesi la cagione 
di questo allarme, e mi fu detto, che era prudente altra* 
versare la pianura riuniti, tanto per la mia sicurezza perso* 
naie, quanto per quella della caravana; poiché in questo 
luogo attaccansi sovente e spogliansi i viaggiatori 

Quando simili aggressioni han luogo, allora si fanno sdra- 
iare i cammelli in cerchio sulla terra, ed i viaggiatori, posti 
dietro i sacchi, dei quali sono carichi, Urano sugli assalitori 
come se fossero difesi da un o»uro di pietra. 

Dopo sette ore di viaggio giungemmo a Hassiah, villag- 
gio situato air ingresso dell'alto piano, su cui èPalmira,dalla 
quale è lungi circa due giorni di cammino. Vi fui assai in- 
quietato per una visita di certi Turchi ineducati, che entra- 
rono nella mìa camera chiedendo un eaphar. Dapprima re- 
sistei prevalendomi della mia qualità di Franco, ma fui 



292 ROBINSON 

fioalmenle obbligato di cedere, onde sbarazzarmi delia loro 
presenza. 

12 Dicembre. La mallinata è slata circa T aurora eccessi- 
vamente fredda, e ciascuno si è affrettato a mettersi il suo 
abba^ specie di cappotto: si accesero anche i gozeh^ che fias* 
sarono in giro di bocca in bocca e furono trovati mollo buo- 
ni; come pure un poco di rakiy o acqua- vile, che i miei ser- 
vitori cristiani avevano avuta la precauzione di mettere nelle 
mie saccoccie: i miei vicini mussulmani non fecero in questa 
occasione grandi difficoltà per rinunciare ai loro scrupoli, 
relativamente alla proibizione dei licori forti fatta dal loro 
profeta. In quattro ore giungemmo ad Homs, antica Emesa, 
città considerevolissima^ ricinta di mura, e posta appresso 
a poco a mezza via fra Aleppo e Damasco. È bagnata da un 
ruscelletto, che è un ramo deirOronte. Le mura girano tre 
miglia, e sembrano della stessa epoca di quelle che aveva 
veduto a Cesarea sulla costa : sono circondate da un fosso, 
e neir interno del parapetto hanno dei terrapieni. Un terzo 
solo dello spazio compreso nel recinto verso libeccio è oggi 

I occupato ; ma le case non offrono alcuno interesse. Dalla par- 
te di mezzodì sono le rovine di un gran castello, fabbricato 
sur una eminenza rotondeggiante molto elevata: la sua for- 
ma è irregolare, ed i suoi muri esterni sono di pietra. È cir- 

I condato da un fosso fondo ventidue piedi e cento largo, il 
quale è traversato da un ponte di più archi: il rispianato in 
cima alla montagna può avere un mézzo miglio di circonfe- 
renza. Homs fu celebre in antico pel suo magnifico tempio 
dedicato al sole sotto il titolo di Allah-el-Gabal, nome che 
prese più tardi l'imperatore Eliogabalo nato io questa città(l}. 



(1) A brevissima distanza dalla città, all' ovest, si trova un mausoleo, il 
quale secondo una iscrizione greca quasi cancellata, sembra fosse eretto in 



YIAGGIO 29r» 

SmoDtammo ad ud gran khan^ posto immodialamenle fuo- 
ri delle mura della cillà, vicinissimo alla porla del nord. In 
più luoghi della corte interna, e sotto gli archi, onde qntfsta 
era circondata, furono accesi dei fuochi, che alimentammo 
fino ad un'ora mollo avanzata, perchè la notte era fredda- 

In un angolo del quadrato, vari mercanti circondati da sac 
chi, erano impegnati in una conversazione animala, che sen- 
za dubbio aveva rapporto alle loro speculazioni di commer- 
cio : sembrava non facessero attenzione alcuna a ciò che ac- 
cadeva. Non lungi da loro erano assisi i custodi dei cammelli 
i quali si ristoravano delle fatiche della mattina, e calcolavano 
le probabilità e gli eventi delP indomani : davanti a loro gia- 
cevano i cammelli, che ruminavano con una grottesca gravità 
il pasto, che era slato posto a^oro piedi. Là vicino mi grup- 
po di sceikhi o di vecchi ascoltavano attentamente una no- 
vella raccontata da un Arabo, e non interrompevano il nar- 
ratore fuor che per manifestare la loro ammirazione e la 
loro sorpresa. In altra parte della corte erano alcuni giova- 
ni, che cantavano in coro intorno al fuoco, battendo la mu- 
sica colle mani e co' piedi : ristrumento di cui si servivano, 
e del quale ho dimenticalo il nome, era di forma estrema- 
mente semplice; consisteva in una pelle fortemente tesa so- 
pra un quadro di legno, con tre o quattro corde poste attra- 
verso, appresso a poco come quelle di una chitarra. 

Nel fare il giro nel cortile passai, quasi senza accorger- 
mene, davaoti ad alcune famiglie di Cristiani.^ che erano 
coricate alla rinfusa, donne ragazzi e cavalli, senza fuoco né 



memoria di Cajo Cesare. E costrutto dt mattoni, ed ha due plani; con cin- 
que pilastri sopra ciascuna facciata. Il piano inferiore è d' ordine dorico ; 
ii snperiore d' ordine jontco. L' edifizio iia venti piedi di altezza, ed ii tetta 
é piramidale. 



294 ROBINSON 

lume; tanto è grande il timore, ctie hanno dei fanatici de- 
spoti che li tiranneggiano ! Nullostante sembravano meno 
afllitli della loro posizione di quello che non fossi io slesso : 
r abitudine trionfa di tutto. Le invitai a venire nel mio tu- 
gurio, e divisi con esse la cena, che le mie guide avevano 
preparata. 

UDecembre. Questa mane ci siamo levati di buon'ora. La 
nottata è stata freddissima. L'Oronte e la sua valle sono to- 
talmente coperli di nebbia foltissima ; di guisa tale che a 
stento scorgesi un oggetto alla distanza di 8 braccia. Dopo 
qualtr'oredi cammino attraverso un paese privo d'interesse, 
giungemmo ad Hamah, V antica Epifanea. Questa città è posta 
in una deliziosa e stretta valle, aperta air est ed air ovest, e 
traversata dairOroote; ed è costruita parte sul pendio di 
un poggio, e parte nella pianura. Qui, come a Damasco^ 
tutta la bellezza delle case è racchiusa neir interno ; le mu* 
Taglie esterne sono costrutte di mattoni cotti al sole, ed il 
loro aspetto è lungi dall'essere attraente. Nullostante sono 
stato assicurato, che vi erano molte belle case nella città: 
la più rimarchevole guarda il fiume ed appartiene al mutze- 
litn. Le abitazioni dei personaggi più distinti, hanno dei giar- 
dini, ove trovammo una vegetazione più ricca che in alcun 
altro sito da noi veduto dopo Damasco. In mezzo alla città 
avvi un monticello quadrato, sul quale altre volte era si- 
tuato il castello, di cui non restano che poche traccie, le 
pietre colle quali era fabbricalo avendo servito di materia- 
le per la edificazione delle case moderne. Quattro ponti at- 
traversano rOronte ed uniscono le due parti della città; il 
qual fiume è bellissimo quivi, e ricco d'acqua; sebbene an- 
cora non sia navigabile. Fornisce d'acqua la parte alta del* 
la città, per mezzo di secchie attaccate a grandi rotoni 
( naoura ) ; le quali, girando le ruote con eccessivo frastuono, 



VIAGGIO :295 

vuoiaosi ìd vari canali di pietra, sostenuti da archi, che so- 
no a livello colla più elevala porzione della città. La mag- 
giore di queste ruote (ne contai dieci o undici) credo abbia 
una settantina di piedi di diametro. La città di Hamah non 
è molto antica ; sofTeri moltissimo d'un terremoto nel 1157, 
insieme alle altre città della Siria ; vi si trovano ben poche 
antichità. 1 suoi òasart sono sovente frequentati dai Beduini 
del vicino deserto, che vengono qui per sapere le novità del 
giorno, e per comprare i loro abili: ma per ciò aspettano i 
mercanti di minutaglie, che ad epoche fisse giungono da 
Damasco. Finché rimangono io città portano il keffiè ( pez- 
zola ) sul viso, e se ne cuoprono il mento per evitare d' esse- 
re riconosciuti. Mostrano tutti un gran disprezzo per gli abi- 
tanti della città : nulladimeno ne vidi alcuni, che sembrava- 
no imbarazzati dalla novità della scena, che avevano davanti 
gli occhi. Possiede Hamah una dozzina di moschee, una delle 
quali é ornata da un antico minaréUo molto bello. La po- 
polazione ammonta a circa venti mila anime, fra le quali vi 
possono essere trecento famiglie greche. Pranzai col loro ! 
vescovo, che ha fama di sapiente. Abou-el feda, il grande ! 
storico e geografo Arabo, nacque e regnò in questa città. 

16 Decembre. Questa mattina partendo da Hamah, la no- 
stra caravana, che aveva lascialo per via alcuni de* suoi 
membri, è stata ingrossata da altri viaggiatori, che vanno ; 
nel nord della Siria. Sono di questo numero alcune persone 
di distinzione che vanno ad Aleppo : le donne viaggiano in 
lettighe ( /arto loaran) gueroite di cortine e poste sul dorso 
dei cammelli ; gli uomini montano dei cavalli riccamente 
bardati, e sono seguiti da domestici a piedi pronti a preve- | 
nire tutti i loro desideri. 

In questo luogo fOronle, o Nahr-elAaszy , prende gra- 
datamente la direzione verso il mare. Chiamasi Aaszy , : 



^96 ROBINSON 

cioè ribelle, perchè scorre dal sud al nord; mentrechè tutti 
gli altri grao fiumi di questo coDtioeote, T Eufrate, il Ti- 
gri, ec. , vanno dal nord al sud (1). La valle che bagna sì 
chiama El-Ghab^ ed è circondala all'est dal Djebel-Shacb- 
Sabou , ed all'ovest dalle montagne degli Anzeyry. La sua 
lunghezza, da Kalaat el-Medyk fino a Djìssr Shogher, nella 
direzione d' Antiochia , è appresso a poco di tre ore di 
cammino; e può averne due di larghezza: ma si ristringe 
verso il nord. Burckhardt la paragona, per la sua pittore- 
sra bellezza , alla valle del Bekaa situata fra i due Libani ; 
pure , egli aggiunge , supera quest' ultima per il nuìtiero delU 
iorgenli e de' piccoli ruscelli ond' é irrigata , specialmente dal- 
la parte delle montagne dell'est. Neil' inverno TAaszy inon- 
da una parte delle terre basse, attraverso alle quali scorre 
isolando i villaggi , e rendendo ogni comunicazione fra loro 
impossibile fuorché in barca. In primavera l'inondazione, 
cessa ; ma restano i laghi , che generano sciami di mosche 
e di moscioi , i quali uniti alle esalazioni delle lagune , sfor- 
zano nella state gli abitanti a ritirarsi nelle montagne coi lo- 
ro bestiami, le loro mercanzie, e le loro robe. Gli abitanti 
del Ghab, che si chiamano Arab^UGhab^ sono una razza 
mescolata d'Arabi e di Fellahtr : coltivano il dkourra ed il 
frumento, ed allevano armenti numerosi di bufali. 



(1) Secondo Abou fi-feda , il nome di ribelle è stato a que^o fiume ap- 
pllealo, perchè ijod bagna i campi se non che custretto dalle ruote Idrau- 
liche. L' Oronte prende la sua sorgente nelle montagne vicine ali* angolo 
Tormato dal Libano e dall' Antilibano , In un luogo solitario e poco fre- 
quentato , che chiamasi ArRas{ la testa ) . La sorcente getta le sue acque 
con molta forza in un bacino naturale di forma triangolare situato sopra 
uno scoglio. La sua circonferenza è di circa cinquanta passi. Esso é quasi 
nascosto fra gli sterpi e fra gli alberi , il maggior numero de* qiiaH sodo 
castagni , salici , querele nane. V Oronte è il fiume della Siria di più lun- 
go corso , il quale corre circa cento leghe dalla sorgente ali* imboccatura 
Ufi mare. 



VIAGGIO 397 

Howash, è il priocipal villaggio del Gbab : si compone di 
cento cinquanta capanne, le mura delle quali sono fatte col 
fango , ed il tetto eoo canoe y che raccolgono sulle rive del- 
l' Oronte. 

Viaggiammo ondici ore dopo la nostra partenza da Ha- 
mab , e arrivammo a Marrab , V antica Asia ^ la quale oggi 
non è più cbe un povero e piccolo villaggio, che occupa una 
bella posizione sul vertice d' una montagna , dalla quale la 
vista si stende sopra la pianura» Siccome tutti gli abitanti 
di questo luogo sono musulmani, fui obbligato a ricoverar- 
mi in casa di un individuo di questa religione; ma, con- 
tro ogni mia espettazione, trovai l'ospite disinteressato e 
senza pregiudizi, particolarmente in ciò cbe riguardava le 
donne. 

i7 Decembre. Dopo aver camminato sette ore, trovam- 
mo Sermein , luogo notabile per il gran numero delle anti- 
che cisterne e di pozzi scavati nel macigno , cbe vedonsi 
ancora nei dintorni. Servono essi ad abbeverare il bestiame 
dei contadini nella state, poicbè questo paese è privo di 
sorgenti — Dopo due ore e mezza d} viaggio da questo luo- 
go, verso l'ovest, trovasi Edlip, fabbricato intorno alle 
falde di una montagna, che la divide in due: questo vil- 
laggio e circondato di bei oliveti; ma il suo principal 
commercio è il sapone: vi si trova qualche fabbrica di 
stoffa di cotone, ed alcune tintorie; ma queste in plccol 
numero. 

i8 Decembre. La distanza da Sermein ad Aleppo è di 
dieci ore e mezza di cammino. Era tuttora notte, quando 
lasciammo il villaggio ; e non avevamo per condurci sulla 
nostra strada che i mashala , o torcie fatte con scheggie di 
pino secco, e serrate con cerchi di ferro attaccati a lunghe 
pertiche. Dopo aver camminato ott'ore, ci trovammo 



1111. 



38 



208 ROBINSON 

rimpello ad un IfAafVchiainato Touman, vicino ad un villaid^- 
glo dello slesso nome, posto sul Koeik^o fiume d*Aleppo. iJi 
trovammo molta gente, che attendeva l'arrivo della cara- 
vana. Neir avvicinarci ad Aleppo, ove {giungemmo due ore 
dopo aver lasciato il Khan , la caravana fece una scarica 
generale di tutte le sue armi da fuoco. 



CAPITOLO SETTIMO 



Alepp. r antica Benaea — L' auicre &^g^iorna in Aleppo durante i mesi 
i' inverno — Console del Leiante — Descniione della atta : suoi Khan . o 
Kaldah, moschee e baiari — n fiome di Kowich — Il Kalaat. o castello 
d' Aleppo — Un terremoto — Sxietà Europea in Aleppo — Costume delle 
donne di Siria — Filantropia dei Turchi — Zoofili d" Aleppo — Giardini e 
dmicmi d' Aleppo — Cimitero — Vaile del Sale — Lago salato- 



T • 

JLj iocerlezza colla quale avevo da qualche tempo cod- 

doUo il mio viaggio, mi aveva privato d' ogni communica- 
zione coir Inghilterra: però mi decisi di restare ad Aleppo, 
iofioo a che non avessi avuta la forluca di ricevere lettere 
da miei amici : del quale piacere io era privo da vari mesi , 
comecché avessi profittato di ogni occasione per far loro 
conoscere le diverse circostanze del mio viaggio In queste 
desolate contrade. 

Prevedendo per conseguenza di fare qui in Aleppo un 
lungo soggiorno , mi accomodai con un amico, il signor Duc- 
ei, per avere ospitalità nella casa ch'egli occupava, la qua- 
le era una delie più belle della città: apparteneva al signor 
Barker: già console, il quale, a cagione d'avanzamento, 
era passato nella stessa qualità ad Alessandria : il detto si- 
gnore , in conseguenza del suo matrimonio con miss Hayes, 



òO() ROBINSON 

figlia di UD antico negoziaote d'Aleppo,èdiveDuto proprie- 
tario di molte altre case ìd questa città: ma il valore di 
queste proprietà è talmente decaduto , cbe oggi non si offre 
che ducento cinquanta lire sterline di una casa, cbe in tem- 
pi migliori sarebbe costata tre mila ; ed ancora quest'offerta 
non è fatta, cbe da una sola persona. 

Se non vi facesser perdere un tempo prezioso, le cere- 
monie cbe accompagnano qui la presentazione di un fore^ 
stiero ai consoli si potrebbero considerare come molto di- 
lettevoli: tosto cb'egli è entrato nella città, informasi di 
tutto ciò cbe si esigerà da lui sotto questo rapporto , come 
se fosse uno dei doveri sociali più importanti. Fra i rappre- 
sentanti delle grandi potenze Europee, quello d'Austria oc- 
cupa il primo posto , e conseguentemente gli si deve la pri- 
ma visita ; immediatamente dopo viene quello di Francia; e 
poi il nostro, e cosi di seguito. Se il viaggiatore avesse la 
disgrazia d'imbrogliarsi in queste minuziose eticbette corti- 
gianesche , non vedrebbe mai il termine delle recrimina- 
zioni fintanto che durasse il suo soggiorno in città. — Ma 
questo non è tuttto. 

Tosto cb'egli ha terminate le sue visite, che necessaria- 
mente lo occupano per vari giorni , è obbligato a restare lo 
stesso numero dì giorni in casa sua per ricevere a vicenda 
le visite dei consoli ! In queste occasioni le LL. EE. vengono 
in grande uniforme , precedute da un giannizzero che porta 
una canna con pomo d'argiefnto , e seguite dal cancelliere , 
dal dragomanno e da un nuvolo di scrivani. Una cosi gran- 
de affluenza di stranieri , che penetrano tutti ad usa volta 
nel recinto ordinariamente silenzioso d' un'abitazione orien* 
tale , è fatta per spaventare fi viaggiatore che* non è prepa- 
rato a quest'onore: per poco che sia nervoso, i noi ti- 
mori possono fargli supporre che è il cadi cbe viene p«r 



VIAGGIO 301 

arrestarlo. Io queste riuDÌoDi,come pure io quelle che le han- 
no precedute, vi è poca simpaiia fra le persone io quanto ai 
sentimenti ed alle idee; quindi la noia generalmente vi pre- 
siede, ed il viaggiatore non è felice se non quando sono 
terminate. Appesa ebbi ricuperata la mia libertà, mi diedi 
a delle occupazioni, che avevano molto più rapporto colle 
mie abitudini, e col mio gusto. 

Aleppo, r antico Beraea^ dagli attuali abitanti chiamata 
Haleb-es-Shabba^ è posta al grado 36, IT, 25' di latitudine 
nord e al grado S7, 9' di longitudine est da Greenwicb. Di- 
sta settanta sei miglia in linea retta dal mare, e novanta mi- 
glia da Antiochia. Comunica coir Europa per Iskanderoun 
e Latakia, coir Egitto per Damasco e El- Arista, coH'Asia Mi- 
nore per Tarso, e finalmente coir Armenia per Diarbekir. 
È probabile, che cominciasse a prendere deir importanza 
all'epoca della distruzione di Palmira, alla quale successe 
nel commercio, poicbò commessa è ammirabilmeule posta. 
Fiori grandemente fino alla scoperta del Capo di Buona Spe- 
ranza, che produsse una grande rivoluzione nelle relazioni 
tra r Europa e V India ; e durante tutto il medio evo le ca- 
ravane di Bagdad e di Bassora vi apportarono i prodotti del- 
r ultimo Oriente e della Persia, i quali da questo punto di- 
rigevansi inverso tutte le altre città d'Europa. A cagione di 
questi vantaggi commerciali, dei quali godè senza interru- 
zione per pia secoli. Aleppo divenne a grado a grado una 
delle città. le più importanti dell'impero ottomano: preten- 
deva di essere considerata come la capitale della Siria, e 
^/^ la cedeva che a Costantinopoli ed al Cairo, per la gran- 
dezza^ la popolazione, e l'opulenza ! Ma la scoperta d'un 
passaggio per inare, che conduce ai paesi ne' quali era sor- 
gente della sua ricchezza, fu il primo colpo portato alla sua 
prosperità; la quale è andata dipoi sempre più decadendo : 



302 ROBINSON 

ed Aleppo è ridotta io oggi io stato totalmente iosignificao- 
te, tanto rapporto alla località che alla politica, ìd coofron- 
to del suo antico splendore. Non sì può vedere nulla di più 
tristo dei guasti che si offrono alla vista da ogni lato in que- 
sta città guasti cagionati dal terremoto del I8S2, che ne di- 
strusse la maggior parte. Scorgonsi grandissime crepature 
nei muri, e grosse pietre sospese come ad un Oioalle volte 
degli Archi, che sembrano minacciare i passeggieri dì im- 
minente rovina. 

Aleppo giace in aperta pianura, circondala, nel raggio di 
qualche miglio, da colline poco elevate. Ha, compresivi i 
suoi vasti subborghi e i giardini intermedi!, un circuito di set- 
te miglia; delle quali, la città propriamente detta non ne 
comprende più di tre e mezza in circonferenza. Le mura so- 
no di pietre squadrate, ed hanno appresso a poco trenta pie- 
di di altezza e venti di larghezza. Non portano in nessuna 
parte segni di grande antichità ; ma dallo stile massiccio 
della loro architettura si credono costrutte dai Saraceni. Fu- 
rono altre volle circonvallate da un fosso largo e profondo, 
che oggi è in più luoghi ingombro di rottami, o convertito 
in orticciuoli: e i rottami dei quali parlo, sembra apparte- 
nessero particolarmente a case cadute pel terremoto ; dopo 
il quale spaventevole avvenimento posson benissimo essere 
stati portati ad una piccola distanza fuori della città, o get- 
tati al di là delle mura, sendo questo il mezzo più spedilo 
dì sbarazzarsene. In alcuni luoghi, e particolarmente dalla 
parte di mezzogiorno , questi mucchi di rottami s* inalzano 
air altezza delle mura, e formano cosi passo, pel quale 
si può accadere nella città senza passare dalie poste. L'as- 
petto d' Aleppo, veduto al di fuori, è diventato molto brutto 
a cagione di questo radunamento di macerie, che compro* 
mettono d'altronde la sua sicurezza in caso di un attaooo 



VIA 6610 r>r>3 

improvviso; ma in quesli luoghi, T apatia el* inazione sono 
i traili caratteristici di coloro che governano, e di quelli che 
sono governati. Questa città ha nove porle, due al sud, due 
all'est, due al nord, e tre air ovest. Le case sono fabbricale 
di pietra bianco-rossastra, è molle air uscir dalle cave, che 
sono presso alla città, ma dopo qualche tempo diventa dora 
per razione deiraria. Le abitazioni son pure rimarchevoli 
per la loro eleganza, e la loro stabilità: quelle che apparten- 
gono alle classi agiate, sono costrutte all' intorno di un corti- 
le lastricato con dalla parte di dietro un giardino. Hanno di 
rado più di due piani: le camere sono generalmente basse, 
i palchi elegantemente decorati di rabeschi ; le finestre larr 
ghe e adorne di vetri dipinti. Tutti i letti sono piani e rico- 
perti da una terrazza di forte cemento, il quale prolegge 
r interno contro le intemperie dell' aria. Questa terrazza è 
circondata da un muro dell'altezza da servir di parapetto ; 
il quale forma la separazione dalle case contigue, ed impe- 
disce a colui che passeggia di cadere da una parte nella stra* 
da, e dall'altra nel cortili*. Spesso in luogo di parapetti è 
una leggiera balaustrata in forma di pergolato. Lassù in 
quelle terrazze si recano gli abitanti per godere il fresco ven- 
ticello della sera: lassù, durante i calori dell'estate, stendono 
le loro materasse e passano la notte, senza tende o coperte 
di sorta alcuna. Siccome Aleppo è fabbricala sopra un terreno 
quasi piano,si può facilmente, passando sopra i muri disepa- 
razione, andare lungo i tetti delle case da un canto all'altro 
della città, senza scendere nelle strade. Quest'abitazioni par- 
ticolari , nella costruzione delle quali uomini arricchiti dal 
commercio hanno spiegato tanto gusto e tanto lusso, e che 
uniscono tutte le comodità dell'Europa alle dolcezze dell'O- 
riente, non contribuiscono però molto alla bellezza della città. 
Alti muri, forati da qualche piccola finestra guarnita di grate, è 



304 



ROBIN SOR 



tutto ciò che vedesi dalla parte delle strade, le quali, sebbene 
triste d' aspetto e anguste, sodo nolladinieDo ben lastricate ed 
estremamente pulite : hanno inoltre, per comodo de- pedoni, 
un marciapiede da ciascun lato alto sei pollici. 

Il lettore ha senza dubbio inteso parlare sovente della 
filantropia de' Turchi : ebbene, io credo cbe si accordi loro 
una virtù che realmente non posseggono, afaodeno nel senso 
cristiano delia parola. So che alcuni viaggiatori si sono la- 
sciati sedurre ^no al punto di ammirare i mussulmani per 
la sensibilità affettata cbe spiegano in favore degli animali ; 
ma in questo caso la parola filantropia è un oqntrosenso, e 
propongo di sostituirgli quello di zoofilìa* Gli animali che 
tengono il primo luogo nelle affezioni degli zoofili d' Alep- 
pò, appartengono alla specie canina e felina : la quantità dei 
cani che vagano pelle strade è veramente spaventevole : ad 
ogni sei passi se ne incontra uno, e qualche volta s' inciam- 
pa in branchi di cagnolini affollati intornò alle gelose loro 
madri. Questi cani non hanno padrone, quantunque siano 
regolarmente nutriti alla porta delle case ove il caso li fa na- 
scere: una volta che hanno preso questo posto, non lo la- 
sciano cbe il giorno della loro morte ; né mai il cane stra- 
niero tenta sloggiarli siccome dormono comunemente du* 
fante il giorno, non ci si accorge della loro quantità vera- 
mente prodigiosa cbe nella notte ; allora il pid piccol osso 
diventa un oggetto di combattimento feroce, al quale pren- 
don parte a centinaia; i loro urli stancano al di U d*ogni 
credere, sopra tutto se vedono qualche passeggiero : se nel- 
le ore tarde un abitante avesse T imprudenza di uscire sen- 
za lume o senz'armi io credo cbe potrebbe divenire vittima 
della loro ferocia. È tanto grande la fecondità di questi cani, 
che in breve giro di tempo il loro numero potrebbe farsi 
veramente allarmante; ma la morte tiene in bilancia colla 



VIAGGIO r)05 

incessante e raddoppiala sua azione quella strana potenza ge- 
nerativa! È però notevole, che mai sieno attaccati dalla idro- 
fobia. Questi cani sono tutti della specie del cane da pastore. 

Possiede A leppo alcuni grandi Khan o okallas^ nei quali 
alloggiano abitualmente i mercantile io special modo quelli 
estranei alla città. Questi khan sono in generale edifizi bel* 
lissimi, costrutti di pietre regolari e muniidi doppio ordine 
d' archi) che si aprono sopra un cortile interno : i' ordine su* 
periore serve pei banchi : in quello di sotto sono i magaz- 
zini per le mercanzie. Nel centro è sempre una gran fonta- 
na, che somministra V acqua alle bestie da soma, le quali si 
carciano e scaricano nel cortile. Durante il mio soggiorno 
in Aleppo, una caravaoa di 4200 a iSOO cammelli vi giun- 
se, dopo una interruzione di vari mesi a cagione della guer- 
ra che regnava fra il sultano ed il pascià di Bagdad. Ci vol- 
lero molti giorni per riporre i loro carichi nei magazzini 
raa le mercatanzie avevano sofferto avaria, a cagione del 
gonfiamento delle acque dell' Eufrate, che la caravaoa avea 
passato a guado. 

Le moschee d'Aleppo, numerosissime, non hanno nulla 
di rimarchevole sotto il rapporto dell' architettura. D' altron- 
de, osono completamente in rovina o hanno almeno sofferto 
moltissimo, a cagione dei terremoti ai quali questa città è 
soggetta. La Eyamé Zacarièh, e quella chiamata El-Halawè, 
formano però eccezione : la prima fu in origine una chiesa 
cristiana, e gode di una grande riputazione di santità fra i 
mussulmana 

Yi sono pure in Aleppo dieci o dodici ediOzi modesti con- 
sacrati al culto cristiano, ai quali sono annesse le residenze 
vescovili di ciascuna setta. Il convento di Terra Santa è po- 
sto nel khan-Ei-Sehebene; quello dei Cappuccini nei Giana- 
biè; e quello dei Lazaristi nel Bendequiè. 

\iu. 59 



506 ROBINSON 

Dae copiose sorgenti, che scaturiscono vicino a Hejian, 
villaggio distante circa otto miglia al nord, provvedono Alep- 
po di buonissima acqua, che vi giunge per mezzo di un ac- 
quedotto, chiuso in qualche luogo, ma più sovente scoperto, 
e munito di pozzi di distanza in distanza net quali T acqua 
posando purificasi. Neir entrare in città, T acqua è distribui- 
ta per dei tubi di argilla o di piombo alle fontane pubbli- 
che, ai bagni, ai serragli, ed anche alle case particolari, 
quando i proprietari vogliano fare la spesa derubi e del 
muramento. Credesi che questo acquedotto fosse fabbricato 
all'epoca della fondazione della città ; ma dicesi essere stato 
più volte riattato: I rima da Sant' Elena, madre di Costanti* 
no imperatore ; e più tardi da Al-Melek el-Daher , Aglio 
del Saladino : oggi si pulisce ogni anno, nel mese di maggio. 
1 pozzi ordinari scavati nel suolo d'Aleppo, non sommini- 
strano che acqua salmaslrosa (i). 

Il Kowik (Chalus degli Antichi) non ha nei mesi d'està* 
te che un piceni filo d'acqua, che scorre lento e silt^nzioso 
verso r ovest della città ; ma nella stagione in coi siamo, di* 
venta un fiume formidabile. Ha la sorgente al nord, vicino 
air Aintab, alle falde del monte Tauro : e giunto a un quarto 
di miglio da una delle porte occidentali d'Aleppo, gira al- 
l' improvviso %erso l'est: passa quindi sotto un ponte vici- 
no alle mura, ove giunto cambia nuovamente direzione: 
entra nelle montagne a traverso di una valle coltivata , e 
perdesi finalmente in una laguna distante circa 6 leghe da 
Aleppo. 



(ì) Una singolare malattia, che qaairtieduno attribuisce all'acqua, at- 
tacca gli Alcppini almooo uoa volta in vita loro : la chiamano Kabal el- 
tine. Tale a dire ukera d'vn anno, essendo questo il tempo che occorre 
per operarne la guarigione : la cicatrice è però indelebile. I Francesi cbla- 
mano quesf ulcera Bmkton d* AUp\ t\\9^ presentasi ordinariamente sur 
una gota. 



VIAGGIO '07 

Questa cillà si divìde in quarlieri o dislrelii, ciascuno de 
quali é abitalo da una popolazione dislinla* Il principale, 
chiamalo E l medine (la cillà)^c il soggiorno degli Europei 
e dei principali Turchi. L' ElDjedaide é abitalo quasi esclu- 
sivamenle dai Cristiani di tulle le sette. Gli Ebrei smio con- 
finati io un quartiere chianoato Bahzila. I Turcomani, gli 
Arabi ed i Kurdi, vivono nei sobborghi all'est della città. 
A cagione del gran terremoto del 1822, un subborgo che 
trovasi al sud della città ha preso certa tal quale importan- 
za; destinale a servire provvisoriamente d' asilo, le case fu- 
rono ivi costrutte semplicemente di legno o di loto: ma il 
Umore di ritornare in città, timore che si è ornai convertilo 
io abiludiae (ed alle abitudini il popolo di questo paese non 
rinuncia facilmente ) fa si che sono occupate ancora, lutto 
r anno, raentrechè le spaziose case della città rimangono 
quasi deserte! Vicino ali* estremila nord-est della città avvi 
il castello (Ei'Kalaal)^ sopra un'alta montagna di forma 
emisferica. È circondalo da un largo e profondo fosso, di 
un mezzo miglio di circonferenza, e vi si giunge per un 
ponte inclinalo di selle archi, ed una doppia porta. Le mura 
sono coronale di torri poste ad uguali distanze, e lo spazio 
interno è coperto di rovine, in jina delle stanze sotterranee, 
che fu senza dubbio la «a/a ci' ilrmt dell' antica cittadella, 
trovammo alcune migliaia di piccole freccie legate in maz- 
zi. Esse avevano circa 50 pollici di lunghezza e parca fossero 
state inliote nel veleno. Osservammo egualmente degli elmi, 
e qualche pezzo d'armatura. Il Burkhardt dice, che i giacchi 
di maglia sono anch' oggi d' uso comune in qualche parte della 
Arabia: l'ultimo capo Wahabita, Ibn-Saoud, ne portava 
sempre uno sotto la sua camicia : quesli giacchi sono di un 
lavoro antico, ed appartenevano probabilmente ai cavalieri 
europei che pugnarono nelle guerre delle Crociate. 



rm ROBiifsoif 

Il panorama veduto dalla cittadella, è di una grande bel- 
lezza dalla parte della città e de' subborghi; ma la prospetti, 
va della parte del deserto è molto trista. L'aria d' Aleppoè 
viva e sanissima ; però le malattie epidemiche vi sono ec- 
cessivamente rare. 

Durante il mio soggiorno io Aleppo fui continuamente in- 
quietato dal timore di un terremoto : frequenti scosse si fe- 
cero sentire, ma furono, generalmente, leggiere; né cagio- 
narono la morte d' alcuno. Un giorno , poco dopo il mio 
arrivo, nel tempo che faceva visita ad un console ed ero 
assiso presso di lui sopra un divano , la nostra conversaiio- 
ne fu improvvisamente interrotta da un sordo rumore pro- 
veniente dall'esterno, che fu susseguito da un tremolio in 
tutti gli oggetti che ci circondavano : di li ad un istante par- 
ve che la casa si sollevasse e si abbassasse alternativamente, 
come farebbe un vascello mosso da piccole onde. Quattro o 
cinque individui erano nella stanza in questo momento : ed 
ognuno gridò zelzalè (un terremoto)! e slanciossi a basso 
per le scale, correndo nel cortile, lo non ebbi tempo di de- 
liberare sul partito che mi restava a prendere: nulladimeno 
non seguii il loro esempio, perchè temeva che i muri mi ca- 
dessero in capo se provava a fuggire. Mi abbandonai dun- 
que fra le mani della provvidenza, ed attesi il risultato del 
pauroso fenomeno con un vero stoicismo mussulmano. La 
scossa non durò che qualche minuto secondo , ma questo 
momento d'aspettazione fu uno de più terribili! La coster- 
nazione era dipinta sopra tutte le faccie: varie persone cad- 
dero svenute ed ebbero delle nausee. La società si separò, 
e ciascuno ritornò alla propria abitazione. Per ritornare alla 
mia casa bisognò attraversare il bazar ^ ove vidi i Turchi e 
Cristiani accanto gli uni agli altri , che In attitudine suppli- 
chevole, imploravano la protezione dell'Onnipossente; poiché 



VIAGGIO 509 

io questi momenti terribili, tutte le aoimosilà, che bao- 
Do la loro sorbente nel fanatismo religioso, cessano. Ad ogni 
istante si attendeva una nuova scossa più violenta della pri- 
ma ; ma non sopravvenne : fortunatamente per la città e per 
i suoi abitanti, la direzione del terremoto era stata oriz« 
zont<ile; se fosse s^ata verticale, la distruzione d* Aleppo 
n'era una conseguenza inevitabile. 

A cagione della rovina del commercio, che in conseguen* 
za della emigrazione che il terribile terremoto dei 1822 
produsse, la società europea d'Alepposi é ridotta alle fa- 
miglie degli agenti consolari , eoo circa una dozzina d'altre; 
e queste ultime , tutte di oegozianti , devoosi piuttosto con* 
siderare come Levantine che come europee; infatti, la mas- 
sima parte delle persone che le compongono sono nate nella 
città stessa, né 1* hanno mai per lungo tempo lasciata: co- 
sicché, dalle loro sedentarie abitudini forse crederebbesi ^ 
che la loro cultura si risentisse dei pochi rapporti con gli 
Europei ; ma non é cosi. A una grande faeilUà di modi , 
dote di tutti i Siriaci, uniscono sempre alcune qualità ama- 
bili , ed un brio e una giocondità continua; caratteri dovuti 
alla dolcezza del clima , non meno che alla poca ambizione 
di questi cittadini ; i quali ristringono i loro desideri alle 
sole necessità della vita. Nulla di manco , esiste fra loro una 
gran rivalità : niente di più comune che il tristo spettacolo 
di famiglie in scompiglio : e quantunque quasi sempre que- 
ste gare siano suscitate da bagattelle ( poiché mancano gli 
argomenti veramente gravi di discordia ) non insinuasi me- 
no però tra esse il sentimento dell* animosità, e dura per 
degli anni. 

I divertimenti d' Aleppo pare non consistano che in riu- 
nione , delle quali la conversazione è il solo passatempo. 
Durente il carnevale , che vi passai intero, si volle dar 



3i0 ROBINSON 

qualche ballo e qualche concerto ; ma ad ODla del gran pia* 
cere che gli abitaDli sembrano prendervi, mi parvero, a 
me straniero, d'una monotonia insopportabile. 

La popolazione d' Aleppo non oltrepassa le settanta mila 
anime. Gli abitanti sono sobrii e generalmente di costumi 
regolari. Han reputazione di docili e pacifici, eccettuato 
quando sono animali da contese religiose, gran parte di 
essi essendo scerini, vale a dire discendenti reali o pretesi 
di Maometto. Durante i tre mesi che vi passai, non vi fu 
un solo esempio di tumulto popolare: ma questa tranquilli- 
tà era loro sconosciuta sotto il dispotismo irrequieto dei 
Giannizzeri. 

Qualche volta vedesi T abito Europeo nelle strade d'Alep* 
p« , ma soltanto negli uomini: tutte le donne portano il co- 
stume siriaco, con qualche leggera differenza nella forma 
del turbante, le pieghe del quale sono unite e fitte, e co* 
perle a gran profusione di perle e di altri ornamenti più o 
meno ricchi, secondo la condizione di chi lo porta. 

La lingua che parlano gli Aleppini è T arabo volgare; ma 
la maniera di pronunziarlo distinguesi per qualche partico* 
larità locale. Gli uomini di condizione superiore imparano 
anche il turco, che parlasi quasi esclusivamente nei passi 
al nord d' Aleppo. Quanto poi agli Europei o Franchi, essi 
servonsi comunemente deir idioma italiano . 

1 giardini di Aleppo, situati al sud-est della città, quan- 
tunque possano sembrar belli agli occhi degli abitanti, non 
offrono in realtà nulla di seducente agli Europei: consisto- 
no in semplici pezzi di terra coltivata, chiusi da siepi o da 
muri di sasso poco elevati , e prolungansi sulle due rive di 
un piceni ruscello, al quale devono tutta lu loro fertilità : 
sono piantali di alberi fruttiferi, che crescono senz'ordine 
frammischiati a qualche pianta leguminosa ; ma raramente 



VIAGGIO 3lf 

SODO oroati di fiori: sono piacevoli rifagi durante i calori 
del gioroo, e aocbe nelle notti estive, in cui vi s'ode il 
canto melodioso del biUbul ( usignuolo) ; ma provai un gran 
disinganno per T aspetto in cui si presentarono in questa 
epoca deiranno, e per la totale mancanza di gusto nella 
loro distribuzione. 

Sopra alcuni terreni elevati, all'est ed al sud-est della 
città , ove il suolo è singolarmente sassoso e arido , trova- 
si una piantazione assai considerabile di pistacchi. Il fistuk , 
o albero pistacchio , cresce nelle terre aride ; e questo pae- 
se fu altre volle rinomato per la coltivazione di questi al- 
beri , che però sono mollo diminuiti in oggi. 

Àirovest ed al sud-ovest della città, le pendici che de- 
cbinano sulle due rive del fiume sono piantale di viti , d' oli- 
vi, di fichi; e queste diflerenli piantagioni, sono i soli luo- 
ghi dilettevoli che inconlransi nelle vicinanze immediate 
d' Aleppo : in tutt' altro luogo, V occhio , in qualunque di« 
reziooesi ^olga, non incontra che aride pi.inure o sterili 
montagne. 1 cimiteri slessi , che circondano questa città da 
ogni parte, sono privi di boschetti di cipressi o di altri albe- 
ri funerei, ornamento ordinario di quelli delle città d' Orien- 
te; e siccome non è mai permesso di traslocare le mortali 
spoglie di un mussulmano , quantunque lungo sia il tempo 
dacché fu sotterrato , il numero delle pietre tumulari è pro- 
digiosamente aumentato, ed ha reso infruttifero un grande 
spazio di terreno prezioso. 

A circa diciotto miglia al sud est dalla città trovasi la 
Valle di Sale ed ti Lago Salato. La valle, che può avere 
cinque miglia di lunghezza e due o tre di larghezza, è in 
parte circondata da una catena di montagne basse e sassose, 
mentre Palira porzione si estende a perdita di vista verso 
il deserto. Le pioggie invernali, unite alle onde del fiume di 



51S ROBINSON 

Habab e dei piccoli lorreDti che discendono dalie vicine 
montagne , si riuniscono alle fonti che sorgono nella stessa 
vallata , e formano un lago poco profondo ma estesissimo, 
le acque del quale, lentamenle svaporando nella state •» la- 
sciano alla superficie del suolo uno strato di sale cristalliz* 
zato alto uno o due pollici: il quale lo raccolgono nel mese 
d'agosto, lo mettono in sacchi , e lo portano nel villaggio 
vicino di Jiboul, ove serbasi in magazzino fino all'epoca 
della vendita. 

A sei leghe circa al nord-est d'Aleppo, ed al nord della 
strada, trovasi il convento in rovine di San Simone Stilità ; 
il quale convento tra il Yl e il VII secolo, fu celebre per 
gli onori che vi si rendevano a questo santo, e per la gran- 
dezza e la magnificenza del suo fabbricato. Ancor si mostra 
ai devoti pellegrini qualche avanzo della colonna famosa 
sulla quale San Simone visse per tonti anni senza mai di- 
scenderne !!! 




Antiochia e il finme Oronlc. 



CAPITOLO OHAVO ED DLTIIO 



Pd^ÉDiaiFr An-^ochid— Il Tilla|gio inghiciuio— Valle ferule di Kha- 
laka — Citià e villaggi abbandonali — Anno ad Aniicchia. td escursio- 
B8 nei sua dinurni— Iskaoderoun s AlsKandretu — Piyas amica Baiai 
— 11 Beylaa — Il monte Amano •— RoFine di Seleii:;a — Riicrao ad An- 
li.cbia per le rive dell' Orcnie— Amichila di Aniicchia — II bosco di 
Dafne e la fonlana di Ma— Umonlc Casio — Valle dell' Oronte — 
Parlenada Aniicchia — Stalo delle strade nelle montagne — Una nottaU 
tra gli Anieyry — Famiglia Siriaca — Carafana — Turchi finàli-ci — Valle 
della Lampa - ArnTo a Latakiek-^Fine del Tiagm 



Aleppo^HZ Marzo ÌS51. Partenza per Antiochia 




I A pigrizia , e le incessaoli piogglf 
1 cbe da qualche settimana cadeva- 
|do, mi aveaao ritenuto in Aleppo. 
TuTITuT^ip. driie Cruciale' Ma aveodo io fissalo questo giorno 
per la mia partenza, in compagnia di alcuni Tiaggialori che 
s'imbarcavano per V Europa a Iskanderoun , ebbi infine la 
forza di vincere la mia indolenza. Quando lin viaggiatore 
europeo ha contratto le abitudini svogliate degli Orientali, 



à 



XIII. 



<0 



5U ROBINSON i 

I 

gli è duopo di una grande energia morale per rompere ì le- 
gami deiraccidia, coociossiacosaclìè essi sieno di seta (per 
servirmi della espressione orientale] e dolcemenle ritenga- { 
no. Non mi vanto nulladimeno di possedere questa virtù al 
più allo grado : fu la sete del nuovo, ed una avidità sempre 
crescente di contemplare le meraviglie della natura e delle 
arti, piuttostocliè la vergogna della mia poltroneria , che mi 
fecero uscire da questo letargo vergognoso. 

Deciso dunque di partire, comperai due cavalli di razza 
turcomana, uno per me e Taltro pel mio domestico, e presi 
a nolo inoltre un mulo per II trasporto del mio bagaglio. 

La mattina destinata per ponerci in via non si mostrò 
favorevole, perchè piovea, tirava vento ed era molto fred- ; 
do: nulladimeno i nostri amici ci accompagnarono fino a 
certa distanza dalla città. ) 

Durante le prime dieci o dodici miglia non scorgemmo 
nulla che fosse degno della nostra attenzione : ma più lun- 
gi vedemmo una pcofondità straordinaria, scavata nel vivo 
masso, la quale offriva qualche somiglianza col cratere dì un 
vulcano: pure non scorgemmo nessuna traccia di lava al- 
r intorno. Detta profondità ha forma quasi circolare, di cin- ' 
qne a sei cento passi di circonferenza alla bocca, donde va, i 
gradatamente diminuendo, fino al fondo. Non contiene a- i 
C(]ua; ma differenti specie di piante e d* arboscelli crescono \ 
in abbondanza sulle interne pareti, che sono composte dì ; 
letti orizzontali di roccie di varia grossezza. Giudicammo 
non aver questa buca meno di cento cinquanta piedi di I 
profondità. Del resto, siccome la pioggia cadeva dirottamen- j 
te quando giungemmo in questo luogo, e la discesa ci parve 
dinicile,non cercammo di esaminar più davvicinouno spro- 
fondamento che certamente è nato colla creazione deir Uni- 
verso. — ^Gli abitanti lo chiamano: t7 villaggio inghiottito ! ' 



VIAGGIO :^I5 

Otf ore dopo giungemmo cil villaggio di Termine, il qua- 
le è composto di qualche miserabile capanna, i proprietari 
delle quali sono pastori. Qui ci cenammo, in una stratta, e 
ci riposammo. 

24 Marzo. Questa mattina, il tempo essendosi rischiara- 
to, il nostro viaggio fu più piacevole di quello del giorno 
avanti. Il paese che traversammo mostravasi pure di un as- 
petto più ridt nte, poiché era meno sassoso ed un poco più 
popolato dei dintorni d'Aleppo. La prima parte della no- 
stra strada dilungavasi per una valle di forma ovale di cir- 
ca venti miglia di circonferenza, e circondata da piccole col- 
line. Il suolo della pianura è tutto di una bella terra rossa 
priva quasi di pietre, e sembra estremamente fertile. Si ve- 
de sulle allure che la circondano una gran quantità di vil- 
laggi, che han l'aspetto di forti castelli; ma, mi dissero i 
paesani, la maggior parte di essi cade in rovina. 

Dopo avere attraversato le montagne sassose e calcaree 
che circondano la valle air ovest, scendemmo nel distretto 
abitato esclusivamente dai Turcomanni Ryhanlù, il quale 
componesi di una linea di montagne e di valK che si stende 
appresso a poco un quaranta miglia , nella direzione del 
nord-ovest, mentre la sua larghezza media è di circa quin- 
dici o venti miglia. I Turcomanni inalzano le loro tende sul 
pendio delle collrae,e coltivano a frumento, a orzo ed altre 
molte specie di piante leguminose, le valli sottostanti. Del 
resto, non é gran tempo che si sono dati air agricoltura ; 
prima non erano che pastori e nomadi. 

Traversando questo distretto, seguimmo la strada che co* 
steggia le falde delle montagne meridionali, essendo le parti 
più basse della strada sommerse dalle continue pìoggie : e 
dopo sette ore di cammino, giungemmo a Khareim, fortezza 
deir epoca del medio evo e oggi completamente smantellata, 



316 ROBINSOlf 

la quale risiede sul vertice di una montagna isolata e quasi 
inaccessibile. Non potemmo adunque trovare ricovero che 
in una stalla, dalla quale d'altronde ne occorse discacciare 
alcuni poveri Zingani, che qui chiamano Kurpadli (di questi 
Kurpadh irovanseoe frequenti truppe in tutta T Anatolia e 
la Sìria ): ma fummo ben puniti di quest'atto d'ingiustizia; 
poiché in tutta la notte che vi passammo non potenunogo 
dere del più breve riposo, a cagione della prodigiosa quan- 
tità di pulci che r infestavano. 

2o Harzo. Scendemmo nella pianura, e cootinuanHuo la 
nostra strada verso l'Ovest. Dopo aver per quattr'ore di 
cammino traversato a guado (ma con molta difficoltà) vari 
piccoli ma torrenti profondi che scendono dalle montagne 
del sud, giungemmo al Nabrei-Aaszy, antico Oronte, che 
passammo sopra un ponte di pietra chiamato Djissr-el-Ha- 
did,valea dire panie di ferro; cosi chiamato a cagione delle 
porte ferrate che lo chiudono alle due estremità : è staio 
recentemente restaurato davo ingegnere francese d' A lep- 
po. All'ovest del ponte, é un villaggio di Curdi, tribu- 
tari del mutzellim di Antiochia. Da questo luogo la via di- 
lungasi verso il sud-ovest, e per più di un'ora e mezzo at- 
traversa un piano mculto, in fondo al quale trovammo la 
Bab-Boulos ( cioè parta di nm Paolo ) , una delle porte 
dell'antica e splendidissima città d'Antiochia. La città mo- 
derna, chiamata Antaki, è un mezzo miglio più lungi verso 
r estremità occidentale delle antiche cerchia. Un quattrocen* 
to tese prima d' entrare nella porta di cui ho parlato, osser- 
vammo gli avanzi di un antico pavimento. Sulto la porta 
poi, alla sinistra, ammirammo una bella fonte d'acqua lim- 
pida, ombreggiata da alberi. È questo un luogo molto pit- 
toresco, e frequentatissimo dagli abitanti nei loro momenti 
di piacere* 



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VIAGGIO 317 

SceDdemmoa caladi Giorgios Dlp, agente generale ea- 
ropeo io questa città, eh* io avea conosciutolo Aleppo,ove 
mi avea data una lettera per la sua famiglia, dalla quale fui 
ricevuto con tutte le dimostraziooi di beoevoleoza possibi- 
li: del resto si fermano a casa sua, ordinariamente, tulli i 
viaggiatori. Dalle finestre della casa del Dlp, la visla si di 
stende sopra V Oronte e sopra la valle verso il mare; e pre- 
cisamente sotto a noi è ontt dì^a attraverso al fiume in dire- 
zione obliqua ( T acqua che trabocca fa girare, una naoura 
o ruota idraulica di trenta a quaranta piedi di diametro , la 
quale raccoglie T acqua che serve alla città, e particolar- 
mente ai bagni, stabilimenti quivi numerosissimi. 

Antiochia 26 Marzo. La moderna città d* Antiochi i non 
occupa più della quinta parte dell* antico recinte : i tratti più 
rimarchevoli che distinguono le case di questa città da quel- 
le del resto della Sìria, consistono nella breve loro altezza e 
nei tetti a pendio da coi son copèrte, fatti di sottilissime te- 
gole : nelle altre città e villaggi di questa contrada, le case 
hanno io cima terrazze. Non hanno che un solo piano, e son 
eostmtte di materiali leggieri; il qoal genere di costruzione 
deve probabilmente la sua origine alla necessità di premunir* 
si contro le scosse del terremoto, si frequenti in questi luo- 
ghi (1). Vi si trovano dieci o dodici moschee, munite di sot- 
tili minaretti, quasi tutti di mediocre architettura. Però que- 
sta città aveva circa sei mila abitanti, che sono governati 
da un muizMim tributario del pascià d*Aleppo. 

Rimangono poche vesligie dì ediflzi antichi nel recinto 
della nuova città; le mura e gli acquedotti, sono le sole 



(I) Questa città è stata particolarmente esposta a questi fenomeni di- 
struttori; rimase (fuasl demolita negli anni di G. €. Aio, 394, 3J)6, 456, 
Sib, 5:2», e 568.Quest' ultimo terremoto costò la vita a più di 60,000 persone. 



318 ROBINSON > 

I 

opere d* anlicliilà degoe d' esser osservate. L' aotica città era 
posta sulla sommità , e sulla peodlce setteotrioDale dì due 
alte colline , e occupava anche la pianura che trovasi fra 
esse ed il fiume Oroote : compouevast di quattro città di- 
stiate , quartieri , lo che procuravale qualche volta il no- 
me di Tetrapoli. La collina al sud-est , è alta ed erta ; quella 
che sorge all'est è più bassa, ed ha sulla cima un piccolo ^ 
piano. Le mura che esistono tuttora , quantunque in stato I 
di completo disfacimento , indicano chiaramente gli antichi 
limiti delia città , che formano a presso a poco un rettan- 
golo ; e lo spazio che racchiudono , può avere tre a quattro 
miglia di circonferenza. Le mura hanno circa venti piedi di 
altezza , e sono fiancheggiate da torri quadrate. La parte 
di esse che stendesi air ovest della montagna, è la più ri- 
marchevole ed evidentemente antichissima (1): é fabbricata 
di pietre squadrate e molto liscie, e munita di belle torri 
poste ad egual distanza le une dalle altre : non hanno mer- 
li; e la cima, che è unita, forma una largha passeggiala, 
ove si monta per mezzo di scalini tagliati nella pietra, e si 
ottiene con questo mezzo una via di comunicazione intomo 
alla città. La porzione delle mura che è nella pianura, ve- 
nia proletta dal letto profondo di un torrente : ma perché 
le sue fondamenta erano molto meno solide, fu sovente di- 
strutta e riattata. Le ultime riparazioni, volendone giudi- 
care dagli avanzi che le giacciono dintorno, sono opera dei 
Romani. Un profondo fosso ne rende difficile T accesso. Yer^ 
so r angolo che guarda il sud est , è un profondo burrone 
largo circa venticinque piedi , formato da precipizi quasi 



(1) Sono persuaso che questo muro é Tcramenle quello cJie tii inaitalo 
da Seleoco : non pertanlo non vi si vede la più piccoia breccia , né appa- 
renza alcuna di rorina : da ciò si può giudicare della loro solidità. 



VIAGGIO 319 

perpendicolari : era chiuso da un muro solido di circa ses- 
santa piedi di altezza , di cui la più gran parte esiste anco- 
ra. Questo muro traversava il letto di un torrente , ed ave- 
va alla base un arco sotto il quale scorrevano le aCque. 

Air est del burrone sono alcune cave e nicchie , scavate 
nel vivo sasso ; alcune servirono di catacombe , mentre al- 
tre , costrutte dopo T era cristiana , furono rifugio de' mar- 
tiri, e sono oggi soggetto di divozione. La porta che guida 
al burrone si chiama Bab-Hadid [porta di ferro)^ fuori del- 
la quale, air est , avvi un ponte dì cinque archi che traver- 
sa la valle : i pilastri sono di pietra viva. 

Oltre questa porta e quella Bab-Boulas , di cui ho già 
parlato, ve ne erano tre altre principali in Antiochia ; vale 
a dire: Bah elDjenein (la porla dei giardini) , che guarda 
il nord; Bab-el-Djéssr, air angolo nord-est del recinto della 
città, che conduce a un ponte; e Bab-Lataki (o la porta di 
Laodicea) all'ovest. 

27 Marzo. Da Antiochia a hkanderoun — Desiderando 
accompagnare un amico , col quale aveva fatto il viaggio 
da Aleppo ad Iskanderouu , ove egli dovea inbarcarsi per 
r Europa , ho lasciato questa mattina Antiochia passando la 
porta Bab el-Djissr , che conduce, come indica il suo nome, 
ad un ponte di pietra sulPOronte. La prima parte della stra- 
da traversa una ricca pianura, che stendesi al nord-est 
d' A'btiochìa (1). Dopo circa cinque leghe , essa penetra nel- 
la montagna del Beylan , anticamente monte Aroano , la 
quale separanla dalla costa. Questa gola, chiamata dagli an- 
tichi Pylae Syriae, è celebre nella storia per esser\ i passato 



(1) PuHio die« , che Aniiochia era divlM dal fiume ; d*oiide può con- 
chiudersi , che possedea nella parte »cl(oDtrionale ud sobborgo , del quale 
attualmente non rimane alcuna traccia. 



..J 



o^ ROBINSON 

Dario , quando coadusse il suo formidabile esercito dalle 
pianure delF Assiria alia spiaggia della Cilicia, qualche gior- 
no avanti la lialtaglia di Isso: dal possesso di essa, dipen- 
dono le t^ommunioazioni fra la Siria e l' Anatolia. Trovasi 
all'entrar della gola uq vasto ftAan chiamato Khanr-Kara' 
moni , con un piccolo villaggio vicino dello slesso nome : 
il primo de' quali è io rovine , ed il secondo é quasi abban* 
donato. Questa strada fu sempre infestata da' ladri ; però i 
pochi abitanti che vi restano, chiedono ai viaggiatori un ' 
pìccolo tributo {caphor ) , per la protezione e gli aiuti di cui ' 
pretendono esser larghi coi viaggiatori. Salimmo per una | 
strada lastricala antichissima sui Oanchi del Beylon : a due 1 
terzi circa della salita ci fermammo, e ci VY>ltammo indie- I 
tro per godere della bella vista ; che all' est stendevasi sulla ■ 
gran pianura d'Antiochia, e al nord sul lago omonimo: da { 
questa parte la pianura è circondata dalla catena del Tauro. 
Olire il fiume d' Afrin , che scende dalle dette montagne e 
che bagna la pianura , vi si trova ancora una quantità di 
altri fiumi e sorgenti meno importanti , che la dividono in 
diverse direzioni. Il lago , che chiamasi comunemente Ba* 
hr-Angoulè , cioè lago bianco^ abbonda di pesci , i quali sa- 
lanti tosto presi e sul luogo stesso, e trasportanti per tutta la 
Siria per uso dei Cristiani , che se ne nutriscono durante i 
loro lunghi e severi digiuni. Questo lago può avere qua- 
ranta miglia di circonferenza. Versa la sovrabbondanza delle 
sue acque nell'Oronte. 

Dopo una faticosa salita di due ore , giungemmo final- 
mente a Beylan, cktà situata sopra i due pendii d' una valle 
profonda , stretta ed elevata , donde godesi d'una bella ve- 
duta del Mediterraneo, e del lido. Una ricca corrente di 
acqua, che si precipita ddlle montagne , divide la città per 
il mezzo; vari acquedotti, alcuni dei quali sembrano 



VIAGGIO 5:21 

antichissimi, traversano la valle a brevissime distanze gli uni 
dagli altri. Le case sono fabbricate di pietra, ed hanno i tet- 
ti piani a terrazza : elle sono sui pendio della montagna , 
e tutte circondate d' alberi ; i quali fanno un bel contrasto 
con gli ammassi di nuda roccia che formano di dietro alte 
e severe pareti. Per la bellezza della posizione , per la pu- 
rezza delParia che vi si respira , e per T eccellenza delle 
acque, Beylan è , fuor dubbio, una delle città più piacevoli 
del nord della Siria: fu un tempo frequentatissima nella 
bella stagione , dagli Europei d' A leppo e d'Alessandrelta ; 
quando il commercio di queste due ci Uà era più florido che 
a giorni nostri: ed è tuttora la residenza d'un gran numero 
di ricche famiglie turche, le quali vi restano non solo a ca- 
gione dei vantaggi di cui abbiamo parlato e che sanno be- 
nissimo apprezzare , ma ancora per la gran libertà che vi 
godono , quivi il governo essendo in mano di sceikhi scelti 
dal popolo. 

La veduta che piegasi davanti al viaggiatore a mano a 
mano che scende il pendio occidentale del monte Amano, è 
di incantevole bellezza : vedesi di faccia il magnifico golfo 
d' Iskanderoun , chiuso dal capo Khanzir (Bhossus} al sud, 
e da quello di Ayash al nord , ed una lunga linea di coste , 
che sono quelle della Caramaoia (antica Cilicia), le quali 
prolungansi a grande distanza verso T ovest La pittoresca 
città di Beylan e la corona di rupie di scogli che la circon- 
da, formano il primo piano del quadro: poi segue una bre* 
ve verdeggiante pianura, che stendesi fino al lido, e sem- 
bra perfettamente coltivata. Da molti mesi , che nella Siria 
boreale, era questa la prima volta che offriamisi r occa- 
sione di vedere il mare; il suo aspetto, ma più particolar- 
mente quello della rada , ove sorgevano legati alle ancore 
tre o quattro vascelli mercantili pronti a spiegar le vele per 



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41 



3±S ROBINSOIV 

r Europa , mi ricbiamò alla memoria , mio malgrado, tulle 
le alleUalive idee cbe si rifériscoDo alla patria, e eoo dolo- 
re resistei alla tentaiione di tornare nel seno de' miei amicL 
Scendendo da Beylan , ove ci fermammo per un paio 
d'ore, traversammo una catena di basse colline, tutte coper- 
te di una ricca vegetazione , e dopo tre ore di cammino 
giungemmo al misero villaggio d' Iskanderoun , situato sur 
un'angusta lingua di terra sabbiosa, attaccata sita spiaggia* 
Dalla parie del sud , vi si giunge per mezzo dì un argine 
selciato, cbe traversa un fondo liasso e paludoso, pel trailo 
quasi di un miglio, il qual basso* fondo prolungasi ad una 
distanza ancora più considerabile verso V ovest e il sud* 
ovest. Una gran quantità di iHifale pascolano fra i canneti , 
I alcune di esse stavano assolutamente immerse nelP acqua 
torba , e tenevano soltanto il naso alla superficie • Queste 
! lagune sono di recente formazione , e si attribuiscono gè* 
I neralmente a due piccole sorgenti , cbe scaturiscono di sotto 
I ad alcuni scogli , circa mi miglio a mezzo giorno dalla cit- 
tà ; le quali non trovando pia strada attraverso i canali che 
I in antico si erano scavati per condurre la sovrabbondanza 
delle loro acque ai mare , sonosi sparse a poco a poco net 
bassi-fondi , ed hanno fonpa^i una laguna pestilenziale . 
Perciò , la baia d' Iskanderoun-, una volta frequentatissima 
dai vascelli per V eccellenza del suo ancoraggio, il più si- 
curo di tutta la spiaggia della Siria, è in oggi quasi deser» 
ta : i marinari la rammentano con terrore , a cagione della 
estrema insalubrità dell'aria cbe vi si respira; quantunque 
' sia evidente, per chiunque visita questo luogo, cbe sarebbe 
sufficiente un sistema giudizioso di disseccamento per reo* 
derla di nuovo ciò cbe fu altr/a volta; vale a dire un 
luogo sanissimo, comparativamente al suo stailo attuale. £ 
vero , che dai primi di maggio fino al fine di settembre il 



VIAGGIO 523 

caldo vi é eccessivo : perciò le persone che vogliono con- 
servare la loro salute , faraono bene ad evitarne il sog* 
^oroo : ina le iscrizioni delle pietre tumulari del cimitero 
della chiesa greca, dalle quali vedesi che la maggior parte 
delle persone vi moiooo di vecchiaia, fanno conoscere, che 
Tarla non vi é naturalmente corrotta: le tombe stesse, quasi 
tutte di marmo bianco , mostransi palile e prive di qualun* 
que specie di vegetazione. 

29 Marzo. Iskanderoun , V antica Alexandria ad lisum , 
r ultfma città della Gilicia, o Aléssandretta ^ come la chia- 
mano ì Franchi, è il porto naturale d*Aleppo, da cui è 
lontano ottanta miglia . La città non è più che un ammasso 
di rovine: essa é ridotta a qualche raro magazzino, appar* 
tenente ai mercanti d' Aleppo ; i quali vi conducono le loro 
derrate e merci , che ripoogono nei magazzini finche non 
giunge una nave e le carichi per l'Europa . il signor For- 
nelli è il solo agente europeo che vi risegga • Il bazar si ri* 
duce a una mezza dozzina di botteghe, ove il viaggiatore 
può , passando, farsi portare una tazza di caffè, o riem- 
piere la sua borsa di tabacco ; ma questo è tutto • Gli altri 
abitanti , che si compongono di una dozzina di famiglie 
greche, traggono i loro mezzi di sussistenza dal salario che 
ricevono, aiutando ad imbdrcare le mercanzie che giungo- 
no da Aleppo. Quelle che vengono dall'estro sono portate ad 
Aleppo e a Bagdad sul dorso dai cammelli • La Garavaoa 
mette cinque giorni per arrivare alla prima di queste città, 
viaggio che un viandante può facilmente fare io trentasei 
ore circa. In questo momento vi sono quattro brick anco- 
rati in rada : tré francesi di Marsiglia , ed un inglese di Li- 
verpool. Tale è il misero stato del commercio in questo 
paese, che niun vascello, a meno di essere particolarmente 
noleggiato , non può sperare di ottenere un carico intiero 



324 ROBINSON 

in un sol porto della spiaggia ; le navi sono obbligate per 
procurarsi il carico a visitarli tutti, Tuoo dopo l'altro, 
incominciando da San Giovanni d' Acri fino a Iskande- 
roun ; e sovente spingono il loro cammino fino a Cipro 
onde completare il loro carico • La fattoria Inglese, la quale 
dovendo giudicarne dall* estensione del terreno che cuopri- 
va, e dalle sue mura massiccie, doveva essere uo edifizio 
di qualche importanza , serve in oggi di ricovero al be- 
stiame. 

30 Marzo. Durante il tempo che passai in questa città, 
attendendo Y imbarco del mio amico , provai il desiderio di 
visitare alcuni luoghi interessanti del vicinato, e partìcolar* 
mente Payas, T antica Bayae , e V Ayas o Laias del medio 
evo; la quale trovasi sulla costa opposta del Golfo. La di- 
stanza può essere di circa sedici miglia ; la strada è lungo 
la spiaggia , alle falde delle montagne , che in questo luogo 
giungono fino al mare : ma perchè mi dissero eh' era im- 
prudenza intraprender questo viaggio senza una scorta , a 
motivo de' briganti che infestavano il monte , mi decisi io 
conseguenza a prendere una via più diretta , quella cioè a 
traverso il golfo , e noleggiai perciò una piccola scialuppa 
a vela , montata da tre marinari Greci. Avevamo buon ven- 
to , e in meno di due ore entrammo pel piccol porto di 
Payas. La città è più dentro terra , situata in mezzo ad una 
verdeggiante pianura di assai grande estensione appiè d'una 
montagna elevatissima: un torrente precipitoso passa all' est 
del luogo , dirigendosi verso il mare. Credo , secondo V opi- 
nione generalmente adottata , che la memorabile battaglia 
che decise della sorte di Dario e dell' impero de'Persi , ac- 
cadesse nelle vicinanze di questa città : ma privo di una 
guida intelligente, non potei famigliarizzarmi cor tutte le 
località che appartengono a questo grande avvenimento. La 



VIAGGIO 3i5 

citlà di Payas era non è guari tempo ricca e popolata ; vi 
resideva il capo ribelle Kalchuck*Ali , il quale doq solo 
spogliò le caravaoe , fiocbé passarooo per quelle contrade, 
ma mise per lungo tempo a contribuzione tutti i distretti 
circonvicini: oggi però ella è quasi deserta; un magnifico 
fabbricato resta solamente per attestare la sua passata im* 
portanza, ed in esso distinguesi un vasto bazar, un bel khan, 
dei bagni, una moschea, ed un castello: i quali edifizi pa- 
re fossero tutti uniti insieme, e fabbricati nella medesima 
epoca. Nel ritornare la sera a Iskanderoun fummo sorpresi 
da un violento uragano, seguito da un forte nembo di piog* 
già : durammo gran fatica a salvarci , a cagione delle tene- 
bre della notte , e dell' acqua che ad ogni momento empi* 
va la barca; ma finalmente afferrammo la terra. I venti i 
più formidabili in questa baia , sono quelli del nord-est e 
la bufera delle montagne; ma non regnano quasi mai che 
neir incominciar deir inverno e della primavera. 

S Aprile. Ritomo ad Antiochia — Aveva discesa la fal- 
da orientale del Beylan (il monte Amano), ed aveva gii 
fatto del cammino nella pianura che T Oronle traversa , 
quando fui sorpreso da una fierissiroa bufera, ciò che av- 
viene sovente in quesli luoghi verso la fine delF inverno , e 
avanti che il tempo si fissi per cinque o sei mesi, in uno sta- 
to di serenità che nulla interrompe. Fortunatamente potei 
giungere a lempo ad un ponte rovinato sopra il Kara-Sou 
( od acqua nera) , torrente tributario deli' Oronte. Nel tem- 
po che mi ricovra va sotto uno de' suoi archi, la pioggia mi 
cadeva a torrenti intorno , accompagnata da lampi spaven- 
tevoli , e da tuoni stranamente fragorosi : il mio cavallo 
cominciò a farsi restio, e per compiere il mio imbarazzo , 
il torrente , che gonfiava sempre pia , minacciava di scac- 
ciarmi dal solo asilo che il caso mi aveva offerto sulla strada. 



5d6 ROBINSON 

La bufera odo dorò molto, oallàdtmeao le mie pene 
DOD terminarono con essa. Nella parte paludosa della pia- 
nura sono le rovine d' un argine selcialo che conduce alla 
città, ma cbein oggi è in uno stato tale di sfacelo, per cui 
rimane quasi impraticabile. — Tutte le volte cbe mi prova- 
vo a deviare da esso, il roiooavaHo affondava nel fango fino 
al ginoccbio, e minacciava di sprofondare col cavaliere nel- 
la palude ! Percorrendo queste belle contrade , si è colpi li 
dalla magnificenza di alcuni Kban , dair ardita arcbitettura 
degli acquedotti, e di altre opere d' utilità pubblica , cbe si 
presentano ad ogni passo e denotano uno stato di reale pro- 
sperità e di grande incivilimento: ma quantunque questi 
monumenti offrano oggi i segni d' una negligenza che data 
da lungo tempo, non vi si fa però alcuna riparaciooe, aiH 
ai si soffre la loro distruzione come se non appartenessero 
ad alcuno, e come se il suolo fosse privo de' suoi veri prò* 
prietari. 

L'antica città d'Antiochia , l'umile rappresentante della 
quale é il moderno villaggio d' Antaki , chiaroavasi Riblalh 
avanti la conquista dei Macedoni . Ma Seleuco Nicatore , 
uno dei generali d' Alessandro , avendola scelta per resi- 
denza del suo futuro governo , ed avendola grandemente 
abbellita gli diede il nome di Antiochia in onore di suo pa- 
dre Antiocho. Per più secoli ella fu la residenza dei monar- 
chi Bìromacedani; e pia tardi , sotto i Romani , vi dimora- 
rono i governatori della provincia. Vespasiano, Tito ed al- 
tri imperatori accordarongli estesissimi privilegi. Erano in 
oriente diverse altre città di questo nome ; ma la scrittura 
non ne cita che due , vale a dire Antiochia di Pisidta ^ nel- 
r Asia-Minore, e quella di cui qui si fa menzione. Quest' ul- 
tima è sovente rammentata negli Atti degli Apostoli , ed in 
essa i disirepoli del Cristo furono per divino volere chiamati 



VIAGGIO 5^ 

col oome del loro signore e maestro (1) : più tardi ella fu 
indicata sotto il oome d* Occhio ddla Chiesa d' Oriente • 
L* Imperatore Giustiniano la restaurò neir anno 529 , e la 
chiamò Theopolis^ vale a dire ciiià di Dio; perché quasi 
tutti t suoi abitanti erano cristiani , attirati in essa senza 
dubbio dalla straordinaria libertà delia quale godevano nel- 
r esercizio del loro culto: la qual libertà era , a quanto pa- 
re , un avanzo del jta eiviMum^ o diritto di città, clie Se- 
leuco aveva dato agli Ebrei in comune coi Greci ; essendo 
i Cristiani considerati allora come una setta d' Israeliti . La 
chiesa antiochena fu per gran tempo governata da prelati 
illustri. 

La memoria di questi privilegi e dell'antica importanza 
ecclesiastica della città si affacciò al mio spirito con un rad- 
doppiamento di cordoglio , perchè questo giorno era ap* 
punto quello della gran festa di Pasqua ; e paragonavo con 
dolore ciò che Antiochia fu, collo stato d' abbandono in cui 
al presente è ridotta . I pochi cristiani che vi risiedono non 
hanno nemmeno una cappella nell' interno delle mura , e 
celebrano il sacriGzio divino in una grotta lontana circa 
mezzo mi<(lio dalla città ! ! Il burrone in cui questa grot- 
ta è situala, fu, durante il mio soggiorno ad Antiochia, 
la mia passeggiata favorita di ogni giorno : io era certo 
d' incontrare di buon mattino su questa strada qualche cri* 
stiano perseguitato, che ritornava da fare le sue devozioni; 
e questo incontro mi arrecava un gran piacere : eppot io 
potevo qui ammirare in silenzio le sorprendenti opere della 
natura , alle quali unissi a renderle più patetiche la mano 



(1) Anno o9 delP Ef» Vulgare. Pino allora erano stali chiamati -iVosof ani 
o Galilei, 



3 J8 ROBINSON 

ardita delP uomo : questi bastioni furooo più d* uoa Tolta 
teatro di sanguinose pugne fra i Saraceni ed i Crociati , gli 
uni e gli altri combattendo per il trionfo della loro religio- 
ne. Ma ohimè! questa grande e forte città, che dopo Roma 
e Costantinopoli fu la terza in dignità ed importanza fra 
tntti^ quelle dell'impero Romano, oggi giace nel silenzio e 
nelle tenebre , né piò presenta che un mucchio di rovine 
informi , e giace senza vita . Ma è bella ancora , sebben 
morta ! 

6 Aprile. Sono questa mattina partito con proponimento 
di visitare il luogo ove suppooesi fosse il celebre boschetto 
di Dafni. I viaggiatori non sono concordi sulla posizione 
precisa , e sulla estensione del boschetto ; ma siccome il 
sobborgo di questo nome era posto al Sud di Antiochia , si 
deve quindi presumere , che il bosco coi templi e le fon- 
tane che lo adomavano esistesse In qualche parte verso 
questa direzione . Neil* itinerario di Gerusalemme , il palaz- 
zo di Dafni trovasi posto a cinque miglia da Antiochia, sul- 
la strada di Latakièh . A questa distanza , e su questa via , 
il viaggiatore , dopo esser passato attraverso i boschetti di 
mirto e di gelsi che vestono la falda de* monti , giunge ad 
un luogo chiamato Reit-el*ma , ossia la casa dell* acqua , 
ove si vedono , ali* estremità settentrionale d' una valle se- 
micircolare che stendesì verso l' Oronte , varie ricche fonti 
che scaturiscono con forza e rumore prodigioso di soUo a 
certi scogli situati a poca disianza gli uni dagli altri . Dopo 
aver dalo il moto a diversi molini, quelle onde si riuniscono 
e formano una doppia cascata correndo inverso 1* Oronte . 
Pare che una parte di esse fosse io origine portata alla città 
da un acquedotto sotterraneo , del quale si può tuttora se- 
guire la vestigia fio presso ad Antiochia , ed il resto irri- 
l^asse il celebre boschetto piantato da Seleuco re di Stria 



VIAGGIO 329 

per ornamento della sua metropoli , e contribuisse poten* 
temente a farlo voluttuoso e seducente : le delizie del bo- 
schetto di Dafni , furono fatali ai guerrieri di Roma come 
le voluttà dì Gapoa lo erano state ai soldati Cartaginesi ! 

Immediatamente sopra le sorgenti , trovansi le fonda- 
menta di un edifizio antico , forse il tempio d'Apollo: den- 
tro ad esse vedonsi i ruderi di un fabbricato più moderno 
costruito coi materiali dell* edifizio primitivo , e f u proba- 
bilmente una chiesa cristiana , inalzata per purificare que* 
sta antica sede dell' idolatria, e della dbsolutezza: e pare, 
che allo zelo de' primi Cristiani debbasi attribuire la spa- 
rizione dei mitici allori sacri ad Apollo, che resero questo 
luogo celebre^ e per i quali i Pagani ebbero una specie di 
religiosa venerazione (1)« AH' estremità sud della valle, ove 
sono altre sorgenti di minore entità, i clivi sono coperti di 
una ricca vegetazione : il platano vi prende sopra lutto un 
enorme sviluppo , e somministra ombre deliziose durante 
il calore del giorno. Il piccolo villaggio di Donaire è ascoso 
tra questi alberi. Se qui fu realmente il bosco di Dafni, 
è facile concepire, afi'ronte della desolazione attuale, il suo 
florido e delizioso stato antico, quando era abbellito dal- 
l' arte, e adomo di templi, di statue, e di tutte le ricchez- 
.ze che V Architettura prodigava a queir epoca. Io lascio al 
lettore la libertà di compiere nella sua immaginazione il 
quadro di questa antica sede della voluttà pagana. 

Ritornando ad Antiochia penetrai nelle montagne , che 
sono air est della strada, per visitare un' altra gran fontana 
chiamata Zoiba , le acque della quale scaturiscono in un 
luogo elevatissimo della montagna : nello scendere nella 



(1) Credevano che io questo luogo la ninfa Dafni fosse cangiata in 
lauro. 



xiii. 4S 



350 ROBl!VSO!f 

pianura , pas9ano sopra enormi roccie stranamente spezza- 
te e sconvolte da qualche gran convulsione delia natura , 
e formano delle cascate di rara bellezza , e di tempo in 
tempo delle vasche naturali , che sembrano i bagni incan- 
tati delle ninfe e delle naiadi, delie quali V immaginazione 
si compiace popolare questi luoghi . Tutto compreso , è 
questo un soggiorno veramente delizioso e frequentatissimo 
dagli abitanti; poiché pel suo isolamento, e per le selvagge 
bellezze della campagna , conviene perfettamente allo spi- 
rito tranquillo e contemplativo d' una popolazione Orien- 
tale. 

7 Aprile. Sono partito questa mattina per Suedièh, posto 
in una pianura a cinque leghe e mezzo al Sud-ovest d* An- 
tiochia e ad una lega dal mare • La strada che vi conduce 
traversa un paese leggermente ondulato , e irrigato da ru- 
scelli che si dirigono verso V Oronte , il più considerevole 
de' quali è quello detto Kara-son, cioò acqua nera. Suedièh 
è un gran villaggio , o piutlosto un mucchio di borghetti e 
di case sparse chiamate col medesimo nome , abitate da 
contadini cristiani , e da qualche famiglia di Anzeyrys; so- 
no circondate da gelseti e i loro abitatori educano con pre- 
mura il fliugello e ricolgotto gran copia di seta. 

8 Aprile. Visita alle rovine di Seleiida. Desiderando vi- 
sitare le rovine dell' anticha Seleucia ad Mare (1), sono an- 
dato questa mattina al villaggio di Kepsè, lontano circa Ire 
quarti di lega da Suedièh, sul luogo dell'antica eitlà. M'ac- 
corsi delia sua vicinanza da un gran numero di grotte se- 
polcrali scavate nel macigno, che incontrai lunghesso la 



(1) Essa fu pare cbiaroaU Pieria, a cagione della sua posizione al Sud 
del monte Pierio , che è un rame del monte Ameno. 



VIAGGIO ool 

via ; le quali sono oggi occupate dai pastori e dai loro be- 
sitami . Alcune erano fatte a volta come quelle che avevo 
veduto a Delfo; altre , più grandi, avevano delle stanze co- 
municanti tra loro. Entrammo nel recinto dell'antica città , 
per la porta che trovasi sul lato sud-est, che probabilmente 
era quella che conduceva ad Antiochia : venia difesa da 
torri rotonde al presente quasi totalmente rovinate . Il pri* 
mo oggetto che fissò la nostra attenzione fu un canale arti- 
ficiale scavato nella roccia , pel quale la città comunicava 
col mare; il qual canale ha circa quiiMlici piedi di larghez- 
za. La prima parte di esso , che ha dugeoto sessanta passi 
di lunghezza e quaranta di profondità , è scavata sotto la 
base della montagna ; il resto , che può avere ottocento 
venti passi di lunghezza , è tagliato nel vivo sasso, ad una 
profondità che varia da quindici a venti piedi • La sua su- 
perficie è scoperta , e termina al mare . Esistono lungo le 
sue rive vestigie di canali , scavati air uopo di condur 
r acqua dalle parti più elevate ai terreni che trovansi a 
mezzogiorno del canale onde irrigarli. Nella pianura poi, 
all'angolo sud-ovest della città, un vasto bacino murato, 
costrutto per ricevere buon numero di vascelli , il quale 
comunicava col mare per mezzo di uno stretto canale : pre- 
sentemente questo recipiente è disseccato. Al nord di detto 
canale, sopra un terreno leggiermente elevato sono i rude- 
ri di una torre , che proteggea il porto ; e al sud dell' in- 
gresso , era un' altra torre costrutta sopra uno scoglio . A 
questa vicino , un molo largo diciotto passi s' avanza nel 
mare pel tratto di passi sessanlaseile , fabbricato di gran- 
dissime pietre (alcune delle quali hanno venti piedi di lun- 
ghezza e sei di larghezza], insieme legale per mezzo di 
uncini di ferro dei quali vedonsi tuttora gli avanzi. Un 



43i ROBINSON 

poco al Dord di questo molo se ne trova un altro, luogo 
cento venti passi e largo quindici. 

La città fu costrutta da Seleuco Nìcatore , immediata, 
mente dopo aver vinto Antigono , ad un'epoca nella quale 
egli non era ancora consolidato sul trono. Dei magnifici 
templi e dei suntuosi edifizi di cui parla Polibio, non resta^, 
per sodisfare alla curiosità del viaggiatore antiquario , che 
qualche tronco di colonna ! 

Mentre io mi stava assiso sopra un sasso della puota del 
molo , immerso ne^ più mesti pensieri, mi risovvenni cbe fu 
in questo porto , che Paolo e Barnaba, apostoli dei Cristo , 
s' imbarcarono per Cipro , quando furono incaricati dalla 
chiesa d' Antiochia di propagare le sue sante dottrine in 
Occidente : questo luogo acquistò allora a' miei occhi un 
interesse , che V arte pagana non era stata io caso d' inspi- 
rarmi: la rimembranza di quel fatto importantissimo giun- 
se opportuna a consolarmi, poiché mi sentiva singolarmente 
rattristato alla vista di una grande città marittima , abita- 
zione gradita di tante migliaia d'uomini ne' passati secoli, e 
che oggi non conta neppure un abitante ! Alla vista di un 
porto in cui sorgevano sulle ancore numerosi navili carche 
delle ricche merci dell' Oriente e dell' Occidente , ora turi- 
da palude ridotto , ingombra di canne e di giunchi ! L'uni- 
co essere vivente che passeggiasse in questo loco, altra volta 
frequente di nocchieri e mercatanti, che andavano e veni* 
vano r intiera giornata su e già affaccendati nei loro nego* 
zi , era io : io solo respirava in mezzo al deserto il più de- 
solato ! 

Lasciai Seleucia; e traversando la pianura verso austro, 
dopo circa quattro miglia, giunsi alle bocche dell' Oronte . 
Trovai sulla spiaggia la rena cosi fina e l' onda cosi limpi* 
da , che non potei resistere alla voglia di bagnarmi , 



VIAGGIO r>3r> 

malgrado T epoca poco avanzata della stagione . A {^iudi* 
care dall'altezza dei segno che le acque banno lasciato , 
pare che i venti dell' ovest, ai quali questa costa è esposta, 
vi soffino con gran violenza , specialmente il verno. Air im* 
boccatura del fiume è una barra, sulla quale la maggiore 
prorondilà dell'acqua non eccede i quattro piedi; per cui 
avviene sovente , che le barche sì arrenano cercando di 
passarla • 

Il Djebel Okrab [Monte Cassio], che è al sud del fiume, 
veduto dal luogo ove io era fa un bellissimo effetto, poi- 
ché s' alza air improvviso dal seno del mare , e giunge al- 
l' altezza di cinque o sei mila piedi, terminando in un picco 
acuto . La sua falda è coltivata ; ma verso la cima è nudo 
e grigio: per ciò lo chiamano Okrab^ parola che in arabo 
significa Calvo. Partendo dall' imboccatura del fiume , ri- 
montai la sua sponda destra fino ad un largo bacino , a un 
miglio circa dal mare, che passa per essere V antico porto 
d' Antiochia. Là presso è qualche capanna ^ e un fabbricato 
di pietra chiamato la dogana , ma i diritti che il ricevitore 
attualmente percìpe, non possono essere molto considere- 
voli , poiché non vidi sul fiume naviglio alcuno. 

Comecché l'Oronle non sia larghissimo, pure presenta 
r aspetto di un bel fiume : é profondo , rapido e navigabile 
dai bastimenti della capacità di circa 1500 sacca. Siccome 
non ha in questo luogo nessun ponte, lo traversammo sopra 
una chiatta, il capo della quale era legato per un anello di 
ferro a una corda , attaccata alle due sponde : cosi non oc- 
corse far altro , che strisciarci lungo questa corda senza 
bisogno dell' assistenza del barcaiolo : non ostante , per la 
piccolezza della barca, e perché i nostri cavalli non erano 
avvezzi al moto delle navi , malgrado le cure che avevamo 



554 ROBINSON! 

prese di bendarli non potemmo passarli che ad ano ad ' 
uno ; ciò che rese V operazione seccante e pericolosa. 

Giunti dall'altra parte, cominciammo a risalire la spon- 
da sinistra del fiume, e dopo un quarto d'ora di cammino, | 
penetrammo in una gola di sorprendente bellezza. Di là 
videsi r Oronte, che scende pel tratto di due leghe fra una 
doppia linea di alte colline , incessantemente girando e ser- j 
peggiaodo quando il terreno che trascorre presenta degli ! 
ostacoli al suo libero corso ; lo che permettegli di portare ' 
alternativamente da ciascun lato la potenza fecondatrice 
delle sue acque. In quesf intervallo la strada è naturalmen- 
te subordinata ai capricci del fiume : alcune volte si esteo* 
de lungo le sue rive sopra una terra rosso scura , che con- 
trasta piacevolmente colla verdura de' luoghi vicini ; ed al- 
tre volte, quando il passaggio è ristretto dalla maggior 
prossimità del fiume , il viaggiatore trova un angusto sen- 
tiero, che lo conduce sopra roccie elevate ed ineguali, sospe- 
se su precipizi spaventevoli che stanno a' suoi piedi . Talora 
il fiume corre maestoso lungo la base di scogli perpendico- 
lari e alti più centinaia di piedi , spaccati stranamente e di- 
roccati ; lo che dà un' aria singolarmente selvaggia alia 
scena. Tal altra volta la valle mostrasi generalmente più 
larga che altrove , e per conseguenza mostra qualche pic- 
colo pezzo di terra propria alla coltivazione, e piantala di 
gelsi e di viti , di mezzo a cui sorgono qua e là alcuni tu- 
guri. Ma la natura è ben più dell' arte m questa valle pit- 
toresca , e confesso , che nel corso de^ miei lunghi viaggi 
in nessuna altra parte non ho veduto in tanta copia sparse 
le sue bellezze, come qui le ha veramente prodigate • Non 
trovo espressione per dare un' idea esatta dell* abbondante 
varietà di colori e di forme di piante , che oflVonsi all' oc- 
chio da ogni parte : il mirto , l' alloro, la pampinosa vite 



VIAGGIO 3S( 

domestica e silvestre, T oleandro, il corbezzolo, il platano, 
il sicomoro stendono le loro ombre io tutte le direzioni • Né 
lo incanto era solo per l'occhio; perché gli alberi da frutto, 
che vi crescono abbondantissimi , offriansi a quest' epoca 
Gompietamenle floriti, ed esalavano una deliziosa fragran- 
za sul nostro cammino ; mentre , per compiere il piacere 
de' sensi, dai bassi fondi accidentali del fiume sorgea un 
mormorio continuo , che solleticava piacevolmente V orec- 
chio , e invitava al dolce riposo. Un sol dolore mesceasi ai 
nostri piaceri ; ed era , che per la lontananza dalla nostra 
patria non potevamo sperare di fare di questo luogo l' og- 
geUo di frequenti pellegrinaggi* 

A due leghe dalla foce orientale di questa gola, le mon- 
tagne improvvisamente s' adlmano dalla diritta del fiume, e 
poco dopo scuopresi di nuovo la pianura di Suediéh , cir- 
condata al nord dalla catena dei Dìebel Akhomar , che cor- 
risponde al monte Pierio degli antichi (1). Il Kara-Son , o 
aequa nera^ nome che caratterizza piuttosto il suo letto 
sassoso e nero che la qualità delle sue acque , le quali sono 
anzi singolarmente trasparenti , confluisce col fiume Oronte 
quasi difaccia a questo luogo. Alla destra della strada é una 
bella fontana chiamata Semanii , ove i viaggiatori abitual- 
mente si fermano : e noi pure scendemmo per prendervi 
qualche rinfresco . A vespro rimontammo a cavallo ; e se- 
guendo il sentiero che costeggia le colline al di sopra del- 
r Oronte , giungemmo io tré ore ad Antiochia. 

13 Aprile. Da AiUiochia a Laiakièh. Avendo io esplorata 
e trascorsa in tutti i sensi la città e la provincia d' Antiochia, 



(1) In ona notizia inlitoiata : Deliri montagna della terra , troro l' al- 
tezza del PUrio notala 5, 064 piedi sul lìTello del mare. 



556 ROBINSON 

nel piano sul lito , Ira i monti, la mia origine fu tosto sco- 
perta malgrado il mio vestito orientale , per cui era a cia- 
scun passo salutato coir epiteto ingiurioso dì piatir ( infe-- 
dele ] ! Conoscendo lo spirito d' intolleranza degli abitanti 
di questo paese, ed essendo manifesta T impossibilità di 
ottenere delle riparazioni nel caso d^ insulto ; né volendo io 
d'altronde espormi a rinnuovare le scene accadute nel 
mio viaggio da Tripoli a Damasco , riflutai di scegliere una 
guida in Antiochia, coir intenzione di prenderla in qualche 
vicino villaggio. Feci in conseguenza gettare le mie bisac- 
cie sul dosso dermici cavalli, che avviai fuori della città 
pel mio servitore Antoun mentre io li seguiva a piedi e a 
qualche distanza , per non risvegliare T attenzione de' pae- 
sani. 

Dopo due ore viaggio giunsi a Beit-el-Ma, distante 
cinque o sei miglia da Antiochia, e pernottai dentro uo 
molino , che trovai deserto. Antoun accese tosto il fuoco e 
preparò la cena : ed io , dopo essermi scaldato e rcfocillato 
col cibo , mi addormentai profondamente, ad onta del fra» 
casso grandissimo che Tacque facevano precipitandosi ai- 
traverso le chiuse, e di un certo timore di qualche visita 
spiacente e importuna. 

14 Aprile. Allo spuntar del giorno, nel tempo che erava- 
mo occupati a insellare i nostri cavalli , vedemmo sulla cre- 
sta della montagna i mugnai che scendevano per ritornare 
alle loro giornaliere occupazioni • Tosto che ci ebbero scorti 
si fermarono; ma noi gP invitammo per cenni ad avvicinar- 
si : esitarono un momento , ma finalmente la nostra paci- 
fica attitudine ispirò loro confidenza e si accostarono : spie- 
gammo loro la cagione della libertà che ci eravamo presi, 
« dopo averli largamente ricompensati , pregai uno di essi 
a volerci accompagnar colla sua mula, che avrebbe portato 



VIAGGIO 337 

il mio bagaglio , ed a servirci dì guida fino a Latakièh. £«• 
gli accoDseoU , e tutto fa allestito per la partenza , che suc- 
cesse alle otto del mattino. — Per quattr* ore camminammo 
attraversando a monti non animati da alcun oggetto degno 
d' interesse . A mezzo giorno scendemmo in una valle pit- 
toresca nella quale trovasi un villaggio ben fabbricato, ebe 
porta li nome di Sceikb-Keuy , e possiede un gran khan ed 
una fonte , T acqua della quale é eccellente . Traversammo 
il villaggio, e, sempre continuando a scendere, ci fermam- 
mo dopo un^ ora di cammino solle sponde di un fiamicelÌo% 
Scaricammo la mula , mandammo i cavalli a pascere T er- 
ba , e ci rinfrescammo. 

Alle due pomeridiane ci rimettemmo in cammino. Ascen» 
demmo per un sentiero angusto e tortuoso i fianchi di un 
divo molto ripido , e pervenimmo sopra un pianoro . Alla 
estremità meridionale è un laghetto intorno al quale pasce- 
vano molti buoi. Attraversato il pianoro , scendemmo in 
una ricca valle al sud-ovest del Diebel Okrab , ed al tra- 
montare del sole giunsi a £l-Ourdl ( antica Baccais ) , gran 
villaggio abitato da fellah» o coltivatori delle terre vicine • 
Seesi a casa del sacerdote greco (papa^], che gli Arabi 
chiamano El-Houri ; ma siccome era di quaresima , trovai 
il povero uomo imbarazzatissimo ; e fui io stesso sul punto 
di essere molto impicciato, quando convenne assidermi per 
prender parte ad un pasto veramente meschino, composto 
di yaghourt^ di caviale e di olive secche. Dopo cena si ste* 
sero delle materasse sul pavimento , e tutti ci coricammo 
nella medesima camera. La pudicizia è sempre salva , per- 
chè gli Orientali non tolgono che gli abiti esterni : ma esi- 
stono altri inconvenienti inseparabili da questa maniera di 
vivere confusamente , i quali ributterebbero la delicatezza 
d^ un Europeo di recente sbarcato. La camera era in parte 

\ni. 45 



338 ROBINSOll 

illuminala da una piccola Iampad0 y che bruciava davauli 
r immagine della vergine posla neir angolo il più lontano 
della porla ; e più volte nella notte , allorché mi svegliava 
mi metteva seduto a contemplare i miei strani compagni di 
letto, ed il genere di vita, anche più stravagante, che il 
mio gusto pei viaggi mi aveva fatto conoscere. 

lo Aprile. Tutta la mattina è piovuto. Non potei metter- ^ 
mi in viaggio prima di mezzogiorno . Nelle ore vespertina 
il cielo si é rischiarato ed il sole si è mostrato in tutto il suo 
splendore. 

Poco dopo aver lasciato £l-Onrdi, cominciammo a salire 
sur una catena di monti non molto elevati che spiccasi dal 
Djebel Ohrab e dilungasi a scilocco . Quelle montagne sod 
tutte appresso a poco della medesima altezza , ma ripidis- 
sime e congiunte alla loro base . Nuliostante , questa uoi* 
formità sfugge air occhio , poiché i loro dossi e i loro fian- 
chi son vestiti di pini. 

Dopo cinque ore di cammino abbandonammo la strada , 
e girammo a dritta verso un piceni villaggio chiamato El- 
Uakj, il quale é esclusivamente abitato dagli Anzeyry. Era 
consiglio un poco temerario affidarsi alla ospitalità di queste 
genti , (he hanno riputazione di poco scrupolosi nella loro 
condotta verso i viaggiatori ; nulladimeno la mia franchez- 
za dì procedere parve prevenirli in mio favore. Discesi a 
casa del capo del villaggio (ch'era un bel giovine), e mMo- 
Irodusse in seno della sua famiglia piuttosto come amico 
che come straniero. Era nella 2>ua condotta una candidezza 
ed unal>enevoleDza,che mi aOezionarono a lui totalmen- 
te , poiché aveva fino allora trovalo ne' Turchi dei modi beo 
diversi dai suoi. Fu improvvis<ita per noi una buona cena, 
e passai la notte nella camera stessa del capo , ove coricossi 
anche la sua moglie , una sua figlia e la sua serva. Nei mesi 



VIAGGIO 539 

d* estate, gli Orientali dormona fuori air aria aperta sopra 
le terrazze delle case, o nei giardini su trespoli alti sei o 
sette braccia da terra. Cosi difendonsi dalle zanzare e dal 
caldo. Montano sopra que' palchi per mezzo di una scala, 
che quindi hanno cura di torre perchè per essa potrebbero 
salire i malandrini ed anche le fiere. 

16 Aprile. Avendo il mio ospite scoperto che amava la 
caccia , mi propose di restare qualche giorno con lui assicu- 
randomi che vi era nei boschi vicini una gran quantità di 
cinghiali: ma il gran desiderio che aveva di arrivare a 
Latakièli non mi permise d' accettare il suo amichevole in* 
Vito. Mi presentò la colazione , consistente in un gran tega- 
me di latte: mangiai per la prima volta del pane , nel quale 
aveano fatto cuocere del sedano. Il butirro era il migliore 
di quanto ne aveva assaggiato in Sìria , poiché le pasture 
dei dintorni sono eccellenti. 

Lasciato El-Haki , contipuammo per qualche tempo il no- 
stro cammino attraverso alla foresta per cui v' eravamo 
g'unti il giorno avanti. In ogni altra circostanza , il viaggio 
per una strada cosi romantica sarebbe stato estremamente 
piacevole; ma in questa occasione, il pensiero del pericolo 
le toglieva lutto il suo incantesimo. Dopo due ore raggiun- 
gemmo una piccola caravana di Turchi fanatici , i quali 
estremamente sdegnaronsi della superiorità, che io, cane di 
cristiano , avea su loro pella eleganza nel vestire , e per il 
comodo di viaggiare : giunsero perfino a chiedermi con qual 
diritto portava le armi difensive, e contro chi pretendeva 
adoperarle! lo era sul punto di far loro una risposta detta- 
ta dal sentimento d' indignazione che quest* oltraggio ispi- 
ravami , quando sopravvenne una pioggia dirotta che. mise 
termine alla nostra contesa , essendo ciascun di noi obbliga- 
to di prestamente cercare un rifugio; essi contro la sola 



340 ROfilKSON 

pioggia , io cootro la pioggia ed anche contro un attacco che 
DOD aveva provocato. 

Dopo Ire ore di cammiDO giunsi sui margini del Wady- 
Kandil, o valle della lampada, attraverso alla quale serpeg- 
gia fino al mare il fiume di questo nome, che veduto dalF al- 
tezza donde lo mirava pareva come un gran serpente che 
scaldisi suirerba, in fondo di una valle investita dai raggi 
del sole. Giunti infondo nel piano, inverso il lito, traver- 
sammo ilKandiI almeno una dozzina di volte, e sempre 
con grande difficoltà tanto era gonfio dalla pioggia. Questa 
valle è delle più piacevoli, secondo i suoi clivi leggiadra- 
mente adomi di alberi di alto fusto di ogni specie. 

Neil' avvicinarci a Latabièb , passammo in mezzo al vil- 
laggio di Besneada, situato sudi una piccola eminenza nel* 
la pianura: Tarla vi è deliziosa; e la maggior parte delle fa* 
miglie Europee della città, hanno delle abitazioni campe- 
stri in questi dintorni, nelle quali abitano la slate. LVora 
dopo entrammo a Latackièb. 

Aveva meco portato delle lettere di raccomandazione pel 
signor Monca Elias, negoziante cristiano ed agente accredi- 
tato dair Inghilterra io questo porto : per conseguenza, sic- 
come nella città non sono alberghi , andai direttamente in 
sua casa coli' intenzione di pregarlo a cercarmi un comodo 
alloggio ; ma egli non volle acconsentirvi , e fui obbligato di 
accettare T offerta, che con bontà mi fece, di una camera 
nella sua propria abitazione. 

18 Aprile. Questa mattina ho avuto un nuovo attacco di 
febbre intermittente, che mi ha grandemente sorpreso in 
questa stagione: ma ò forse da attribuirsi alla fatica per me 
durata nel viaggio penoso or ora compilo. 

19 Aprile. La città di Latakièh è situata sulla sponda set- 
tentrionale di un oggetto di terra elevato, detto il capo Ziarèt, 



VIAGGIO 541 

che sporge circa una mezza lega deotro il mare. Fa un 
tempo mia città marala, ma io oggi è aperta; io conse- 
gueoza vi si accorda più largo spazio per fabbricare, che 
se fosse fortificata. 

Nel nuovo quartiere, cbe è al nord- est, le case sMual- 
zano in mezzo a giardini e a boschetti, ricinti di alte mu- 
ra» In cima di quasi tutte le case sodo terrazze, gli abi« 
tanti di Latabìè , come quelli di àleppo e di altre parti del 
Levante, avendo r abitudine di dormire air aere aperto nel 
tempo dei calori estivi. 

Anche Latakieb va soggetta ai terremoti : osservai in 
più luoghi della città larghi spacchi nei muri , ed enormi 
pietre che sembrano traslocate da qualche urlo violento : 
solTri grandemente pel terremoto del 1822. A questo moti- 
vo, ed alla decadenza del commercio , è d'uopo attribuire 
la diminuzione graduale della sua popolazione -, poiché di 
ventimila anime ch'essa era, vedesi omaì ridotta a sei o 
sette mila abitatori ; una gran parte de' quali son mussul- 
mani, fainosi pel loro bigottismo, e pella loro intolleranza. 
Sebbene posseggano otto o dieci moschee neir interno del 
la città, nulladimeno hanno incominciato a costruirne 
un' altra, sopra una collina cbe guarda il levante: non è an- 
cora terminata, ma a giudicarne dalla sua architettura e dai 
materiali preziosi che vi s' impiegano, essa non cederà in 
bellezza ad alcun edifizio di questo genere In tutta la Si- 
ria boreale. La costruzione di una moschea mentre V isla-» 
mismo è in piena decadenza , mi fori la fantasia in guisa , 
che domandai ad uno de' muratori per qual motivo si fab- 
bricasse : egli mi condusse allora al sepolcro di un certo 
Maometto , oriundo di Barberia , e morto a Lalakièh sono 
pochi anni , il quale aveva pieno tutto il paese della fama 
della sua santità. 



342 ROBINSO.N 

1 monaci di Terra Santa hanno un ospizio in questa città, 
nel quale non risiede che un solo religioso del loro ordine , 
tutta la popolazione cattolica di questo luogo consistendo 
in alcuni maroniti, e tré o quattro famiglie di negozianti 
francesi. Gli altri cristiani , appartengono alla chiesa greca. 

20 Aprile. Accèsso di febbre. 

21 Aprile. Il porto di Latakièh , chiamato la scala o la 
Marina^ forma una città distinta, separata da Latakièh alla 
per uno spazio di circa un mezzo miglio, occupato dai 
giardini. Componesi di due strade, che vanno parallele al- 
la spiaggia ; e di un' altra via che conduce dalla città al 
mare, la quale è piena di caffè e di altri ridotti frequenta- 
tissimi dai marinari . Il | orto stesso non è che un piccolo 
bacino poco profondo , ma ben difeso fuor che dair ovest : 
r ingresso è angusto . A pulirlo , traendone la mota e V a- 
rena che vi si è accumulala , potrebbono entrarvi delle na- 
vi di cento cinquanta a duecento tonnellate ! Ha questa è 
impresa troppo costosa per i padroni attuali del paese. Ilì 
nord del passaggio, sopra uno scoglio, avvi un castello in 
rovina , unito al continente per mezzo di archi ; e al sud , 
sono le rovine di un antico muro che lo circondava. Al- 
l' estremità orientale del bacino vi è la dogana e lo scalo , 
ove anticamente costruivansi e riattavansi i vascellL 

Le merci principali d' esportazione sono a' Lalakièb, il 
tabaccho , che cresce nelle montagne degli Anzeyry air est 
della città, e il cotone e la seta greggia, prodotti della pianu- 
ra circonvicina. Ma tale è Tesiguità degli affari commerciali 
di questa città e degli altri porti della Siria, che, come dissi 
parlando dÌskattderoun,i vascelli Europei di due a trecento 
tonnellate possono di rado trovare un carico intiero in un 
sol porto , a meno di essere noleggiati espressamente. Pe- 
rò incominciano il loro carico a Beirout, e visitano dipoi i 



VIAGGIO 515 

diflereoti parti della costa^ fino a (skaoderoun al nord ; lo 

' che fa perdere molto tempo, e cagiona un grande aumento 

di spese. Le introduzioni consistono in ciso , che viene éaU 

r Egitto , in vino di Cipro , ed in mercanzie assortite , prìn- 

I cipalmente chincaglierie inglesi. 

22 Aprile. Nuovo accesso di febbre. 

23 Aprile. 1 bazar di Latakìèh sono poveri ed insignifi- 
canti ed attestano assai la decadenza del commercio di 
questa città : il solo oggetto esposto in vendita , che attirò 
specialmente la mia attenzione, fu il tabacco. Questa parte 
di Siria , simile al Djebail , che trovasi al sud , vuoisi ehe 
produca squisite qualità di tabacco, le quali infatti godono 
di una gran riputazione in tutto il Levante, e più partico- 
larmente in Egitto. Il colore oscuro , che lo distingue dal 

I tabacco ordinario , è dovuto al fumo di una specie di legno 
{ chiamato hezez^ il quale bruciano sotto la pianta per dargli 
I forza, quando, accomodata a mazzi, è sospesa ai soffitti 
I delle case perché prosciughisi. 

26 Aprile. Latakièh, o Ladekiè, come dicono i paesani , 
corrisponde air antica Laodicea , cosi chiamata dal re Sa- 
leuco Nicatore, che fondolla, in onore della madre sua. Gli 
antichi nomaronla ÌModice.a ad Mare , per distinguerla dalle 
I altre città del medesimo nome che erano nelP interno. Nel 
tempo delle Crociate , ella ebbe una parte meno importante 
delle altre città di questa costa , a cagione della maggiore 
sua lontananza dalla Terra Santa, che fu si lungo tempo 
oggetto di lotta fra i Cristiani e gf Infedeli. 

Resta tuttora qualche raro vestigio dell'Antica città: il 
più rimarchevole è un arco trio.nfdle, posto suir angolo sud- 
est della moderna Latakiéb , nella direzione della s'rada di 
Tripoli; il quale sendo circondato da altri fabbricati è diffi* 
Cile di abbracciarne tutte le particolarità, masembra assai 



344 ROBINSON 

bea conservato: ciascuna facciata offre un belParco, sor- 
retto da colonne e pilastri d'ordine corintio, sopra i quali 
è un frontone piuttosto basso, una soffitta scolpita, ed un 
fregio ornato di trofei militari. Quesl' arco fu probabilmen- 
te eretto in onore di qaalche imperatore romano , forse di 
Settimo Severo , originario di Siria. Non lungi dall' arco , 
verso il porto , sono quattro colonne di ordine corintio , coi 
loro architravi ben conservati, le quali forse facevano par- 
te del portico di un altro antico edifizio. In una strada che 
conduce ai òazart, è una fila di piccole colonne di granito 
grigio , che sembrano di una grande antichità ; ma siccome 
fra i loro intercolunni sono delle case moderne, rimane im- 
possibile indovinare la loro primitiva destinazione. In un 
giardino , nel centro delia città , ci fu mostrata una colonna 
di marmo infranta , sulla quale è scuita una lunga iscrizio- 
ne greca quasi cancellata. Altre rovine esistono forse ancora 
nascoste sotto gli ammassi di terra, e di rottami che iocen- 
iransi in tutti i quartieri. Gli avanzi dell'antica città offro- 
no dei materiali preparati per costruire delle abitazioni mo- 
derne. 

Al sud-est della città sorge una collina chiamata Sahioun, 
la quale ha circa un miglio di lunghezza , e sostiene in ci- 
ma un piccol piano ; in parte è ombrata d' Olivi. Lassù fu 
V Acropoli^ di cui non restano che alcuni pozzi, e qualche 
cisterna. Quanto all'antica Necropoli^ cioè città de' morti, 
ella era a maestrale , presso il mare: vi si vede una gran 
quantità di sepolcri scavati nello scoglio ed oggi aperti ; nei 
quali si discende per mezzo di alcuni scalini. 

27 AprUe. V aria di Lataliièh è riputata sanissima. La 
sua posizione è meno ristretta di quella delle altre città del- 
la costa ; le montagne sono più lontane dal mare, ed al nord 
la pianura estendasi ad una gran distanza. L'acqua nondimeno 



VIAGGIO 545 

è cattiva: qaella che gli abitaDti bevono, viene di mol- 
lo lontano per un acquedotto, lo passeggiava con un amico 
nei boschetti vicino al porto quando alcuni soldati Albanesi, 
cbe erano allora venuti da San Giovanni d' Acri , comincia- 
rono per divertirsi a scaricare i loro moschetti in aria a 
destra ed a sinistra, e per aumentarne il rumore li carica- 
vano a palla! Fummo sul punto di divenire vittime del loro 
stupido passatempo : non scampammo alle palle, che fischia* 
vano sopra le nostre teste, che coricandoci stesi in terra 
sotto un muro; nella quale incomoda posizione restammo 
quasi mezz'ora, ed io uno sialo d'inquietudine ancora più 
dispiacevole, non osando alzare il capo che quando il fuoco 
ebbe cessato. 

Durante i quindici giorni che passai sotto il letto ospitale 
del signor Mou^ Elias, fui trattato come uno della fami- 
glia. Aveva bisogno di queste delicate attenzioni da lui usa- 
temi, poiché soffriva d'una febbre cbe senz'essere perico- 
losa mi obbligava ogni due giorni a guardare il letto. Per- 
ciò non potei estendere le mie escursioni più lungi nell'in- 
terno del paese. 

Si citano le vicinanze di Latakiéh come piacevolissime , 
perchè il suolo delle campagne circonvicine leggermente 
ondulato , in particolare all'est ed al sud , è dovunque co- 
perto di una ricca vegetazione. Da ciascuna piccola altezza 
si può godere della veduta del mare, e respirare il vento 
fresco che viene da esso. Dopo il mezzo giorno, quando il 
sole declina, dei gruppi pittoreschi di genti incominciano a 
coronare le alture dei dintorni; e quando ascondesi sotto un 
lontano orizzonte, tutta la popolazione ha laKiata la città 
per la campagna. I divertimenti de* Laodicesi si riducono 
allora, pei Turchi , alla silenziosa contemplazione delle bel- 
lezze della natura, e per i Cristiani alla conversazione e ad 



iiii. 



44 



546 UOfiINSON 

un innocoDte allegrezza. Dì rado vedonsi gli individui di 
queste due religioni comunicare dìrellameiile insieme. 

Nove ore di sera. Il mometilo di prendere dofinili\'amente 
congedo giunse finalmente. Aveva già più d* una volta detti 
gli addii , e poche separazioni mi hanno maggiormente ad- 
doloralo. Lasciava un paese nel quale aveva passati alcuni 
dei più fortunati giorni di mia vita, ed in esso secondo ogni 
probabilità non doveva più ritornare! Mi separava da una 
famiglia che mi aveva colmato di benefizi, senza speranza 
di giammai incontrarla di nuovo ! Erano già dieci giorni 
che aveva preso un posto sur un bastimento che doveva 
condurmi a Cipro , ma finora uon aveva potuto prendere 
la risoluzione d* imbarcarmi. Vennero in fine a dirmi che i 
cavalli ed il bagaglio erano a bordo ; . . . Uscii di soppiatto 

dalla casa , ed andai allo scalo Un venticello di terra le- 

vossi quando salpammo, gonfiò le vele della nostra piccola 
tartana, e ci portò pian piano fuori del porlo. 

A misura che la navicella allontanavasi dalla riva, in guar- 
dava addoloratiss mo i lumi che apparivano alle finestre 
delle diverse abitazioni di cui conosceva i proprietari, fio- 
che tutti si estinsero a poco a poco, ne rimase oggetto su 
cui rocchio potesse pesarsi > fuorché la linea oscura ed in- 
distinta del lido. 



FINE 



INDICE 



Proemio pag. 9 

Parfe prima . Palestina o Terra Santa » 19 

CAP. I. Partenza da Damiata— Foce del Nilo— Passaggio del 
Bogaz_In mare^Il nostro irascelIo—Passeggieri a bordo- 
Vista delle coste di Siria— laffa—Iabnè— Ekron—Ashdod— 
Ascalona^Gaza—EI Arisch— Partenza per la Santa Ciltii— 
Caravana di pellegrini— Pianura dì Sharon— Ramla— Ospi- 
zio^Rovina nei contorni— Viaggio notturno a Gerusalemme 
.Accidente— Fermata a un posto militare— Seguita la via 
di Gerusalerame—Kariet el Aaneb—Abou Ghosh-Valle di 
Tercbioto—Vicinaiize di Gerusalemme— Primo aspetto della 

Città Santa— Arrivo a Gerusalemme • il 

CAP. II. Gerusalemme— Stabilimenti della Terra Sauta— Rag- 
giugniamo il Breuvery— Morte di un compagno dì Viaggio 
— Cblesa della Rpsurrezione—Il monte Calvano_Il Santo 
SepoIcro_Gita alle rive del Giordano e del Mar Morto- 
Strada di Gerico— Bctbania— Tomba di Lazaro— Fontana 
drgli Apostoli— Scena della Parabola del Samaritano cari- 
tà te\o]e_Montagna della Tentazione— Fonte d'Eliseo— Ge- 
rico— Scena di notte_Il lago Asfallide o Mar Mortogli 
fiume Giordano— Deserto di Engedi^Ritomo a Gerusa- 
lemme 41 



I 



r>«8 INDICE 

GAP. in. Conforni di Gernsaìemine— Torrente Ke<lron-.Orto 
di Gelsemaoì— Sepolcro della Santa Vergine— monte degli 
Olivi— Panorama della Gif (Si— Chiesa dell* Ascensione—Valìe 
di Giosafat — Tombe moderne dagli Ebrei— Sepolcri dei 
Patriarchi— Montagna delle offese— Villaggio di Siloan— 
ì<iottc passata nella chiesa del Santo Se|)olcro— Stanza delle 
antichità pag. 67 

GAP. IV. Partenza per Betlemme— Valle di Ebraim o de* Gi- 
ganti— Asjìeito del paese — Mar- Elias— Stella de* Magi^Casa 
di Simeone il Giusto— Tomba di Rachele—Rama e i Santi 
Innocenti— Pr- ma veduta di Betlemme — Arrivo al conTentn 
San-Giovanni — Vedota della terrazza — Villaggio di Betlem 
me — Chiesa di Santa MMria_G rotta della Natività— Gita ai 
serbatoi di Salomone — ^Paese al sud di questi serbatoi — Ri- 
torno a Betlemme » 79 

GAP, V Partenza da Gerusalemme per la Galilea— Ci conge- 
diamo dai frati — Ultima passt*ggiata attorno alla città — La 
Gerusalemme della Scrittura— La città odierna— Descrizione 
dell» strada da Nazaret che pasta per Nablfius — Schlkem 
o Svchar — Monti HebaI e Garisim—Nahlous— Pozzo di Gia- 
cobbe — ^Sabusta, I' antica Samaria — Djenin, 1* antica Jezrael 
— Convento di San Giovanni nel de»erto— Convento della 
Santa-Croce — Antita fertilità della Giudea— Suo aspetto 
attuale— Lidda — Tomba di San- Giorgio — Ritorniamo a Rani- 
la — Via di P^azaretb — Fiume Belo— Stazioni Ecclissi di Lu- 
na—Arrivo a Nazareth— Monti Thabor ed Hermon— Kain ed 
En-Dor— Pianure di Esdrelon e di S:ifed — Rovine di un 
ponte sul Giordano— Bisan o Scitipoli— Monte Gilboa— La- 
go di Genezareth— Til)eriade e Srafad — Monte delle Beati 
tudini— Fertilità della Galilea— Ciana— Ritorno a Nazareth • 94 

GAP. VI. Ritorniamo sulla costa — Strada da Naz;ireth ad Acri 
— Saffura o Zipjior — Pianura o città di Zàbulon -Valle 
d* A bilene— Arrivo ad Aeri — Convento Latino— Partenza 
per Tiro — ^Via lungo la spiaggia— Zi b— Scala di Tiro— Ras- 
el-Abiad o Capo Bianco— Antica Fenicia — Ras-et-Ajn — ^Ti- 
ro antica— Tssur o Tiro moderna - . » 138 



INDICE r>49 

GAP. VII. Cina di Bciroatli— Suo comincrcio—Paragone degli 
usi d'Oriente con quelli d*Europji— Escursione nelle mon- 
Ingne col dpitano Cliesney— Distretto abitato dal Drusi. 
Brumana-~Deir-el Kha la l_Bel igiene dei Drusi^-Gonvento 
di Mar-H««nnah^h -nalr— Zibdi.Solima_Ras-el-Mitaine~ 
I Drusi— Loro osp.'talitli Arrivo a Deir-el Rammar . pag 151 

GAP. Vili. Deir el Rammar— Bcteddino—L* Emiro Bescìr e il 
suo palazzo— La via di Dainasco^Descrizione della iria di 
Beirouth: valle di Kahr-el-Rhadi ; Ajn-Anab ; Ajn-Bessa- 
ha ; valle di Ghadirj^Arrivo a Beirout— Il Gujt console 
Fraucese— La bandiera tricolore — Società delle Signore Eu- 
ropee » 170 

Parte Seconda . Siria propriamente detta • 183 

GAP. I. Pnrtenza da Beirout— S^m Giorgio ed il Serpente— Wa- 
br-elLeban— El-Mellaba^Ras-?^^abr el Relb— Antiche scul- 
ture sopra gli scogli— ?(ahr-El Relb, 1' antico Lico^Ingres- 
so nel Relirouan—Antoura— -Ha rissa— Bezom mar— Ayn-War • 
ka— Gliadsìi — Distretto di Fetouth— Nahr Ibraim, 1* antico 
Adonia— Djeba'il , anticamente Biblus— Batroun , una volta 
Bofms— '^trada di Tripoli lungo la costa— Distretto di El- 
Roura^Amjonn — Antichi tempi— Rei flein— Arrivo a Tri- 
poli > 185 

GAP. II. Tripoli— Il Radisha, o Fiume Santo— EI-Mjna o porto 
di Tripoli— Tomba dello Sceik El-Bedawv— Descrizione 
della via per a Latakia lungo la spiaggia— Gli Anzeyrj — 
Loro religione ~ Partenza per Baal hec—Sgarti — Salita del 
Libano— Gampo Ar^bo — Ehden— Gonvento di Rasbeya.. 

Ranobin residenza del patriarca Maronita Valle di Rano- 

bin— Bscirrai , la parte abitala più alta del Libano. ...» 209 

GAP. III. I Gedri del Libano Loro numero , e loro aspetto.. 

Salgo sulla cima del Libano^Meravigliose vedute — La val- 
le di Baalbek, antica Gelesiria o Siria interdisa— Discesa 
ad Ainelte— Scena col mulattiere — Paese deserto— Deir-el- 
Akhmar— Traverso Ih pianura— Arrivo a Baalbek e ammiro 
le magnifiche rovine di questo loco » Si8 

GAP. IV. Dintorni di Baalbek— Za hlè— Tempio a Furoul— Pre- 
tesa tomba di ^oè— Partenza da Baalbek— Zebdeni— Un 



350 INDICE 

! 

1 pranzo in casa dello Scf'Ikh—Strada eli Damasco—Galle 

sfretto e notevole — Souh — Wady Barrada — Pressi di Dama- 

1 sco—Habatel-Nasr—Vedula magnifica delia piaoura e della 

I città di Da masco^Di scesa e Salahlè^Oltraggiosa condotta 

i degli abii;inti— Posizione critica dell* Autore— Arrivo a Da- 

I masco— Escursione a Palmira pag. S46 

GAP. V. Ritorno a Damasco— Descrizione di questa città—Sua 
apparenza veramente crientale — Sua popolazione variatisti- 
ma-^se, strade, botteghe, bazari , khan, moscbee , 
caffè-^Gommercio e manifartura^Giardiui e campagna cir- 
convicina— Gì ima— Storia antica e moderna di Damasco— 

Monumenti antichi » S70 

GAP. VI. Da Damasco ad Aleppo— Una caravana in Oriente— 
Effetto ottico di luna— Naphta— Rara— Beduini— Hassi ah— 
Homs 9 r antica Emesa— Restonn — ^Hamab , V aulica Ep^ 

phanea— L* Orontc— Arrivo a Aleppo • t85 

GAP. VII. Aleppo , r antica Berraea—L' autore soggiorna io 

Aleppo durante i mesi d* inverno — Gonsole del Levante 

Descrizione della Gittà : suoi Khan , o Raldah, moschee e 
bazari— Il fiume di Kowich— Il Kalaat, o castello d' Alep- 
po — Un terremotcSocietà Europea in Aleppo Gostume 

delle donne di Siria.Filantropia dei Turchi— Zoofili di 
Aleppo— Giardini e dintorni d* Aleppo— Gimiterò— Valle del 

Sale— Lago salato » t90 

GAP. Vin. ED ULTIMO. Partenza per Antiochia-Il villaggio 
inghiottito— Valle fertile di Khalaka— Giltà e villaggi ab- 
bandonali—Arrivo ad Antiochia, ed escursione nei suoi din- 
torni— Iskanderoun o Alessaodretta— Pajas antica Baiae— 
Il Beylan— Il monte Amano— Rovine di Selencia— Ritorno 
ad Antiochia per le rive dell* Oronte— Antichità di Antio- 
chia—Il bosco di Dafne e la fontana di Zoiba..Il monte 
Gasio— Valle dell' Oronte— Partenza da Antiochia- Stato 
delle strade nelle montagncUna nottala tra gli Anzeyry^ 
Famìglia Siriaca— Garavana— Turchi fanatici— Valle della 
Lampa— Arrigo a Latakiek— Fine del viaggio • 3|3 



INDICE 



DELLE TAVOLE CHE ADORNANO 

IL PRESENTE VOLUME 

DECIMOTERZO 

( Fìaggi dtl Bobint^on ) 



Divisione Geografica delia Terra Promessa ( mappa ) Pag 

Gerusalemme dal Moute degli Olivi 

Chiesa del Santo Sepolcro 

Tombe de' Patrtarciii 

Veduta (interna) della Clliiesa dei S. Sepolcro 

Betlemme 

Gran Moschea d' Omar 

Monte Tbabor 

Beyrouth 

Monte Libano 

Terapie dei Sole a Baaibek 

Rovine di Palmira 

Rovine di Castello , ec. , sulla via di Palmira 

Damasco 

Antiochia 



13 

58 

4S 

73 

77 

84 

98 

H7 

154 

S17 

S59 
272 
281 
516 






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